martedì 18 dicembre 2012

Viaggio nel Folklore Spettrale Ligure, dal mare all'Oltregiogo. Parte seconda - La Valle Stura

Campo Ligure 

Proseguiamo il nostro viaggio nel folklore spettrale della Liguria abbandonando l'Acquasanta e le sue fonti sacre e proseguendo a nord, verso il passo del Turchino, valicando gli Appennini e ridiscendendo nella Valle Stura, raggiungendo poco più in basso l'abitato di Masone.
Qui un'antica storia parla di alcune streghe adoratrici del Demonio, che nelle notti dei sabba avrebbero rapito i bambini non ancora battezzati per offrirli in sacrificio al loro Oscuro Signore. Nelle culle degli sventurati le streghe avrebbero lasciato, come sostituti, degli gnomi orribili e deformi. Questa storia ha molti punti in comune con le vicende collegate ai Changelings del folklore anglo celtico. Anche alcuni racconti di Changelings i bambini rapiti venivano offersti al Diavolo, ma in quei casi i responsabili dei rapimenti facevano parte del Piccolo Popolo. Non di rado però la figura di alcuni esseri fatati coincide con quella delle streghe, quindi a mio avviso una sorta di connessione tra queste leggende è più che probabile.
Lasciandoci alle spalle Masone e continuando verso nord, giungiamo in breve tempo a Campo Ligure, suggestivo borgo dominato dalla torre del Castello degli Spinola.
Campo Ligure è famoso in tutto il mondo per la lavorazione della filigrana, tradizione artigianale praticata dai tempi antichi. Sembra che questo tipo di arte fosse stata insegnata agli uomini del paese da alcuni benevoli folletti che abitano i boschi delle vallate circostanti. Questi esserini sarebbero in grado di realizzare, con le loro dita piccole e velocissime, capolavori in filigrana che neppure il più abile artigiano potrebbe lontanamente eguagliare.
Nei boschi intorno al paese però, non ci sarebbero solo presenze amichevoli. Sembra che da qualche parte in località Capanne di Marcarolo, esista un lastrone di pietra dalla singolare forma. Presso questo monolite le streghe si sarebbero date convegno per adorare il Maligno, sacrificando giovinetti e neonati come le loro colleghe masonesi. Molto probabilmente siamo di fronte a due varianti della stessa storia, dfferenziata anche dalla storica rivalità tra i due paesi.
Sempre a Campo Ligure, chi fosse così coraggioso da visitare nottetempo il vecchio cimitero, potrebbe incontrare un'altra strega, o forse il suo fantasma. Pare infatti che la sinistra figura di una donna decapitata si aggiri ancora oggi tra le tombe.
Continuiamo il nostro viaggio, spostandoci verso Rossiglione. Sulla strada che unisce i due comuni sembra aggirarsi, di notte, un carro spettrale. Chi ha avuto il coraggio di accettare un passaggio da questo carro fantasma ha raccontato di essere stato portato in giro per le vallate in una sorta di folle tour, durato anche per sei ore, prima che il cocchiere finalmente fermasse il tiro e lasciasse scendere l'incauto passeggero. Il malcapitato a quel punto si rendeva però conto che, per quanto fosse durato il suo spaventoso viaggio, non erano passati in realtà che pochi minuti.
Viaggiando per la Valle Stura all'imbrunire, potremmo anche imbatterci in una fiera dall'aria ottocentesca. Chi ha partecipato a questa festa, racconta che si è divertito per tutta la notte come mai in vita sua. Alle prime luci però, la fiera fantasma scompare improvvisamente!
In un antico mulino abbandonato di Rossiglione, sembra che nelle notti senza luna appaia lo spettro di un monaco orripilante, che in vita aveva avuto traffici con il Diavolo, dannandosi irrimediabilmente l'anima.
Il nostro viaggio termina dopo qualche curva, lasciando la Liguria per entrare in Piemonte, verso altri paesi ricchi di misteri e folklore.
In questi articoli abbiamo visto quante strane, e a volte sinistre, leggende si possono incontrare in una piccola porzione di Liguria. Ma il folklore di questa regione è ancora più vasto e variegato, come il suo territorio. E' decisamente sbagliato pensare alla Liguria solo per le Riviere...

mercoledì 28 novembre 2012

Viaggio nel Folklore Spettrale Ligure, dal mare all'Oltregiogo. Parte prima - Acquasanta


Probabilmente molti conoscono la Liguria per via delle sue coste, per i borghi mozzafiato delle Cinque Terre, per le località turistiche delle Riviere di Ponente e Levante, per il suo capoluogo, Genova con l'Acquario e il Porto Antico.
Ma la Liguria costiera è solo uno piccolissima parte del territorio. La stragrande maggioranza della Regione Liguria è formata da un entroterra montuoso, con aspre vette che superano spesso i mille metri e svariati ambienti e ecosistemi. L'entroterra ligure sono stato fortunatamente risparmiato dalla cementificazione selvaggia e grandi boschi di faggi, castagni e querce coprono ben il 70% del territorio regionale.
La Liguria non è quindi solo una regione con tradizioni marinare. La cultura contadina è infatti ben radicata e ricca di un affascinante folklore, a tratti un po' sinistro. In questa serie di articoli vorrei accompagnarvi alla scoperta di storie strane e quasi dimenticate, in un ipotetico viaggio nell'entroterra della Liguria Centrale, dal mare al Basso Piemonte, partendo da Voltri, punto piu settentrionale del mar Tirreno, fino ad arrivare a Rossiglione, proprio appena prima del confine piemontese.
La cappella sul torrente dell'Acquasanta
Partendo dalla costa nei pressi di Voltri, di cui abbiamo già parlato a riguardo della Ca de Anime, cominciamo a risalire nell'entroterra seguendo il corso del torrente Leira, facendo una deviazione dopo pochi km per raggiungere il borgo dell'Acquasanta. Questo abitato immerso nel verde, sorge attorno al santuario mariano omonimo. Il nome Acquasanta deriva dalla presenza in zona di sorgenti termali e solforose, che hanno fatto considerare la zona sacra fin da tempi remotissimi. Sembra infatti che nel punto dove ora sorge la cappelletta del santuario, in epoca precristiana ci fosse un piccolo tempio dedicato al culto di uno spirito fluviale, una fata o una ninfa di nome Eja. Una curiosa leggenda narra che il luogo fosse stato scelto per erigervi la cappella, perchè una notte gli abitanti del posto avrebbero visto una inquetante luminescenza provenire proprio dallo scoglio in mezzo al torrente. Questo sarebbe accaduto in un anno imprecisato, comunque antecedente al 1400, quando un luogo di preghiera cristiano venne effettivamente edificato. Stando ad alcune versioni del racconto, i paesani avrebbero scoperto che l'origine della luminescenza era una statua della Madonna, capitata chissà come sullo scoglio. Altre versioni, molto meno mistiche, sostengono che la statua della Vergine venne portata dall'Oriente in seguito, da alcuni valligiani che andarono per mare. Ma allora cosa venne trovato all'origine dello spettrale bagliore? Semmai davvero in quel luogo venne rinvenuta una statuetta, questa quasi certamente raffigurava Eja, il cui culto era stato praticato nella zona per secoli. Evidentemente questa leggenda nasce dalla fusione di antiche consuetudini pagane mai del tutto abbandonate e isterie cattoliche. Sempre ammesso che vi sia un fondo di verità.
Un'altra leggenda locale parla di una spettrale figura feminile, forse il fantasma di una strega, che si aggira nel greto del torrente durante le notti senza luna. L'entità sarebbe in cerca di rospi e altri ingredienti per poter realizzare i suoi filtri. Una volta che ha trovato quello che cercava, la sinistra figura si dirige velocemente verso un albero biforcuto nelle vicinanze, fondendosi con il suo tronco e scomparendo.
Infine, ricordiamo l'inquetante presenza che si manifesterebbe nella Ca' du Diau (Casa del Diavolo), palazzina ora sede delle locali terme. Negli anni '80 sarebbe stato avvistato in questi paraggi la figura di un prete, alto circa due metri. Di per se non ci sarebbe stato nulla di strano, vista la vicinanza con il santuario, ma ad un più attento sguardo ci si sarebbe resi conto che quelli che spuntavano dalla tonaco erano piedi caprini, con peli e zoccoli! Della cosa si occuparono anche i quotidiani locali, ma dopo qualche tempo le apparizioni cessarono. Non definitivamente però, dato che pare che il misterioso prete diabolico si rifaccia vivo, di tanto in tanto.

mercoledì 14 novembre 2012

La Huldra


Nel folklore scandinavo la Huldra è una specie di spirito femminile delle foreste, molto simile ad alcune figure del Piccolo Popolo Celto/Anglosassone. Il nome Huldra deriva dalla parola scandinava che significa "coperto", "nascosto", e in certe zone della Norvegia viene anche chiamata Skogsrå o Skogsfru/Skovfrue, termini che possono essere tradotti come "Signora (o Guardiana) della Foresta".
La Huldra solitamente appare come una bellissima fanciulla,spesso completamente nuda, con lunghi capelli fluenti, che la aiutano a coprire le sue parti non umane, ovvero la schiena simile alla corteccia di un vecchio tronco e la coda animale, il più delle volte quella di una mucca, ma in alcune varianti svedesi anche quella di volpe. In Norvegia la Huldra ha anche una controparte maschile, conosciuta come Huldrekarl, con cui condivide aspetto e poteri.
Queste creature hanno spesso interazioni molto strette con gli esseri umani. Si dice che le Huldra siano solite attrarre gli uomini dei villaggi nel loro rifugio in mezzo alla foresta per accoppiarsi ripetutamente con loro. Se lo sventurato non fosse in grado di soddisfare sessualmente la sua partner fatata, quest'ultima finirebbe con l'ucciderlo, ma se riuscisse nell'ardua impresa allora la Huldra gli donerebbe parte del suo potere. Però, anche in questo caso, non sempre le cose si concludono felicemente per il malcapitato. Alcune volte, la Huldra soddisfatta può costringere il proprio focoso partner a sposarla! I casi di matrimoni con queste entità non sono rari nella tradizione popolare, e non sempre sono forzati. Alcune volte l'apparente bellezza di questi spiriti della Foresta è tale che qualche giovanotto si innamori davvero di una di loro e la porti all'altare. Una volta sposata con rito cristiano, la Huldra perderà la sua coda animale e diverrà bruttissima. Ma ormai il matrimonio è fatto, e guai a tradirla! La sua forza è immensa e la sua collera terribile!
Come ho già accennato, queste creature hanno moltissimi tratti in comune con il Piccolo Popolo. Ad esempio anche loro hanno l'abitudine di rapire dalle culle i neonati umani per sostituirli con i loro piccoli deformi. Questa specie di changelings scandinavi è conosciuta come Huldrebarn, e spesso sono il frutto dei selvaggi accoppiamenti della madre con giovani umani. Alle volte, qualcuno che era sopravvissuto a quella pericolosa esperienza, poteva ritrovare il suo leggittimo figlio scambiato proprio con il suo stesso "fratellastro" mezzosangue, concepito nella foresta con la Huldra.
Un'altra caratteristica che queste creature condividono con il Piccolo Popolo è una leggenda cristiana sulla loro origine. Anche in questo caso sembra che lo Huldrefolk ( termine che indica l'intera popolazione di questi esseri) discenda dai figli di Eva non mostrati al cospetto di Dio perchè sporchi, e da lui (sempre benevolo) maledetti e costretti a nascondersi per sempre.
Tolta la distorsione cristiana, le Huldre derivano sicuramente da un qualche tipo di entità primordiale, probabilmente legata alla fertilità. Le sue caratteristiche bovine danno sostegno a questa ipotesi, in quanto la figura della vacca era simbolo di fertilità e prosperità in moltissime culture antiche.
I molti punti di contatto con entità presenti in diverse tradizioni, portano anche a pensare ad una comune origine. Figure simili alla Huldra scandinava sono presenti anche nel folklore tedesco (Frau Holda) e probabilmente sono state originate da una stessa comune figura di entità femmile, poi adattatatasi ai vari contesti culturali e religiosi. In fondo, qualcosa di vero nelle leggende c'è sempre...

