martedì 18 giugno 2013

Il misterioso Lindorm

Il folklore scandinavo è davvero ricchissimo di creature incredibili, volendo dare uno sguardo alle mappe e alle opere di Olaus Magnus, un erudito vescovo svedese del 16° Secolo, si potrebbe pensare che la Scandinavia si letteralmente infestata da mostri di ogni tipo. La sua opera più conosciuta, "Historia de Gentibus Septentrionalibus" (Storia dei Popoli del Nord), stampata a Roma nel 1555, contiene dettagliate ma fantasiose descrizioni della fauna svedese. Il lettore incontra anche vivide descrizioni di Nani del sottosuolo, serpenti marini che divorano le navi ed esseri Fatati, simili ai Satiri del Mediterraneo, che danzano nei boschi. Magnus scrisse anche di navigazione e, osservando le mappe del suo "Carta Marina", sembra che le acque scandinave brulichino letterlamente di mostri marini terrificanti.
Questi mostri dall'aspetto simile a quello di un coccodrillo, male si adattano al clima Svedese, decisamente non ideale per un rettile mostruoso. Una cosa è immaginare una di queste creature in mezzo alle paludi del Bacino del Congo, ma raffigurarli in agguato in una scura pineta o nelle gelide acque del Baltico sembra davvero fuori luogo. Eppure è proprio in quei boschi che nacquero i racconti sui Draghi e sulla loro Specie. Per chi abitava un tempo ai margini delle foreste, quello era un mondo di meraviglie e orrori, pieno di creature magiche, da combattere con mezzi magici. Il Drago Scandinavo, anche se rettile in apparenza, ha un'origine soprannaturale, non naturale. Una leggenda narra, per fare un esempio, di un vecchio avaro che avrebbe nascosto la sua fortuna per non lasciarla ai parenti. Alla sua morte l'anima abbandonò il corpo, prendendo la forma di un mostro simile ad un enorme serpente e rimanendo a guardia del tesoro. Il Drago, di tanto in tanto, avrebbe lasciato il nascondiglio, librandosi in cielo in forma di oggetto allungato circondato da fiamme. Potrebbe far venire alla mente il racconto di un antico avvistamento UFO! Stando alla storia, nessun eroe o cavaliere venne chiamato per uccidere la Bestia, ma venne interpellato un sacerdote, per esorcizzare il mostro con la preghiera. Creature del genere non dovevano avere quindi una nicchia ecologica coerente, e anche grandi rettili potevano infestare le gelate solitudini Svedesi. Ovviamente, come spesso accade in criptozoologia, alcune di queste creature potrebbero aver avuto anche un'origine molto più terrena, dovuta a ritrovamenti fortuiti di fossili presistorici o a qualche pesce lacustre insolitamente grande. Alcuni casi però sono davvero interessanti, non riuscendo a stabilire un netto confine tra leggenda e possibile realtà.
Il Lindorm, o Serpente dei Tigli, è un misterioso rettile che si nasconderebbe nel Sud della Svezia, in particolar modo nella regione di Småland. Deve il suo nome alla presunta abitudine di deporre le sue uova sotto la corteccia dei tigli. I racconti riguardanti il Lindorm sono molto simili a quelli di chi ha incontrato un grosso serpente nella giungla. Qualcuno che si aggira nel bosco inciampa sul grosso serpente immobile al suolo scambiandolo per un tronco. Qualche volta avviene un violento scontro con la bestia, che viene però quasi sempre messa in fuga. Tutto qui, nessuna morale