martedì 27 maggio 2014

Scoperti i resti di un Mastino Infernale a Leiston, East Anglia?

Arrivo un po' in ritardo su questa notizia, ma purtroppo avevo il computer in panne...
A quanto pare, a Leiston, nel Suffolk (UK) sono state rinvenute delle misteriose ossa, forse appartenenti a un "Black Shuck", un "Cane Infernale" della tradizione Anglosassone, che terrorizzò la East Anglia nel 16° secolo.

Secondo le leggende la Bestia, un gigantesco mastino demoniaco, con occhi fiammeggianti e affilati artigli, vagava nelle campagne seminando morte e terrore. Per secoli questa creatura tenne in scacco tutta la regione. Anche se non si veniva assaliti, bastava incrociare il Black Shuck per essere spacciati. Il suo solo sguardo infatti, si diceva fosse in grado di scagliare terribili maledizioni. Questa, è solo una delle innumerevoli versioni della storia a proposito di inquietanti presenze "canine" nell'Est dell'Inghilterra. Ma stiamo parlando di superstizione, mito o di esseri in carne e ossa? Forse potremmo essere molto vicini a una spiegazione. Il 14 maggio 2014, 500 anni dopo le prime ricerche effettuate sul Black Shuck, alcuni archeologi, intenti a scavare le rovine della Leiston Abbey, si sono imbattuti in un misterioso scheletro dall'aspetto canino, lungo ben 2 metri circa! Il rinvenimento è avvenuto non lontano da Bungay, il luogo in cui, nell'agosto del 1577, durante un furioso temporale, un Black Shuck avrebbe assalito e ucciso due persone. Inoltre la fossa, poco profonda, in cui erano seppellite le ossa, sembra risalire proprio a quel periodo. I ricercatori vogliono ora sottoporre, con maggiore accuratezza, ossa e materiale di scavo ai più moderni sistemi di datazione. Cosa accadde quel giorno? Riporto la vicenda così come l'ho descritta nel mio ebook "Le Isole del Mistero"(disponibile su Amazon):
Tra le nove e le dieci di mattino, mentre gli abitanti del villaggio erano in chiesa per la messa, si scatenò una violenta e inattesa tempesta, che scurì il cielo e scosse la chiesa fino alle fondamenta. All'improvviso un cane nero si materializzò all'interno dell'edificio. Illuminato da lampi di fuoco, il cane si mise a correre tutto intorno, seminando il panico. Passò attraverso due persone, inginocchiate in preghiera, uccidendole sul colpo e colpì un terzo uomo che però sopravvisse, nonostante le gravi ustioni che riportò dove il cane lo attaccò.
Sulle porte della chiesa sarebbero ancora visibili le bruciature provocate dal segugio infernale.
I misteriosi resti di Leiston Abbey, sono stati rinvenuti durante una campagna archeologica intrapresa dal gruppo Dig Ventures.
Lo scheletro rinvenuto apparteneva quasi certamente a un canide, solo che si trattava di un esemplare enorme, lungo quasi due metri con le zampe estese e, probabilmente, pesantissimo. La fossa era profonda soltanto 20 cm e senza alcuna iscrizione. Le datazioni al radiocarbonio serviranno a fare più luce su questo misterioso ritrovamento. Alcuni sostengono che si tratti soltanto dei resti dell'amato cane da caccia di qualche vecchio abate del 16° Secolo, ma le dimensioni sono assolutamente anormali. Se si tratta solo di un grosso segugio, o se invece ci troviamo di fronte allo scheletro di ben altra creatura, lo potranno solo dire ulteriori esami.