giovedì 25 ottobre 2012

Gruppo Facebook

Ho appena creato un gruppo su Facebook. Misteri, Folklore e Criptozoologia. Con questo gruppo spero di poter scambiare opinioni e materiale sugli argomenti normalmente trattati sul blog. Quindi che aspettate? Iscrivetevi! Più siamo e meglio è!

venerdì 19 ottobre 2012

Lo strano caso delle Teste di Hexham


Le cosiddette "Teste di Hexham" sono due oggetti alquanto misteriosi, forse molto antichi, rinvenuti nel 1972 a Hexham appunto, cittadina a circa 30 km da Newcastle-upon-Tyne, nel Northumberland, da due fratelli, Colin e Leslie Robson, scavando per gioco nel giardino di casa.
Le teste sono due oggetti di pietra intagliata, grandi all'incirca come un'arancia. Una delle due venne chiamata "ragazzo", in quanto aveva dei lineamenti marcatamente maschili, molto pesante e di colore verde-grigio con venature di quarzo scintillante. L'altra fu denominata "ragazza" perchè sembrava assomigliare molto ad una strega, con un naso pronunciato, inquetanti occhi sporgenti e i capelli tirati all'indietro, raccolti in una sorta di crocchia. Sulle incisioni raffiguranti i capelli, vi erano tracce di una colorazione gialla e rossa.
I fratelli Robson, contenti del loro ritrovamento, portarono gli oggetti dentro casa. Da quel momento, nella loro abitazione incominciarono ad accadere tutta una serie di strani e inspiegabili avvenimenti. Le teste di pietra rotolavano sul pavimento da sole, alcuni oggetti si rompevano senza motivo. Nel letto di una delle due figlie femmine dei Robsono vennero addirittura trovati tanti piccoli frammenti di vetro, cosa che le spinse ad abbandonare la stanza. Tempo dopo, esattamente nel giorno di Natale, uno strano fiore sbocciò nel punto esatto in cui vennero trovate le teste, dove peraltro si scorgeva spesso un sinistro bagliore durante la notte.
In primo luogo questi fenomeni non furono messi in correlazione con i due oggetti rinvenuti in giardino in quanto, molto spesso, fenomeni di tipo Poltergeist come quelli avvenivano dove abitano adolescenti. Sembra infatti che questo tipo di avvenimenti possano essere scatenati dall'energia psichica di una persona in fase di cambiamento.
Nel frattempo però, la vicina di casa della famiglia Robson, la signora Ellen Dodd, visse una strana e paurosa esperienza. Una sera, molto tardi, si trovava in camera da letto a chiaccherare con la figlia, quando uno strano essere, dall'aspetto metà umano e metà bestiale, si parò davanti alle due che, molto comprensibilmente, si misero ad urlare terrorizzate. A quel punto, lo strano essere si diresse verso il piano di sotto, apparentemente incurante delle padrone di casa. Quando le poverette si riebbero e scesero le scale, trovarono la porta di ingresso aperta, e la creatura sparita.
La signora Robson, ricorda che quella notte strani suoni e inquetanti versi, provenivano dalla casa dei Dodd, cosa confermata anche da altri vicini, che ammisero di aver scorto una sfuggente figura che emetteva suoni bestiali.
La dottoressa Anne Ross, di Southampton, si interessò al caso e si fece consegnare le teste dai Robson per poterle studiare e comparare con oggetti simili della sua collezione privata. Credeva che potessero essere di origine celtica, probabilmente con scopi rituali o apotropaici. Quando i due manufatti lasciaro la casa, i fenomeni sparirono così come erano cominciati. In compenso, un paio di giorni dopo aver acquisito le teste, la dottoressa visse una stranissima esperienza a casa sua. Capitò che si svegliasse improvvisamente alle 2 del mattino, provando una spiacevole sensazione di freddo e pericolo incombente. A quel punto si rese conto che un mostruoso essere stava in piedi sulla porta della sua camera da letto. La creatura si stagliava nettamente contro la parete bianca, era alta circa 1.80 m, con una postura leggermente incurvata e appariva come un bizzarro ibrido uomo/animale. Per quanto ha potuto osservare la dottoressa, la parte superiore del corpo era molto simile a un lupo, mentre quella inferiore era indubbiamente umanoide. Il corpo era ricoperto da una folta pelliccia scura, quasi nera. Appena il mostro si rese conto di aver svegliato la donna, fuggì velocemente facendo pochissimo rumore. La dottoressa, nonostante la paura, cercò di seguire l'intruso, ma di lui non vi era già più traccia. Subito di convinse di aver avuto una specie di incubo ad occhi aperti, magari era suggestionata dai racconti dei Robson, e non fece troppo caso all'accaduto. Però, il fatto che la porta posteriore fosse effettivamente stata aperta e quanto accadde dopo qualche giorno riempirono di inquetudine la dottoressa. Successe che rincasando assieme al marito, anche lui archeologo, trovarono la loro figlia Berenice in stato catatonico. Quando ri riprese, la ragazza raccontò di aver trovato la porta posteriore aperta quando era rientrata. La cosa le parve strana, ma pensò ad una dimenticanza dei genitori. Tornando in salotto però, si trovò di fronte una figura nera e animalesca che scendeva le scale. Sembrava proprio un uomo bestia. Arrivato a metà scalinata, il mostro scavalcò il parapetto, atterrando con un tonfo sordo e dileguandosi all'istante. Berenice notò che muovendosi emetteva un suono simile a quello delle zampe di un cane sul pavimento.
Dopo questo episodio, la dottoressa Ross decise di disfarsi delle teste, che ora collegava ai fatti, cedendole ad un'alto collezionista di antichità, che le fece arrivare poi al British Museum. Li le teste di Hexham vennero esposte al pubblico solo per un breve periodo. L'eco degli strani accdimenti a loro connessi era arrivato anche a Londra, e il curatore decise che non fosse saggio mostrarle.
Sulla loro effettiva antichità sorgono dei dubbi, in quanto un precedente proprietario del terreno dove vennero rinvenute, dichiarò di averle incise lui per gioco una ventina di anni prima. Non è chiaro se questi oggetti furono esaminati seriamente dalle università di Newcastle o Southampton, quindi la loro datazione rimane incerta, ma sicuramente gli strani fatti a loro connessi, sono rimasti molto bene impressi nel folklore e nell'immaginario locale.

lunedì 8 ottobre 2012

Il Diavolo del lago Labynkyr


Potrebbe nascondersi una misteriosa e terrificante creatura in uno dei laghi più remoti e selvaggi della Siberia? Ci sono giunte molte voci su un'inquietante presenza nelle profondità del lago Labynkyr, nella regione della Yakutia.
Secondo i nativi di etnia Yakut e Evenk, questo lago, e non solo, sarebbe da sempre frequentato da una strana creatura conosciuta con il nome di Abassay, ovvero "Il Diavolo", ma recentemente studiosi e appassionati hanno soprannominato la bestia Nesski, ispirandosi a Nessie, il soprannome del ben più famoso Mostro di Loch Ness.

