mercoledì 17 dicembre 2014

Creature che renderanno più inquietante, e meno gioioso, il vostro Natale

Siamo ormai entrati, anche quest'anno, nel pieno del cosiddetto periodo Natalizio, durante il quale si festeggia anche San Nicola, il Capodanno, l'Epifania, il Solstizio d'Inverno e, ovviamente, il Natale.
Anche se molte di queste ricorrenze figurano come "cristiane", la realtà è che si tratta di antiche tradizioni Pagane, mutate (e mutuate) da antichissime consuetudini. Alcune di queste tradizioni servirebbero a far comportare in maniera degna i bambini. Chi è stato buono avrà dei regali, vedi Babbo Natale o San Nicola. Ma chi invece è stato un pessimo soggetto? Le tradizioni natalizie hanno anche un loro lato oscuro, spesso davvero inquietante. In molte culture, non necessariamente antiche, per chi non si fosse comportato bene, erano in agguato alcune creature decisamente interessanti...
IL KRAMPUS
Della figura del Krampus abbiamo già parlato tempo addietro in un vecchio articolo e anche nel mio ebook "CREATURE DEL MISTERO", comunque almeno un accenno è d'obbligo:
"Il Krampus, viene solitamente rappresentato come una creatura di aspetto demoniaco, bestiale, pelosa e cornuta. Le sue origini derivano dall'antico folklore Germanico, ma la sua influenza è diffusa ben oltre i confini Tedeschi. Tradizionalmente, in Austria, Baviera Meridionale, Alto Adige, Nord Friuli, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia, la notte del 5 dicembre (vigilia del giorno di San Nicola, secondo molti calendari ecclesiastici) i giovanotti si travestono da Krampus e vagano per le strade, dei propri villaggi, spaventando i bambini con campanacci e catene arrugginite. Sono moltissime le varianti locali del Krampus ma, in linea di massima, il suo aspetto ha dei tratti molto ben definiti. E' una creatura pelosa, solitamente di colore marrone o nero, dotata di zoccoli e corna caprine. La lingua, lunga e appuntita, di solito ciondola fuori dalla bocca. Spesso trasporta catene e campanacci, tratto che ha in comune con il Diavolo della tradizione Cristiana. Una caratteristica di origine pagana è invece il "ruten", un fascio di rami di betulla che il Krampus usa per spaventare i bambini. Questi fasci di betulla hanno origine in alcuni riti di iniziazione per cristiani e, in alcune raffigurazioni, sono stati sostituiti da una frusta. A volte, il Krampus porta sulla schiena un sacco o una sorta di tinozza. E' con quello che trasporta i bambini cattivi che cattura."
JÓLAKÖTTURINN
Lo Jólakötturinn, dall'Islanda, è il Gatto di Yule, o di Natale. E non è un gatto molto socievole, visto che potrebbe tranquillamente divorarvi! Nella tradizione Islandese a Natale, chi avesse svolto un buon lavoro durante l'anno, riceveva in dono degli abiti nuovi, al contrario di chi era stato pigro. Per incoraggiare i bambini a lavorare sodo, i genitori erano soliti raccontare la storia dello Jólakötturinn, il gatto demoniaco che sacrificava chi non possedeva abiti nuovi a Yule (Natale). Il gatto, nottetempo, si sarebbe introdotto nella camera da letto... E a quel punto, per il pigro malcapitato, non ci sarebbe stato più nulla da fare, sarebbe stato trascinato nel mondo degli Inferi! Un buon incentivo a comportarsi bene e a essere laboriosi!
FRAU PERCHTA
Alcune tradizioni Tedesche e Austriache, raccontano di una sorta d strega, Frau Perchta, che distribuisce doni e punizioni durante i dodici giorni che vanno da Natale (258 dicembre) all'Epifania (6 gennaio). Più che per i doni, la vecchiaccia è ricordata per i castighi. A chi non si è comportato bene, Frau Perchta strapperebbe gli organi interni dal corpo, per sostituirli con della nauseabonda spazzatura! Questa figura folklorica (che compare anche in alcune manifestazioni folkloriche, spesso assieme al Krampus) probabilmente deriva da qualche antica Divinità femminile alpina della foresta. La Dea non si sarebbe interessata minimamente al genere umano, salvo in alcuni periodi rituali, collegati al Solstizio d'Inverno e alla Primavera. Frau Perchta infatti, potrebbe essere anche essere presente alle processioni durante la Fastnacth, ricorrenza alpina che cade poco prima della Quaresima. La figura della Befana potrebbe essere una sorta di "addolcimento" di questa oscura e violenta entità.
BELSNICKEL
Noto nel folklore germanico, il Belsnickel potrebbe essere considerato una sorta di inquietante anti- Babbo Natale. Il suo aspetto non ha niente a che vedere con qualche mostro soprannaturale, ma si presenta invece nei sudici, e comuni, panni di una sorta di senzatetto. Abiti laceri e lunga barba sporca, il Belsnickel farebbe visita ai bambini qualche giorno prima di Natale, controllando, non si sa bene come, se questi hanno fatto i bravi durante l'anno o se, e gli Dei li proteggano, si fossero invece comportati male. A chi è stato buono, il Belsnickel porta in dono dolciumi e caramelle, mentre i piccoli teppisti vengono picchiati senza pietà, con l'ausilio di un bastone, direttamente nei loro letti! Va detto che questa creatura non ucciderà mai, intenzionalmente, un bambino. Però, se non si è comportato bene, gli procurerà sicuramente un buon numero di fratture. C'è poco da stare sereni, quindi...
E comunque... Buon Natale, un felice Solstizio, felice Yule o un glorioso Sol Invictus a tutti voi.
Qualunque cosa voi siate!!


martedì 18 novembre 2014

Giovanna d'Arco e i suoi legami con il Piccolo Popolo

Giovanna d'Arco, la Pulzella di Orléans. Sicuramente uno dei simboli della Francia, acerrima nemica dell'invasore Inglese durante la Guerra dei Cent'anni. Una fanciulla con una spiccata misticità, secondo i cattolici in contatto diretto con Dio. Per altri, invece, il misticismo di Giovanna era dovuto a frequenti rapporti con il Piccolo Popolo. Ipotesi davvero suggestiva e, analizzando le fonti storico-folkloriche, neppure tanto campato in aria. Certamente, in questa analisi, dobbiamo continuamente tenere conto del contesto storico e culturale. Alcune "bizzarrie" della nostra Jeanne (il suo nome in lingua Francese, con cui mi riferirò a lei da ora in poi) possono sembrare normali per noi, ma ai suoi tempi costituivano dei vere proprie blasfemie. Ma che rapporti avrebbe avuto Jeanne, dunque, con il Piccolo Popolo? Il processo a cui è stata sottoposta dopo la cattura, nel 1431, riportava una lunga serie di accuse su suoi atteggiamenti scandalosi. Ad esempio, Jeanne era accusata di vestire come un uomo, cosa inconcepibile in quel tempo. Ma le accuse più gravi e i comportamenti più correlabili con le Fate sono attribuite alla Pulzella durante la sua adolescenza. Pur non essendo state usate direttamente dall'accusa, queste voci erano di dominio pubblico e hanno certamente influito sul verdetto finale, comunque abbastanza scontato per motivi politici. Secondo queste voci, Jeanne avrebbe affermato che le Fate non erano esseri malvagi (assimilate all'epoca al Diavolo, secondo il pensiero cattolico). Inoltre, la ragazza sosteneva di aver avuto visioni riguardanti santa Margherita e santa Caterina, nei pressi di un "albero fatato" o di una "fontana sacra". Attorno a quell'albero, Jeanne avrebbe danzato in certe notti, lasciando anche alcune ghirlande di biancospino come offerta per le Fate. Inoltre, sempre secondo la sua stessa testimonianza, la madrina di Jeanne sarebbe stata una donna a conoscenza delle Antiche Pratiche che, non di rado, intratteneva rapporti con il Piccolo Popolo e che avrebbe trasmesso alla giovane alcune delle sue conoscenze. Alcune testimonianze dell'epoca, alcune riportate anche nel processo, delineano una situazione interessante, sebbene alquanto strana e, in un certo modo, anche abbastanza inquietante. Secondo queste fonti Jeanne, in gioventù, non era molto instradata alle vie della fede cristiana e dei suoi principi. Sembra, invece, che la giovane fosse stata istruita da alcune vecchie donne all'uso di certi incantesimi, alla divinazione ed a altre arti magiche, o comunque facenti parte della superstizione popolare. Sembra inoltre che la nostra Jeanne, frequentasse alcuni villaggi, noti da tempo immemore per essere legati in maniera sospetta con le Antiche Credenze, ed per essere frequentati da individui dalle attività poco chiare, sospettati di praticare quella che la Chiesa riteneva stregoneria. Jeanne pare non rinnegare queste frequentazioni, di cui faceva parte anche la sua stessa madrina. Da queste persone la Pulzella avrebbe appreso di visioni o apparizioni, modi per entrare in contatto col mondo degli Spiriti e con le Fate, alcuni dei quali anche per scopi dichiaratamente perniciosi e malvagi. Jeanne fu anche informata del fatto che queste entità, soprattutto quelle indicate come "Fate", erano esseri fuori dalla grazia di Dio e, come tali, estremamente pericolosi. Secondo Jeanne, l'usanza per la quale le giovani ragazze portassero ghirlande di biancospino ad un certo albero (chiamato Albero delle Signore) era piuttosto comune dalle sue parti. Questo albero si trovava nei pressi di una fonte, le cui acque sembrava avessero poteri di guarigione. Come già detto, neppure lei era esente da questo tipo di pratiche, decisamente di matrice non cristiana, anche se lei stessa, in un secondo tempo avrebbe cercato di associarle alle Sante delle sue "visioni". Ottimo esempio di reinterpretazione sincretica, se mi è permesso...
Ad ogni modo, quando incominciò le sue battaglie al servizio della Francia, Jeanne tentò, seppur in maniera molto poco energica, di discostarsi da questo suo retroterra. Sembra però, che la nostra Pulzella sia lasciata andare ad atteggiamenti quantomeno "pagani" anche durante la sua campagna militare. Un episodio su tutti: sembra che la cattolicissima Jeanne, fu sorpresa a danzare una notte in un bosco, le Bois Chesnu, luogo frequentato, secondo le antiche tradizioni, dalle Fate e, guarda caso, distante non più di mezza lega dal luogo natale di Jeanne. Ovviamente lei negò sempre tutto, ma tant'è che le voci si sparsero veloci nelle campagne, sia tra i Francesi che tra gli Inglesi. E' ovvio che queste dicerie abbiano giocato un ruolo fondamentale nel verdetto del suo processo.