Certamente il luogo del ritrovamento e le leggende locali fanno ben sperare... Ma, come sempre in questi casi, forse è meglio non vendere la pelle del Mastino Infernale, prima di averlo catturato!

mercoledì 7 maggio 2014

Mostruose Mummie Giapponesi

Nelle sale dei templi buddisti e dei musei, sparsi in tutto il Giappone, possiamo osservare un gran numero di strane, mostruose mummie, resti conservati di Demoni, Kappa, Tengu, Raijū e altre inquietanti creature, uscite dal folkore locale e dalla mitologia. Ma ci sono anche i corpi mummificati di alcuni sant''uomini, non molto diversi dalle reliquie sacre della Tradizione Occidentale.
MUMMIE DI DEMONI (ONI)
Anche se potrebbe sembrare strano, la maggior parte dei resti di cosiddetti demoni (Oni) è conservata proprio nei templi buddisti. In pratica, come se in una chiesa fosse conservata una reliquia di Satana in persona. In realtà, la cosa ha un certo senso. Secondo la tradizione, queste mummie possiedono ancora parte del potere demoniaco, e vengono quindi custodite sotto l'occhio vigile dei monaci.
Il demone a tre faccie del tempio di Zengyōji

Il tempio di Zengyōji (善行寺), nella prefettura di Kanazawa, ospita la testa mummificata di un demone con tre facce. La leggenda vuole che questo raccapricciante reperto, fosse stato rinvenuto da uno dei monaci nel 18° Secolo, nascosto in uno dei magazzini del tempio da chissà quanto tempo! Nessuno conosce l'origine della testa, ne il perché si trovasse in quel magazzino. La testa presenta due volti sovrapposti sul davanti, e uno (molto rassomigliante a quello di un Kappa) sul retro. I monaci espongono la reliquia al pubblico una volta l'anno, in occasione dell'equinozio di Primavera.

Un'altra misteriosa mummia demoniaca si trova al tempio di Daijōin, nella città di Usa, prefettura di Oita. Si dice che la mummia fosse prima custodita da una importante e nobile famiglia, costretta poi a sbarazzarsene in seguito ad una maledizione. La reliquia cambiò molti proprietari prima di finire nelle mani di un cittadino di Usa, nel 1925. Poco dopo esserne entrato in possesso, quell'uomo si ammalò gravemente. La colpa ricadde subito sulla mummia misteriosa, che si diceva fosse maledetta. La malattia
dell'uomo scomparve miracolosamente quando il misterioso reperto fu preso in consegna dai monaci del tempio, dove si trova tuttora, e dove viene venerato come un oggetto sacro.
Una mummia molto più piccola, tanto che si credeva fosse quella di un Demone Bambino, era custodita nel tempio Rakanji, a Yabakei (Prefettura di Oita). Il corpo, purtroppo, andò distrutto in un incendio nel 1943.
Mummia del Demone Bambino nel Tempio di Rakanji
MUMMIE DI SIRENE
Durante il periodo Edo, in particolare a cavallo tra il 18° e il 19° Secolo, in Giappone erano molto comuni, esposte in fiere di paese, delle "mummie di sirena", chiamate misemono. Nel corso del tempo, fiorì una vera e propria arte del creare queste chimere. I pescatori si ingegnavano infatti a cucire, nelle maniere più "realistiche" possibili, teste e torsi di scimmia su corpi di pesce. L'esemplare riprodotto qui sotto, è un ottimo esempio di "sirena" da fiera. Il corpo di pesce e le altre parti sono tenute insieme da rudimentali suture fatte con spago. La creatura mummificata fu trovata da Jan Cock Blomhoff, mentre prestava servizio come dirigente a Dejima, una stazione commerciale olandese nel porto di Nagasaki (1817-1824). l'esemplare è ora custodito al Museo Nazionale di Etnologia di Leiden.
Mummia di Sirena del Museo Nazionale di Etnologia di Leiden
Un'altra antica mummia di sirena, esposta tempo fa in un museo di Tokyo, apparteneva in origine al fondatore del Museo Agricolo di Harano. L'origine della mummia è sconosciuta, ma il possessore originale sosteneva che fosse stata trovata chiusa in un scatola di legno, contenente anche alcuni brani di un sutra buddista scritti in sanscrito. Nella scatola c'era anche una fotografia della mummia, e un biglietto che diceva appartenesse ad un uomo della prefettura di Wakayama.