Stando ai racconti e alle testimonianze raccolte negli anni, la creatura dovrebbe avere un corpo grigio scuro, lungo circa sette metri. Una massiccia mascella simile a un becco di uccello irto di denti occupa un terzo della sua lunghezza corporea e la sua bocca sarebbe larga quanto "una zattera da pesca di dieci registri" (circa 1,5 m). il Diavolo avrebbe inoltre una specie di cresta ossea o un qualche tipo di corte corna. In queste testimonianze il mostro attacca selvaggiamente persone e animali, sia che siano nell'acqua e sia che si trovino sulle rive. Più di recente, alcuni pescatori riportarono un curioso avvenimento. Stavano pescando nel lago con la loro barca, in una giornata limpida e tranquilla. Non c'era un alito di vento a increspare la superficie, quando improvvisamente alcune strane onde scossero l'imbarcazione violentemente, come se un grosso oggetto fosse passato velocemente poco sotto il pelo dell'acqua. La cosa era strana perchè durò soltato pochi attimi, e dopo la superficie tornò liscia e tranquilla come prima. Ma qualcosa era riuscito a far sobbalzare una barca da pesca con diversi uomini a bordo. In un'altra occasione, due pescatori stavano priprio in mezzo al lago, sulla loro barca di 10 metri. Le condizioni atmosferiche erano tranquille come nel caso di prima. All'improvviso, qualcosa proveniente da sotto la superficie urtò violentemente la barca, alzando la prua di quasi un metro, e lasciandola poi cadere. Gli occupanti erano paralizzati dal terrore, e non riuscirono a distinguere chiaramente cosa avesse speronato la loro barca.
La professoressa Lyudmila Emelyanova, docente di Biogeografia all'Università di Mosca, ha effettuato delle approfondite ricerche nel Labynkyr, usando sonar e ecoscandagli, che hanno dato risultati interessanti. Gli strumenti hanno individuato almeno due grossi oggetti di circa 6 o 7 metri, che si muovevano a 15-17 metri di profondità, non distanti dall'imbarcazione. Successivamente un altro misteriosoo oggetto, fece la sua comparsa sugli schermi a circa 20 metri di profondità. Questa volta però il segnale sembrava lungo "solo" 2.5 metri. Un giovane esemplare del "Diavolo"?
La Emelyanova ha spesso riscontrato inoltre strane increspature della superficie, come se qualcosa di molto grosso si stesse muovendo sotto il pelo dell'acqua. Nel centro del lago si trova una piccola isola, dove nidificano i gabbiani. La professoressa e il suo team hanno trovato più volte questi nidi distrutti, e gli esemplari adulti schiacciati, come se qualcosa li avesse colpiti prima che potessero alzarsi in volo. Alcuni esemplari erano inoltre stati semi divorati da qualcosa. Ma da che cosa?
Secondo il parere della professoressa Emelyanova, nel Labynkyr esiste una popolazione di 5 o 6 animali di grosse dimensioni che, se lasciati in pace, potrebbero anche riuscire a sopravvivere.
Ma i misteri non finiscono qui. Il lago Labynkyr è di per se molto strano, in quanto non ghiaccia mai completamente in inverno. La cosa è estremanente strana, visto che si trova in una delle regioni più fredde del pianeta. Alcuni pensano che questa sua caratteristica sia dovuta a un qualche tipo di riscaldamento geotermale o vulcanico. Altra curiosa caratteristica è che nel Labynkyr non esiste vita vegetale, mentre sono presenti ben 13 specie di pesci, più gli eventuali criptidi di grandi dimensioni! Come può sostentarsi un ecosistema senza una base vegetale? Gli indigeni e alcuni studiosi pensano che ciò sia possibile perchè il Labynkyr sarebbe collegato, tramite tunnel naturali sommersi, al vicino lago Vorota. Curiosamente anche nel Vorota vi sono stati avvistamenti di grandi e sconosciuti animali, simili alle descrizioni del "Diavolo del Labynkyr".Solo una coincidenza? Inoltre, il nome Vorota, significa letteralmente "Passaggio", nome quantomeno singolare per un lago che pare connesso ad un'altro.
Di questo mistero si è occupato negli anni '50 anche il dottor Viktor Tverdokhlebov, dell' Accademia Sovietica delle Scienze. Nel 1953 una spedizione di nove persone, guidate proprio da Tverdokhlebov, si recò nella regione per compier alcune ricerche geologiche ma, incuriositi dai racconti locali sulle misteriose creature, decisero che valesse la pena investigare. La guida indigena della spedizione disse loro che nella zona di Ust-Ner, un cane da caccia venne divorato da Abassay. Il cane si era gettato in acqua per recuperare una papera appena abbattuta dal suo padrone, ma quando si allntanò di qualche decina di metri dalla riva, apparve dal fondo la sagoma di una enorme mandibola. La povera bestia sparì in un secondo, e non riemerse mai più. Un abitante del villaggio di Tomtor raccontò inoltre a Tverdokhlebov che, non molti anni prima, un pescatore trovò sulle rive del lago l'osso di una mandibola con grandi denti. L'osso non apparteneva a nessun animale conosciuto dal pescatore, ed era tanto grande che un uomo a cavallo avrebbe potuto passarci sotto come fosse un arco. Si diceva che il pescatore avesse portato il ritrovamento nella sua casa, poi abbandonata. Quando la spedizione visitò l'abitazione però, non trovò nulla a conferma della vicenda. Un'altra leggenda locale narrava di una carovano che fu trascinata in acqua e divorata. Il convoglio stava tentando di attraversare uno dei pochi punti del Labynkyr che ghiacciano in inverno, quando la calotta venne improvvisamente fatta a pezzi da un grosso animale con una cresta ossea sul dorso. I componenti finirono nelle acque gelide e il mostro fece una vera e propria strage.
Tverdokhlebov e la sua spedizione, furono anche testimoni oculari di una apparizione del "Diavolo", ma non nel Labynkyr, bensì nelle acque del vicino Vorota. Ecco la testimonianza dal diario della spedizione:

28 Luglio (1953) : Oggi ci siamo fermati lungo le rive del lago Vorota. Mikhail ha costruito una zattera con la quale siamo andati a misurare la profondità. E' di circa 60 metri, come nel Labynkyr. Ma questo lago è molto più piccolo.
30 Luglio: Questo è quanto accaduto oggi. Questa mattina il tempo era buono, Boris Bashkatov e io siamo andati a fare un giro a piedi intorno al lago Vorota. Abbiamo dovuto scalare delle rocce lungo la strada. Alle 11 am circa, la via è diventata troppo pericolosa, quindi abbiamo deciso di scendere un poco, avvicinandoci all'acqua. Da quel punto di osservazione ho visto chiaramente, sotto il pelo dell'acqua, una enorme sagoma bianca. Quando ho di nuovo guardato l'acqua, qualche secondo dopo, della sagoma non vi era più traccia, e ho pensato fosse solo un riflesso del sole. Ad un tratto Boris gridò che aveva visto qualcosa. A 300-400 metri dalla riva entrambi osservammo un oggetto bianco, che splendeva sotto i raggi solari. Boris credeva che potesse essere un barile metallico, forse di stagno, mentre a me sembrava di più un cavallo che cercasse di nuotare nel lago. In verità, l'oggetto stava nuotando, e abbastanza velocemente. Era qualcosa di vivo, qualche animale. Stava facendo un movimento ad arco, prima lungo il lago e poi a destra, verso di noi. Come venne più vicino a noi, io fui pervaso da una strana sensazione di stupore. In acqua vi era un grande corpo grigio scuro, il colore bianco era svanito o era solo un effetto della rifrazione. Su questo sfondo grigio erano chiaramente visibili due punti di luce simmetrici, come due occhi, e una specie di bastone in mezzo al corpo, forse una pinna? O l'arpione di qualche sfortunato pescatore?
Abbiamo visto solo una parte dell'animale, ma si potrebbe indovinare che un'altra perte molto più grande del massiccio corpo, fosse rimasta sott'acqua. Potevamo intuirlo da come il mostro si muoveva, emergendo in parte dall'acqua. Poi si immerse completamente, e lo vedemmo agitare la testa, forse per catturare dei pesci. L'animale stava nuotando verso di noi e le onde che produceva ci arrivarono alle gambe, visto che nel frattempo avevamo raggiunto la riva. Dopo esserci guardati l'un l'altro, ci precipitammo immediatamente in cima ad un'alta roccia. E se quella "cosa" potesse anche uscire dall'acqua? Avevamo davanti un predatore, non vi era dubbio. Ogni suo movimento, ogni suo aspetto, lo facevano sembrare uno dei più forti predatori di questo mondo. L'animale si fermo a circa 100 metri dalla riva. Improvvisamente cominciò a sbattere nell'acqua, provocando onde i ogni direzione, non capivamo cosa stesse facendo. Continuò per un minuto, per poi inabissarsi e sparire. Fu solo allora che ci venne in mente di avere una macchina fotografica! Siamo rimasti per altri 10-20 minuti, ma il lago era ormai tranquillo. Non ho dubbi, abbiamo visto "il Diavolo"! Quel pescatore Yakut aveva ragione! L'animale aveva la pelle scura e tra i suoi occhi non passava meno di 1,5 metri. Però lui lo ha visto nel Labynkyr, e noi nel Vorota. Ci sono 20 km trai due laghi e non sono collegati. Stava probabilmente cacciando, e noi lo abbiamo disturbato scendendo dalle rocce...

I Sovietici, incuriositi dai resoconti di Tverdokhlebov, inviarono altre spedizioni, che ipotizzarono poi il collegamento sommerso tra i due laghi, ma senza ottenere risultati degni di nota. Tuttavia, gli avvistamenti proseguirono.
Cosa potrebbe essere Abassay, il Diavolo del Labynkyr? Qualcuno ipotizza si tratti di lucci particolarmente grandi, lo stesso Tverdokhlebov ha ipotizzato che si tratti di una specie di Orca, rimasta intrappolata nei laghi della zona dopo l'Era Glaciale. La teoria è affascinante, ma poco probabile, visto che il mare dista 300 km e il pianoro su cui giacciono i laghi si trova a circa 1000 metri sul livello del mare. Forse qualche specie non ancora catalogata? I dati raccolti dalle ultime spedizioni indicano chiaramente che qualcosa di grosso nuota in quelle fredde profondità, ma cosa sia davvero il "Diavolo" rimane un mistero. Per ora.

venerdì 21 settembre 2012

Il Morgawr


Il mare della Cornovaglia sembra non ospitare soltanto balene, delfini e foche. Molti sostengono che le sue fredde acque diano riparo anche a qualcosa di ben più grande e meno conosciuto. Il Morgawr. In Cornico la parola "Morgawr" significa letteralmente "Gigante del Mare", nome che ben si addice a questa misteriosa creatura marina, spesso accostata ai mitici serpenti di mare.
Il Morgawr viene descritto come un grande animale, lungo dai 6 ai 12 metri, con una lunga coda e un lungo collo, arti squamati , una strana testa munita di becco e, in alcune versioni, anche di corte corna.
Foto del Morgawr pubblicata dal Falmouth Packet
Uno dei primi avvistamenti registrati di questa creatura risale al 1876, quando un esemplare rimase impigliato nelle reti di due pescatori vicino a Gerran's Bay. L'animale riuscì a fuggire tagliando le reti con il suo forte becco, ma venne visto bene dai due, che ne fecero una descrizione dettagliata. Anni dopo, nel 1926, nella stessa zona avviene un incontro simile, con la creatura presa nelle reti di un incredulo pescatore. L'episodio ebbe un epilogo simile a quello precedente. Altri clamorosi avvistamenti ebbero luogo negli anni '70. Nel 1975 una coppia avvista al largo di Pendennis Point una creatura con un lungo collo e con diverse gobbe sul dorso. I due descrivono anche, per la prima volta, la presenza di piccole corna sulla testa dell'animale. Nel gennaio del 1976, due turiste provenienti da Londra, e quindi quasi certamente all'oscuro delle voci locali sul "mostro", riferiscono di aver osservato, nella zona di Falmouth, una creatura "simile ad un animale preistorico", lunga circa 10 o 12 metri. Nel marzo di quell'anno il Falmouth Packet, un giornale locale, pubblica una presunta foto del Morgawr, scattata da una donna del posto. La foto raffigura una sagoma simile a molte presunte foto di Nessie, la creatura del Loch Ness, e non è di buona qualità. La fotografa descrive nel dettaglio la testa della bestia, discostandosi dalle altre testimonianze che parlano della presenza di un becco. Questa volta il Morgawr avrebbe avuto una testa simile a quella di un leone marino, solo posizionata su di un lungo collo.
Nell'estate del '76 la creatura si fa vedere da una famiglia che trascorreva le vacanze nella zona di Helford e qualche giorno dopo, dei pescatori hanno un incontro ravvicinato con una creatura serpentiforme proprio in quella zona. Sempre in quel periodo, un ragazzo imbarcato su una nave come marinaio, avvista una gigantesca creatura "simile ad un verme", lunga 12 metri, a 30 miglia al largo delle isole Scilly. Gli avvistamenti nella zona proseguono a Restronguet Point e a Gyllyngvase Beach, dove un uomo sostiene di aver osservato un animale simile ad una gigantesca anguilla, lungo ben 18 metri! Dopo un avvistamento in novembre a Parson's Beach, il Morgawr sembra scomparire dalle acque della Cornovaglia. Per anni non accade nulla di minimamente rilevante, fino al 1992, quando una coppia di escursionisti, dall'alto delle scogliere di Falmouth, nota una strana sagoma in mare. I testimoni, prima di questa esperienza scettici a riguardo della vicenda, forniscono una descrizione molto simile a quelle dei precendi avvistamenti.
Fotogramma del video di Gerran's Bay
L'ultimo caso ben documentato risale al 1999, quando un 49enne di Sticker sostenne di aver filmato
un animale simile ad un plesiosauro dalla costa di Gerran's Bay. Il video, di cui però sono riuscito a reperire in rete solo un fotogramma, mostrerebbe una creatura con lungo collo e testa simile a quella di un serpente, muoversi sinuoso a circa duecento metri dalla riva. Alcuni esperti che sono riusciti ad esaminare il video lo hanno dichiarato "genuino al 100%".
Ammesso che esista, cosa mai potrebbe essere la creatura chiamata Morgawr? Personalmente tendo ad escudere un plesiosauro o un rettile marino preistorico sopravvissuto chissà come. Partendo dal fatto che comunque dobbiamo pensare che esista più di un esemplare, per ovvi motivi, tendo a credere che si tratti di un qualche tipo di foca o pinnipede dal lungo collo, le cui dimensioni sono state esagerate, in buona fede, come spesso accade in casi del genere. Non è infatti impossibile che una specie di grosse dimensioni, sia sfuggita all'occhio umano fino ad oggi, è poco probabile magari, ma di sicuro non impossibile.