nella storia, nessuna allegoria o simbolismo. Solo il racconto di un avvenimento possibile, per quanto insolito. Il Lindorm non può volare o sputare fuoco. Non ha nessun potere magico, è solo un grosso serpente, dotato tuttavia di un potente veleno e un curioso metodo di locomozione, di cui parleremo tra poco. Le storie sul Lindorm risalgono a molto tempo fa, all'Età Vichinga. La storia Ragnar Lodbrok, vissuto intorno al 9° Secolo, narra di un Lindworm tenuto come animale da compagnia dalla bella Tora, finchè non crebbe tanto da avvolgere la casa della donna e tutte le sue guardie. Molti uomini tentarono di scacciare la bestia, ma tutti vennero uccisi dal suo veleno. Ragnar, venuto a sapere del problema prepara un nuovo tipo di armatura per lo scontro, immergendo delle pelli di orso nel catrame e cucendole poi assieme e coprendosi con queste. A quel punto lascai la Danimarca alla volta della Svezia e, una volta arrivato, uccide il Lindorm impalando la sua testa su di una lancia. Durante l'agonia, il mostro vomita tutto il suo veleno, ma l'armatura resiste e Ragnar spezza infine la lancia, lasciando la punta nel corpo dell'animale. Finito lo scontro Ragnar se ne va, non prima però di aver composto una canzone alla bellezza di Tora. Naturalmente questo rende la donna molto curiosa di fare la conoscenza del suo salvatore, e raduna quindi tutti i guerrieri della regione per una prova che sa molto di Cenerentola. Cercava di rintracciare Ragnar con la punta di lancia conficcata nel mostro, confrontandola con le aste spezzate dai guerrieri. Alla fine ritrova il suo eroe e se ne innamora, presentandolo subito a suo padre, il Thane di Geatland. Purtroppo la favola non ha un lieto fine, con Tora che muore di malattia anni dopo e Ragnar che perisce, ironia della sorte, in una fossa piena di serpenti.
Uno dei più autorevoli autori sul folklore svedese era Gunnar Olof Hyltén-Cavallius (1818-1889). Dopo aver ottenuto fama e fortuna come diplomatico, si mise a raccogliere vecchi racconti e tradizioni popolari, usando la sua tenuta di Sunnanvik, nello Småland, come base delle operazioni. In larga misura, la provincia dello Småland è occupata da un oceano di ombrosi boschi di abete rosso e verde e'ultima Era Glaciale ha lasciato il terreno disseminato di rocce e caverne. Il paesaggio stesso evoca strane suggestioni. In questa regione Hyltén-Cavallius si imbattè spesso in racconti riguardanti il Lindworm, incontrando anche sedicenti testimoni oculari. A poco a poco lo studioso si convinse che il mostro si differenziava molto dalle numerose bestie del folklore. Dietro agli avvistamenti del Lindorm doveva nascondersi un animale reale, in carne ed ossa.
Nel 1884 Hyltén pubblicò il libro "Om Draken Eller Lindormen" (Sul Drago o Lindorm), con il quale sperava di convincere l'Accademia Reale Svedese delle Scienze di Stoccolma dell'esistenza della creatura e di indire un premio in denaro a chi avesse catturato un esemplare, vivo o morto. I dotti dell'Accademia non degnarono di attenzione il folklorista, che promise lui stesso una ricompensa e diffuse un volantino informativo che descriveva l'aspetto della bestia, le sue abitudini conosciute e il modo migliore per catturarlo.