Jeanne era dunque una persona a conoscenza di antichi riti e consuetudini, forse addirittura una praticante dell'Antica Fede, quella che i buoni cristiani relegarono a Stregoneria. Come potrebbe, dunque, essere diventata un'eroina cristiana? Per convenienza, of course. Sebbene l'Antica Fede fosse molto ben radicata nel tessuto sociale dell'epoca (con buona pace dei dottori della Chiesa), non si poteva avere un'eroina "strega". A quello ci pensarono già i suoi nemici. No, credo che Jeanne abbia abbracciato le "virtù"cristiane solo per convenienza o, perché no, ignoranza. Forse, e la cosa mi farebbe ridere alquanto, le voci che guidavano Vergine di Orleans, non erano quelle di Dio, ma magari quelle della Morrigan. Che come consulente in battaglia, io la preferirei di gran lunga!

lunedì 20 ottobre 2014

Le Sirene, Divoratrici di Marinai

Cari appassionati del Mistero, buon Lunedì! Oggi, per iniziare a dovere la settimana, vi propongo un post sulle sirene, creature che hanno sempre destato un grande interesse in voi lettori. Il bello è che l'articolo non è mio, ma dobbiamo attribuirlo ad un ospite d'onore (che spero farà tappa fissa su queste pagine), Alessandro Girola, autore prolificissimo nel genere Horror e Fantastico, una vera punta di diamante per il panorama indipendente italiano. Ma ora basta sproloqui, vi lascio alle Sirene...
Nel campo della criptozoologia è senz'altro più facile trovare clamorose bufale o straordinarie leggende metropolitane che non reali casi di animali non ancora catalogati dalla scienza ufficiale. Un tempo l'interesse per lo strano, il bizzarro e il mostruoso era molto più spiccato rispetto a ora, complice l'esoticità di luoghi – di terra e di mare – che risultavano essere ancora quasi del tutto inesplorati. Uno dei casi più eclatanti di hoax criptozoologiche riguarda la Sirena delle Fiji. Nel 1842 l'espositore britannico J. Griffin arrivò a New York portando con sé una presunta meraviglia della natura: una vera sirena. Raccontava di averla acquistata in un non meglio precisato villaggio vicino alle isole Fiji (da qui il nome affibbiato alla creatura). Il dottor Griffin intendeva trasportarla in patria, per esporla al Museo di Storia Naturale di Londra. Il clamore che però suscitò con quelle dichiarazioni lo indussero a fermarsi una settimana a New York, mettendo il mostra la sirena e le altre bizzarre creature della sua collezione. Alla strana creatura si interessarono così tante persone che l'American Museum di New York decise di acquistarla con denaro sonante. Non è un dettaglio da poco ricordare che il museo era stato da poco rilevato da P.T. Barnum, celebre “ricercatore di stranezze”. La sirena venne quindi esposta per un altro mese. I cartelloni pubblicitari la rappresentavano con la classica caricatura dell'affascinante ragazza metà donna e metà pesce. In realtà la creatura era una vera e propria mostruosità, come scrissero i giornalisti dell'epoca.
Barnum organizzò anche uno spettacolo itinerante, trasportando la sirena in tutti gli Stati dell'Unione, per soddisfare la morbosa curiosità del popolino, disposto a pagare per vedere quell'anomalia della natura. Proprio durante questo tour molti studiosi di storia naturale accusarono Barnum di truffa. Per alcuni si trattava di una scultura, ricavata assemblato la carcassa mummificata di un pesce col cadavere di qualche mammifero non meglio precisato (probabilmente una scimmia). Per altri la sirena era solo un freak, non una creatura leggendaria né tanto meno magica.
L'originale Sirena delle Fiji andò persa nell'incendio del Museo di Bernum nel 1860, ma una sua copia è in possesso dell'Harvard University, ed è esposta nel Peabody Museum of Archaeology and Ethnology. Eppure la Sirena delle Fiji è solo un minuscolo tassello di una leggenda che si tramanda da secoli, spaventando anche i marinai più esperti e meno superstiziosi. Se vi capita di udire un canto in mare aperto, allontanatevi prima di essere conquistati dalla strana melodia. Questo avvertimento valeva ai tempi delle trireme greche, e forse vale ancora oggi...

Ma cosa sono le sirene?

Nate secondo i miti ellenistici dal sangue di Acheloo, dio dei fiumi, esse erano molto diverse da come oggi le immaginiamo. Il loro corpo era infatti costituito per metà dal corpo di una donna e per l’altra metà da quello di un uccello. A dimostrazione di ciò l’Odissea narra che in seguito all’inganno subito da Ulisse (il quale si fece legare all’albero della sua nave per poter ascoltare il loro canto senza poterle seguire) , esse decisero di togliersi la vita gettandosi in acqua, cosa decisamente impossibile per un essere per metà pesce. La mutazione che diede alle sirene il loro aspetto odierno avvenne nel II secolo d.C. Essa è probabilmente da attribuirsi alla diffusione del Cristianesimo che associò alla figura di questi esseri il male, l’incarnazione diabolica, da cui la perdita delle ali che solo gli angeli erano degni di avere. Un’altra teoria ipotizza invece che più banalmente questo passaggio sia frutto di un errore di trascrizione. In latino, infatti, la differenza tra pinnis (pinne) e pennis (penne) è di una sola vocale. L’errata trascrizione di un amanuense avrebbe perciò potuto indurre un disegnatore di un bestiario medioevale a dare alle sirene l’aspetto di donne-pesce che ancora oggi immaginiamo. Volatili o acquatiche che siano, le sirene avevano come uno scopo nella vita quello di attirare i marinai col loro canto, inducendoli a schiantarsi contro gli scogli su cui esse vivono. Presumibilmente lo facevano per nutrirsi delle carni dei navigatori tanto sventurati da capitare nel loro territorio.
L'Odissea di Omero riporta un antichissimo avvertimento riguardo a questi bizzarri mostri.
Alle Sirene prima verrai, che gli uomini
stregano tutti, chi le avvicina.
Chi ignaro approda e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli,
tornato a casa, festosi l'attorniano,
ma le Sirene col canto armonioso lo stregano,
sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
umani marcenti; sull'ossa le carni si disfano.
(Odissea, Libro XII, traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)
Se siete interessati all'argomento, vi consiglio di recuperare un dittico di docufiction estremamente ben realizzate (tanto che per settimane sono state scambiate, almeno da alcuni complottisti, per dei veri documentari scientifici). Si tratta di Mermaids: The Body Found (2011) e Mermaids: The New Evidence (2013). Ancora oggi ci sono dei creduloni che ne pubblicano alcuni stralci su YouTube, spacciandoli per verità nascoste da chissà quali gruppi di potere oscurantisti.

Resta il fatto che il fascino della leggenda delle sirene dura ancora oggi, immortale.
Alessandro Girola
Seguilo su Twitter: @AlexGirola

sabato 18 ottobre 2014

CREATURE DEL MISTERO

Creature del Mistero
di Marco Valle
Disponibile su Kindle Store
57 pagine, prezzo 1,29 Euro
Sinossi:
Creature del Mistero è, idealmente, il seguito di un altro mio ebook, A Caccia di Mostri. In quel volume trattavo di alcuni mostri intesi come "animali ancora sconosciuti" o simili. Comunque verosimili. Era, infatti un piccolo trattato di criptozoologia, branca della scienza che studia, per l'appunto, gli animali "nascosti". In Creature del Mistero, invece, andremo ad incontrare creature appartenenti al mito, alle leggende e al folklore. Quindi avremo a che fare con antiche Divinità, figure mitologiche, entità misteriose e , forse, alieni. Ma anche con animali comuni, conosciuti da tutti, ma visti sotto una luce completamente diversa. 14 articoli, più uno bonus sulla Caccia Selvaggia, un mito a me carissimo che è, letteralmente, un'orda di mostri. Benvenuti! E chissà che non riconosciate qualcosa vicino a voi...  

mercoledì 8 ottobre 2014

LUOGHI DEL MISTERO di Alessandro Girola (Recensione)

Oggi non voglio proporvi un articolo di approfondimento. Oggi voglio recensire un saggio. Il volume in questione si intitola "LUOGHI DEL MISTERO", ed è stato scritto da Alessandro Girola, uno dei più prolifici (e diciamolo senza remore, migliori) autori indipendenti Italiani, per quanto riguarda il genere weird e fantastico. Il buon Alessandro questa volta si è cimentato in un saggio di argomentazione "misteriosa". Roba adatta quindi ai lettori di McGlen's Mysteries! A dire il vero, questo non è il suo primo ebook del genere, ne abbiamo già parlato qui, con la recensione di NAVI FANTASMA.
Torniamo però a LUOGHI DEL MISTERO. L'ebook si presenta come un agile trattato che parla di dieci locations ( più una bonus) che, per un motivo o per l'altro, sono ammantate da un alone misterioso di dicerie e leggende. Badate bene però, non si parla di luoghi suggestivi famosi, come Stonehenge o il Triangolo delle Bermuda, ma di locations sconosciute alla massa. Più che veri e propri studi su questi luoghi, Girola propone delle ricerche online, essendo i vari capitoli delle versioni rivedute e corrette di articoli apparsi sul suo blog, Plutonia Experiment. Tutto ciò conferisce all'opera una piacevole attitude da "Creepypasta", le moderne "leggende metropolitane" che corrono in rete. E la cosa si rivela, decisamente, piacevole!
In sostanza, un ottima opera di divulgazione per principianti del "Mystero" e, inutile negarlo, una buona fonte anche per i vari addetti ai lavori. Agile e coinciso, ma assolutamente non lacunoso, LUOGHI DEL MISTERO è un ebook che non potrà mancare nella libreria di ogni appassionato del genere, ma fruibilissimo anche da chi vuole solo soddisfare qualche curiosità su dicerie sentite in giro. Quindi, consigliato al 100%.

giovedì 2 ottobre 2014

#31giornidiHalloween - Dolcetto o Scherzetto?

La famosa (e innocua?) usanza del "Dolcetto o Scherzetto", deriva direttamente dalla Cennad y Meirw della Tradizione Celtica Gallese.
Cennad y Meirw significa "L'Ambasciata dei Morti". I membri più abbienti della comunità organizzavano grandi banchetti per le loro famiglie. I poveri del villaggio assumevano, invece, l'identità degli antenati defunti, andando di casa in casa a chiedere offerte per i Morti. Spesso era usanza che chi andava a chiedere cibo, fosse mascherato, per non essere riconosciuto e per incutere timore. Guai a non offrire nulla! Chi si fosse rifiutato di condividere parte del cibo, sarebbe stato vittima di ritorsioni, quali danneggiamento di proprietà. Le rappresaglie non sarebbero state perseguibili, e tanto meno punibili, proprio perché commesse in nome dei Morti durante un periodo sacro. Tratto da LA LEGGENDA DI HALLOWEEN
E c'è ancora molto altro da scoprire!