martedì 4 settembre 2012

Mên-an-Tol


La curiosa pietra forata, assieme ai suoi due menhir “guardiani”, fa di Mên-an-Tol uno dei siti preistorici più fotografati di tutta l'Inghilterra. L'originale forma di questi resti megalitici ha scatenato ampi dibattiti in passato, comunque, dopo la recente scoperta di diverse pietre abbattute, che giacciono sotto il manto erboso, è ormai chiaro che questi tre strutture in granito erano una volta parte di un cerchio di pietre più ampio. L'ampia fama di cui gode questo sito però, non sempre è positiva. Nel 1999 alcuni idioti, per cause ancora da chiarire, hanno dato fuoco alle pietre con un sorta di napalm fatto in casa. Fortunatamente i danni non sono stati gravi, ma i segni di questo atto senza senso sono ancora visibili sulla pietra.
Il nome Mên-an-Tol in Cornico significa “Pietra con il Buco”, e i resti visibili del monumento sono costituiti da una pietra circolare forata (appunto) eretta, di circa 1.3 m di diametro, in mezzo a due piccoli menhir, mentre una quarta petra giace abbattuta poco distante. Come già detto però, recenti scavi hanno fatto pensare che si tratti solo di una parte di un antichissimo complesso megalitico. Alcuni pensano che la pietra forata fosse l'ingresso di una tomba a tumulo, ma l'ipotesi non sembra realmente attendibile. La data di costruzione di Mên-an-Tol non è certa, ma molti studiosi credono che potrebbe risalire all'Età del Bronzo, tra i 3000 e i 4000 anni anni fa.
Mên-an-Tol, noto secoli fa anche come “Occhio del Diavolo” è senpre stato considerato un luogo con enormi proprietà curative. Le antiche tradizioni folkloriche volevano che, passando un bambino nudo attraverso la pietra forata e trascinando lo poi sull'erba in direzione est per altre tre volte, questi venisse guarito dalla scrofola e dal rachitismo. Il passare attraverso la pietra forata sembrava che aiutasse anche gli adulti a guarire da reumatismi, febbre e dolori alla colonna vertebrale, oltre che favorire la fertilità.
Alcune antiche credenze volevano che queste pietre venissero spesso frequentate dal Piccolo Popolo, e che la pietra forata fosse un passaggio per l'Otherworld. Il folklore parla anche di Mên-an-Tol come della dimora di alcuni benevoli Fatati, aventi a cuore il destino dei neonati scambiati dal loro Popolo con un Changeling. Si dice che abbiano più di una volta aiutato i genitori a ritrovare il loro vero figlio, rispedendo il Changeling da dove è venuto. Queste Fate amichevoli sarebbero anche custodi di straordinari segreti curativi, e le magiche guarigioni di chi passa attraverso il “portale” sarebbero quindi opera loro.


venerdì 10 agosto 2012

La Bestia del Gévaudan


Il Gévaudan è una delle regioni più selvagge e misteriose dell'intera Francia. In queste aspre lande boscose, a cavallo tra il 1764 e il 1767, la gente non era al sicuro quando si avventurava aldifuori dei villaggi, in quanto quelle terre erano infestate da una strana e terrificante creatura, che dava la caccia all'uomo, come un lupo avrebbe fatto con un cervo.
Nel mese di giugno del 1764, nei pressi di Langogne, una giovane donna che pascolava le mucche, venne assalita da un grosso e insolito animale. La creatura mise in fuga i cani ma, fortunatamente per la giovane, le vacche intervennero in suo soccorso, respingendo più volte la misteriosa belva. La Bestia infine abbandonò il suo intento e la fanciulla, seppur sfregiata, riuscì a sopravvivere. Quando venne interrogata, la giovane descrisse così l'essere che l'aveva aggredita:
 "Grande come un vitello, con un petto molto largo, testa e collo molto grossi, orecchie corte e dritte, il muso come quello di un levriero, la bocca nera e due denti molto lunghi ed affilati, con un manto nero della cima della testa all'estremità della coda. Procedeva a balzi di oltre 9 metri, e aveva grandi artigli affilati."
Quello era solo l'inizio, nei mesi a seguire decine di donne e bambini vennero attaccati e sbranati dalla Bestia. La creatura faceva scempio delle sue vittime, non di rado venivano ritrovati arti staccati e teste mozzate anche a una certa distanza dai cadaveri semidivorati. La Bestia si accaniva in modo particolare verso i bambini e le donne, probabilmente perchè erano prede facili, che offrivano poca resistenza, oltre al fatto che erano solitamnte loro a portare il bestiame al pascolo. Le caratteristiche mostruose di questo strano animale, unite alla sua ferocia e all'impressionante numero di attacchi, fecero si che cominciassero a girare voci sulla sua natura sovrannaturale, attribuendogli poteri malefici. Era nata la leggenda della Bestia del Gévaudan.
A quel tempo solo pochi possedevano armi da fuoco, quasi esclusivamente i nobili, ma sembrava che la Bestia ne fosse completamente immune. In data 8 ottobre 1764, due cacciatori avvistarono la creatura in un bosco. Aprirono immediatamente il fuoco, colpendo in pieno l'animale che finì a terra per il colpo subito. Improvvisamente però, la Bestia si rialzò e cominciò a fuggire, barcollante ma viva. I cacciatori allora spararono ancora, ma l'animale riuscì a far perdere le proprie traccie.
Nel novembre dello stesso anno, intervenne nella zona il capitano Duhamel, con la sua squadra di 40 uomini appiedati e 17 a cavallo. Duhamel organizzò enormi battute di caccia, coinvolgendo i contadini locali e setacciando minuziosamente la zona, ma senza successo. La Bestia, nonostante fosse stata più volte avvistata, riusciva sempre a sfuggire ai cacciatori. Duahamel stesso l'ebbe in punta di fucile in un'occasione, ma sbagliò il colpo. Il capitano descrisse la sua preda come "un ibrido, simile ad un lupo, ma non completamente un lupo".
Gli insuccessi di Duahmel finirono per stancare la popolazione locale, tenuto di conto del fatto che dovevano provvedere ai bisogni del capitano e della sua guarnigione, mentre la Bestia continuava impunemente il suo massacro.
I Denis, famiglia contadina della zona formata dal padre, dalla madre, dalle sorelle Julienne e Jeanne di ventanni e dai due figli maschi, Jacques di sedici anni e Silvain di dieci, furono più volte minacciati dalla famigerata Bestia. Nell'autunno del 1764, durante una delle battute organizzate da Duhamel, la creatura trovò rifugio alle pendici dei monti del Margeride, nei pressi di proprio della tenuta dei Denis. Inutile dire che la famiglia si barricò in casa, vivendo una lunga notte di assedio. All'alba la Bestia si stancò e se ne andò, ma ovviamente i Denis ora erano letteralmente terrorizzati dall'idea di inoltrarsi nei boschi e sulle colline per portare gli animali al pascolo. Purtroppo per loro, i timori erano fondati.
Nel marzo del 1765, Jacques stava sorvegliando il bestiame insieme alle sorelle, nei pressi di Malzieu. Il ragazzo, vista l'aria ancora pungente, decise di accendere un fuoco al riparo di una roccia. Improvvisamente, sentì sua sorella Jeanne urlare in modo orribile. La Bestia era sopra di lei, e stava cercando di morderle la testa. La ragazza, si dimenava disperatamente, cercando di far desistere l'enorme animale. Jacques accorse subito in suo aiuto e, a bastonate, riuscì a far mollare la presa alla Bestia e ha spingerla nel falò che aveva acceso. La creatura, probabilmente spaventata e ferita dalle fiamme, fuggì ululando.
Jeanne era viva, ma molto malconcia. Aveva due ferite sanguinanti dietro le orecchie e un grosso taglio su una spalla. Jacques e Julienne portarono la poverina a casa. Le ferite col tempo guarirono, ma la povera Jeanne non riacquistò più la ragione. Era talmente traumatizzata che si svegliava spesso urlando, sostenendo che la Bestia la stesse mordendo in tutto il corpo. Jacques non si perdonò mai aver lasciato sole le sorelle per accedere il fuoco.
Presto la fama della Bestia scavalcò i confini nazionali. Di lei si parlava infatti anche in Inghilterra, in Spagna e in Germania. In Francia divenne una vera e propria ossessione, tanto che addirittura il Re Luigi XV se ne interessò, emanando un editto in cui promette una taglia di 6000 livres a chi riuscirà ad uccidere il mostro.
Il Re inoltre, incaricò, al posto dell'incompetente Duhamel, un famoso cacciatore, Denneval, noto per aver già ucciso oltre 1200 lupi. Denneval si recò nel Gévaudan nel febbraio del 1765 con un seguito di 6 assistenti e i suoi cani da caccia. La sua tattica consisteva nel posizionare delle esche, cercando così di far uscire il mostro allo scoperto. Una volta che fosse stato individuato, sarebbe stato inseguito dai cani, accerchiato e infine abbattuto. Non andò così. La Bestia era troppo furba per cadere in quelle semplici trappole, e quando decideva di farsi vedere, riusciva sempre a fuggire poi, facendo strage dei poveri segugi mandati all'inseguimento. E intanto, gli attacchi agli esseri umani proseguivano.
Nell'aprile del 1765 un nobile locale, Monsieur De la Chaumette, ha un incontro ravvicinato con la Bestia. Il mostro tendendo un agguato ad un pastore, non distante dalla casa di De la Chaumette, tra Rimeize e Saint Chely. Il pastore, per sua fortuna, se ne accorge e immediatamente chiede aiuto ai suoi due fratelli, che accorrono armati. I tre riescono a spingere la creatura in mezzo al pascolo, sparandole poi più volte dall'alto. Centrata da svariati colpi, la bestia si accascia al suolo, dovve rotola su se stessa gemendo, prima di rialzarsi con uno scatto e darsi alla fuga. A quel punto De la Chaumette apre il fuoco dalla sua abitazione, colpendo l'animale che va a sbattere contro un albero. Ma anche questa volta riesce a rialzarsi e a fuggire ringhiando. Sul luogo dello scontro rimangono enormi tracce di sangue. La Bestia è stata ferita seriamente, e De la Chaumette giura di averla colpita in pieno collo. Gli uomini soddisfatti credono che sia andata a morire nel bosco, e cominciano ad organizzare la ricerca del corpo. Non trovano nulla, ma dopo qualche giorno una donna viene trovata orrendamente sbranata nei pressi dell'abitazione del nobile. Coincidenza o premeditata vendetta?
Vista la mancanza di risultati, Luigi XV sostituì Denneval con Antoine de Beauterne, un altro famoso cacciatore. Il 18 luglio 1765 il nuovo incaricato, assieme a 40 tiratori, si imbatte in un enorme animale simile ad un lupo, che viene ucciso da ripetute salve di fucile. L'animale era effettivamente un lupo, ma di dimensioni spropositate, 60 kg di peso contro i normali 22/25 kg di un lupo medio, e con curiose striature sul dorso. La preda viene imbalsamata e portata a Parigi in trionfo. De Beauterne viene considerato un eroe e ricoperto di tutti gli onori. Ma la vicenda non si chiude qui.
Il 2 dicembre del 1765, sempre nella zona dei monti Margeride, la Bestia ricompare, uccidendo altre persone. Lo strano lupo abbattuto in estate allora non era la Bestia del Gévaudan, o almeno non l'unica.
Tra la primavera e l'estate del 1766, la creatura continua la sua strage, uccidendo almeno altre 12 persone. Il 18 giugno Jean Chastel, un anziano cacciatore locale, uccide un'altro lupo di pesoe colore anormali, 45 kg e le solite curiose striature. Anche qiesto esemplare viene portato a Parigi, ma, non essendo stato imbalsamato, vi arriva in avanzato stato di putrefazione. Chastel riceve comunque dal Re una piccola ricompensa, anche se ormai il clamore sulla Bestia è passato.
A partire dall'inverno 1766 le aggressioni diminuiscono, fino a cessare del tutto. Sul terreno, nell'arco di tre anni di incubo, rimasero probabilmente ben 170 vittime.
Che cos'era la Bestia del Gévaudane? Alcune fantasiose teorie parlano di un animale Infernale, inviato dal Diavolo in persona, o di un qualche essere alieno. Alcune ipotesi parlano di lupi deformi, affetti da acromegalia, un disturbo che fa crescere a dismisura la testa e gli arti di chi ne soffre. Però i soggetti non godono di piena salute e vitalità, e la Bestia sembrava essere in perfetta forma. Che si trattasse di uno o più lupi colpiti da rabbia è da escludere, in quanto il decorso della malalttia è molto breve, cicrca due settimane, mentre questo fenomeno è durato per ben tre anni. Le ipotesi più accreditate puntano invevìce a qualche predatore "fuori posto", ad esempio una tigre o un leone, fuggiti da qualche circo o serraglio. Alcune delle descrizioni fatte dai testimoni, fanno pensare a una iena. Le dimensioni inusuali possono essere esagerazioni frutto dello stato d'animo dei testimoni. Anche l'aspetto delle bestie uccise da  de Beauterne e Chastel fanno pensare ad una iena, tenendo di conto che questi animali arrivano a pesare anche 90 kg!
Comunque sia però, la vera identità della Bestia del Gévaudan, rimarrà un mistero, visto che da secoli non si hanno episodi simili nella regione. Dal nulla era apparsa e nel nulla, la Bestia, è tornata. Per sempre? Forse no...

