martedì 10 febbraio 2015

Arlecchino, Harlequin, Hellekin. Il lato oscuro del Carnevale parte 1

Down, down to Hell, from whence ye rose.”
Quando il Dio Mercurio pronuncia queste parole, nella scena finale de "Harlequin Student; or the Fall of Pantomime, with the Restoration of the Drama", Egli si rivolge ad Arlecchino e ai suoi compagni, attori Inglesi di pantomima al di fuori della Commedia dell'Arte. Quello che il Dio Greco degli, tra le tante cose, insulti vuol ribadire con questa frase, è un dettaglio noto a tutti un temp ma che, ultimamente, si è in larga parte dimenticato. La figura di Arlecchino ha origini demoniache. Sissignore! Demoniache!! Lo scorrere dei secoli ha trasformato (ma solo superficialmente) una Divinità minore dei Regni Inferi in una figura teatrale, addirittura buffa e divertente. Personalmente ho sempre trovato Arlecchino piuttosto inquietante. Qualche ricerchina sulla sua figura non ha fatto altro che darmi ragione. Andiamo con ordine però...
Con il temine "Commedia dell'Arte", si intende generalmente un gruppo di compagnie teatrali Italiane in accordo tra loro che, a partire dal XVI Secolo fino al XVII, vagarono per tutto il continente Europeo inscenando spettacoli comici, spesso improvvisati, in ogni luogo disponibile ad ospitarli: piazze, slarghi e palchi di fortuna. Più tardi anche nei palazzi di nobili e alte cariche ecclesiastiche. E' proprio grazie alle compagnie della Commedia che il teatro sopravvisse Europa nei secoli del Medio Evo, mantenendo in vita una tradizione che arrivava direttamente dalla Grecia Classica e che, in quel periodo, era condannata dalla Chiesa Cristiana e ritenuta peccaminosa e diabolica.
Uno delle figure principali della Commedia dell'Arte, era un elegante figuro mascherato e vestito con abiti multicolori, conosciuto nella penisola Italiana come Arlecchino, Harlekin in Germania, Harlequin in Francia e Gran Bretagna e Arlequin in Spagna. Partita come personaggio secondario, col passare del tempo Arlecchino conquista sempre più importanza, fino a diventare un vero e proprio cardine del teatro Rinascimentale. Affascinava sia i nobili che il popolo. E parte del suo fascino lo doveva, sicuramente all'alone di malizioso mistero che lo circondava. Una figura furba, astuta, giocosa. A volte troppo. E le sue origini non fanno altro che confermare il fatto che non era, non soltanto, una figura comica. Dietro c'era in effetti molto di più.
La genealogia di Arlecchino è sia antichissima che esotica. Due principali linee sono confluite in questa figura. La prima è decisamente originata dalle culture "barbariche" del Centro/Nord Europa, mentre l'altra proviene dagli assolati scenari del Mediterraneo Classico. Entrambe queste figure sono confluite poi in un solo personaggio, decisamente interessante. In epoca Cristiana, moltissime credenze sulle Antiche Divinità vennero rimaneggiate per poter far parte del folklore collegato alla nuova fede. Stessa sorte ad alcune figure Divine, tra cui quella che diventerà Arlecchino.
Le fonti più antiche riguardanti la parte "nordica" del personaggio, mostrano chiaramente la sua origine demoniaca. Un manoscritto Normanno, la Historia Ecclesiasticae Libri XIII, scritto da Ordericus Vitalis (1075-1143?), è il primo riferimento scritto, accertato, su questo argomento. L'autore, un monaco Anglo-Normanno, narra una leggenda, riguardante un monaco Francese di nome Gauchelin e del suo incontro con alcune Entità soprannaturali. Il monaco, tornando nottetempo alla sua dimora di Bonneval, nei pressi di Chartres, fu avvicinato da una masnada di esseri infernali: "Haec sine dubio familia Herlichini est". Si parla della "Famiglia di Herlechin", una "spettrale schiera di implacabili Demoni, che era solita infuriare tra boschi e valli in certe notti invernali in corrispondenza coi festeggiamenti per il Carnevale, distruggendo e razziando tutto quello che trovava sul suo cammino". Gauchelin riconosce i suoi assalitori anche come facenti parte della "Wild Horde", un infame gruppo di esseri demoniaci presente nel folklore di tutta Europa, e assimilabili alla Caccia Selvaggia, di cui ho ampiamente parlato in passato. La processione di anime dannate era guidata da gigantesche figure armate di clava, conosciute come "Hellekins". Questa è, probabilmente, la versione scritta più antica del nome che diverrà poi, Arlecchino.