MUMMIE DI KAPPA
Al pari delle "sirene", anche molti reperti riguardanti i Kappa, i folletti d'acqua, sarebbero frutto di improvvisate composizioni tassidermistiche del periodo Edo. Alcune però, sono davvero misteriose e di origine ignota.
Mummia di Kappa del Museo di Leiden
Questo Kappa mummificato, conservato in un museo Olandese, è realizzato cucendo insieme parti di animali diversi, tipico (ma suggestivo) esempio di patacca da fiera paesana.
Un altro Kappa, questa volta di origine più nebulosa e incerta, si trova nel tempio di Zuiryūji, a Osaka.
Mummia di Kappa, Tempio Zuiryūji, Osaka

Questo corpo umanoide, lungo circa 70cm, è conosciuto almeno dal 1682, anche se la suo vera origine rimane incerta. Altra mummia di Kappa degna di nota, è quella conservata in una fabbrica di sake (!) a Imari, prefettura di Saga.
Kappa mummificato di Imari, esposto nella fabbrica di sake Matsuura
Secondo l'azienda, il corpo del Kappa fu rinvenuto in una scatola di legno da dei carpentieri, durante una riparazione al tetto dell'antico stabile avvenuta ormai più di 50 anni fa. Nonostante non vogliano dire di più, sembra che i proprietari sapessero a cosa erano di fronte grazie ai racconti tramandati nella loro famiglia. La mummia fu posizionata in una teca, sopra ad un altare usato per rendere omaggio a questa divinità acquatica.
MUMMIE DI RAIJU
Nel periodo Edo, la gente aveva una limitata conoscenza dei fenomeni naturali, e guardava il cielo con timore e sospetto. Si credeva che creature soprannaturali, chiamate Raijū (雷獣), letteralmente "Bestie del Tuono", abitassero le nuvole cariche di pioggia e, occasionalmente, cadessero sulla terra durante le tempeste di fulmini. Le prime testimonianze scritte a proposito dei Raijū, risalgono al 18° Secolo, anche se la creatura sembra avere molti tratti in comune con il Nue, una sorta di chimera che abitava le nuvole e spargeva malattie, presente già nel poema storico/epico "La storia di Heike", risalente al 12° Secolo. Le descrizioni dei Raijū sono molto varie. Alcune parlano di un mostro simile ad uno scoiattolo, un gatto o una donnola, mentre altre li descrivono come somiglianti a un granchio o un cavalluccio marino.
Comunque, moltissime testimonianze concordano che i Raijū abbiano zampe palmate, artigli affilati , lunghe zanne e, in alcuni casi, siano anche capaci di lanciare fulmini devastanti. A volte, la bestia viene descritta con sei zampe o con tre code, forse perché era anche in grado di mutare forma. Un documento illustrato racconta di un Raijū, che cadde dal cielo durante una violenta tempesta, la notte del 15 giugno 1796 a Higo-kuni, attuale prefettura di Kumamoto.
Illustrazione del Raijū incontrato il 15 giugno 1796
In questo caso, il Raijū aveva l'aspetto di un granchio gigante, coperto da circa 11cm di spessa pelliccia nera. Un altro famoso avvistamento sarebbe avvenuto nella zona di Tsukiji, Edo, il 17 agosto 1823. Due versioni riportano descrizioni diverse della bestia.
Raijū, avvistamento del 17 agosto 1823, versione 1