mercoledì 1 agosto 2012

Tempo d'Estate...


Ultimamente sono stato un po' preso dal mio nuovo progetto, un nuovo sito da affiancare a i "Misteri", stesse tematiche ma completamente in lingua Inglese, per vedere di allargare la visibilità a più appassionati possibili. Oltre a questo, c'è da organizzare il nostro imminente viaggio nel Regno Unito, che ci fornirà materiale per almeno un altro anno e che potete seguire passo dopo passo da Twitter o dalla nostra pagina Facebook... Sperando nel frattempo di riuscire a terminare l'altro mio progetto... Un libro, ma se ne parlerà più avanti. Non mi rimane che augurarvi un felice Lughnasadh e buone vacanze! A presto!



Il nuovo sito (in Inglese)





lunedì 16 luglio 2012

Neidpath Castle


A Peebles, nella Scozia Meridionale, si trova il Castello di Neidpath, una delle più importanti Peel Towers, case-torre fortificate erette lungo il confine Anglo Scozzese durante il turbolento e bellicoso periodo che va dal 14° al 17° secolo. Il castello sorge in un'ottima posizione difensiva, sulla sommità di uno sperone roccioso che domina il fiume Tweed.
La struttura del castello è quella di una torre fortificata con pianta a L suddivisa in 5 piani. La sezione inferiore era adibita allo stoccaggio delle scorte, ma comprendeva anche delle celle dove chiudere i prigionieri, mentre al primo piano si trovava la Sala Grande e le cucine. Nel corso del tempo questo piano venne suddiviso in ambienti più piccoli per scopo abitativo. La prova che si tratta di una solida struttura difensiva, ci viene data, oltre che dalla posizione, anche dallo spessore dei muri di circa tre metri! In caso di attacco il castello sarebbe stato un baluardo molto difficilmente espugnabile.
L'attuale struttura è stata eretta dove sorgeva un castello più antico, di proprietà della famiglia Fraser, fatto costruire pobabilmente da Sir Simon Fraser, sceriffo di Tweedale nel 1360. Sir Simon ebbe una vita alquanto avventurosa, combattè come cavaliere sia per il Re Edoardo I sia che per l'Indipendenza della Scozia, al fianco di William Wallace e Robert Bruce.
Venne catturato dagli Inglesi durante la battaglia di Dunbar, nel 1296, e "convinto" a lottare per Re Edoardo in territorio francese. I suoi possedimenti a Tweedale gli vennero in cambio restituiti, ma in seguito si unì a Wallace nella lotta per l'indipendenza, ottenendo anche alcune importanti vittorie contro gli occupanti Inglesi, fino alla sconfitta subita a Happrew, nel 1303.
Sir Simon venne in seguito catturato mentre combatteva con Robert Bruce nella battaglia di Methven. Imprigionato nella Torre di Londra, venne giustiziato tramite squartamento e la sua testa venne esposta sul London Bridge infilzata su una picca assieme a quella di Wallace.
La figlia di Simon era sposata con un Hay di Yester, e quindi la proprietà del castello passò alla famiglia Hayes, che lo ricostruì completamente nel 14° secolo, nella forma che possiamo osservare ancora oggi.
La struttura del castello non venne modificata fino a l 17° secolo, quando furono apportate alcune importanti modifiche all'assetto degli ambienti interni, con notevoli cambiamenti nei piani superiori rispetto al disegno originale. Tra gli illustri abitanti del castello ci fu anche Mary, Regina di Scozia, che vi soggiornò per un periodo nel 1563. Nel 1650 le forze di Cromwell assediarono Neidpath, che venne espugnato solo dopo un pesante bombardamento da parte dell'artiglieria del Lord Protettore. Altre fonti descrivono l'assedio in maniera differente, ma il risultato fu comunque la capitolazione del castello.
In seguito l'edificio venne venduto, nel 1686, al Duca di Queensberry, la cui famiglia possedette il castello fino al 1778, quando venne ceduto dal terzo Conte di March agli attuali proprietari, i Conti di Wemyss.
Secondo la tradizione, il castello sarebbe infestato da uno spettro femmile, con gli abiti color marrone e il colletto bianco candido. Questo fantasma è noto come "La fanciulla di Neidpath" e sembra che sia lo spirito di una certa Jean Douglas, figlia di William Douglas Conte di March.
Jean si innamorò follemente del Laird di Tushielaw, ma la loro unione fu ostacolata dal padre di lei, perchè il titolo di Laird non fa propriamente parte dell'aristocrazia, ma spetta piuttosto a un semplice, per quanto ricco, possidente terriero. Il suo amante venne allontanato, mandato a combattere in Olanda per Guglielmo d'Orange, e la fanciulla rimase al castello a consumarsi di dolore, facendo sfiorire la sua eccezzionale bellezza. Quando, tempo dopo, il suo amato fece ritorno al castello, non riconobbe più la sua Jean, da tanto la separazione l'aveva stravolta. La fanciulla, vedendosi respinta, morì di crepacuore, e il suo spirito addolorato si aggira tutt'oggi per le sale del castello lamentandosi e rimpiangendo l'amore perduto. Sir Walter Scott, che soggiornò al castello, scrisse un poema sulla vicenda della sventurata Jean, cosa contribuì non poco a diffondere la leggenda della "Fanciulla di Neidpath".
Inoltre, pare che altri due fantasmi si aggirino per il Catello di Neidpath. Si dice che sulle torrette compaia alle volte uno spettrale suonatore di cornamusa, e nella cappella si potrebbe incontrare lo spirito di Lady Anne Douglas, il cui abito venne incendiato da una candela mentre era ritirata in preghiera.