mercoledì 1 ottobre 2014

#31giornidiHalloween - Le Origini

Frammento del Calendario di Coligny
La ricorrenza che noi conosciamo con il nome di Halloween, ha le sue origini nelle antiche credenze delle popolazione Celtiche, che abitavano secoli fa l'Europa. Un tempo, il periodo che comprendeva la notte tra il 31 ottobre e il primo di novembre era conosciuta come Samhain (pronuncia Sah-ween) o, nella Gallia romanizzata, Samonios.
Le prime informazioni, quasi certe, che possiamo reperire a riguardo della festa di Samhain provengono dal Calendario di Coligny, un antico calendario lunare Celtico,inciso su delle tavole di bronzo, rinvenuto nel 19° Secolo in un paese delle Francia orientale. Il calendario, che viene datato intorno al 1° Secolo dC, è scritto con l'alfabeto latino ed è stato rinvenuto assieme ad una statua in stile Romano, probabilmente raffigurante Apollo o Marte. La lingua in cui è scritto è però Gallica, ed anche il sistema di datazione ha in se molto poco di Romano, il che implica una sopravvivenza marcata della cultura indigena alla colonizzazione e un perdurare delle tradizioni religiose locali, rispetto ai nuovi culti importati dagli invasori. Non andremo ora ad analizzare nel dettaglio il Calendario di Coligny, ma ci limiteremo a tenere in considerazione la sua composizione. L'anno qui rappresentato, è composto da 12 mesi, regolarmente ricorrenti, raggruppati in due gruppi principali: uno a cui fa capo il mese indicato come SAMON (per Samonios) e un altro con in testa GIAMON (per Giamonios). I nomi di questi due mesi sono collegati ai termini Gaelici indicanti Estate e Inverno: Samon - Samh (Radh), cioè Estate e Giamon – Geamh (Radh) ovvero Inverno. La data del giorno SAMON-XVII (il 17° giorno del mese di Samon) è anche identificata come TRINVX SAMO SINDIV, che potrebbe essere l'abbreviazione di Trinouxtion Samonii Sindiu ( La Notte dei tre Giorni di Samonios [è] Oggi). Questa è una delle pochissime date, in questo calendario, a cui viene dato un nome specifico, confermando così la sua importanza. Visto che "Samonii" è, ragionevolmente, all'origine o collegato con il nome Samhain, possiamo considerare la " Trinouxtion Samonii" come una ricorrenza fondamentale nell'anno rituale Celtico. Il Calendario di Coligny non ha però nessun termine di corrispondenza con i mesi del calendario Romano, quindi non possiamo fissare, con certezza assoluta, le sue date con quelle del nostro anno, derivante da quello Romano. L'elemento che genera più confusione, per il nostro discorso, è che Samon si riferisce all'estate, portandoci a pensare che il mese in questione sia all'inizio, o forse a metà, di questa stagione. Le tradizioni Celtiche arrivate fino a noi, mettono invece Samhain in relazione con la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno. Anche se non si può escludere a priori, che i Druidi della Gallia usassero una terminologia diversa dai loro colleghi delle Isole, per la maggior parte degli studiosi e di chi segue la Tradizione, il mese di Samonios corrisponde ormai con il periodo a cavallo tra ottobre e novembre. Ma cosa rappresenta, alla fine, la festa di Samhain? Anche qui, non mancano le controversie.
L'interpretazione tradizionale, ripresa dai glossari Medioevali e, ancora prima, dalla tradizione orale, vuole che "Samhain" stia a significare letteralmente "Fine dell'estate", essendo una combinazione dei termini SAMH (estate) e FUIN (Fine, scomparsa). Si tratta ovviamente di etimologia folklorica, visto che il termine originario stava ad indicare un concetto diametralmente opposto. Il fatto che questo significato sia però così radicato, nelle tradizioni e nelle consuetudini arrivate fino a noi lo rende forse il più attendibile. Ma il punto che più ci interessa è che, nel contesto dell'antico anno rituale Celtico, Samhain rappresenta la fine del periodo "luminoso" dell'anno, e quindi l'avvento della parte "oscura", molto probabilmente l'inverno. Nelle moderne lingue Gaeliche, la ricorrenza è chiamata Samhain in Irlandese, Samhuinn in Scozzese e Sauin nella lingua Manx. La notte che da il via a questo periodo (conosciuta come Oíche Shamhna in Irlandese, Oidhche Shamhna in gaelico scozzese e Oie Houney in Manx) è il momento più importante per il compimento di riti e celebrazioni.

La divisione dell'anno in due metà, una luminosa e l'altra oscura, è molto presente nelle tradizioni Celtiche. La parte luminosa dell'anno, calda , rigogliosa e produttiva, aveva inizio a Beltane, a cavallo tra il 30 aprile e il Primo maggio, esattamente sei mesi prima di Samhain, quando il nostro mondo entrava in una fase di buio e freddo, l'Inverno. I rituali di Beltane e Samhain erano strettamente correlati ma opposti, proprio a voler rimarcare la specularità di questi due periodi. Quello che a Beltane era esplicito e celebrato, a Samhain diveniva implicito e celato. Iniziava allora, o meglio re iniziava il ciclo dell'anno. Samhain era quindi il primo giorno d'Inverno e del Nuovo Anno. Infatti, nella concezione Celtica dell'Universo, il Buio precede sempre la luce. La vita, attende nel buio il momento di poter fiorire, si sviluppa e cresce nel buio, per poter scatenare tutta la sua energia durante il periodo di Luce. Per questo il Buio (e quindi l'Inverno) deve precedere la Luce e l'Estate, per poter far crescere la Vita. Samhain era dunque un momento in cui celebrare il culto della Fertilità, fattore importante per il futuro benessere delle comunità. In quel periodo dell'anno gli animali si accoppiavano, e la selezione dei capi migliori assicurava buone possibilità di allevamento. Questo aspetto della fertilità si riflette nelle leggende che ci sono state tramandate dai Celti. Nella mitologia Irlandese, il Dio Daghda, si unisce carnalmente con la Dea Morrigan alla vigilia di Samhain, in una unione simbolica del Dio della Luce con la Dea della Morte, facendo volger l'anno verso l'oscurità. Anche l'eroe mitico Cu Chulainn aveva rapporti sessuali in questo periodo e, a Samhain Aengus trovò la sua sposa fatata sotto forma di cigno. Insieme alla fertilità però, a Samhain si celebravano anche gli Antenati, e quindi i morti. Come vedremo poi in più avanti, si pensava che in quel dato periodo il nostro Mondo venisse in contatto con altri Piani di Esistenza, compreso l'Aldilà. Questa associazione con i culti agricoli della Fertilità e dei Morti non erano una prerogativa esclusivamente Celtica. Simile feste di fine raccolto venivano infatti celebrate da molte altre Culture sparse per tutto il continente Euroasiatico, per celebrare una sorte di "morte" della Natura stessa durante il periodo Invernale. Riti del genere, ad esempio, venivano praticati nei Paesi Slavi e dedicati ai Dyedy, ovvero gli Antenati. Tutto questo riconduceva alla credenza che i nostri predecessori defunti potessero, dalle loro dimore ultraterrene, vegliare in qualche modo sui campi e sulle bestie durante i periodi di gelo. Tributare loro onori e sacrifici in un momento in cui il nostro ed il loro Mondo erano in contatto, poteva di aiutare ad ottenere il loro appoggio. Vita e Morte si intrecciavano dunque in questi strani giorni.

venerdì 26 settembre 2014

U-BOOT vs MOSTRI MARINI

 Il 30 aprile 1918, negli ultimi giorni della Prima Guerra Mondiale, il pattugliatore Britannico Coreopsis incontrò, mentre incrociava al largo di Belfast Lough, Nord Irlanda, il sommergibile Tedesco UB-85, emerso e apparentemente a motori spenti. L'equipaggio fu sorpreso e insospettito da tale comportamento, visto che un sommergibile in emersione, con i motori fermi per giunta, era una facile preda, soprattutto in pieno giorno. Dopo averlo abbordato, i marinai trasferirono l'equipaggio dell' UB-85 a bordo del pattugliatore. I Tedeschi non opposero alcuna resistenza. Sulla Coreopsis, il capitano Tedesco, Gunther Krech, venne immediatamente interrogato. Una delle prime domande poste dagli ufficiali Britannici, fu il perché fosse rimasto immobile, in emersione, mentre la loro unità si avvicinava. Krech raccontò che il sommergibile era emerso la sera prima, per poter ricaricare le batterie. Lui, alcuni ufficiali e marinai, uscirono in coperta per prendere una boccata d'aria e fumare qualche sigaretta. Improvvisamente, qualcosa di grosso sembrò scontrare la nave, squassando lo scafo e facendo inabissare la prua con in proprio peso. Nel buio della notte, il Capitano scorse un "qualcosa" che stava tentando di salire sul ponte, proprio dalla parte della prua. Quello che segue è la descrizione della bestia, secondo il racconto del Capitano Krech agli ufficiali Inglesi:
"La bestia aveva grandi occhi e una serie di creste sul cranio. La testa era piccola, in proporzione, ma i denti erano grandi abbastanza da scintillare alla luce della luna. Sparammo contro quella cosa con le pistole, ma la bestia non sembrò curarsene, continuando ad avanzare verso la torretta."
Krech continuò, sostenendo che le dimensioni della creatura dovevano essere colossali, visto che stava facendo inclinare paurosamente il sommergibile. Temendo che riuscisse a rovesciare, o peggio ad affondare, l'U-85, il capitano ordinò di continuare a far fuoco sul mostro che, fortunatamente, ad un certo punto abbandonò la presa e si inabissò nel buio. Durante la lotta, la creatura danneggiò seriamente lo scafo del sommergibile, rendendolo, di fatto, fuori uso. Il resto dell'equipaggio confermò la versione del Capitano. I Britannici ispezionarono il relitto per sicurezza, poteva trattarsi di una trappola ma, anche loro, non poterono fare a meno di constatare i danni rilevanti subiti dall'UBoot. Non si riuscì mai a spiegare con certezza cosa possa essere in grado di attaccare e danneggiare seriamente un sommergibile di quelle dimensioni. Ma l'episodio dell' U-85 non fu l'unico a veder coinvolti sottomarini e mostri delle profondità. Sempre durante il Primo Conflitto Mondiale, ma qualche anno prima, nel 1915. Un altro Uboot Tedesco, l' U-28, comandato dal Capitano Freiherr George von Forstner, stava dando la caccia al piroscafo Britannico Iberian al largo della costa Sud Ovest dell'Irlanda. Il trasporto fu silurato e quello che accadde dopo, venne riportato così sul Giornale del Capitano:
"Il 30 luglio 1915, silurammo il piroscafo Iberian al largo dell'Irlanda. Il cargo trasportava un grosso quantitativo di rifornimenti. Il piroscafo affondò talmente veloce che il ponte si rizzò quasi perfettamente in verticale rispetto alla superficie. In pochi attimi, lo scafo dell'Iberian scomparve tra i flutti. Il relitto si era completamente inabissato da circa 25 secondi, ad una profondità ovviamente impossibile da stimare quando, improvvisamente, vi fu una violenta esplosione, che lanciò in aria un enorme quantità di detriti, tra i quali anche una creatura acquatica enorme! In quel momento, mi trovavo sulla torretta, assieme a sei dei miei ufficiali, tra cui l'ingegnere capo, il navigatore e il timoniere. Tutti fummo in grado di osservare distintamente quell'essere che si contorceva tra i detriti. Non fummo in grado di identificare la creatura, ma tutti concordarono che il suo aspetto ricordava molto quello dei coccodrilli. Sembrava un gigantesco coccodrillo marino, lungo circa 18 metri, dotato di una coda appuntita, quattro arti pinnati e una grande testa di forma triangolare. Dopo quindici secondi circa, l'animale si inabissò e scomparve."

