lunedì 26 agosto 2013

L'UFO di Rendlesham e la storia del codice binario

Tra tutti i casi ufologici della storia quello che ha per protagonista la Foresta di Rendlesham (Suffolk, Inghilterra Sud-orientale, tra la base della RAF di Woodbridge e quella di Bentwaters) è probabilmente uno dei più interessanti e clamorosi, sia da un punto di vista della dinamica dell'accaduto che della attendibilità dei testimoni: tutti aviatori ed ufficiali che scrissero un dettagliato rapporto.
Cosa accadde in breve nella notte del 26 dicembre 1980? Un oggetto non identificato che sembrava dirigersi verso la vicina foresta di Rendlesham venne individuato dai radar della base di Bentwaters.
Tre militari, tra cui il sergente Jim Penniston e l'aviatore John Burroughs si inoltrarono nella foresta aspettandosi di trovare un velivolo abbattuto. Giunti nella radura tutto si illuminò di una luce bianca accecante. Penniston disse che scorse un veicolo triangolare nero attraversato da luci di colore blu, arancione e giallo. Il sergente, avvicinandosi all'oggetto stesso tese la mano, ne percepì il calore e toccò dei simboli. La sua mente venne bombardata da una sequenza di numeri 0 e 1. Il giorno successivo Penniston appuntò sul suo taccuino alcuni geroglifici, uno schizzo dell'oggetto e quella serie di numeri, riempiendo molte pagine di quello che si scoprì, solo in seguito, essere un messaggio nascosto all'interno di un codice binario. Alla fine dell'esperienza i loro orologi erano indietro di 40 minuti e il contatto radio era saltato. Dopo pochi minuti dall'avvistamento l'oggetto si alzò in volo ed esplose in tanti altri piccoli oggetti luminosi.
Il vice comandante della base, il Colonnello Charles Halt, fece rapporto al Ministero della Difesa: "The objects to the north remained in the sky for an hour or more. The object to the south was visible for two or three hours and beamed down a stream of light from time to time. Numerous individuals, including the undersigned, witnessed the activities...".
Molte persone videro l'UFO anche nelle due notti successive, tra cui proprio Halt.lo stesso colonnello notò come i livelli di radioattività negli alberi erano parecchio superiori alla media, le fronde fossero piegate e le cortecce danneggiate. Proprio quando erano intenti a registrare i dati sul territorio, di nuovo un oggetto luminoso si ripropose, si avvicinò ed esplose in cinque luci più piccole.
Solo nel 1983 la storia venne a galla e divenne un caso mediatico. La versione ufficiale della base fu che i militari scambiarono l'UFO per il fascio luminoso di un vicino faro.
Nike Pope, Ministro della difesa britannico dal 1985 al 2006, conferma oggi il cover up militare di allora e spiega come effettivamente alcuni agenti della sicurezza videro alcune luci strane nella foresta e il personale militare ebbe il compito di investigare. Tuttavia gli aviatori furono costretti a tralasciare molti dettagli dell'accaduto.
Nel dicembre del 2010, trentesimo anniversario del loro avvistamento, i due ex aviatori sentirono il bisogno di visitare nuovamente Rendlesham.
Due mesi prima un programmatore decodificò le prime cinque pagine del codice binario di Penniston. All'interno di quegli zero e 1 trovò il seguente messaggio:
Exploration of Humanity
52° 09' 42.532'' N
13° 13' 12.69 W
CONTINUOUS
FOR PLANETARY ADVANCE
(Le coordinate appartengono ad un luogo nella costa occidentale dell'Irlanda).
Le altre 17 pagine del codice ad oggi non sono state ancora rese pubbliche.
Grazie a questa nuova, straordinaria evidenza, gli avvistamenti di Rendlesham possono essere classificati nella scala di Hynek tra il I tipo (percezione visiva della presenza di un oggetto), del II tipo (fenomeni fisici risultanti la presenza dell'oggetto) e del V tipo (comunicazione telepatica con l'oggetto stesso).
Di recente, nel sito dell'avvistamento, la Commissione forestale ha istituito un itinerario ad hoc di quasitre miglia che si snoda fra simbologie, riproduzioni in scala delvelivolo avvistato dai testimoni e registrazioni audio originali deiprotagonisti di quella che è stata ormai ribattezzata la "RoswellBritannica".