giovedì 5 luglio 2012

Il Diavolo Mietitore


La leggenda del "Diavolo Mietitore" è una strana storia del folklore inglese, risalente alla seconda metà del 17° secolo e che alcuni vorrebbero collegata con il fenomeno dei Crop Circles.
La vicenda parte da un pamphlet intitolato The Mowing-Devil: Or, Strange News out of Hartford-Shire (Il Diavolo Mietitore: ovvero strane notizie dall'Hartfordshire) pubblicato intorno al 1678 e recante, in copertina, una strana incisione raffigurante una bizzarra figura umanoide e cornuta intenta a falciare un campo di grano. Questa curiosa pubblicazione era inoltre stampata con uno stile molto inusuale per quei tempi.
Il libello parlava della vicenda di un ricco possidente terriero che non volle alzare il compenso pattuito ad un povero bracciante, ingaggiato per mietere i suoi campi di grano e avena. Il bracciante, deluso e infuriato, si rifiutò di tornare al lavoro maledicendo il padrone con la formula "Che possa mieterli il Diavolo i tuoi campi!".
Quella stessa notte, nei campi dell'avaro possidente, accadde qualcosa di straordinario. Pareva che l'intera coltivazione stesse andando a fuoco, ma non si percepiva calore, solo una abbagliante e sinistra luce rossastra. Sembrava inoltre che all'interno di questa luce si potesse scorgere una figura bassa e nera, di aspetto curioso e piuttosto inquietante, intenta a falciare le messi. La mattina seguente i campi vennero trovati falciati in maniera bizzarra, secondo un cerchio perfetto. Il padrone era molto soddisfatto di questo, anche se l'opera potrebbe essere stata portata a termine da una creatura demoniaca. Non potè gioire più di tanto però, visto che si accorse presto che le balle di grano e avena lasciate a bordo del campo erano straordinariamente pesanti, e non potevano essere assolutamnte spostate da un vecchio come lui.
Alcuni vedono in questa leggenda la testimonianza di un antico Crop Circle, fenomeno che appare con insolita frequenza in quei territori, ma di origine recente, infatti non se ne trovano accenni diretti prima della seconda metà del XX° Secolo. Inoltre, nelle moderne tesimonianze riguardanti i cerchi nel grano, non vengono mai menzionate figure umanoidi, a salvo un solo caso avvenuto qualche anno fa nel Wilthshire. Un tale stava guidando nottetempo lungo i campi di grano, quando scorse ne buio una grande figura nera, con sembianze umanoidi, che fluttuava sopra al grano. Improvvisamente cominciò a formarsi un crop, proprio sotto la creatura. Quando il cerchio fu completo, la figura svanì nel nulla. Sinceramente dubito della validità di questo racconto, un po' perchè cercando e cercando, no sono riuscito atrovare nulla che indicasse quando e dove fosse esattamente accaduto, e neppure come si chiamasse il testimone, e quindi mi ricorda tanto lo standar delle leggende metropolitane, e un po' perchè il tutto è stato riportato a svariati siti del settore da tale Matthew Williams, l'unico cittadino britannico arrestato e incarcerato per aver creato fraudolentemente dei Crop Circles.
Ritengo invece che la storia del Diavolo Mietitore, sia un racconto folklorico inerente ai rapporti ricco – povero, cardini della società rurale di allora. La figura di questo diavolo, potrebbe al massimo essere mutuata dalle antiche credenze pagane locali, in una forma sincretica molto comune in fondo nel folklore. Spiacente per E.T. ma credo che il Diavolo, anche questa volta, ci abbia messo lo zampino!

mercoledì 20 giugno 2012

Il Midsummer's Day o Giorno di San Giovanni


Il Midsummer's Day o Giorno di San Giovanni, è in primo luogo una antica festa celtica del fuoco,  per celebrare la piena estate, quando le giornate cominciano impercettibilmente ad accorciarsi e si inzia il cammino verso l'Inverno. Tradizionalmente viene celebrata il 23 o il 24 Giugno, anche se la data precisa del Solstizio d'estate è il 21 Giugno. La sacralità di questa ricorrenza per i popoli antichi, risale a migliaia di anni fa e molti complessi megalitici sono allineati con l'alba del Midsummer's Day. Di questi allineamenti probabilmente il più famoso è quello di Stonehenge dove, la mattina di Mezza Estate, il Sole sorge sopra alla Heel stone incorniciato dai giganteschi triliti del monumento.
Anticamente venivano accesi falò celebrativi in tutta la campagna, tradizione che ha stentato molto a morire, e che non è ancora del tutto dimenticata, visto che in molti posti ( e non solo in aree rurali) è uso accendere grandi falò chiamati Confuochi o Fuochi di San Giovanni. Nei tempi passati era in uso la pratica di condurre il bestiame attorno al falò, facendogli compiere un cerchio in deirezione del movimento solare. In questo modo si credeva che la Terra, benedetta dal Fuoco Sacro, benedicesse a sua volta gli armenti, garantendo un annata prospera e feconda. Era anche viva l'usanza per i giovanotti del paese, di saltare in alto attraverso le fiamme. Si diceva che la misura del salto più alto sarebbe stata la misura delle messi per il prossimo raccolto.
Dopo l'avvento del cristianesimo, il festival venne conosciuto come Giorno di San Giovanni e viene ancora oggi utilizzato come ricorrenza della nascita del santo cristiano. E' curioso notare di come, nonostante la distanza geografica e l'apparente diversità culturale, le tradizioni riguardanti questo periodo siano molto simili tra i paesi Anglosassoni e alcune regioni italiane, come il Piemonte o la Liguria (San Giovanni è patrono di Torino e Genova, e in Liguria quella notte vengono ancora oggi accesi falò ancora oggi).
La vigilia di San Giovanni, come anche altre ricorrenze quali Samahin, viene tradizionalmente vista come uno di quei giorni nel quale il velo tra il nostro e l'Altromondo (Otherworld) è particolarmente sottile, e molte potenti Forze possono attraversarlo liberamente. Alcuni antichi rituali prevedevano di passare la notte di Mezzaestate in luoghi sacri, come certe radure nei boschi o certi cerchi di pietre. Così facendo si credeva di poter entrare in contatto con l'Otherworld e tentare di ottere i poteri di un bardo, ma si rischiava anche di diventare completamente pazzi, essere trovati all'alba morti stecchiti o di essere portati via per sempre dalle Fate. In questo periodo infatti il Piccolo Popolo è particolarmente attivo e potente, e potrebbe non gradire intrusioni o disturbi ai suoi misteriosi affari. Shakespeare ha infatti intitolato la sua opera sul Popolo Fatato proprio "Midsummer Night's Dream"- "Sogno di una Notte di Mezzaestate".
Le erbe che vengono raccolte nel giorno di San Giovanni si crede che siano imbevute della potenza del Sole, e che sono quindi molto ricercate per filtri e pozioni. Si dice anche che alcune particolari erbe tra cui il trifoglio, raccolte in questo particolare giorno, abbiano la capacità, se poste sotto al cuscino, di far sognare i propri amanti futuri. Il giorno di Mezzaestate è ancora oggi tenuto in grande considerazione dai moderni gruppi druidici, che (salvo complicazioni legislative) sono soliti celebrare il Solstizio a Stonehenge. Per loro la luce dell'alba del giorno di Mezzaestate rappresenta l'Awen, ovvero l'energia divina, il flusso vitale del Creato. Anche i praticanti della Wicca sentono molto la ricorrenza, in quanto tengono in questa giornata uno dei loro Sabbat minori, Litha. Inolre sembra che alcuni occultisti siano soliti celebrare riti legati al giorno di Mezzaestate 11 giorni più tardi rispetto al nostro calendario, perchè non ne riconoscerebbero la precisione e si rifarrebbero sull'antico calendario Giuliano, sostituito dall'attuale calendario Gregoriano nel 1751.

giovedì 14 giugno 2012

Lo Sluagh o Unseelie Court


La versione della Caccia Selvaggia più strettamente legata al Piccolo Popolo è sicuramente lo Sluagh (pronuncia Sloo-ah), conosciuto anche come Sluagh Sidhe (Sloo-ah.shee) o Unseelie Court, presente nel folklore scozzese, che pare sia una masnada composta di Fatati malvagi e collegati alla Morte, in netta contrapposizione con quelli della Seelie Court, esseri più benevoli di cui tratteremo più avanti. Le ultime testimonianze sullo Sluagh risalgono all'inizio del 20° Secolo, riportate dallo studioso Walter Evans-Wentz, che viaggiò tra il 1908 e il 1910 attraverso Galles, Scozia, Irlanda, Cornovaglia e Bretagna in cerca di racconti di prima mano su esperienze ed incontri con il Piccolo Popolo, che vennero poi pubblicati nel suo libro The Fairy Faith in Celtic Countries.
Wentz venne a conoscenza di un episodio avvenuto a Barra, in Scozia, dovo lo sluagh venne ritenuto responsabile dell'omicidio di un bambino. Dopo la sparizione, avvenuta di notte, il corpo del piccolo venne ritrovato senza vita non distante da casa. Alcuni pensarono che lo Sluagh fosse stato utilizzato come capro espiatorio soprannaturale per coprire un ben più terreno delitto comune, alla luce del fatto che, solitamente, i corpi senza vita delle vittime di una Caccia Selvaggia vengono rinvenuti a moli km di distanza dal luogo della sparizione. Un inquietante e inspiegabile particolare di questo caso però è quello che il corpo dello sventurato bambino sembrava essere stato lasciato cadere da una grande altezza, non compatibile con l'altezza degli alberi o degli edifici li attorno. Sembra infatti che le vittime dello Sluagh vengano trasportate in aria, e dopo che le creature hanno rubato loro l'anima, vengano lasciate cadere nella notte sottostante.
Le descrizioni popolari riguardanti lo Sluagh concordano con il fatto che solitamente si presenta come un enorme nugulo nero di esseri volanti, talvolta uccelli e talvolta spiriti o creature simili a demoni, mentre nelle isole Orcadi e nelle Shetland sembra che la masnada sia composta da trows, una sorta di creature simili ai trolls scandinavi che, come loro, odiavano la luce del sole e non potevano oltrepassare un corso d'acqua come un fiume o un ruscello, unica speranza di salvezza per chi avesse avuto la sfortuna di incontrali nelle loro scorribande notturne. Spesso le vittime sono dei reietti e degli sbandati, piccoli criminali o ubriaconi, gente che possa essere sorpresa nottetempo a vagare per la campagna e i viottoli solitari. Sicuramente vennero imputate alla Unseelie Court molte sparizioni dovute a terreni regolamenti di conti tra feccia di paese, ma non tutti i casi possono essere ricondotti alla piccola croìiminalità locale, vedi il casso del bambino di cui abbiamo parlato poco sopra. Tutti temevano lo Sluagh, ma visto che colpiva spesso persone piuttosto indesiderate, veniva ritenuto anche, in una certa misura, una specie di "controllore sociale". Una persona perbene, che non gironzolava la notte, non correva (relativamente) rischi.
Si racconta anche che, quando in zona vi fosse un moribondo, lo Sluagh arrivasse in volo dall'Ovest per carpire l'anima del poveretto prima che potesse ricevere il perdono. Per questo un' antica tradizione scozzese, osservata ancora oggi in certe zone rurali, voleva che le finestre e le porte esposte a Ovest di una casa dove fosse presente un ammalato, fossero saldamente sprangate. Si credeva che, così facendo, in caso di decesso la Unseelie Court fosse ostacolata nel germire l'anima del neo defunto, concedendogli abbastanza tempo per ottenere la remissione dei peccati e scongiurando la dannazione eterna tra le Fate Cacciatrici dello Sluagh.