Che questo episodio, narrato nel XII Secolo, sia così dettagliato, indica che le tradizioni sulla Wild Horde/Caccia Selvaggia, e i suoi demoniaci conduttori, siano radicate nel folklore già da moltissimo tempo. La testimonianza di Ordericus Vitalis non è certo un episodio isolato, ma soltanto il primo riportato per iscritto e riscontrabile ancora oggi. Le credenze del genere erano molto ben radicate durante il Medioevo, soprattutto in Francia, e forniscono numerosi altri dettagli che vanno a completare questa affascinante figura. Wilhelm di Alvernia, vescovo di Parigi morto nel 1248, ha verificato quanto vasta potesse essere la gamma delle tradizioni legate a questa figura demoniaca. Nel suo Tractatus de Universo, riporto molte versioni del mito, tra cui una Spagnola. Un poeta Normanno racconta una storia piuttosto singolare. Una vecchie e lasciva strega di Rouen, in punto di morte chiede a "Hellequin" di sposarla. Il demone apparentemente acconsente, portando con se un'orda di tremila suoi infernali sottoposti al "corteo nuziale", prendendo con se l'anima della moribonda. Anche dietro le lusinghe della Morte, Harlequin è comunque un Demone dalla prorompente e lasciva sessualità, un Demone Amante, quello che, in sostanza era Ade per Persefone. Un altro riferimento ad un Arlecchino Demoniaco e seducente, ci viene dal racconto (sempre Francese) "Le jeu de la feuillée", attribuito ad Adam de la Halle. Nel racconto incontriamo un tal "Harlequin", sovrano degli Inferi, che cerca di conquistare la bella e terribile Fata Morgue (Morrigan? Poveraccio!) attraverso l'intercessione del diavolo Crokesot (in versioni più recenti Croquesot).
Questo Demone medioevale Francese si è spontaneamente evoluto da esseri del folklore Norreno e Teutonico molto temuti in Germania e nelle aree adiacenti, esseri conosciuti come "Teufel Herlekin", Hel o Hela (Nomi attribuiti anche alla Dea Norrena dell'Oltretomba. Il cerchio comincia a chiudersi...). Il consorte di Hel, Ellerkonge, era una Divinità maschile legata all'albero di Ontano e alla Terra dei Morti. Un'errata traduzione dal Norreno, diede il nome (Tedesco) a Erlkönig, il Re degli Elfi delle saghe Germaniche. La sua variante Erl King, appartenente alla tradizione Scandinava e Tedesca, era un potente spirito che guidava una masnada di anime in una caccia sfrenata, durante alcune notti... Ricorda forse qualcosa? Caccia Selvaggia? Probabile, visto che queste entità sono spesso collegate alla figura di Wotan/Odino... Nel frattempo, nell'Inghilterra danese, e in seguito in tutta l'Isola, si parlava di Herleking, o Re Herla. Ma il personaggio è lo stesso medesimo.
Secondo alcuni, Herlekin è probabilmente una delle figure che hanno dato origine a Herne il Cacciatore o agli svariati Green Man, Robin Goodfellow, Robin-in-the-Green e, crediateci o no, Robin Hood. Figure diffusissime nel folklore rurale CeltoBritannico (Per approfondire,il mio ebook Le Isole del Mistero). Tutte figure assimilabili, in un modo o nell'altro, alla fertilità e all'imminente arrivo della Primavera.

Continua...

3 commenti:

CervelloBacato ha detto...

Wow, non ne sapevo nulla! Gran post. E io che mi vestivo sempre da Arlecchino da piccolo... m'è tornata voglia ;)

McGlen ha detto...

Grazie! A brave arriverà la seconda parte!

Luca ha detto...

Vedo qualche collegamento con il culto di lupercus/nimrod ovvero l'antico San Valentino, fai qualche ricerca... Le similitudini sono impressionanti