AUTORE: DAVID MAZZERELLI

venerdì 23 agosto 2013

Mostro Marino spiaggiato in Spagna?

E' di questi ultimi giorni  il 16 agosto per la precisione) la notizia del cadavere di una misteriosa creatura rinvenuto sulla spiaggia di Villaricos, Spagna. Il corpo, con le appendici simili a corna, la forma allungata e scivolosa e il colorito biancastro, sembra uscito da un libro di mitologia. Mitico si, ma altrettanto reale, visto che ci troviamo davanti ad una carcassa di quasi 4 metri, in avanzato stato di decomposizione.
I tessuti del corpo sono attualmente sotto esame in alcuni laboratori spagnoli, visto che è quasi impossibile risalire a che creatura fosse in vita. Quelle che potrebbero apparire come "corna", sono viste da qualcuno come costole... Potrebbe certamente essere, ma il loro posizionamento risulterebbe alquanto anomalo. Forse l'animale da vivo aveva dimensioni maggiori e, quindi, ci troviamo di fronte solo ad un troncone?
Un Regaleco
Molti sostengono che si tratti dei resti di un Regaleco, il cosiddetto "Re delle Aringhe", un pesce che vive nei mari temperati e tropicali e che può raggiungere gli 11 metri di lunghezza senza problemi, anche se solitamente non supera i 3 metri. Non sarebbe la prima volta che la carcassa decomposta di un normale abitante degli oceani  viene scambiata per un ipotetico "mostro marino". Uno degli esempi più eclatanti è quello della creatura ripescata da una rete a strascico giapponese nel 1977 al largo della Nuova Zelanda. La strana forma della carcassa faceva pensare ad una sorta di "plesiosauro", traendo in inganno per molto tempo gli studiosi, fino a che non venne appurato che si trattava del cadavere di uno squalo elefante, la cui decomposizione aveva dato una forma particolare.
Dunque la carcassa spagnola appartiene ad uno sconosciuto abitante degli abissi o si tratta ancora una volta di suggestione mista a casualità? Solo le analisi di laboratorio potranno dare una risposta, sempre che il caso non venga "dimenticato", come spesso accade in questi casi...
Il "Plesiosauro" Giapponese. Nuova Zelanda 1977

mercoledì 21 agosto 2013

Le Isole del Mistero

Dopo tanto tempo, finalmente il mio primo ebook è pronto per la distribuzione!

LE ISOLE DEL MISTERO
Di Marco Valle
Disponibile su Kindle Store
123 pagine circa, 1.03 euro

Sinossi:

Una piccola guida introduttiva al folklore, le leggende e i luoghi misteriosi di Regno Unito e Irlanda. Appunti di viaggio utili a chi volesse mettersi sulle tracce di Fate, Folletti, Fantasmi e strane creature, tra i prati e le foreste dell'Arcipelago Britannico.  


Se non disponete di un lettore Kindle potete scaricare gratuitamente le app per i vostri supporti:




sabato 3 agosto 2013

Ningen, misteriosi criptidi artici. Realtà o mito di Internet?