venerdì 1 giugno 2012

George & Pilgrim - Glastonbury


Il George & Pilgrim Hotel, costruito attorno al 1475 per accogliere i pellegrini e i ricchi visitatori che si recavano alla vicina Abbazia, è probabilmente l'edificio più infestato di Glastonbury. Negli anni pieni di intrighi che portarono alla chiusura dell'Abbazia nel 1539, moltissimi segreti sono transitati frettolosamente nel passaggio sotterraneo che porta dalla cantina dell'Hotel all'ingresso del complesso monastico. Una vecchia storia racconta di un monaco che venne scoperto mentre utilizzava il tunnel per i suoi incontri amorosi proibiti. Venne condannato ad essere murato vivo proprio nel tunnel, e si dice che il fantasma di un monaco che di tanto in tanto si aggira per i piani dell'albergo possa essere proprio lui.
Nel corso degli anni moltissime persone, sia ospiti che tra il personale, hanno riferito di strani fenomeni ed apparizioni. Uno dei manager ricorda che una notte, una volta chiuso il pub e dopo che tutti gli ospiti si erano ritirati nelle loro stanze, si fosse attardato con alcuni colleghi a chiaccherare tranquillamente seduti ad un tavolo. Improvvisamente, udirono una porta sbattere con violenza, e un distinto rumore di passi proveniva dal corridoio poco distante. Quando andarono a controllare cosa fosse accaduto, non trovarono anima viva e notarono che le porte e le finestre erano tutte chiuse a dovere e quindi non avrebbero potuto sbattere con quella violenza. Una figura maschile piuttosto reale, tranne che per i suoi abiti di foggia antica, è solita attraversare il bar, per poi svanire nel nulla una volta arrivato in fondo alla sala. Un forte odore di sigaro, ovviamente senza nessuno che lo stia fumando, si insinua alle volte in alcune camere. Luci sinistre e improvvisi rumori simili a uno scoppio possono manifestarsi improvvisamente a qualsiasi ora del giorno e della notte, mentre in un salottino si può udire un'accesa discussione tra personaggi invisibili. Rumori di passi si sentono nei corridoi nottetempo e, come già accennato, può accadere di incrociare la figura sfuggente di un monaco. Questi fenomeni sono stati osservati più volte nel corso degli anni, ma nessuno di loro ha mai causato sofferenze o fatto alcun danno. Forse l'unica presenza davvero terrificante è quella che sembra annidarsi di notte nelle camere da letto più antiche. Un'ospite dell'hotel eppe una spaventosa esperienza, proprio in una di quelle stanze. Tutto incominciò con l'apparizione di un fantasma di donna in abiti moderni. Lo spirito continuava a lamentasi per il freddo, e poco dopo scomparve. A quel punto, iniziò una vera e propria aggressione. La malcapitata ospite si sentì afferrre da mani invisibili che la schiacciano sul letto. Era completamente immobilizzata, e non riusciva ad emettere nessun suono, nessuna richiesta di aiuto. Percipiva chiaramente che questa entità cercava di farle del male, e mentalmente la pregò di lasciarla andare. Dopo qualche minuto di puro terrore la forza misteriosa svanì, e la sfortunata ospite si precipitò a fare i bagagli e a lasciare la stanza!
Va detto che, nonostante le spettrali presenze, il George & Pilgrim vanta un ottimo servizio, cibo delizioso e il personale è gentilissimo e preparato. Lo consiglio a chiunque voglia ristorarsi mentre esplora i misteri della suggestiva Glastonbury.

mercoledì 30 maggio 2012

Esseri Fatati e Alieni: lo stesso fenomeno?


Leggendo le antiche storie del folklore riguardante gli Esseri Fatati, non può non saltare all'occhio l'inquetante somiglianza di questi racconti con le (relativamente) moderne storie di rapimenti e incontri alieni.
Per prima cosa dobbiamo definire quello che possiamo interpretare come "alieno". Il significato stesso della parola, vuol dire estraneo, diverso, non di queste parti. Ma non necessariamente proveniente da un altro pianeta. Nelle vecchie tradizioni, questi aggettivi possono essere tranquillamente utilizzati per descrivere il Piccolo Popolo. La Scienza tende a precisare che, se dovessimo venir mai in contatto con entità extraterrestri, potremmo anche non essere in grado di riconoscerle subito come forme di vita, perchè magari frutto di un'evoluzione diversa e strutturati magari sul silicio, ad esempio, piuttosto che sul carbonio come la vita che conosciamo. Però, immancabilmente, le descrizioni dei cosiddetti ET sono sempre sostanzialmente varianti di qualche figura umanoide, perfettamente riconoscibile. E lo stesso vale per le descrizioni dei Fatati. Possono essere più o meno alti di un uomo, avere più arti o parti più sviluppate, ma saranno comunque sempre forme variate dalla figura umana. Quindi, sia gli ET che i Fatati sono "alieni" perchè diversi da noi, ma non troppo.
Altra caratteristica che condividono è l'atteggiamente nei confronti del genere umano. Alcuni sembrano amichevoli, altri decisamente ostili, spesso sono divisi in fazioni contrapposte e ancora più spesso sono soliti rapire esseri umani per motivi legati alla riproduzione o comunque alla sfera sessuale. Mi spiego meglio: è noto che molti cosiddetti "addotti", raccontino di come siano stati sottoposti dai visitatori spaziali a esami e prelievi di materiale genetico, a volte addirittura indotti ad accoppiarsi con un'altra persona. Per non parlare poi dei tentativi di concepire ibridi alieno/umano come riportato da moltissime testimonianze. Se ci fermiamo a pensare, cose del genere venivano imputate anche al Popolo Fatato. Per esempio, molte storie parlano di giovani di ambo i sessi, rapiti durante la notte per diventare consorti di qualche Re o Regina delle Fate, pensiamo anche alle tradizioni sui Changelings, dove bambini umani vengono rapiti e sostituiti con deformi neonati fatati.
Il cranio "Starchild" poteva appartenere ad un Changeling?
Sia le storie sui rapimenti alieni che sul Piccolo Popolo parlano di cognizione del tempo alterata nelle vittime, luci danzanti nel cielo e interferenze con i normali fenomeni atmosferici. Insomma, i punti di contatto letteralmente si sprecano. Senza voler entrare nel merito di quale delle due versioni di un certo fatto sia quella più accreditata, penso che sia a questo punto possibile definire che qualcosa realmente accada a certe persone, pur tenendo di conto che il "fattore emulazione", soprattutto in questi tempi di comunicazione di massa.
Il problema è come questi fenomeni paranormali vengano percepiti. Tentando disperatamente di dare un senso logico ad avvenimenti che sfuggono alla comprensione, si fa affidamento sulla propria cultura, l'immaginario che ci viene quotidianamente proposto dalla società in cui viviamo.
Per chi è nato e cresciuto nell'Era spaziale, è più facile imputare fenomeni inspiegabili a entità extraterrestri, perchè l'ignoto per eccellenza è proprio lo spazio profondo e i suoi eventuali abitanti. Per una persona vissuta qualche secolo fa, questi interrogativi non si ponevano affatto, e la spiegazione dell'ignoto veniva attribuita ad altre entità, di origine terrestre. Prendiamo ad esempio il teschio noto come Starchild. Questo strano teschio venne trovato nel nord del Messico negli anni '30 del secolo scorso ma fu abbandonato in un garage fino alla morte della scopritrice, avvenuta nei primi anni novanta e si incominciò a studiarlo dal 1998. La sua strana forma e la possibile ricostruzione del viso, portarono alcuni studiosi a considerlo un ibrido uomo alieno. Quasi ovvio nel nostro contesto culturale, ma proviamo a immaginare uno ritrovamento del genere, diciamo a metà del XIX secolo, e magari in aree dove il folklore sugli Esseri Fatati è molto radicato, ad esempio l'Irlanda. La conclusione più probabile diventerebbe quindi che si tratti del teschio di un Changeling! Nel viso ricostruito non si potrebbe scorgere la descrizione di un qualche folletto o gnomo?
Negli ultimi anni, molti cosiddetti avvistamenti di ufo o comunque di strane luci danzanti, sono avvenuti nei pressi di megaliti, noti un tempo per essere luoghi di ritrovo per il Piccolo Popolo, e i famigerati crop circles, compaiono in larga parte in zone dove le tradizioni sulle fate sono molto forti, come la contea del Wilthshire in Inghilterra. Io stesso ho visto un crop circle ( di cui onestamente non so valutare l'effettiva genuinità) sul pendio che porta al West Kennet Long Barrow, una meravigliosa tomba megalitica, proprio di fronte alla Silbury Hill, siti entrambi noti per la loro frequentazione da parte di Esseri Fatati.
Potremmo continuare a lungo con esempi e similitudini del genere, ma penso che sia ormai chiaro il nocciolo della questione: Molto probabilmente alcune persone si sono trovate testimoni o coinvolte in accadimenti che vanno aldilà della loro comprensione e dell'ordine solito delle cose. Non riuscendo a spiegarle si sono affidate al loro bagaglio di credenze e superstizioni, e sono state sicuramente influenzate dai racconti che vanno per la maggiore. Chiaramente, epoche e luoghi differenti fanno formulare interpretazioni differenti. Senza voler essere partigiani di una o dell'altra versione, una domanda rimane, cosa accade realmente? Possiamo senza ombra di dubbio etichettare tutti questi fenomeni come suggestioni o folklore? Personalmente penso proprio che sarebbe un grande errore.