Generalmente, i comandanti di sommergibili, non erano soliti registrare nel diario di bordo avvistamenti o situazioni dubbie. Era grande la paura di perdere il proprio prestigio e venire coperti di ridicolo. Se Von Forstner decise di riportare l'accaduto, significava che era assolutamente certo di quello che aveva visto! Alcuni studiosi, hanno ipotizzato che la creatura incontrata dal U-28 potesse appartenere a una qualche popolazione superstite di Mosasauri o Pliosauri, rettili marini preistorici con sembianze molto simili a quelle dei coccodrilli. Inutile aggiungere che questa teoria, peraltro frequente in criptozoologia, è da considerare pura fantasia. La bestia osservata dagli ufficiali dell'U-28 avrebbe potuto essere, con molta più probabilità, una specie di cetaceo non ancora identificato (o forse anche comune, magari travisato dalla concitazione del momento). Qualcuno, avanzò anche l'ipotesi che la misteriosa creatura fosse stata parte del carico della Iberian, e che si fosse liberata nel momento in cui la nave venne silurata. Questa bizzarra idea si basava sul fatto che ogni creatura marina, si sarebbe tenuta a debita distanza da uno scontro navale del genere, episodio che produce moltissimo rumore in acqua, mentre il mostro dell'U-28 sembrava essere proprio sulla stessa linea del cargo affondato, quindi nel cuore della battaglia. Non è chiaro però il perché un piroscafo Britannico trasportasse una creatura marina sconosciuta lunga 18 metri. Il sommergibile U-28 venne affondato il 2 settembre dello stesso anno, al largo di Capo Nord. Il mistero della creatura non è così più risolvibile, in quanto tutti i testimoni dell'evento, gli equipaggi di entrambe le unità coinvolte, riposano ora in fondo all'oceano...

venerdì 12 settembre 2014

Il Mastino di Mons

Quest'anno ricorre il centenario dello scoppio della Grande Guerra, il primo conflitto mondiale. I campi di battaglia, che hanno fatto da teatro a questo atroce conflitto, erano dei veri e propri tritacarne. Ogni giorno innumerevoli vite venivano annientate in un' orgia di sangue e morte, un vero e proprio Inferno sulla Terra. Trovarcisi in mezzo doveva essere tutt'altro che piacevole! Tuttavia, il constante pensiero della minaccia nemica, non era l'unico Orrore che, a quanto pare, si annidava nelle labirintiche trincee. Dai resoconti di questa immensa carneficina salta fuori anche qualche storia davvero strana ed inquietante. Storie come quella della misteriosa, e feroce, creatura che si sarebbe aggirata nella "terra di nessuno" tra gli schieramenti contrapposti nella Battaglia di Mons. E non ci riferiamo ai cosiddetti "angeli"!
Mons è un piccolo villaggio Belga, teatro di feroci scontri tra forze Britanniche e Tedesche. Nel 1914 i Tedeschi occuparono Mons e gli Inglesi, in quella che sarà la loro prima azione del conflitto, marciarono coraggiosamente sul villaggio, nel tentativo di liberarlo. In cospicua inferiorità numerica, i Britannici patirono numerosissime perdite nell'attaccare le guarnigioni Germaniche. La battaglia campale si trasformò presto in un pernicioso stallo, con entrambe le parti arroccate in trincee e sbarramenti. L'artiglieria e il fitto tiro delle mitragliatrici devastavano sia l'una che l'altra parte, alimentando uno spaventoso massacro, reso ancora più orribile dai frequenti e violentissimi assalti all'arma bianca, che finivano a inzuppare di sangue il viscido fango delle trincee. Tra le trincee dei due schieramenti si stendeva la "terra di nessuno", una brulla e martoriata striscia di territorio, irta di filo spinato e rudimentali campi minati, esposta costantemente al fuoco di cecchini e mitragliatrici. E' proprio nella terra di nessuno che avvenivano gli scontri, il larga parte. Chi andava all'assalto tentava di conquistare metri di questa landa, esposto a tutta la violenza dei contrattacchi avversari. Nella terra di nessuno era facile trovare la morte ma, in quella di Mons, ci si poteva anche imbattere in ben altro... Una misteriosa bestia si aggirava tra il filo spinato e i crateri, assalendo i soldati, sia Inglesi che Tedeschi, senza distinzione, e facendo scempio dei loro cadaveri. Appariva come una sorta di enorme cane, il Mastino di Mons.
La vicenda del Mastino fu portata all'attenzione del grande pubblico nel 1919, da parte del veterano delle Forze Reali Canadesi F.J. Newhouse. Il racconto, pubblicato in prima istanza dal Ada Evening News, Oklaoma, fu in seguito ripreso da molte altre pubblicazioni dell'epoca. Stando alla testimonianza, i fatti presero il via quando un certo Capitano Yeskes e quattro uomini dei London Fusiliers, decisero coraggiosamente di uscire nella terra di nessuno per effettuare una missione ricognitiva. La pattuglia non rientrò alla base. Questo fatto, in se, non era affatto strano, si parla pur sempre di una zona di guerra. Le stranezze iniziarono qualche giorno dopo, quando furono rinvenuti i cadaveri. Tutti avevano ferite incompatibili con armi da fuoco, tutti avevano la gola squarciata e, tutti, presentavano misteriosi segni di denti sulle lacerazioni. Alcune notti dopo, i combattenti di ambo gli schieramenti riferirono di aver udito un penetrante e fortissimo ululato, proveniente dalle tenebre della terra di nessuno. Questo ululato doveva essere davvero qualcosa di alieno e impressionante, visto che riuscì a terrorizzare molti coraggiosi soldati, ormai avvezzi ad affrontare la morte quotidianamente. Nei giorni successivi, molte pattuglie rinvennero, nella terra di nessuno, altri corpi con le gole dilaniate e ferite compatibili a dei morsi. Le vittime erano sia Inglesi che Tedesche. Nottetempo, i misteriosi ululati crescevano di frequenza. Dalla parte Tedesca, cominciarono a girare gli inquietanti racconti di alcune sentinelle, che sostenevano di aver scorto, durante la guardia notturna, una specie di enorme levriero, di colore grigio, aggirarsi nelle tenebre della terra di nessuno. La diceria, chissà come, si sparse anche dal lato Inglese. Qualcuno arrivò al punto di dichiarare di aver visto questa gigantesca belva inseguire alcune pattuglie o dei soldati isolati. Per due lunghi anni il Mastino di Mons continuò a ululare nelle tenebre e a sbranare soldati, morti che andavano ad unirsi a quelli, tristemente frequenti, del conflitto. Assuefatti alla "normale" violenza della guerra, sia Inglesi che Tedeschi non riuscivano a spiegare il Mastino, e questo li terrorizzava oltre ogni limite. Per due anni, la Bestia infestò il fronte di Mons, collezionando moltissime vite. Pio, improvvisamente come era apparso, il Mastino sparì, e non furono più ritrovati cadaveri dilaniati "come lui sapeva fare".
Per quanto bizzarra possa già sembrare questa storia, alcuni particolari davvero incredibili vennero aggiunti dalle testimonianze. Newhouse affermava che il Mastino di Mons era il frutto di aberranti esperimenti militari Tedeschi, al fine di creare armi biologiche. Secondo lui, uno scienziato, tale Gottlieb Hochmuller, tentò di inserire la mente di uno squilibrato omicida nel corpo di un molosso o di un segugio. Newhouse riferì queste stesse parole, riportate nell'articolo del 1919:
"La morte del dott. Hochmuller, avvenuta nelle recenti sommosse a Berlino, ha portato alla luce fatti riguardanti i diabolici esperimenti da lui eseguiti. Il Mastino di Mons non fu un incidente, un'allucinazione o un fantasma, si trattava del risultato, intenzionale, dei ripugnanti esperimenti condotti da un brillante scienziato"
Newhouse sosteneva che Hochmuller avesse cercato a lungo nei manicomi un soggetto adatto, che fosse completamente pazzo e che provasse viscerale odio per l'Impero Britannico. Una volta trovato il soggetto, il suo cervello sarebbe stato asportato chirurgicamente, per poi essere impiantato nel cranio di un grande mastino siberiano. La creatura, sarebbe anche stata potenziata chimicamente, somministrando ormoni che l'avrebbero resa molto più grande e robusta della norma. Inoltre, la sua mente malata sarebbe stata incentivata all'odio verso il nemico tramite l'uso di psicotropi. Addirittura, la sua pelle sarebbe stata resa inattaccabile alle pallottole con qualche procedimento sconosciuto! Blindato o meno, il mostruoso canide doveva essere liberato nella terra di nessuno dove avrebbe fatto scempio di nemici, minando il morale. Tutto questo, Newhouse lo avrebbe appreso da appunti personali di Hochmuller, di cui è entrato, non si sa come, in possesso dopo la dipartita del "Mad Doktor". Ad ogni modo, il buon dottore doveva aver sbagliato qualche calcolo, visto che il Mastino diede la caccia sia ai Britannici che ai Tedeschi, senza distinzione di divisa. Non si spiega neppure la repentina scomparsa del mostro.
Purtroppo, tutte queste informazioni sono scarsamente verificabili. Forse, le storie di Newhouse sono solo fantasie di una mente traumatizzata dalla guerra, sparate di un mitomane o propaganda anti tedesca. Certo è che difficilmente la Germania, in quegli anni come adesso, potesse essere in grado di compiere esperimenti del genere. O meglio, poteva provarci, ma sembra impossibile che potessero anche funzionare!

Nonostante tutto, il Mastino di Mons è stato davvero visto, di sfuggita, da molti veterani. Cosa era in realtà? Alcuni Inglesi, tirarono in ballo i Black Shunk, i Mastini Infernali del Folklore Britannico. Qualcun altro pensa subito alla Caccia Selvaggia, un mito ben presente in molte culture Europee. Forse si trattava solo di semplici cani randagi che azzannavano i corpi dei caduti, e che lo stress della trincea e il terrore della morte hanno trasformato in una bestia infernale? O forse qualcosa di davvero demoniaco si aggirava per il campo di battaglia? Certo è che, nonostante l'impegno, il Mastino di Mons non è riuscito minimamente ad eguagliare l'Orrore della stessa Grande Guerra.

mercoledì 3 settembre 2014

Somewhere in Midlands. Ludlow e i suoi fantasmi.