Le vaste, profonde e misteriose distese oceaniche sono piene di stranezze e di enigmatiche creature che mai hanno visto la luce del sole. Conosciamo veramente poco di quello che le profondità dei nostri mari possono nasconderci e, è un fatto, esistono molte specie, anche di grandi dimensioni, di cui non abbiamo informazioni sufficenti per poterle classificare con certezza. La creatura chiamata Ningen, è decisamente una di esse.
Il "Ningen", termine che tradotto letteralmente dal giapponese significa "Umano", sarebbe una colossale creatura marina avvistata da alcuni pescatori nel Pacifico all'alba degli anni '90. I testimoni rimasero sbalorditi dall'eccezionale grandezza di questo mostro, di colore bianco latteo, e dalla sua strana forma. Le descrizioni parlano infatti di una creatura di colossali dimensioni, tra i 18 e i 30 metri di lunghezza, simile ad una balena, con la pelle liscia e candida e con delle estremità, quali torso, testa e arti vagamente umanoidi. Sembra infatti che il Ningen non possieda una coda come quella delle sirene o dei cetacei, ma due estremità posteriori simili a "gambe" e qualcosa molto rassomigliante ad una mano con cinque dita al termine delle grandi "braccia".
Avvistamenti riportanti creature enormi, bianche e umanoidi sono registrati anche nell'Oceano Atlantico. In molti hanno anche descritto la testa di questi mostri come priva di vere e proprie caratteristiche facciali, fatto salvo per due occhi scuri e una bocca simile ad una fessura. Sembra che il Ningen sia una creatura che predilige le gelide acque antartiche, e che si faccia vivo soprattutto di notte. Una cosa molto strana è che questi avvistamenti hanno avuto inizio solo alla fine del XX° Secolo. Quei mari sono stati battuti dai navigatori per secoli, ma non un solo avvistamento è stato riportato in tempi antichi. Fatto curioso, visto che stiamo parlando di creature potenzialmente gigantesche.
I primi rapporti di avvistamneti sono, apparentemente, andati persi, ma molte testimonianze sono successivamente apparse su un popolare forum giapponese. I post a riguardo erano inviati da un utente che dichiarava di aver lavorato su di una baleniera (chiamata dai giapponesi "nave da ricerca"). Durante una battuta avrebbero visto emergere dalle profondità una di queste creature. Nel post, l'utente avrebbe raccontato di essersi recato, assieme a moltri altri colleghi, in un punto da dove osservare con chiarezza quello che, in un primo momento, avevano scambiato per un "sommergibile straniero". Mentre la baleniera si avvicinava, l'equipaggio si rendeva conto di non trovarsi davanti ad un vascello costruito dall'uomo, ma ad un essere vivente e respirante, seppur enorme e dalla forma bizzarra. Gli uomini osservavarono con soggezione questa anomalia biologica, fino a quando, dopo qualche minuto, essa si immerse e scomparì. Sembra che alcuni membri dell'equipaggio abbiano scattato anche delle fotografie alla creatura, ma che queste furono fatte spariere dal governo, che finanziava la spedizione di "ricerca". Ovviamente, da quando queste notizie cominciarono a trapelare sulla Rete, attorno alla vicenda si costruì una vera e propria leggenda metropolitana, ricca di particolari ma senza fonti precise. 
Nel 2007, la rivista giapponese "Mu", che si occupa di paranormale e misteri, pubblicò un lungo dossier sulla vicenda, correlato anche da alcune, sedicenti, foto della creatura. Nell'articolo, l'autore suggerì che i Ningen non fossero bestie che vivevano esclusivamente nei mari Artici, in quanto esisterebbe un immagine di uno di essi su Google Maps, scattata al largo delle coste della Namibia. Dopo l'uscita dell'articolo, la Rete fu letteralmente sommersa da un fiume di avvistamenti, fotografie e testimonianze varie sull'argomento. Purtroppo, come spesso accade in questi casi, il materiale non era facilmente verificabile, e quindi non poteva fornire una prova certa dell'esistenza dei Ningen. L'argomento fu anche trattato, a vario titolo, da alcuni siti complottisti, che sostenevano l'idea di un'insabbiamento della vicenda da parte del governo Giapponese, non si capisce bene il perchè, visto che questa eventuale nuova specie non sembrava avere rilevanza politica o sociale.
Escludiamo i deliri complottisti e, per un attimo, ammettiamo che qualcosa di vero ci sia in questa vicenda. Di cosa si tratterebbe in realtà?
Una delle teorie più plausibili, riguarderebbe una specie ancora non classificata, di mante o razze giganti artiche. Questi animali possono raggiungere dimensioni davvero considerevoli e hanno ottime qualità mimetiche. Una specie evoluta per vivere tra i ghiacci potrebbe tranquillamente essere di colore bianco e, proprio grazie al suo cammuffamento naturale, potrebbe essere passata inosservata per secoli. Le razze, se vengono osservate da sotto, possono sembrare vagamenti simili ad un volto umano, osservando la bocca e le narici dell'animale al posto degli occhi. Forse ci troviamo davanti ad una specie sconosciuta di cetaceo, o di pinnipede (come le foche), magari di grosse dimensioni ma gigantesche. Non dimentichiamo che la suggestione e il passa parola in Rete tendono ad ingigantire le cose, anche in totale buona fede. Teorie più fantasiose tirano in ballo creature aliene o veri e propri UFO ma, personalmente, non le prenderei molto in considerazione. Forse, molto banalmente, i marinai si sono trovati di fronte ad un semplice iceberg di forma bizzarra, e la suggestione ha fatto il resto. O forse, qualcosa di grosso ancora da scoprire ci aspetta nelle profondità...