venerdì 18 maggio 2012

Skinwalkers, gli Stregoni Bestia del Popolo Navajo


Nella cultura Navajo, la stregoneria è trattata con enorme disprezzo e viene considerata un reato molto grave. Il tipo di "stregone" considerato più pericoloso ed infido è il cosiddetto Yenaldlooshi, che può essere tradotto con "che va a quattro zampe" o come "Colui che cammina come un animale". Noto anche come Mai-Coh o Limmikin, questo tipo di individuo è conosciuto al difuori della comunità Navajo come Skinwalker. Cn questi nomi si identifica un tipo di stregoni in grado di cambiare forma utilizzando pelli magiche di animali, cosa molto simile ad alcune leggende europee sul licantropo. Gli Skinwalkers sono esseri malvagi, interessati solamente alla distruzione delle tribù e nient'altro.
Lo Skinwalker generalmente è maschio, ma possono essere di ambo i sessi, e addirittura dei travestiti. Come accennato prima usano la pelle incantata di un animale per trasformarsi in quella bestia. Le forme più comunemate adottate sono quella di lupo in primis (altro collegamento con il licantropo), di orso (berserker?), volpe, cane e puma, ma anche alcuni tipi di uccelli, come il corvo o il gufo. A seconda della forma animale assunta, gli Skinwalkers acquistano diversi poteri sovrumani. Ad esempio trasformarsi in lupo o volpe conferisce loro una straordinaria resistenza, sensi affinati e una maggiore velocità mentre prendere le sembianze di un orso conferisce una forza immensa e letali zanne ed artigli. In pratica lo stregone ottiene le peculiari caratteristiche dell'animale in cui si trasforma, compresa la possibilità di spiccare il volo, nel caso si fosse mutato in uccello. Questa creatura non esiterà ad usare le sue capacità per assalire le persone o per fuggire in caso si trovasse a mal partito. Si dice che la forma animale dello Skinwalker sia più grande e più potente della propria controparte naturale. Secondo i Navajo uno Skinwalker è in grado di correre più veloce di un'automobile senza problemi, inoltre pare che siano anche maestri di Arti Magiche Oscure.
Per diventare uno Skinwalker, lo stregone deve assolutamente compiere un crimine odioso: uccidere un suo parente prossimo. Indipendentemente dal proprio patrimonio culturale, un crimine del genere è assolutamente inconcepibile, ma per i Navajo è un vero e proprio tabù magico. Spesso lo Skinwalker compie violente ruberie per accrescere la propria ricchezza e procurarsi gli ingredienti per i suoi perniciosi incantamenti, ma alle volte utilizza un altro metodo per questi fini, assieme ad un altro stregone organizza una vera e propria truffa sulla salute di qualche poveraccio. La creatura fa ammalare gravemente qualche malcapitato grazie ai propri poteri. Vista la natura magica della malattia, i rimedi usuali non funzionano, quando ecco che appare uno stregone ( il compare dello Skinwalker) che con le sue arti salva l'ammalato, ovviamente dietro compenso. Questo compenso viene poi diviso dai due malvagi.
Si dice che alcuni Skinwalkers particolarmente potenti, abbiano il potere di rubare la pelle o il corpo di una vittima umana. Semplicemente fissando negli occhi la vittima designata, lo Skinwalker è in grado di risucchiare l'anima del malcapitato dentro di lui e di impossessarsi del suo corpo svuotato. Se la vittima è dotata di grande forza di volontà, sarà molto più difficile che riesca ad averne ragione. In teoria si può anche resistere a questa forma di possessione, ma solo se la propria volontà è più salda di quella dello Skinwalker. Quando la creatura ottiene il controllo di un corpo, solitamente lo usa per compiere atti che il vero proprietario non sarebbe in grado di fare, e neanche lo vorrebbe. Per tutto il tempo l'anima della vittima rimane vigile e cosciente, ma totalmente incapace di controllare o fermare il suo legittimo corpo.
Gli occhi dello Skinwalker, potrebbero essere la chiave per identificare la creatura nella sua formaumana. Lo Skinwalker eviterà la luce ogni volta che può, perchè provoca ai suoi occhi dolori fortissimi. Normalmente i suoi occhi, risplendono nel buio come braci accese, ma quando prende la forma animale il bagliore sparisce e diventa difficile distinguerlo da un normale lupo, cane etc. Oltre alla capacità di cambiare forma, lo Skinwalker sarebbe anche in grado di controllare alcune creature notturne ed alcuni sarebbero anche potenti negromanti, capaci di rianimare i cadaveri e farli combattere al proprio fianco. Per questo i Navajo si rifiutano categoricamente di toccare un cadavere, temedo di poter risvegliare accidentalmente lo spirito del morto o di rendersi vulnerabili ai malefici di uno Skinwalker.
Fatta eccezione per le pelli magiche, gli Skinwalkers preferiscono girare completamente nudi anche in pieno inverno. Vista le abitudini di queste malvage creature, nella cultura Navajo è tabù indossare pelli di animali predatori, mentre non lo è indossare pelli di erbivori come capre o vacche. Se qualcuno indossasse una pelle di orso o lupo, potrebbe venir accusato dalla tribù di essere uno Skinwalker. Oltre alle pelli, alcuni di questi stregoni indossano talvolta anche dei teschi animali, che pare possano accrescere il loro potere per un certo tempo.
Capita anche che, alcune persone particolarmente vili, cerchino di assoldare uno Skinwalker per compiere azioni malvage in loro vece. Lo stregone verrà ovviamente ricompensato lautamente, anche se non è molto consigliabile commerciare con queste creature. Quando uno Skinwalker viene colto sul fatto e catturato (evento assai raro), la legge Navajo è chiara e semplice: avendo perso la sua umanità per via della magia, quell'individuo va messo immediatamente a morte. Uccidere uno Skinwalker non comporta nessuna conseguenza morale o legale.

mercoledì 16 maggio 2012

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sabato 28 aprile 2012

Il Caso delle Fate di Cottingley


Cottingley, West Yorkshire non lontano da Bradford. Frances Griffiths, di nove anni, era nei guai. Ancora una volta aveva giocato vicino al torrente di Cottingley, e ancora una volta era scivolata sulle pietre viscide, bagmandosi le calze. Sua madre non sarebbe stata affatto contenta, tanto più che aveva vivamente raccomandato a Frances di non giocare vicino al torrente! In quell'anno, il 1917, Frances e sua madre erano appena arrivate in Inghilterra dal Sud africa, dove avevano fino ad allora vissuto, per stare con la zia. Frances aveva una cugina sedicenne, Elsie Wright, con cui spesso giocava nel bosco procurando grande preoccupazione nelle loro madri.
Quando Frances tornò per l'ennesima volta a casa con scarpe e calze zuppe, la madre esasperata le chiese come mai dovesse andare a giocare proprio in un luogo così pericoloso. L'ingenua risposta della bambina innescò una strana serie di eventi che si sarebbero protratti per ben 70 anni, coinvolgendo anche una delle più illustri menti letterarie dell'epoca. La bimba disse alla madre che andava al ruscello per vedere le Fate. La madre e la zia accolsero la spiegazione con comprensibile incredulità, ma la cugina Elsie dichiarò di aver visto anche lei quello sosteneva la piccola. Anzi, propose a Frances di prendere in prestito la macchina fotografica di Mr Wright e di cercare di fotografare quelle misteriose creature. Mezz'ora dopo l'inizio della loro piccola avventura, le ragazze chiesero a Mr Wright di svillupare per loro la pellicola che avevano utilizzato. L'uomo accondiscese alla richiesta, e si apprestò a sviluppare le fotografie assieme alla figlia. Wright rimase sbalordito quando realizzò che una delle foto ritraeva Frances accanto ad un gruppo di cinque esserini che danzavano su un rialzo del terreno! Dopo la sorpresa iniziale, Mr. Wright respinse l'idea, sostenendo che si trattava di figurine di cartone ritagliate. Conosceva inoltre il talento della figlia a disegnare figure di fate e folletti. Decise di non prestare più alle giovani la macchina fotografica dopo aver visto un'altra immagine che ritraeva Elsie assieme a una creaturina simile ad uno gnomo alato.


Fatta eccezione per qualche copia delle strabilianti immagini distribuite ad alcuni parenti, la faccenda rimase nella sfera privata della famiglia Wright. Nel 1919 la madre, Polly Wright e Annie Griffiths parteciparono ad una riunione sulla Teosofia. La Teosofia è una filosofia che include tra i suoi insegnamenti anche la possibilità dell'esistenza di svariati Spiriti della Natura. Alla fine dell'incontro, le donne avvicinarono l'oratore e gli mostrarono le fotografie. Questo portò l'attenzione di Edward Gardner, noto leader del Movimento Teosofico, a concentrarsi sul caso di Cottingley. Egli successivamente scrisse a Polly che le fotografie erano "le migliori mai scattate sull'argomento, credo in assoluto". Gardner ottenne dalla famiglia gli originali negativi in vetro, e li inviò ad un noto esperto di fotografia, Harold Snelling. La sua fama era tanto grande che si diceva comunemente nell'ambiente: "Quel che Snelling non conosce a riguardo delle falsificazioni fotografiche, non vale la pena conoscerlo!". Dopo averle a lungo esaminate, Snelling concluse che "Si tratta di lastre ad esposizione singola. Queste figure danzanti non sono dipinte su uno sfondo, anche perchè appaiono mosse, come se si fossero spostate durante l'esposizione". Quello che Snelling intendeva con la sua ultima frase, era che la velocità dell'otturatore della macchina fotografica doveva essere stata impostata molto bassa (cosa che può essere confermata dal movimento della cascata sfocata dietro a Frances nella prima foto) e che le Fate sembravano essere fuori fuoco, come se durante l'esposizione avessero continuato a muoversi e danzare. Gardner mostrò le foto a suo cugino, che a sua volta le portò all'attenzione di Sir Arthur Conan Doyle. Conan Doyle fu autore delle storie di Sherlock Holmes così come di numerosi romanzi, tra cui Il Mondo Perduto. Conan Doyle era membro del Movimento Spiritualista e credeva che i vivi potessero comunicare con i morti, attraverso il medium e sedute spiritiche. Era molto propenso all'idea dell'esistenza delle Fate, e accolse con grande favore le foto, come prova tangibile di un mondo oltre la realtà fisica. Lo scrittore considerò addirittura la possibilità di recarsi di persona a Bradford per parlare alla famiglia Wright, ma la preparazione del suo imminente viaggio in Australia lo fece desistere. Incaricò quindi Gardner di recarsi a Bradford in sua vece.

 Dopo aver parlato con le ragazze, Gardner riferì a Conan Doyle che credeva dicessero la verità sulla faccenda. Doyle utilizzò quindi le fotografie per una storia che stava scrivendo per la rivista The Strand, e suggerì che le ragazze potessero scattare altre foto, osservate magari da un "disinteressato testimone dei fatti". Inutile aggiungere che l'articolo scatenò un vero e proprio coro di critiche, sia in ambito accademico che non. Nel 1920, Edward Gardner tornò a Bradford con una nuova macchina fotografica e cercò di convincere le ragazze a scattare altre foto alle loro cosiddette Fate. In poche settimane, le giovani dichiararono di essere riuscite a rimprendere le creaturine altre tre volte. E con queste arriviamo alle fatidiche cinque fotografie.
Nel 1921 un noto chiaroveggente, Geoffrey Hodson, venne accompagnato a Cottingley per vedere se riusciva a rilevare spiriti o altri tipi di presenze. Egli affermò che lui, come le ragazze, vide delle Fate.
Il dibattito sulla faccenda andò avanti per molti anni, cercando di chiarure se le giovani avessero veramente fotografato delle Fate o se si fosse trattato solo di un gioco. A lungo andare però, si persero le tracce di Elsie e Frances, nel frattempo cresciute e sistemate. Nel 1966 Peter Chambers del Daily Express, decise di andare a fondo in quella vecchia storia e cercò di contattare le persone coinvolte. Trovò Elsie. In un'intervista essa dichiarò che "avrebbero potuto essere frutto della mia mente", ma non fu molto precisa, lasciando il dubbio che non volesse dire tutto a riguardo.
Cinque anni dopo, il programma della BBC Nationwide, contattò Elsie per avere un'altra intervista.-TV Nazionale avvicinato Elsie per un'altra intervista. Questa volta Elsie si rivelò molto più evasiva dell'intervista precedente, evitando accuratamente di confermare o smentire l'accaduto. La troupe della BBC concluse che si trattava comunque di un falso, e che le Fate erano solo figure di cartone tenute in piedi da spilloni.
Infine, nel 1981 e nel 1982, Joe Cooper intervistò Frances ed Elsie per un articolo su The Unexplained. Elsie ammise tentennando che tutte le foto erano dei falsi, ma Frances, che concordava con la cugina per le prime quattro immagini, disse che la quinta fosse assolutamente reale, e che aveva sorpreso anche loro. Entrambe però continuarono a dichiarare di aver veramente visto degli Esseri Fatati al ruscello di Cottingley. Elsie e Frances morirono rispettivamente nel 1988 e nel 1986, e fino all'ultimo rimase il dubbio sulla quinta fotografia... E se fosse davvero autentica?
La controversa quinta foto delle "Fate di Cottingley"