Ludlow, nello Shropshire, è un'antica cittadina mercantile Inglese della regione delle Midlands, un tempo crocevia di molti commerci, vista la sua favorevole posizione a ridosso del confine Gallese. Grazie al suo vivace passato, Ludlow è oggigiorno uno dei posti dove si mangia meglio nel Regno Unito... Ma è anche casa molti spiriti inquieti. Il Castello di Ludlow si dice sia infestato dal fantasma di una donna tradita dal suo
Il Castello di Ludlow
amante, e che per questo sia stata indotta al suicidio. Questi tragici avvenimenti dovrebbero essere avvenuti intorno al 1138, quando Matilda d'Inghilterra conquistò il castello e Re Stephen lo pose sotto assedio. Ludlow ha sempre avuto un ruolo chiave per il controllo dei confini Gallesi, e il suo castello quindi godeva di una certa importanza. Le attuali rovine, interamente visitabili, sorgono su di uno sperone roccioso che domina il fiume Teme, e sono formate da una corte esterna rettangolare, risalente alla seconda metà del XII Secolo, e da una corte interna di forma ovale, alla quale si accede attraverso un imponente corpo di guardia, chiamato Great Tower. All'interno si trova anche una cappella di foggia normanna, molto simile nella struttura alla Temple Church di Londra. Tutto quello che oggi resta della cappella è l'ingresso principale e una navata. La fortezza sembra sia infestata, a partire dal XII Secolo, dallo spettro di Marion de la Bruere. La leggenda racconta che Marion avesse un amante segreto di nome Arnold de Lys, che faceva introdurre furtivamente nel castello tramite una corda calata dalla merlatura. Una notte, quando il legittimo signore del castello, Joc de Dinan, era assente, Arnold entrò furtivamente come al solito, ma lasciando la corda a disposizione di un centinaio di soldati a lui fedeli, che penetrarono nella fortezza e la conquistarono. Marion, rendendosi conto di essere stata usata, afferrò la spada di Arnold e si tagliò la gola, prima di gettarsi dalla cima di una delle torri. Il suo spirito infesta ancora oggi la torre, alle volte facendosi vedere mentre precipita nel fiume sottostante, in una rappresentazione della sua morte, altre volte facendo udire il suo grido disperato o aggirandosi in lacrime alla base della torre. Quello di Marion non sembra essere l'unico fantasma del castello. Si dice infatti che nella medesima torre, chiamata Hanging Tower, si oda ale volte, pur essendo completamente soli, un pesante respiro, come una specie di rantolo. Sarebbe la manifestazione dello spirito di uno dei soldati della guarnigione, morto nella torre per motivi ancora da chiarire. Posso testimoniare personalmente a favore di questo fenomeno, avendolo udito personalmente durante una mia visita al castello. Non so se ci fosse in ballo la suggestione, ma devo confessare che è stata un'esperienza davvero inquietante, visto che avevo anche la costante sensazione di essere seguito. Inutile dire che gli unici presenti nella torre eravamo io e un altro attonito visitatore, assieme nella stessa stanza. Sono quindi certo che il rumore non provenisse dal mio improvvisato compagno! Ma i fantasmi di Ludlow non si limitano al solo castello. Poco distante sorge la chiesa normanna di St. Lawrence, costruita in prima istanza attorno all'anno 1100. sembra che questa magnifica chiesa sia frequentata di sovente dallo spettro di un'anziana signora, con capelli grigi ed una lunga veste di foggia antiquata. Il fantasma si vede spesso anche nel cimitero contiguo e nella canonica. Molti dicono che sia più attivo durante le calde serate estive. Nessuno sa chi sia in realtà e perchè non abbia ancora trovato la pace eterna. Basta poi attraversare la strada per ritrovarsi di fronte al Feathers Hotel, anche questo popolato di spettri e fantasmi. L'albergo è un bellissimo edificio del XVII Secolo, con la facciata in legno intagliato, costruito per un avvocato di nome Rees Jones nel 1619 che lo usò come abitazione. Il nome Feathers (piume) deriva dallo stemma sulla facciata, recante appunto delle piume di struzzo. Durante la Guerra Civile fu la base dei Realisti della zona. Quando, nel 1646, Ludlow venne attaccata dalle forze del Parlamento, il castello si arrese dopo una breve trattativa e la città passò di mano. L'allora proprietario, Thomas Jones, figlio di Rees e capitano delle milizie realiste, ormai disoccupato, trasformò i Feathers da residenza in locanda. Nel corso degli anni l'edificio venne ampliato e, nel 1863, divenne un rinomato hotel. Infestato da strane presenze. Nella camera 211, una donna raccontò di essere stata buttata giù dal letto da uno spirito che la tirava per i capelli. Credendo di aver sognato, si rimise a dormire, solo per svegliarsi poco più tardi completamente zuppa d'acqua, come se qualcuno le avesse versato addosso il contenuto di un secchio. Di certo non stava sognando, ma la cosa curiosa era che soltanto lei era bagnata. il letto e il suo compagno, che non aveva accennato a svegliarsi nonostante il trambusto, erano perfettamente asciutti! Nella camera 232, sia ospiti che membri dello staff, giurano di aver visto apparire un uomo in abiti Vittoriani, che camminava per la stanza portando a spasso un cane. Le figure attraversavano l'ambiente per intero, attraversando poi la parete e sparendo nella vicina camera 233! Lasciando il Feathers Hotel e proseguendo per pochi metri verso Nord, arriviamo a Corve Street. Lungo questa strada, nel 1971, un'infermiera di nome Evelyn Sheppard ebbe una curiosa esperienza. Mentre passeggiava una sera, notò un uomo vestito all'antica che si affrettava su per la via. Una volta arrivato all'altezza della St. Leonard's Chapel, l'uomo si fermò e si guardò attorno circospetto. Non ci sarebbe stato nulla di strano in questo, ma la misteriosa figura, come d'incanto, svanì letteralmente nel nulla, dissolvendosi davanti agli occhi dell'incredula Evelyn! 
Questo, e molto altro a proposito, lo potete trovare nel mio ebook LE ISOLE DEL MISTERO, disponibile su Amazon per poco più di un euro. 

lunedì 28 luglio 2014

MOSSIE, IL MOSTRO DEI CINQUE LAGHI DEL MONTE FUJI


In questo periodo mi sto documentando moltissimo sul Giappone Misterioso, per completare il mio prossimo libro, appunto sui misteri e il folklore del Sol Levante. Oltre al materiale strettamente collegato alla futura pubblicazione, sto recuperando tantissime informazioni sulla scena criptoozoologica Nipponica che è molto vivace e varia, nonostante sia poco divulgata in Occidente. Ho già scritto qualcosa in proposito, ma non sapevo che anche una delle icone nazionali Nipponiche, il Monte Fuji, celasse criptidi di tutto rispetto, in grado di sostenere il confronto con i più conosciuti "colleghi" occidentali.
Alle pendici settentrionali della montagna si trovano, disposti ad arco , i "Cinque Laghi del Fuji" (Fujigoko). Formatesi grazie alle antiche colate di lava (il Fuji è in realtà un vulcano) che sbarrarono il corso di fiumi e torrenti, i cinque laghi sono noti con i nomi di Kawaguchi, Motosu, Saiko, il piccolo Shoji e il più esteso, il lago Yamanaka. Il complesso dei Fujigoko è una rinomata meta turistica ma anche, secondo molti, la casa di una misteriosa e bizzarra creatura acquatica.
Per anni, i pittoreschi laghi sono stati lo scenario per gli avvistamenti di un essere (o più di uno) non meglio identificato, che è stato affettuosamente battezzato Mossie ( モッシー in Giapponese), nel tentativo di emulare il celeberrimo Nessie, il Mostro di Loch Ness. Mossie, in molti racconti, viene descritto come un enorme animale acquatico, lungo fino a 30 (!) metri, con un dorso gibboso e ricoperto di squame, simile a quello di un coccodrillo o di un alligatore. Alcune testimonianze parlano anche di una pinna dorsale, non dissimile da quella degli squali, ma la maggior parte dei testimoni racconta soltanto di enormi sagome nere che nuotavano sotto il pelo dell'acqua, senza particolari chiaramente visibili. Inoltre, sembra che Mossie sia molto più attivo al crepuscolo, momento in cui sono stati fatti la stragrande maggioranza degli avvistamenti.
La vicenda del presunto mostro lacustre, cominciò a uscire dai confini locali intorno agli anni '70, quando avvenne una vera e propria valanga di avvistamenti. L'idea che un mostro acquatico si aggirasse alle pendici del monte più famoso del Paese, solleticò non poco l'interesse dell'opinione pubblica e, di riflesso, dei media. La gente cominciò a riversarsi a frotte sulle sponde dei Fujigoko, in cerca non solo della bellezza che la Natura ha donato a quei luoghi, ma anche dell'opportunità di intravedere, almeno una volta, il mosto lacustre.
Al culmine di questa esaltazione, flottiglie di imbarcazioni percorrevano gli specchi d'acqua in lungo e in largo. I pescatori locali decisero di catturare la creatura, di qualunque cosa si fosse trattato. Per molti giorni consecutivi, lunghe e robuste reti furono piazzate nei passaggi chiave dei cinque laghi, nella speranza di riuscire ad intrappolare la bestia. Quando i pescatori ritirarono le reti, rimasero sbalorditi. Di Mossie non vi era traccia ma molte reti, robustissime e realizzate con materiali di ottima qualità, furono recuperate letteralmente dilaniate, come se un gigantesco animale le avesse ridotte a brandelli per liberarsi. Secondo i locali, nessun animale conosciute che abitasse i laghi era in grado di commettere materialmente quello scempio.
Nel frattempo, alcune delle imbarcazioni che battevano la superficie, effettuarono strane letture sugli ecoscandagli. Il comandate di una di queste barche affermò di aver, ripetutamente, agganciato un segnale sonar dalle dimensioni inspiegabili: quasi 25 metri di lunghezza! Altri natanti riferirono di aver registrato il contatto con gruppi di oggetti di grandi dimensioni, che si spostavano assieme, in maniera incompatibile con quella dei normali banchi di pesce.
Un testimone, Ken Yanoguchi, sostenne di aver avuto un incontro estremamente ravvicinato con la creatura, proprio nel 1970. Il signor Yanoguchi era a pesca con una piccola barca, sul lago Saiko, quando la chiglia urtò qualcosa. Subito Yanoguchi pensò si trattasse di un tronco d'albero e si sporse per controllare. Si trovò però di fronte a una grande creatura a lui sconosciuta, che stazionava a pelo d'acqua, facendo emergere la schiena. La parte in superficie venne descritta come di colore nero e di aspetto gommoso. Nell'insieme l'animale sembrava simile a una sorta di gigantesco pesce o a un cetaceo. Ma, come poteva un cetaceo trovarsi nelle acque di uno dei Cinque Laghi del Fuji? Yanoguchi raccontò che, dopo poco, lo strano animale si inabissò lentamente, assolutamente non turbato dalla presenza dell'uomo, sparendo dalla vista.
Gli avvistamenti continuarono anche per tutti gli anni '80 e, nell'ottobre del 1987, venne scattata anche una fotografia. L'autore, tale signor Yoneyama, si trovava assieme ad altre tre persone a scattare foto al lago Saiko (di nuovo) e agli immediati dintorni, quando notò un insolita agitazione al centro dello specchio d'acqua. L'agitazione era dovuta a una figura scura che si stava immergendo, descritta come la parte posteriore di una creatura, dall'aspetto squamoso. La parte che fu brevemente visibile era, secondo i testimoni, lunga dai 3 ai 5 metri. Yoneyama scattò anche una foto che, purtroppo, non fu quasi di nessun aiuto, mostrando solo una grossa figura scura e indistinta. La frequenza degli avvistamenti andò diminuendo nel corso degli anni successivi ma, un gruppo con base nel villaggio di Kamikuishiki, continuò a indagare sul fenomeno Mossie fino al 2005.
Gli avvistamenti di Mossie sono stati registrai in tutti e cinque i laghi del Fuji. La cosa, è facilmente spiegabile in quanto, data la natura vulcanica dei bacini, essi risultano collegati tra loro da canali e passaggi. Quello che invece risulta più difficile spiegare, è la presenza di un animale di tali dimensioni in un complesso lacustre relativamente giovane. I Laghi del Fuji infatti hanno visto la luce soltanto durante l'attività vulcanica avvenuta tra il nono e il decimo secolo! Difficilmente in specchi d'acqua così giovani si può essere evoluta parallelamente una forma di vita di tali dimensioni. Inoltre, la mancanza di sbocchi verso il mare, smentisce l'ipotesi che "qualcosa" possa essere risalito dall'oceano fino ai laghi per poi insediarvisi. Inoltre, molte delle specie di pesci che abitano i cinque laghi sono state introdotte dall'uomo, e quindi molto ben conosciute. Difficilmente Mossie potrebbe essere uno di loro. La teoria più accreditata è che si tratti di qualche esemplare di storione o siluro (pesci che raggiungono tranquillamente dimensioni ragguardevoli) introdotto illegalmente o per errore, a cui la suggestione ha gonfiato le misure in maniera incontrollata.

