mercoledì 23 gennaio 2013

Esseri Fatati e Alieni: I Tuatha Dé Danann

Pietra incisa a Boa Island, Co. Fermanagh.
Per alcuni potrebbe rappresentare un alieno "Grigio"

Qualche tempo fa avevo scritto un articolo sulle similitudini tra il fenomeno UFO – Alieni e il folklore riguardante il Piccolo Popolo e gli Esseri Fatati, non cercando di dare un'interpretazione ufologica ad antiche credenze (cosa che sembra molto in voga di questi tempi), ma facendo esattamente il contrario, ovvero cercando di dimostrare che questi fenomeni potevano essere solo la rielaborazione in chiave moderna di misteriosi accadimenti che da sempre hanno incuriosito, e spesso intimorito, l'Uomo. Continuando in questa direzione possiamo ampliare il discorso, facendo dei confronti tra folklore e ufologia, parlando dei Tuatha Dé Danann, i mitici colonizzatori dell'Irlanda.
Il nome Tuatha Dé Danann, tradotto significa "Gente (popolo) della Dea Danu". Danu era la mitologica Madre di tutti gli Dei.
Dopo la venuta dei Milesi, i progenitori degli attuali Irlandesi, i Tuatha Dé Danann si ritirarono nell'Otherworld, l'Altromondo, come era conosciuta la loro residenza in Irlanda ( anche se ci sono anche varianti Scozzesi, Inglesi e Gallesi di questo luogo). L'Otherworld presenta, molte peculiari caratteristiche che potrebbero ricondurlo al fenomeno UFO, ad esempio:

"Era nascosto agli occhi dei mortali da una potente magia"

Molte persone che dichiarano di aver fotografato un UFO, sostengono che questo non fosse presente al momento dello scatto, ma è stato notato in seguito, riguardando la fotografia.

"Il tempo non scorre normalmente nell'Otherworld. Quello che li sembra un solo anno, può corrispondere a secoli nel mondo reale. Chi vi abita sembra rimanere sempre giovane."

Secondo l'interpretazione ufologica questo potrebbe avvenire dal fatto di viaggiare prossimi alla velocità della luce. Inoltre molti addotti riferiscono di essere stati trattenuti per molto tempo, mentre in realtà non sono trascorsi che pochi minuti. Vice versa, altri sostengono che quello che per loro sembrava un istante, in realtà corrispondeva ad un considerevole numero di ore.

"L'Otherworld appare agli occhi mortali durante la notte, scomparendo poi al giungere della mattina"

La maggior parte degli avvistamenti UFO non avviene forse di notte?
Certamente strani fenomeni, come quelli descritti, sopra accadono da sempre. Il fatto di interpretarli come una discesa in una dimensione Fatata o l'imbarco su una nave spaziale dipende dalla cultura e dal tempo in cui si vive.
Torniamo ora ai Tuatha Dé Danann, alcune antiche leggende riportano che loro:

"...Arrivarono in Irlanda a bordo di navi volanti, che però non potevano prendere terra perchè i Fomori avevano innalzato una barriera magica invalicabile. Così loro dovettero girare attorno all'isola per nove volte, prima di trovare una breccia nella barriera e finalmente posarsi a Sliabh an Iarainn ( Montagne di Ferro) nella Contea di Leintrim".

Ancora, Charles Squire, autore di "Celtic Myths and Legends", afferma: "...quello che molto probabilmente è il primo resoconto sui Tuatha Dè Danann, afferma che Essi giunsero in Irlanda dal Cielo. Versioni successive, tuttavia, danno loro dimora sulla Terra, alcune sostenendo che provenivano dal Nord, altre da isole a Sud...".
Tutte le versioni però, concordavano sul fatto che i Dé Danann sbarcarono da una densa nube, senza incontrare opposizione e senza che i loro avversari se ne accorgessero. Qui è molto facile vedere astronavi, tecnologie avanzate, e addirittura i tentativi di altre creature progredite per impedire lo sbarco dei rivali!
Come ho già detto nel precedente articolo, personalmente sono piuttosto scettico sulla possibilità che il fenomeno UFO sia di origine extraterrestre, e penso che sia una interpretazione moderna di quei fenomeni che un tempo venivano attribuiti al Piccolo Popolo. Però, le storie sui Tuatha Dé Danann, riferite al periodo della loro colonizzazione dell'Irlanda e alla guerra coi Fomori, si discostano dalla pura tradizione popolare e entrano nella mitologia pura, dove spesso si trovano passaggi che possono essere facilmente interpretati come descrizione fantasiose di eventi, i cui protagonisti possiedono e utilizzano una sorta di tecnologia avanzata.
Il folklore Irlandese dice che gli Esseri Fatati, gli Aes Sidhe, siano i Dé Dannan sopravvissuti alla guerra coi Milesi di Mil Espáine, andati a vivere sotto i tumuli per non essere sterminati... io in questo non vedo molto una potente ed avanzata razza aliena, che aveva già trionfato su altri esseri progrediti, sconfitta e portata sull'orlo dell'estinzione da comuni esseri umani dell'età del bronzo! Piuttosto vedo il declino di una razza di antichi abitatori della Terra, soppiantati dai nuovi e feroci arrivati. Esseri legati molto più della nostra razza alla Natura, magari non umani ma forse vicini a noi, che hanno continuato a vivere parallelamente alla nostra civiltà dopo il declino. Esseri con caratteristiche molto particolari, finora inspiegabili che potrebbero aver dato vita al Piccolo Popolo, e che potrebbero oggi, nell'era dei viaggi spaziali, venir percepiti come provenienti da un altro mondo. Ma che forse sono stati generati sulla Terra molto prima degli Homo Sapiens...

domenica 6 gennaio 2013

Il Woodwose, un Bigfoot Europeo?


