martedì 7 aprile 2015

I Curiosi Ritrovamenti di Glozel

1924, Glozel, un paesino che sorge nel Dipartimento di Allier (Francia). Émile Fradin, figlio diciassettenne di un allevatore locale, inciampò (letteralmente) in una delle più controverse scoperte archeologiche dei tempi moderni. Una delle vacche a cui stava badando, ebbe la sfortuna di finire in un fosso, a poca distanza dalla fattoria di famiglia. Mentre cercava di liberare il povero animale, Fradin disseppellì una sorta di pozzo rivestito di mattoni. Sul fondo della struttura, di forma ovale, vennero rinvenuti svariati oggetti, tra cui un teschio umano e alcuni manufatti piuttosto curiosi: ossa intagliate, sassi incisi ma, soprattutto, alcune pentole e tavolette in argilla, che presentavano strani simboli incisi su di esse.
Rimasto perplesso dalla singolarità del ritrovamento Fradin si fece prestare qualche libro di archeologia dall'insegnante locale. In questi volumi il ragazzo trovò alcuni disegni, molto somiglianti agli oggetti scoperti nel campo. In seguito, la vicenda finì con l'incuriosire il dottor Antonin Morlet, un archeologo dilettante, che intraprese estesi scavi in zona, convinto del fatto che Émile avesse scoperto un sito Neolitico molto particolare, se non addirittura unico.
Morlet si affrettò a pubblicare un resoconto della scoperta, portando la vicenda all'attenzione della comunità accademica Francese, la quale rimase, nel migliore dei casi, scettica. La natura dei reperti, diversi da ogni oggetto neolitico rinvenuto in Francia (e nel resto del mondo), fece avanzare i dubbi sulla effettiva bontà della scoperta stessa. Per la maggior parte degli studiosi, quegli oggetti erano in realtà dei falsi, oltretutto realizzati da una persona con scarsa conoscenza archeologica. I sospetti caddero, ovviamente, sul giovane Fradin, che però si dichiarò sempre innocente, fino alla morte avvenuta nel 2010.
Due commissioni d'indagine furono formate per investigare sul sito, ribattezzato ormai Champ des Morts, Campo dei Morti. Per entrambe i ritrovamenti erano falsi. Nel frattempo però, la famiglia Fradin decise di guadagnare sulla vicenda, dando vita a un piccolo museo vicino alla fattoria, dove vennero esposti alcuni dei controversi reperti. Ma cosa c'era di tanto particolare in quegli oggetti?
La maggior parte dei reperti provenienti dal Champ des Morts, consisteva in oggetti recanti incisioni. Alcuni soggetti erano però quantomeno anacronistici. Ad esempio, una pietra recava l' immagine di una renna, accompagnata da una scritta in un qualche alfabeto. Il problema è però che le renne, in quella parte d'Europa, sparirono per via dei cambiamenti climatici intorno al 10.000 aC, mentre le prime forme di scrittura con alfabeto risalgono al 3300 aC, e per di più in area Medio Orientale! Gli elementi dello stesso oggetto, non coincidevano tra loro. Ma c'è dell'altro: i caratteri dell'incisione sarebbero stranamente simili a quelli dell'alfabeto Fenicio, forma di scrittura molto più recente, datata infatti attorno al 1000 aC! Ma, ovviamente, non si è mai saputo nulla di una ipotetica colonia Fenicia nella zona di Glozel, men che meno in anticipo di millenni sulla Storia ufficiale!
Comunque, nonostante il parere negativo delle due commissioni, Morlet non si perse d'animo e continuò a professare l'assoluta veridicità dei suoi ritrovamenti, invitando numerose personalità accademiche a visitare, e scavare, il sito. In sostegno della sua teoria venne, nel 1926, Salomon Reinach, curatore del Museo Nazionale di Saint-Germain-en-Laye, che partecipò agli scavi per tre giorni. Reinach confermò l'autenticità del sito.
Una svolta, non decisiva ma comunque importante, avvenne quando l'archeologo Abbé Breuil, che partecipò anch'esso alle ricerche, dichiarò che i ritrovamenti di Glozel non potevano essere datati tutti nello stesso periodo, fatta eccezione per il vasellame. Questo stava a significare che gli oggetti, per quanto autentici, potevano essere stati incisi in epoche diverse. Praticamente, la scritta sarebbe stata aggiunta in un secondo tempo. Insolito, ma plausibile.
La controversia andò avanti per anni, almeno fino alla morte di Morlet, nel 1965. Il sito intanto continuava ad essere scavato, portando alla luce un grande numero di oggetti, riconducibili anche al periodo Gallo Romano e Medioevale, dati confermati dalle tecniche di datazione al radiocarbonio. Cosa che supportava la tesi di Breuil. Quello che però non si è ancora capito è cosa fosse veramente l'alfabeto ritrovato. Come già detto, i simboli erano riconducibili al Fenicio, o a uno dei suoi derivati. Analizzandolo meglio però, si capisce che è formato da un mix di simboli, di diversa matrice. Cosa che non gioca a favore della sua autenticità, ma che fa infittire il mistero. Nel corso degli anni sono state tentate numerose interpretazioni di questo supposto linguaggio, paragonandolo di volta in volta al Basco, Caldeo, Cretese, Ebraico, Iberico, Latino, Berbero, Ligure, Turco e il già citato Fenicio.

Ancora non si è arrivati, dopo quasi un secolo di scontri accademici, a una valida teoria unitaria. Certamente, se i manufatti che presentano le maggiori "incongruenze" dovessero risultare autentici, molto andrebbe riscritto a proposito della storia della Civiltà. Alcuni (ma io non sono tra questi) sostengono che non vi sia ancora chiarezza proprio per non dover affrontare questo vero e proprio sconvolgimento accademico. Si arriverà mai a una conclusione? Alfabeti misteriosi o meno, il sito di Glozel si è comunque rivelato una vera e propria miniera di reperti storici e sepolture di moltissime epoche, dimostrandosi così un bene preziosissimo e fondamentale.