Nessun Lindorm venne consegnato, ne vivo ne morto, ma lo studioso potè raccogliere una grande quantità di testimonianze dirette di persone che giuravano, a vario titolo, di aver incontrato il mostro. Molte di queste testimonianze finirono nella seconda edizione del "Om Draken Eller Lindormen", uscita nel 1886. il Lindorm era stato avvistato in tutto lo Småland, perlopiù nei pressi di laghi o stagni. La lunghezza della bestia, stando ai rapporti, variava dai 2,5 ai 5 metri. Le caratteristiche dell'animale erano più o meno uguali in tutte le testimonianze, come ad esempio quella di un tale Johan Sedig, che disse di aver osservato il Lindworm su di una piccola isola del lago di Laen. Il Lindorm era lungo circa 4 metri e veniva così descritto dal testimone: "Gli occhi erano lucidi, come quelli di un aspide, grandi quanto una noce. Lo sguardo era acuto e terribile. Molti sanno della nostro incontro e ho sentito che ne vivono parecchi in quella zona, alcuni affermano di averne visto degli esemplari con una scura criniera sul collo, di dimensioni enormi!".
In molti racconti il Lindorm si presentava estremanente aggressivo. Si racconta che nel 1844 una squadra di carpentieri, al lavoro sull'isola Sirk, nel lago Åsnen, venne attaccata da uno di questi mostri e messa in fuga. Il giorno successivo, gli operai tornarono armati sul luogo dell'attacco, ma non riuscirono a trovare l'animale che li aveva assaliti. Ma la testimonianza più dettagliata fu riportata da un certo Petter Johansson: "Quando lo notai era immobile, a circa sei metri dalla riva. Era avvolto su se stesso, con la testa adagiata in cima alle spire. Il corpo era nero, spesso come la coscia di un uomo. Doveva essere lungo all'incirca 4 metri e mezzo. La testa era di colore grigiastro, lunga una ventina di centimetri, con grandi occhi sporgenti, simili a quelli di una mucca. Il muso assomigliava a quello di un luccio, con delle pieghe di pelle sui lati. La bocca stretta con grandi file di denti e una lingua forcuta rossa grande come un mignolo. Ma la cosa più strana erano le folte setole nere appena dietro la testa".
L'estrema coerenza dei dettagli in quasi tutti i racconti rafforzarono l'idea di Hyltén-Cavallius che il Lindorm era un animale in carne ed ossa, di una specie non ancora classificata. Da alcuni racconti emerse anche una curiosa abitiudine di questa miosteriosa creatura: per inseguire la preda più velocemente, il Lindorm avrebbe preso in bocca la sua stessa coda, lasciandosi poi rotolare come una sorta di ruota. E' curioso notare che questo comportamento è attribuito anche al "serpente cerchione", animale che popola il folklore delle comunità di taglialegna nordamericani.
Alcune teorie sostengono che il Lindorm non sia altro che una grossa anguilla. Il fatto che si incontri spesso nei pressi dell'acqua, unito all'abitudine delle anguille di strisciare per brevi tratti all'asciutto in caso di necessità potrebbero essere delle ottime prove, ma il veleno e la criniera fan
no anche pensare ad altro. La criniera potrebbe essere spiegata con la presenza di branchie. Alcuni anfibi hanno infatti delle grandi branchie frastagliate esterne al corpo. Forse una grossa specie con caratteristiche similari potrebbe abitare gli stagni scandinavi durante la bella stagione? O si tratta davvero di un rettile mostruoso? Per ora il mistero rimane...