La prima descrive il Raijū grande come un gatto o una donnola, con un unico, grande, occhio sporgente in mezzo al cranio e dotato di un lungo corno, simile a quello di un rinoceronte.
L'altra versione lo descrive come più tondeggiante, senza il corno sulla testa.
Raijū, avvistamento del 17 agosto 1823, versione 2
Nel secondo volume del Kasshi Yawa (I Racconti della Notte del Topo), una serie che descrive la vita quotidiana ad Edo, l'autore Matsuura Seizan scrive che non era insolito il fatto che, creature simili a gatti, potessero cadere dal cielo durante i temporali. Il libro racconta anche di una famiglia che ha bollito, e mangiato, uno di questi esseri, caduto sopra al tetto della loro abitazione. Data la frequenza degli avvistamenti di Raijū, non ci sorprende il fatto che esistano molti esemplari di loro corpi mummificati. Nel 1960, il tempio di Yūzanji ne ricevette una, donata da un assiduo fedele. L'origine della mummia, e di come l'uomo ne fosse venuto in possesso, rimane però un mistero.
Raijū mummificato, tempio di Yūzanji 
La mummia assomiglia molto ad un gatto, solo che possiede zampe insolitamente lunghe e non vi è traccia di orbite o cavità oculari di sorta. Il corpo mummificato di un Raijū, piuttosto simile a quello precedente, è conservato nel tempio di Saishōji, prefettura di Niigata.
MUMMIE DI TENGU
Presunta mummia di Tengu
Un altra creatura leggendaria, di cui possiamo osservare i resti, è un Tengu, un essere molto spesso descritto come un pericoloso ibrido tra uomo e corvo. Il museo Hachinohe (prefettura di Aomori), nel nord del Giappone, custodisce da tempo una presunta mummia di Tengu. Si racconta che il reperto, appartenesse a Nambu Nobuyori, capo del clan Nambu a metà del 18° Secolo.
La mummia, che pare provenisse in origine da Nobeoka, prefettura di Miyazaki, nel Sud del paese, ha una testa umanoide, piume e piedi da uccello. Alcune voci sostengono che questo esemplare abbia viaggiato verso nord nel corso degli anni, passando di mano in mano dei maggiori clan Samurai, tutti interessati a collezionare questo tipo di reliquie.
MONACI AUTO MUMMIFICATI
Nel Nord del paese vi sono alcuni templi buddisti che conservano delle "mummie viventi", conosciute come sokushinbutsu (即身仏). Sono i corpi di alcuni asceti che, durante la loro personale ricerca del Nirvana, sono arrivati a compiere, ancora in vita, pratiche di auto-mummificazione!
Per diventare mummie viventi, i monaci si sottoponevano ad un lungo e faticoso processo, composto da tre distinte fasi:
Fase 1: Per 1000 giorni, avrebbero seguito una dieta ferrea a base di noci e semi, unita a rigoroso esercizio fisico, così da rimuovere quasi completamente il grasso dal corpo.
Fase 2: Per altri 1000 giorni, la dieta sarebbe stata a base di corteccia e radici, diminuendo gradualmente le quantità. Verso la fine del periodo, il monaco avrebbe anche assunto uno speciale tè, fatto con la linfa velenosa dell'albero di Urushi, normalmente usata per laccare le ciotole. Questo avrebbe causato un'ulteriore diminuzione dei fluidi corporei. Il tè era preparato esclusivamente con l'acqua sorgiva del Monte Yudono, considerato sacro, nella quale sono state rilevate altissime percentuali di arsenico. La bevanda contribuiva a creare, all'interno del corpo, un ambiente quanto più asettico possibile.
"Mummia Vivente" del tempio Churenji, prefettura di Yamagata
Fase 3: Infine, il monaco si ritirava in una angusta camera sotterranea, collegata alla superficie solo da una stretta canna di bambù, che permetteva un minimo di ricircolo d'aria. Li, l'asceta avrebbe meditato fino a morire. Una volta morto, anche il piccolo foro sarebbe stato sigillato. Trascorsi altri 1000 giorni, si riapriva il locale per vedere se il cadavere era in buono stato di conservazione. Se tutto era andato per il meglio, il corpo appariva mummificato. A quel punto veniva pulito e il monaco dichiarato santo. Ovviamente, non sempre il processo funzionava, solo pochi corpi riuscivano ad auto-mummificarsi. Non più di due dozzine di sokushinbutsu sono conservate nei templi di Honshu, l'isola settentrionale dell'arcipelago. Il Governo Giapponese ha ufficialmente messo fuorilegge questa pratica nel 19° Secolo.