Quale che sia la vera natura del "Mostro dei Fujigoko", gli avvistamenti continuano sporadicamente. Ci troviamo veramente di fronte a una creatura ancora sconosciuta? I testimoni giurano che è così, che non si tratta di pesci conosciuti, magari di dimensioni abnormi. Pesce gigante o mostro sconosciuto che sia forse, in questo momento, Mossie sta placidamente nuotando in uno dei Cinque Laghi, tagliando con la sua scia l'immagine del Monte Fuji riflessa nell'acqua.  

venerdì 25 luglio 2014

ALIENI "GRIGI" NEGLI STEMMI MEDIOEVALI?

Oggi, cari appassionati del Mistero, voglio proporvi un interessantissimo articolo, scritto da Renato Riberti per la sua pagina Facebook "Le Cronache dell'Inspiegabile" (che vi invito caldamente a seguire, perché tratta argomenti interessanti con una competenza molto rara, ahimè, al giorno d'oggi).
Come dal titolo, cosa sono in realtà le misteriose figure ch compaiono su alcune araldiche medioevali? A voi l'articolo:

"Il libro della conoscenza" o meglio "del conoscimiento" é una fonte risalente al XIV secolo. Esso si presenta sotto forma di un viaggio compiuto da un monaco spagnolo "attraverso tutti i paesi del mondo, anche quelli più lontani e meno accessibili". Si tratta in realtà con ogni probabilità di un viaggio immaginario, ovvero di un'opera redatta a tavolino raccogliendo da fonti cartografiche ed araldiche ormai in gran parte irrintracciabili. Il libro risulta così una raccolta assai nutrita di "stemmi e bandiere" di incerta localizzazione, su cui la ricerca storico-geografica si é interrogata.
Ristampato, tradotto e corredato di commenti, il libro faceva parte alcuni anni fa del programma del corso di Storia della geografia presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli studi di Genova.
Vedremo a breve la sorpresa che ci riservano due dei misteriosi stemmi che compongono la raccolta.

Eccolo, lo vedete qui sotto. Arrivati all'ottantesimo paese descritto (pagina 72 del libro), incontriamo questa figura. La ristampa per ragioni tipografiche ne riporta gli elementi essenziali, la sagoma, come del resto per gli altri stemmi. Sarebbe interessante visionare il codice originario conservato presso la Biblioteca Nacional di Madrid, per vedere se si possono ricavare dettagli in più dalla figura.
L'immagine, "l'idolo", ricorre molto simile anche in un secondo stemma successivo (che posteremo a seguire).
Trascriviamo qui di seguito anche il brano dell'anonimo spagnolo, che introduce lo stemma. La terra in questione, raggiunta dopo un lungo itinere, è chiamata Isola Gropis.
"In questo Regno di Dongola incontrai mercanti cristiani genovesi e mi unii a loro. Seguimmo il cammino per il fiume Nilo Ayusso e viaggiammo per sessanta giorni attraverso il deserto di Egipto finché arrivammo alla città di Alcaara che è la capitale del Regno di Egipto, dove vengono incoronati i Re, come vi ho già detto. Partito da Alcaara mi recai a Damiata dove trovai una nave di cristiani e mi imbarcai. Navigai a lungo in questa nave finché sbarcai nella città di Cepta della quale vi ho già parlato. Partii da Cepta e via terra raggiunsi di nuovo Marruecos, attraversai i Montes Claros e arrivai a Gazula dove mi fermai qualche tempo perché era un luogo piacevole. Alcuni Mori armarono una galeota per andare al Rio del Oro, del quale vi ho già parlato, perché ne traggono grandi guadagni; io mi unii a loro per qualcosa che mi diedero e partii da Gazula su detta galea. Seguimmo sempre la costa del mare di ponente fino a che raggiungemmo il capo No, poi il capo Sant Bin e il capo Buyader, dei quali vi ho già parlato, che è tutta costa disabitata, e arrivammo al Rio del Oro, del quale ho già parlato, che è un ramo del Nillo, il quale nasce dalle alte montagne del Polo Antartico, dove dicono si trovi il Paradiso Terrestre, e attraverso tutta la Nubia e tutta l'Etiopia e quando esce dall'Etiopia si divide in due rami; uno scorre verso l'Egipto fino a Damiata, l'altro braccio maggiore volge verso ponente e si getta nel mare occidentale ed è chiamato Rio del Oro. Partiti dal Rio del Oro, percorremmo una grande distanza sempre lungo la costa, lasciandoci dietro le isole Perdidas e trovammo un'isola molto grande abitata da molta gente, chiamata isola Gropis. E' una terra ricca di ogni bene, ma gli abitadi sono idolatri. Ci portarono davanti al loro Re che si meravigliò molto di noi, della nostra lingua e dei nostri costumi. I mercanti che avevano armato la galea ottennero buoni profitti. Il loro Re aveva come emblema una bandiera bianca con la figura del loro idolo, così."


Ecco l'immagine così come ricorre per la seconda volta nel "Libro del Conoscimiento", fonte del XIV secolo, paragrafo e stemma 82.
Non era forse necessario, ma la raffrontiamo con la tipologia di alieno che abbiamo trovato più simile, dopo una breve ricerca sul web.
La forma può essere quella del "gray" umanoide di tipologia media, con macrocefalia evidente ma non eccessiva, di cui risaltano le analoghe proporzioni testa-busto-arti.
Osservazioni, dubbi? Noi consideriamo la vicinanza di forme molto più evidente di tante interpretazioni che si riversano ad esempio su certe steli egizie. Cosa ne pensate?
Peraltro, un appunto merita il testo dell'anonimo spagnolo che introduce lo stemma. A parte il "Nillo", la decriptazione dei toponimi elencati è un mistero a sua volta: il ricercatore curatore del libro (prof. Corradino Astengo) trova sparute affinità con l'Atlante Catalano (1375) ed identifica a grandi linee la zona descritta come il Golfo di Guinea. Sarebbe uno dei casi (ve ne sono altri?) in cui una figura a carattere alieno viene riferita ad un'area dell'Africa sub-sahariana.

lunedì 7 luglio 2014

L'Orrore di Enfield

Nei primi anni '70, qualcosa di orribile sembrava nascondersi nei pressi della , apparentemente, tranquilla cittadina di Enfield, Illinois. Il 25 aprile 1973, Henry McDaniel fu il primo ad incontrare questo orrore. Intorno alle 21.30 McDaniel e sua moglie erano appena rientrati a casa, dove li aspettavano i due figli, piuttosto spaventati. I bambini raccontarono che un "qualcosa" aveva cercato insistentemente di entrare in casa, graffiando la porta ripetutamente. Poco dopo, anche Henry udì chiaramente quei sinistri rumori e decise di controllare, sicuro di aver a che fare con un cane o un gatto. Quello che che incontrò, però, era di ben altra natura. Henry si trovo di fronte una creatura che descrisse così: "Aveva un corpo tozzo, tre gambe, due corte braccia e occhi rosa, grandi come torce elettriche. Sarà stato alto circa un metro e mezzo, di colore grigio. Stava cercando di entrare in casa mia!". Benché terrorizzato, l'uomo reagì prontamente: sbatté la porta in faccia alla creatura e corse a prendere la sua pistola calibro 22. Quando riaprì la porta, il mostro era ancora visibile. A quel punto Henry sparò quattro volte alla creatura, che fuggì sibilando. McDaniel era sicuro di averlo colpito almeno una volta, ma il mostro riuscì a sparire nella vegetazione, percorrendo circa 15 metri in soli tre salti.
Appena ripresosi, McDaniel chiamò la polizia locale. Gli agenti constatarono che qualcosa doveva davvero essere accaduto, in quanto erano ancora ben visibili i segni, simili a profondi graffi, lasciati sulla porta. In più, nel cortile furono scoperte una serie di impronte simili a quelle di un cane tranne che per un particolare: avevano sei dita al posto di quattro. Due zampe risultarono larghe una decina di centimetri, mentre la terza sembrava più piccola. Gli agenti erano piuttosto scettici riguardo a quanto accaduto a Henry McDaniel anche se, appena mezzora prima, era stato segnalato un altro curioso episodio nei dintorni. Un ragazzino era stato aggredito da una non meglio identificata creatura, che era riuscito a strappargli la maglia con lunghi artigli. Il ragazzino era riuscito a fuggire indenne, e della creatura non vennero trovate altre tracce. La faccenda finì presto nel dimenticatoio. Tuttavia, il 6 maggio, alle 3 del mattino, Henry McDaniel vide di nuovo la creatura. Si era affacciato alla finestra, dopo essere stato svegliato dall'abbaiare dei cani, guardando in direzione della vicina ferrovia. Tra i binari vide ancora una volta il mostro, mentre stava aggirandosi tra i binari. La "cosa" rimase alla vista per qualche minuto, sparendo poi nella notte. Dopo quell'avvistamento, cominciò a spargersi la voce di un presunto "Orrore di Enfield", richiamando nella piccola cittadina numerosi appassionati del Mistero, estremamente entusiasti della cosa, ma molto invadenti. Lo sceriffo, Roy Poshard Jr, non vedeva di buon occhio l'arrivo degli stranieri (sembra la trama di un film!) e intimò a McDaniel di tenere la bocca chiusa a riguardo, per evitare incidenti di sorta. Nei giorni successivi, l'affluenza di ricercatori aumentò. Nel mucchio, oltre a seri studiosi e appassionati, c'era anche qualche gruppo di esaltati dal grilletto facile, cosa assolutamente sgradita ai locali. Lo sceriffo fu costretto ad arrestare quattro persone che si aggiravano nei boschi armati fino ai denti. Due dei fermati, Mike Mogle e Roger Tappy, entrambi di Elwood, Indiana, giurarono di aver visto una specie di "scimmia grigia" che fuggiva nel sottobosco.
Col passare del tempo, visto che dell'Orrore di Enfield sembrava non esservi traccia, la presenza di turisti e appassionati diminuì, riportando la calma nella cittadina. Proprio allora, il mostro tornò a farsi vedere. Una domenica, l'allora direttore di una radio locale, Rick Rainbow, stava gironzolando per la zona in compagnia di tre amici, quando vide una figura anomala, di colore grigio e alta poco più di un metro e mezzo, correre fuori dal bosco nei pressi di una vecchia casa abbandonata (che, per inciso, non era neppure molto distante dalla proprietà dei McDaniel). L'essere si muoveva a velocità innaturale e sparì dalla visuale in brevissimo tempo. Mr Rainbow sostenne di essere però riuscito a registrare, su un nastro portatile, l'inquietante verso della creatura. Nonostante della vicenda si fosse occupato anche il criptozoologo di fama mondiale Loren Coleman (che sostiene di aver udito il verso della creatura), l'"Orrore di Enfield non si fece praticamente più vedere. L'attenzione sulla vicenda, inevitabilmente, scemò fino a scomparire del tutto. Coleman riferì alla stampa:"Sono stato a Enfield, ho intervistato i testimoni, visto i danni che la creatura ha lasciato sulla casa e esplorato i dintorni. Ho sentito un verso agghiacciante provenire dal bosco, simile a quello che potrebbe essere il verso della Banshee. Sono rimasto piuttosto sconcertato da quel verso..."
Tra il 1941 e il 1942, in un piccolo villaggio a meno di 40 miglia da Enfield, Mt.Vernon, ci furono una serie di avvistamenti molto simili. All'epoca si parlava di una belva misteriosa che si aggirava saltellando nella zona e che fu ritenuta responsabile di numerose uccisioni e mutilazioni di bestiame e animali selvatici. I locali descrivevano la creatura come un essere simile a un grosso babbuino grigio, capace però di spiccare balzi anche di 6-10 metri. E' possibile un collegamento con l"Orrore di Enfield"? Probabilmente si, ma di che creatura stiamo parlando esattamente?

Coleman, nel suo libro "Mysterious America", ipotizza che si possa trattare di un canguro, magari fuggito da qualche zoo o circo, o comunque un qualche animale inusuale per il luogo, che suggestione e dicerie popolari hanno trasformato in un mostro. E non sarebbe neppure la prima volta. Alcuni tirano in ballo gli UFO, ma in questo caso specifico non erano presenti luci nel cielo o altre fenomenologie correlate, anche se nella zona ci sono stati anche avvistamenti UFO nel corso degli anni. Altri, preferiscono una spiegazione paranormale, tirando in ballo demoni, spiriti vendicativi o Esseri Fatati (d'altra parte, lo stesso Coleman ha paragonato il verso udito con quello della Banshee). Sicuramente si trattava di un qualcosa di ostile nei nostri confronti, vista l'aggressività dimostrata in più di un'occasione. Il mistero purtroppo rimane, anche perché, come già detto, il mostro ha deciso di non farsi più vedere. Per ora.

lunedì 23 giugno 2014

Sui misteriosi esseri dell'Hokkaido, Parte 2: I Koropokkuru

 L'Hokkaido, la più settentrionale delle grandi isole Giapponesi, possiede un folklore molto vario. Come abbiamo già visto nell'articolo precedente, in quelle zone sarebbero presenti moltissime strane creature. Comprese alcune che hanno molto in comune con il Piccolo Popolo delle tradizioni occidentali.
Secondo gli indigeni Ainu, un'antichissima razza di esseri umanoidi dalle dimensioni ridotte, avrebbero abitato quelle terre molto tempo prima dell'arrivo dei primi esseri umani. Gli Ainu chiamavano queste creature Koropokkuru, scritto anche in altri modi, come Kor-pok-un-kur, Koro-pok-guru e Koro Pokunguru. A volte, si riferivano a questi esseri chiamandoli anche Tsuchigumo. Koropokkuru, tradotto letteralmente, significa “Coloro che vivono sotto le foglie di bardana”, chiaro riferimento alla loro piccola statura. In alcuni racconti un'intera famiglia di Koropokkuru trova rifugio sotto una foglia di bardana, mediamente del diametro di circa 1 metro, anche se le dimensioni di queste creature variano da storia a storia: possono essere alti 60-90 cm o anche soltanto 5 o 6. Oltre alle piccole dimensioni, i Koropokkuru hanno anche un aspetto piuttosto primitivo, con teste grandi, arcate sopracciliari prominenti e corti nasi schiacciati. Molto spesso, i Koropokkuru sono descritti come piccoli umanoidi tarchiati, pelosi e dall'aria animalesca. Nonostante il loro aspetto ferino, queste creature mostrano un discreto livello di civilizzazione, sapendo usare semplici attrezzi di selce, quali coltelli e raschietti. Inoltre sanno lavorare molto bene l'argilla, creando vasellame molto evoluto. Gli Ainu raccontano che queste creature, molto spesso abitavano in capanne costruite in buchi circolari nel terreno, cosa che ha portato a identificarli anche con il nome di “Abitanti delle fosse”. I Koropokkuru sono anche in grado di parlare in maniera molto semplice. Così facendo, in molte storie, questi piccoli esseri hanno comunicato con i nativi. Secondo la tradizione, i Koropokkuru sono creature estremante timide e riservate. Anche se a volte, e sempre con il favore delle tenebre, hanno effettuato commerci di vario tipo con gli Ainu, si tengono sempre a debita distanza dalle faccende umane, venendo così osservati solo di sfuggita.
Gli Ainu e i Koropokkuru hanno convissuto per secoli in pace ma, ad un certo punto vi fu una grande guerra tra le due razze. I piccoli esseri pelosi ebbero la peggio. Il numero di vittime tra i Koropokkuru fu altissimo. Questo, unito al moltiplicarsi delle attività umane sull'isola, portò la loro specie sull'orlo dell'estinzione e, se davvero ancora qualche loro piccola comunità sopravvive, di sicuro lo fa ben nascosta dalla nostra razza.
Esistono prove sulla loro reale esistenza? Molte tracce riconducibili a una razza indigena sicuramente non-Ainu sono state rinvenute in molti punti dell'Hokkaido. Gli archeologi hanno rinvenuto resti di capanne in strutture interrate (i fossi di cui si parla nel folklore?) non riconducibili agli Ainu che, notoriamente, vivevano in capanne di paglia. In questi pozzi sono stati anche rinvenuti utensili di pietra di fattura sconosciuta, sicuramente troppo piccoli per essere usati con successo dalle mani di un uomo di dimensioni normali. Un altro ritrovamento archeologico a sostegno dell'esistenza dei Koropokkuru, fu fatto nel 1877 da Edward S. Morse, uno dei primi a svolgere accurati scavi in territorio Giapponese. In un sito noto come “Tumulo delle Conchiglie di Ōmori”, Morse rinvenne una significativa quantità di vasellame, interessantissima dal punto di vista antropologico perché non in sintonia con quanto conosciuto a proposito della cultura Ainu. Quella del vasaio era una professione sconosciuta agli Ainu, che negavano anche il fatto di averne avuto conoscenze passate. Morse ritenne tutto questo molto strano, arrivando poi a convincersi che il tumulo di Ōmori non fosse un sito Ainu, ma appartenesse a una qualche razza Neolitica a loro precedente. Gli scritti di Morse sul ritrovamento, furono presi molto in considerazione all'epoca. La loro pubblicazione segnò, di fatto, la nascita dell'archeologia e dall'antropologia Giapponese. Tsuboi Shōgorō, uno studente di Morse, membro della Società Antropologica e, più tardi, professore di antropologia presso l'Università Imperiale di Tokyo, esaminò a fondo il vasellame ritrovato e formulò di conseguenza un'ipotesi di collegamento tra quei reperti e il favoleggiato, antico e misterioso popolo dei Koropokkuru. Tsuboi tentò di rimettere insieme i pezzi del puzzle. Oltre al misterioso vasellame, la cui arte era sconosciuta agli indigeni Ainu ma presente nelle storie sui piccoli umanoidi pelosi, i ritrovamenti di abitazioni in fosse e di piccoli attrezzi in pietra lavorata, convinsero lo studioso che era di fronte alle tracce dell'antica e, probabilmente, non umana civiltà dei Koropokkuru. Altri antropologi e studiosi sono arrivati a simili conclusioni, ma tanti erano anche i detrattori di tali teorie. Si è quindi scatenato, a livello accademico, un feroce dibattito sulla reale esistenza di questi esseri. A cosa si è giunti? Purtroppo, come in molti casi del genere, a un vero e proprio nulla di fatto. Ad oggi, l'esistenza dei piccoli e pelosi Koropokkuru non è ancora stata verificata con certezza, e quindi confermata.

Ma chissà, forse, nel profondo delle foreste di Hokkaido...

mercoledì 18 giugno 2014

Sui misteriosi animali dell'Hokkaido, parte 1: Lupi, polpi mostruosi, gamberi giganti e pesci colossali

Nell'estremo e freddo nord del Giappone si trova l'Hokkaido, la seconda isola dell'arcipelago, per estensione, dopo quella principale, l'Honshu. Grazie alle sue foreste primordiali, le maestose montagne e gli altipiani vulcanici, l'Hokkaido è famoso per le sue bellezze naturali ma, anche perché è una terra ricca di misteri. Nell'entroterra, infatti, si nasconderebbero alcune strane creature, la cui esistenza si perde nelle gelide nebbie della storia e del folklore locale.
L'isola, un tempo, era il regno di una varietà di lupo conosciuta come lupo di Ezo (Canis Lupus Hattai). Assieme a quello dell'Honshu, era una delle due sottospecie di lupo presenti in Giappone. Il lupo di Ezo aveva un aspetto molto più simile a quello dei lupi europei, al contrario del suo cugino meridionale, che assomigliava molto di più ad un cane. Il cranio del lupo di Ezo era grande, con lunghi canini ricurvi. Le dimensioni dell'animale erano pressapoco le stesse di quelle di un lupo grigio, con un pelo molto chiaro e, sensibilmente, più grande e feroce del suo parente dell'Honshu. Un tempo, questi animali erano molto comuni, tanto che venivano venerati dagli Ainu, la popolazione indigena locale, assieme agli orsi e ai gufi. Nei miti e nel folklore Ainu, il lupo Ezo era conosciuto con molti nomi: Horkew Kamuy (Dio Ululante), Yukkoiki Kamuy (Il Dio che Caccia il Cervo), Horkew Retara Kamuy (Lupo Bianco Divino) e Horkew Kamuy-dono (Signore degli Dei Lupo). Ancora oggi, molte località hanno nomi Ainu che ricordano queste divinità lupo. I lupi Ezo erano molto apprezzati per le loro straordinarie doti di caccia. Gli Ainu, per secoli, hanno tentato di addomesticarli, riuscendoci in parte. In molti villaggi venivano allevati dei cuccioli di lupo. Raggiunti i due anni, si pensava che fossero sufficientemente abituati alla presenza umana per usarli nelle battute di caccia. Inevitabilmente molti, una volta liberati, sparivano nella foresta e non si facevano più vedere, ma alcuni rimanevano fedeli al padrone. Chi era tanto fortunato da avere un lupo al suo fianco, sfruttava le sue doti innate per catturare i cervi e altre grosse prede. Dopo il crollo del governo feudale, nel 1868, il Giappone guardò ad Occidente per tentare di modernizzarsi più in fretta possibile. Il governo si convinse che lo sfruttamento agricolo e il bestiame erano il modo migliore di impiegare le terre dell'Hokkaido. Inevitabilmente, il sorgere di ranch e coltivazioni, ridusse drasticamente il territorio a disposizione dei lupi, che cominciarono a essere visti come una seria minaccia per gli allevamenti. Sorsero così moltissime mobilitazioni contro questo animale, sia tramite un sistematico uso di bocconi avvelenati, sia tramite un sistema di ricompense a chi portava alle autorità una carcassa di lupo. Attaccata così duramente, la popolazione dei lupi di Ezo subì un vero e proprio tracollo. Nel 1889, a soli 20 anni dall'inizio della riconversione dell'Hokkaido, il lupo di Ezo era già considerato estinto. Il Popolo Ainu, però, sostiene che il lupo dell'Hokkaido sia sopravvissuto ben oltre quella data. Ancora oggi, sembra che questo animale sia stato avvistato, da escursionisti e cacciatori, nelle fitte foreste dell'interno. Alcuni allevatori hanno trovato capi di bestiame uccisi da un qualche animale selvatico. Sembra inoltre che, nelle zone meno frequentate, si possano scorgere anche strane impronte e traccie di escrementi di lupo. Forse, qualche esemplare ancora si nasconde nel profondo dei boschi inviolati?
Ben più strano del lupo di Ezo, è un grande mostro marino che gli Ainu chiamano Akkorokamui e che, sempre secondo i loro racconti, si nasconderebbe nella baia di Uchiura (conosciuta anche con il nome di Volcano Bay), nel sud ovest dell'isola di Hokkaido. L'Akkorokamui avrebbe l'aspetto simile a quello di un polpo o di un calamaro, ma di proporzioni colossali. Pare infatti che possa raggiungere la straordinaria lunghezza di 110 metri! La creatura sarebbe di un accesso colore rosso, spesso paragonato ai carboni ardenti o al riflesso del sole sull'acqua. Per via delle sue immense dimensioni e del colore acceso, l'Akkorokamui è visibile da grandi distanze. Gli Ainu hanno sempre temuto questo gigantesco mostro, molto aggressivo nei confronti delle imbarcazioni tanto che, i pescatori della zona, erano soliti uscire in mare muniti di grosse falci, al fine di proteggersi in caso di attacco da parte del Akkorokamui. In aggiunta ai racconti degli indigeni, anche un europeo sostenne di aver assistito ad una apparizione del Akkorokamui. Si tratta dell'Inglese John Batchelor, missionario del 19° secolo che trascorse molti anni tra gli Ainu.
"Al mattino, tutto il villaggio si ritrovò immerso nella foschia. Tre uomini erano usciti in mare per catturare un pesce spada quando, all'improvviso, un enorme mostro emerse di fronte alla loro barca e li aggredì. Ne seguì una lotta disperata. Il mostro era di forma rotonda, e secerneva un liquido scuro dall'odore terribile. I tre uomini fuggirono, non tanto per paura ma per l'odore nauseabondo. Di qualunque cosa si fosse trattato, i tre raggiunsero la riva sconvolti. Il mattino seguente si rifiutarono di alzarsi da letto, dove giacevano pallidi e tremanti..."
Un altro racconto diretto ci arriva dal 19° secolo, questa volta ad opera di un pescatore Giapponese:
"... E ho visto, davanti a me, appena sotto le onde, un'enorme massa rossa e ondulata. Pensai subito che i miei occhi mi stessero ingannando, che fosse soltanto il riflesso del sole sull'acqua ma, quando mi avvicinai, mi trovai di fronte a un'enorme creatura, lunga almeno 80 metri e con tentacoli spessi come il petto di un uomo! La bestia mi fissò con un occhio enorme, prima di inabissarsi e sparire..."
Molti testimoni affermano di aver visto creature del genere. Gli avvistamenti sono sporadicamente continuati fino ai nostri giorni. Alcune ipotesi parlano di una specie di polpi giganti abitanti la baia. Certo, forse non delle dimensioni descritte, ricordiamo sempre che la suggestione (e il passaparola) amplifica le misure, ma comunque di grandezza ragguardevole. Queste teorie sono piuttosto plausibili, alla luce del fatto che la più grande specie di polpo conosciuta, il polpo gigante del Pacifico (Enteroctopus Dofleini), vive in tutta la fascia costiera settentrionale del Pacifico (appunto), Giappone compreso. Questo molluschi hanno un'apertura dei tentacoli dai 3 ai 5 metri, e possono arrivare a pesare anche 50kg. Alcune notizie, non confermate, parlano di esemplari anche ragguardevolmente più grossi. Quindi, forse, l'Akkokamui potrebbe essere uno di questi polpi, magari qualche esemplare super sized?
Dopo i polpi, passiamo ai gamberi. Da anni, in Hokkaido, arrivano racconti incredibili, che parlano di giganteschi gamberi d'acqua dolce, localizzati soprattutto nel lago Mashu. Il Mashu, conosciuto dal popolo Ainu come "Kamuy-Tou", ovvero "lago degli Dei", è uno specchio d'acqua nel nord est Hokkaido. Il lago è di origine vulcanica, essendosi formato col riempimento di una caldera, circa 11000 anni fa. Circondato da alte e ripide scogliere, il Mashu si trova a 315 metri sul livello del mare, è profondo 212 metri al massimo e ha una circonferenza di circa 20km. Una delle sue particolarità è quella di possedere le acque più limpide del mondo. Inoltre, per quasi tutti i mesi estivi, la superficie del lago Mashu è avvolta in una sinistra nebbiolina. Il lago non è molto frequentato, per via delle difficoltà ad accedere alle sue rive, protette dalle alte scogliere. A partire dal 1970, nelle sue acque sono state avvistati esseri piuttosto strani. In molti parlano di gamberi di spropositate dimensioni, di gran lunga più grandi di ogni altro gambero conosciuto in Giappone. Nel 1978 e nel 1985, dei pescatori di frodo, sostennero di aver catturato gamberi enormi, uno dei quali lungo 60cm! In totale, sarebbero stati 3 gli esemplari giganteschi pescati, ma la notizia non può essere confermata, data la natura illegale delle catture. Un altro resoconto ci arriva dall'autore di uno studio sui gamberi lacustri del Mashu, che sostiene di averne catturato un esemplare maschio, con il carapace lungo ben 47 cm. Ricordiamo che si tratta solo della lunghezza del carapace, quella totale dell'esemplare doveva essere per forza maggiore. Ci sono state poi altre segnalazioni sparse, localizzate in più punti del lago. Una di queste, è stata riportata da un pescatore, che sosteneva di aver osservato, attraverso le acque limpidissime, strisciare sul fondo sabbioso un esemplare lungo circa 90 cm. Un altro pescatore, alla fine del 1990, raccontò di aver pescato un gambero delle dimensioni di un astice. L'unica specie di gambero, almeno ufficialmente, presente nel lago è il Pacifastacus leniusculus, originario del Nord America, che fu introdotto negli anni '30 come potenziale fonte di cibo. Originario dell'Oregon e del bacino del fiume Columbia, questo gambero raggiunge normalmente la lunghezza di 15 cm, con un carapace lungo in media dai 3 ai 6 cm, misure molto distanti, quindi, da quelle dei misteriosi esemplari pescati nel lago Mashu. Dato che si tratta di uno specchio d'acqua nato dal riempimento di una caldera vulcanica, il Mashu non aveva in origine, forme di vita indigene. Nessun fiume, o corso d'acqua significativo, è collegato ad esso. In pratica è un habitat quasi completamente isolato. Sia pesci che crostacei sono stati introdotti dall'uomo, il che rende ancora più inspiegabile la presenza di una, ipotetica, specie di gamberi giganti.
Il lago Mashu, nonostante il suo isolamento, sarebbe però la casa di un'altra strana creatura, conosciuta dagli Ainu da tempo immemore. Un misterioso animale, simile ad un gigantesco pesce o a un cetaceo, chiamato Amemasu sembra si nasconda nelle gelide acque, in attesa di balzare fuori per catturare i cervi che si stanno abbeverando, ma anche qualche incauto umano. Stando a quanto racconta il folklore, Amemasu è anche solito attaccare e rovesciare le barche, causare piccoli terremoti e altri disastri. Un tempo, le madri Ainu usavano questo mostro come spauracchio per i figli, ammonendoli dal giocare da soli sulle rive del lago.


giovedì 5 giugno 2014

Bakekujira, la Balena Fantasma

L'articolo che vi sto per proporre, è un breve estratto del mio prossimo saggio (attualmente in lavorazione), questa volta riguardante i miti ed il folklore Giapponese, con un occhio particolare, ca va sans dire, ai vari mostri che lo popolano, gli Yokai. Così, tanto per prendere un po' di confidenza!
Se parliamo della "Grande Balena Bianca", la maggior parte di noi pensa immediatamente a Moby Dick. Questa volta però, la nostra Balena Bianca non è chiamata così per il colore della sua pelle, ma per quello delle sue ossa!! Le ossa sono quelle della Bakekujira, una strana entità, che si presenta come qualcosa di simile ad un gigantesco scheletro di balena, che appare e scompare, in circostanze misteriose, lungo le coste del Giappone. Se si tratti di un mostro, di un fantasma o di una Divinità, è difficile a dirsi.
Il nome Bakekujira (化 鯨 ), ha la stessa struttura di molti altri, usati per gli animali magici del folklore giapponese. Per la maggior parte delle creature "bake" (Bakeneko, Bakenezumi, etc), proprio questo termine, bake (, letteralmente "cambiamento") sta a significare una capacità di trasformazione, il dono di poter cambiare forma. In Bakekujira, bake, unito a kujira ( balena), non si riferisce al potere della trasformazione. In questo caso, la traduzione più appropriata è "Balena Fantasma", decisamente più calzante alla figura di questo misterioso essere. Molte sono le storie che riguardano la Bakekujira, andiamo a scoprirne qualcuna, nel tentativo di delinearne, al meglio la figura.

In una notte di pioggia, una gigantesca figura bianca apparve al largo dell'isola di Okino, nella prefettura di Shimane. I pescatori del villaggio, rimasero a guardarla avvicinarsi sempre di più, fino a quando, qualcuno, decise di mettere in mare una barca, per vedere meglio di cosa si trattasse. Dalla dimensione, i locali sospettavano potesse trattarsi di un qualche tipo di balena, ma nessuno ne aveva mai visto uno simile prima di allora. Mentre remavano verso la misteriosa figura, i pescatori videro le acque ribollire di una spropositata quantità di pesci, alcuni dei quali erano per loro, nonostante l'esperienza, completamente sconosciute. Uno dei pescatori, lanciò in suo affilato arpione verso l'immensa figura bianca che, nonostante fosse molto vicina, risultava ancora indistinta per via della pioggia battente. L'arpione oltrepassò la figura, come se non avesse colpito nulla, anche se il ramponiere era abilissimo e sicuro di non aver sbagliato il colpo. Avvicinandosi ancora, l'equipaggio della barca si rese conto di cosa aveva davanti. Il mostro, era lo scheletro di una gigantesca balena dotata di fanoni, senza un grammo di carne o un centimetro di pelle addosso ma, in tutta apparenza, vivo e vegeto! I pescatori erano, a dir poco, terrorizzati. Si resero conto che, sopra allo spaventoso scheletro, si libravano anche uccelli mai visti prima. In lontananza, inoltre, scorsero anche la sagoma di un'isola, in un punto dove sarebbe dovuto esserci soltanto mare aperto! I poveretti erano convinti di essere preda di qualche demone, che li avesse trascinati in una dimensione infernale. Improvvisamente, l'enorme Bakekujira si inabissò, scomparendo assieme alle altre strane visioni. Al villaggio, i locali formularono alcune ipotesi a riguardo di quanto avevano visto. Qualcuno pensò di aver affrontato lo spirito di una balena da loro uccisa qualche tempo prima, mentre altri credevano di aver avuto a che fare con qualche Divinità marina. Certo è, però che la Bakekujira non si fece mai più rivedere su quelle coste.
Spero che questo estratto sia stato di vostro interesse. L'Ebook, salvo malefiche intrusioni, dovrebbe essere pronto questa estate. A presto dunque!!!