martedì 11 giugno 2013

Terrore all'aria aperta: Bestie misteriose e inquietanti presenze nei boschi

Soprattutto con l'arrivo della bella stagione, molte persone considerano i boschi come luoghi tranquilli, dove poter godere delle meraviglie di Madre Natura e allontanarsi dallo stress di questa nostra vita moderna. Altri però, ritengono che che i boschi siano ambienti ostili, frequentati da pericolosi animali selvatici e pieni di pericoli in agguato in ogni cespuglio. Quale che sia la vostra opinione a riguardo, esistono occasioni in cui anche i più radicali escursionisti e amanti delle attività all'aria aperta, dovrebbero aver timore, se non vera e propria paura, di quello che potrebbe nascondersi nel folto di una foresta. In svariati altri articoli abbiamo già parlato di oscure presenze che infestano le aree selvagge, come il Woodwose, o il famigerato Diavolo del Jersey. Questa volta voglio proporvi alcune inquietanti storie reperite in Rete. Se siano vere o soltanto delle dicerie starà a Voi deciderlo, come molte altre notizie reperibili su Internet. Aggiungo i link dei siti di origine, che sono però tutti in lingua Inglese.
Come è noto ai numerosi appassionati dell'argomento, moltissimi avvistamenti e testimonianze suggeriscono la presenza del famigerato Big Foot, o di altre misteriose creature di rilevanti dimensioni, nelle aree boschive del Nord America. Su SurvivalistBoard.com, un forum statunitense di vita all'aria aperta, un cacciatore descrive la sua esperienza con una bestia sconosciuta nelle profondità di una palude. L'escursione iniziò come tante altre volte ma, anche se il cacciatore dichiarava di sentirsi a suo agio nelle zono più scure e nascoste delle aree paludose, questa volta qualcosa non andava come al solito. Racconta infatti che non riusciva a togliersi di dosso la spiacevole sensazione di essere osservato e, con il passare del tempo, avvertiva anche un crescente senso di terrore. Mentre riposava sotto un albero, il cacciatore udì qualcosa di grosso muoversi attraverso la palude, in direzione di un vicino boschetto. Subito pensò che fosse causato da un gruppo di maiali selvatici, ma si rese conto in seguito che il rumore era da attribuire ad un solo grosso animale. "Qualunque cosa fosse, non aveva fretta e si teneva fuori vista", scrive. "Avevo esplorato bene la zona e sapevo che nel punto in cui la creatura si trovava, l'acqua era molto profonda, tanto che li non si poteva guadare. Potevo sentire chiaramente lo sciabordio che emetteva camminando, un passo dopo l'altro, in maniera molto tranquilla. Non sembrava minaccioso, e non avevo intenzione di sparargli ma, quando fu più vicino imbracciai il fucile, per precauzione". Il cacciatore, rimase nel suo nascondiglio, e non riuscì a vedere la bestia, che nel frattempo aveva raggiunto il boschetto e non si faceva più sentire. Alcuni giorni dopo, il cacciatore, tornò nello stesso luogo per recuperare la borsa che aveva dimenticato allontanandosi piuttosto in fretta. Sull'albero sotto il quale riposava vennero rinvenuti profondi segni di grossi artigli, mentre della borsa non vi era più traccia. Questo racconto è solo una delle innumerevoli testimoniante che descrivono grosse creature nei boschi, creature di dimensioni tali da superare orsi, puma o qualsiasi altro comune animale di quelle zone. Molti altri post su SurvivalistBoard.com parlano di grandi impronte, occhi ardenti a diversi metri da terra e robusti rami che paiono spezzati da un carico eccezionalmente pesante. Uno o più di questi escursionisti si è forse imbattuto davvero in qualche grosso animale ancora a noi sconosciuto?

Non solo bestie sconosciute sono apparentemente in agguato nei boschi. Su U.K.'s Anglers Forum, un pescatore descrive una agghiacciante esperienza vissuta in un bosco Francese. "Nel tardo pomeriggio, avvertivo la sensazione di essere osservato da qualcosa nascosto nel bosco sull'altra sponda del lago" scrive. "Ogni giorno, alla stessa ora, la sensazione si ripresentava, ma ogni volta sembrava che lo sguardo provenisse sempre da più vicino". Il pescatore si accampò nei pressi di un vecchio castello, crivellato dai colpi sparati nella Seconda Guerra Mondiale. Quando la mattina si svegliò, ebbe lo shock peggiore della sua vita. Deciso a farsi un the, tentò di ravvivare il fuoco. Non appena la fiamma si riprese, il malcapitato intravide la faccia di un soldato con elmetto tedesco che scrutava il bivacco nell'oscurità per poi sparire! Il pescatore scoprì in seguito che la zona fu teatro di aspri scontri tra Tedeschi e Americani durante l'ultima guerra, e che proprio intorno al lago venne sepolta una intera pattuglia tedesca annientata da un'imboscata alleata.
Un Marine di stanza nelle Filippine ebbe un'esperienza terrificante, questa volta nella giungla. Era di pattuglia con la sua unità, dopo che erano arrivate segnalazioni di strani movimenti nella boscaglia. Dopo tre giorni, scorsero in lontananza una strana figura. Mentre si avvicinavano, si resero conto che la figura non stava camminando, ma fluttuando! E non era neppure la cosa peggiore. "Era vestita come una persona normale, ma non aveva volto!" scrive qui il soldato, "Era come se il viso fosse stato cancellato. La pelle era molto pallida, come se non avesse sangue. Sembrava avere anche dei fori di proiettile nel petto. Ad un certo punto si fermò. Lo guardai attraverso il mirino del mio fucile, e provai il più grande spavento della mia vita osservando così distintamente quella faccia vuota!".
Webcam e fototrappole, posizionate su alberi e sentieri in questi ultimi, hanno anni scattato anche spaventose foto in cui compaiono misteriose figure, che potrebbero essere qualsiasi cosa, anche alieni o Creature del folklore, come le Fate o gli spettri. Ovviamente, alcune di queste immagini sono opera di burloni o truffatori, ma per altre la spiegazione non è affatto così semplice.