Uno degli abitanti più oscuri e misteriosi del Regno delle Fate è sicuramente il Woodwose o "uomo selvaggio dei boschi". La cultura Celtica settentrionale e quella Germanica sono costellate di riferimenti artistici a questa strana creatura. Il Woodwose differisce da altri esseri appartenenti al Piccolo Popolo, per quel poco che ci è dato sapere dai racconti folklorici, perchè è un'entità strettamente fisica, contrariamente ad altre specie di fate che sono spesso rappresentate in maniera più eterea e spettrali (non tutte comunque, meglio precisarlo). In effetti, annoverare il Woodwose tra gli Esseri Fatati veri e propri è più che altro una "convenzione", nata da una umanissima smania di classificare ogni cosa. Alcuni sostengono addirittura che questa figura derivi da una errata interpretazione antica di semplici scimmie, finite chissà come nel Nord Europa.
Anche il nome stesso, Woodwose, è piuttosto ambiguo. La prima parte deriva dal termine wudu - bosco o foresta – mentre la seconda è meno facile da definire. Si pensa che possa derivare dal sostantivo Sassone wāsa, "essere", una variante di wosan, "essere vivente". La forma in Old English, sebbene non accreditata ufficialmente, potrebbe essere stata wudu-wāsa o wude-wāsa. Una più letterale traduzione di questo nome potrebbe dunque essere "Colui che vive nella foresta", appellativo piuttosto vago per indicare uno spirito dei boschi. Questo nome potrebbe essere infatti tranquillamente utilizzato per indicare anche i capi di bande di briganti, eremiti e chiunque si sia ritirato a vivere lontano dai centri abitati. Non è quindi un nome che indica in maniera chiara un essere soprannaturale.
Una descrizione interessante del Woodwose si trova nello Speculum Regale, opera scritta in Norvegia intorno al 1250 che ne parla così:

Accadde una volta in quel Paese (e questo sembra davvero strano), che una creatura viva fu catturata nella foresta, e nessuno potè dire sicuramente se si fosse trattato di un uomo o di qualche altro animale, perché non profferiva parola e non si era sicuri che capisse il linguaggio umano. Aveva tuttavia forma umana in ogni dettaglio, sia per quanto riguarda le mani e il viso, sia per i piedi, ma tutto il corpo è ricoperto di peli come lo sono le bestie, e giù per la schiena aveva una lunga criniera ruvida come quella di un cavallo, che pendeva poi da entrambi i lati e toccava terra, quando la creatura si alzò per camminare.

Questa testimonianza è molto particolare, perchè di certo non descrive l'incontro con un essere puramente soprannaturale. Il Woodwose era quindi una creatura tangibile, fisica, animale. Gli uomini sono stati in grado di catturarlo, come si può fare con un cervo o un cinghiale, cosa che, stando al folklore, è ben difficile da portare a termine quando la preda è un Fatato. Non vi fu traccia di magia o delle straordinarie capacità di inganno e di cambiare forma proprie del Piccolo Popolo. C'era solo una creatura vivente, molto probabilmente terrorizzata, che poteva suscitare forse pena per la sua condizione, di sicuro non il rispettoso timore che sucitano gli Esseri Fatati. I Fatati inoltre, hanno una struttura sociale complessa, con loro leggi e loro governanti, sanno parlare e sanno usare e creare strumenti, cosa che il misterioso prigioniero non era in grado di fare. La creatura tardizionale che più avrebbe potuto avvicinarsi alla descrizione fatta del Woodwose è forse quella di un nano. I nani sono presenti nel folklore scandinavo, ma totalmente assenti, perlomeno con quella denominazione, in quello celto-britannico. Sono però presenti casi di uomini che, per i più disparati motivi, lasciano la civiltà per vivere selvaggi nei boschi e nelle solitudini.
Goffredo di Monmouth, nella sua Vita Merlini, racconta di come il mago Myrddin Wyllt (poi anglicizzato come Merlin), dopo aver assistito nel 573 dC alla carneficina della battaglia di Arderydd fuggì dal campo e:

...una strana follia si risvegliò in lui. Strisciò via e fuggì nel bosco, non volendo vedere più nessuno sulla sua strada. Andò nel bosco, felice di essersi nascosto sotto gli alberi di frassino. Guardò le creature selvaggie al pascolo nelle radure. A volte avrebbe voluto seguirli, altre volte li lasciò passare oltre. Fece uso delle radici delle piante e delle erbe, della frutta dagli alberi e delle more dei cespugli. Divenne l'Uomo dei Boschi, completamente devoto ai Boschi. Così, per una intera estate è rimasto nascosto nei boschi, scoperto da nessuno, dimentico di se stesso, in agguato come una creatura selvaggia.

Si potrebbe quindi trattare di uomini rinselvatichiti? E se invece si trattasse qualcosa simile al fenomeno del Bigfoot americano? Certo, le descrizioni non sono le stesse, ma nulla ci vieta di supporre che si possa trattare di una diversa variante della creatura o di una specie a parte! Magari questa razza di ominidi selvaggi è viveva nelle foreste del Nord Europa fino all'arrivo dell'uomo, sopravvivendo poi, ridotti nel numero, nei boschi più fitti e selvaggi fino al Medioevo. Forse le leggende sul Woodwose si rifanni ad antichi ricordi popolari, e magari anche a qualche fortuito avvistamento di uno di questi superstiti. Se questa teoria si rivelasse corretta, dubito fortemente che al giorno d'oggi potremmo sperare di vedere una di queste creature ancora in vita. Penso proprio che, se mai fossero esistite, le avremmo portate all'estinzione ormai molti secoli fa.