In tutto il mondo, i boschi e le foreste sono davvero la casa di bestie sconosciute, entità soprannaturali e spiriti dell'Oltretomba? Forse. Le storie di cacciatori, campeggiatori ed escursionisti sembrano indicare che la fuori, qualcosa potrebbe esserci davvero.

lunedì 3 giugno 2013

Esseri Fatati e Alieni: i Grigi

Le figure che ornano i libri per bambini e le splendide illustrazioni del 19° Secolo, mostrano le Fate come piccole, eleganti e splendenti creaturine, spesso con un rassicurante sorriso sul volto. Vengono sovente, anche oggi, rappresentate come bellissime ragazze con ali di farfalla o simpatici e dispettosi folletti con le orecchie a punta. Queste raffigurazioni, che con le antiche credenze a riguardo centrano poco o nulla, tralasciano completamente un fondamentale aspetto del Piccolo Popolo: la capacità di infondere terror panico, timore reverenziale e di lasciare alcuni degli sventurati da Loro rapiti talmente scossi da non riuscire a riprendersi mai più completamente, scivolando nella follia. Il poeta Irlandese William Allingham sintetizza perfettamente questo concetto in pochi versi:

Up the airy mountains
Down the rushy Glen,
We dare not go a-hunting
For fear of little men...

In altre parole, incontrare il Popolo Fatato era quasi sempre spiacevole, pericoloso ed estremamente poco saggio. Tutti aggettivi che possono essere tranquillamente attribuiti alla descrizione di un moderno Incontro ravvicinato (soprattutto di terzo e quarto tipo) con i cosiddetti "Grigi". Anche nell'aspetto di queste creature si possono trovare numerosi punti di contatto. Ad esempio le dimensioni, sia i Fatati che i Grigi sono rappresentati come esseri più piccoli di un uomo medio o come più alti e di corporatura piuttosto esile. Anche i tratti somatici dei loro volti hanno molti elementi simili, come grandi occhi, spesso scuri e mandorla, con il potere di ipnotizzare e la pelle molto chiara. Molti, sia tra i Grigi che tra il Piccolo Popolo, sembrano essere in grado di volare, di passare attraverso oggetti solidi, di entrare nei sogni delle persone e di comparire all'improvviso, spesso ai piedi del letto di qualche malcapitato.
Come i Grigi, anche le Fate si sono spesso interessate a persone giovani e interessanti, molto spesso arrivando a rapirle. Se i rapiti (o, come vengono chiamati nella moderna ufologia, addotti) hanno la fortuna di tornare, risultano sempre profondamente cambiati, non necessariamente in meglio. Alcuni ricevono una sorta di "dono", come la chiaroveggenza o qualche potere curativo, ma i più sviluppano terrore paranoico e altre forme di pazzia. I rapimenti hanno anche in comune la distorsione del tempo. In entrambi i casi pochi minuti possono essere percepiti come interi giorni o vice-versa.

Le molte similitudini vengono a galla anche dai racconti di chi è stato "prelevato" contro la propria volontà. In molti casi, le vittime di un rapimento da parte dei Grigi, riportano che gli alieni emanavano uno strano e intenso odore, molto simile a quello della cannella. Per contro, i racconti folklorici sulle Fate, spesso descrivono il forte odore speziato che si avvertirebbe nei luoghi da esse frequentati.
Possiamo quindi dedurre una comune origine tra queste credenze? Avevamo già parlato della differenza culturale che porta a diverse interpretazioni e, considerando anche queste inquietanti similitudini, sono sempre più convinto della validità di questa teoria.
Per saperne di più su quanto pubblicato in precedenza: