mercoledì 21 dicembre 2011

La Leggenda di Loch Ness

La strana Creatura dei Pitti
I Pitti erano la popolazione indigena originaria della regione delle Highlands Scozzesi. I Pitti, oltre che grandi guerrieri, erano anche un Popolo con un forte senso artistico, decoravano i loro corpi con elaborati tatuaggi e incidevano su grandi roccie, molte delle quali ancora intatte nella zona del Loch Ness, rappresentazioni minuziose dell'ambiente che li circondava. Erano talmente abili in questa forma d'arte, che gli animali incisi allora sono ancora perfettamente riconoscibili anche al giono d'oggi. Tutti tranne uno. Questa curiosa creatura appare come dotata di muso allungato, pinne e un sospetto spruzzo d'acqua sulla sommità del capo. Forse si tratta della prima rappresentazione del cosiddetto Mostro di Loch Ness.
Il mostro di Loch Ness (anche se io preferisco definirlo "Creatura") è molto probabilmente il criptide più antico e famoso della Storia. Il suo primo avvistamento documentato (se vogliamo escludere la raffigurazione dei Pitti) risale al 550 dC circa, e da allora la creatura si è fatta vedere numerosissime volte (forse anche a me! Vedi questo resoconto della mia esperienza sul Loch Ness).
Nel 565 dC, mentre stava passeggiando sulle rive del lago, San Columba vide una gigantesca bestia minacciare uno sventurato che nuotava nel lago. Nella biografia del santo, "Life of Saint Columba", Adomnán di Iona scrive:

"...(Egli) ha sollevato la sua santa mano mentre tutti, contratelli e stranieri erano stupefatti dal terrore, e invocando il nome di Dio fece il segno della croce nell'aria e comandò alla bestia: "Non andare oltre, non toccare quell'uomo! Torna in tutta fretta da dove sei venuto!". Udendo la voce del Santo, il mostro si spaventò e fuggì così veloce che pareva lo traessero con delle funi..."

Tuttavia questa testimonianza, come molte altre a seguire, viene spesso screditata, in quanto il libro contiene molti altri fantasiosi racconti di incontri con esseri soprannaturali.

I primi avvistamenti moderni della Creatura si verificarono dopo la realizzazione di una strada che circonda Loch Ness, permettendo una una visuale chiare del lago lungo gran parte del suo perimetro (e dovo io ho avuto la mia esperienza). In un articolo pubblicato nel 1933 dall' Inverness Courier, l'ufficiale giudiziario delle acque e reporter part-time Alex Campbell, parlava della Creatura chiamandola "Il Mostro". Questa prima divulgazione ha scatenato un vero e proprio susseguirsi di avvistamenti, e presto anche la stampa internazionale cominciò ad interessarsi alle storie su questo "Serpente Marino" o "Pesce Mostruoso" che imperversava in un oscuro lago scozzese. A lungo andare i media hanno definito unanimamente la Creatura come "Il Mostro di Loch Ness".
Presunta "pinna" fotografata da Rines
Per aggiungere il mostro di Loch Ness al Registro Britannico per la fauna selvatica ufficialmente protetta, è stato necessario per dare alla Creatura leggendaria un proprio nome scientifico.
Nonostante convenissero sul fatto che l'esistenza della Creatura dovesse essere ancora dibattuta in sede scientifica, i naturalisti Sir Peter Scott e Robert Rines (che riuscì a scattare alcune foto subacquee ad un oggetto indefinito, una delle quali assomigliava a una pinna) proposero di classificala come Nessiteras Rhombopteryx, affettuosamente contratto nel diminutivo che tutti conosciamo: Nessie. Parlando con un anziano abitante del posto, ho scoperto che spesso i locali si appellano a Nessie con il solo appellativo di "The Beast". Chiedendogli che aspetto avesse la Creatura mi rispose semplicemente "A very huge Beast"...
Le descrizioni di Nessie giunte fino a noi sono molte e varie. La Creatura viene spesso paragonata ad un'anguilla, una foca, un lamantino, un delfino o un'orca, oltre che le classiche descrizioni simili al classico Serpente Marino / Dinosauro Acquatico, ad esempio:

  • Un serpente con una testa simile a quella delle tartarughe
  • Una creatura lunga circa 9 m, con un lungo e sottile collo e pinne nella parte inferiore del corpo, in tutto simile ad un plesiosauro
  • Una gigantesca creatura con una o più gobbe sporgenti simili alla chiglia di una barca rovesciata.

Nessie in un'altra foto di Rines
Come abbiamo visto qualche riga sopra, nell'Aprile del 1933 l' Inverness Courier pubblicò la testimonianza di una coppia del luogo, che descriveva "un enorme animale che si rotolava e tuffava sulla superficie" avvistato mentre tornavano a casa sulla nuova strada costiera del Loch Ness.
 La loro esperienza ha ispirato numerosi altri avvistamenti, sia in acqua che sulla terraferma. In quell'autunno, molti quotidiani di Londra inviarono loro reporter nella zona del lago a caccia di scoop a proposito. L'interesse verso la faccenda crebbe a tal punto che le stazioni radio locali arrivavano a interromper le trasmissioni per poter aggiornare gli ascoltatori su nuovi avvistamenti della Creatura. Un circo Inglese offrì anche un premio di 20,000 £ a chi fosse riuscito a catturare il mostro.

 In Dicembre, il London Daily Mail assunse Marmaduke Wetherell per dare la caccia alla Creatura. Dopo una ricerca durata un paio di giorni, Wetherell sostenne di aver trovato tracce di un grande animale con quattro dita, di lunghezza stimata sui 6 metri. Questa è stata probabilmente la prima "bufala" documentata a riguardo del Mostro di Loch Ness. Per creare le impronte fu infatti utilizzato un souvenir proveniente dall'Africa, realizzato con il piede di un ippopotamo. Quando i calchi vennero inviati al Museo di Storia Naturale a Londra, il verdetto fu scontato... Si trattava di un piede di Ippopotamo! Non è ben chiaro se Wetherell fosse effettivamente coinvolto nella truffa o se ne fosse stato vittima anche lui, certo è che, colmo di rabbia e umiliazione, dichiarò alla stampa:"Daremo loro il Mostro!!". E così cercò di fare, architettando assieme al Dott. Kenneth R. Wilson la più famosa frode sul Loch Ness.

La "Foto del Chirurgo"
 Nel 1934, il London Daily Mail pubblicò una foto che mostrava un grande rettile che emergeva dalle acque del lago. L'immagine, inviata dal Dott. Kenneth R. Wilson, uno stimato chirurgo, divenne presto "LA FOTO" del Mostro di Loch Ness, fino al 1994 quando un'attenta ricerca permise di scovare un trafiletto di un quotidiano del 1975 in cui Ian Wetherell, figlio di Mermaduke, ammise che la foto era una frode di suo padre. A quel tempo anche Ian era ormai morto, ma si riuscì comunque a contattare il suo anziano fratellastro, il 93enne Christian Spurling, che confermò la cosa. Spurling ammise che "la foto del chirurgo" fu realizzata attaccando una sagoma di legno a un sottomarino giocattolo, e che Wetherell la mise in piedi per vendicarsi dell'umiliazione subita per l'affaire delle zampe di ippopotamo. Per avere maggiore credibilità, usò il nome di uno stimato professionista compiacente, in modo che non potesse essere collegata a lui e al suo desiderio di rivincita.

La "foto del chirurgo"ha stimolato comunque moltissimo la ricerca sulla Creatura.
 Negli ultimi decenni si sono verificati molti avvistamenti della Creatura, molti dei quali suppurtati da foto o addirittura video. Nel maggio del 2007 Gordon Holmes, un tecnico di laboratorio, riuscì a filmare bene l'avvistamento (cliccate per essere indirizzati al video). Una figura simile, anche se più allungata ma com movenze identiche, è quella che ho avuto la fortuna di fotografare questa estate.
Nel Loch Ness esiste davvero qualcosa che non siamo ancora stati in grado di identificare? Molti sono scettici, molti altri fiduciosi, avere prove concrete è molto difficile e forse non arriveremao mai ad una conclusione, ma la Leggenda di Loch Ness credo che continuerà ad esistere...
Foto scattata da me sulle rive del Loch Ness Agosto 2011

martedì 22 novembre 2011

L'Origine degli Esseri Fatati

La parola inglese "Fairy", traducibile in "Fata", deriva dall'antico francese "Faerie". Si è spesso abusato di questo termine, indicando con esso una enorme ed eterogenea gamma di esseri soprannaturali. In realtà esistono sostanziali differenze tra le "Fate" della tradizione antica e da quelle della tradizione moderna, specialmente per quelle figure di derivazione Celtica, ma diversi tipi di esseri fatati sono presenti anche nelle tradizioni Germaniche e nel folklore slavo.

Al giorno d'oggi, quando si pensa alle fate, molte persone tendono a visualizzarle come piccoli esseri soprannaturali, dotati di ali splendenti e simili in tutto e per tutto a quelle rappresentate nelle favole per i più piccini. Queste creaturine possiedono anche fantastici poteri magici, per esempio Campanellino (Tinkerbell) di Peter Pan o la Fata Madrina di Cenerentola. Questa rappresentazione del Piccolo Popolo è nata tra il 18° e il 20° secolo, come distorsione delle vecchie tradizioni orali nel momento in cui vennero trascritte per la prima volta.
I Fatati sono esseri soprannaturali che possono venir descritti molto bene dalla parola greca daimon, che significa "spirito". Essi infatti non sono divinità, intese come Dei o Dee, ma non sono neppure semplici creature mortali. Potrebbe essere più esatto classificarle come Divinità minori.
Comunque, se vogliamo prendere in considerazione l'idea degli esseri fatati, ci troviamo di fronte ad un concetto molto più ampio e antico. Infatti, antiche forme di "fate" possono essere rintracciate nei miti greci arcaici, ad esempio le Ninfe, i Satiri e i Sileni. Queste creature erano presenti nei racconti e nella tradizione popolare da prima che Omero scrivesse l'Iliade e l'Odissea. Anche le numerose divinità fluviali e marine, Nereidi e Naiadi ad esempio, possono essere considerate a buon diritto Fate. Si trattava infatti di spiriti della Natura e dei fenomeni naturali.
Anche nella religione e mitologia Romana, fortemente influenzata da quella Greca, troviamo esempi di esseri Fatati, ad esempio gli spiriti domestici e tutelari, come i Numi, i Penati, i Lari e i Geni.
La versione Norrena e Germanica degli esseri Fatati è composta da una vasta gamma di creature, come i Døkkálfar o elfi delle Tenebre, i Liósálfar o elfi della Luce, le Disir o le stesse Valkyrie. Nella mitologia Norrena queste creature sono importatissime, e spesso sono cruciali nelle vicende degli Dei superiori, gli Asi e i Vani.
Fu durante il periodo elisabettiano che William Shakespare (1564 – 1616) rese popolari le Fate del folklore Inglese nella letteratura, facendone i protagonisti della sua opera "Sogno di una notte di Mezza Estate", con i personaggi di Oberon, Titania e Puck (Robin Goodfellow). Prima di Shakespeare, Chauncer (1342 – 1400) scrisse che la terra di Bretagna pullulava di Fate prima del tempo di Re Artù.
Nelle leggende Arturiane le figure Divine e Fatate appaiono in abbondanza. Morgana, la sorellastra di Artù, era una grande maga e guaritrice, e spesso veniva chiamata Morgana le Fay. Il soprannome "le Fay" significava appunto "la Fata", e il suo stesso nome, Morgana, potrebbe essere correlato addirittura con la Dea Celtica Morrigan. Simile a una creature fatata era anche la Dama del Lago, e la moglie di Artù, Ginevra o Gwenhwyfar, nella tradizione gallese, appariva bella e delicata come una Fata o una Dea. Molti cavalieri del ciclo erano figli di Fate o divenivano amanti di Fate e lo stesso Merlino era soltanto in parte mortale.
Ma queste erano soltanto uno dei molteplici tipi di Esseri Fatati. Nelle favole e nel folklore troviamo Fate di ogni genere, alcune benevole e altre malvagie e ostili nei confronti dei mortali.Anche il loro aspetto è variegato, belle o orribili, gigantesche o minuscole, non è possibile definire una loro forma standard, in quanto spesso potevano cambiare aspetto. Diversi tipi di Fate potevano inoltre avere diversi tipi di capacità magiche.
Cosa sono dunque queste Fate? Da dove vengono? Per capire cosa sono, dovremmo dare uno sguardo a quello che si può trovare nella Mitologia e nelle tradizioni Celtiche. Come detto in precedenza le fate sono, in un modo o nell'altro, presenti in tutte le Culture e le Tradizioni antiche, ma quella Celtica ne ha fatto senza dubbio il suo punto focale, come vedremo più avanti.
Anche dopo l'avvento di Roma, la religione Celtica nelle regioni occupate rimase salda e non venne sostituita da quella Romana. Divinità Celtiche venivano adorate in Gallia (Francia, Belgio e Italia Nord Occidentale), in Hispania (Spagna) e in Britannia (Inghilterra). La situazione cambiò quando il cristianesimo si diffuse verso Ovest e verso Nord. Con la conversione delle popolazioni, le antichè divinità vennero "declassate" al rango di Esseri Fatati ed entrarono a far parte del folklore più puro, ovvero tutte quelle tradizioni e mitologie ignorate o tollerate dalla chiesa ufficiale, ma con grande presa sul Popolo.
Così in Irlanda (mai romanizzata per altro), le Divinità dei Tuatha Dé Danann, come Dagda e Lugh, divennero esseri magici che vivono sotto le colline o i tumuli, oppure in isole leggendarie. Simile sorte spettò anche agli dei di altre Nazioni Celtiche, come la Scozia, il Galles, la Cornovaglia e l'Isola di Man.
In queste prime tradizioni Celtiche sul piccolo Popolo, le ex divinità Irlandesi e Gallesi non vennero raffigurate come le Fate nel senso classico. Asse avevano aspetto umano, come forma e dimensione, erano in possesso di straordinari poteri, apparivano sempre giovani ma non avevano ali o cose simili. I Dananns o le loro controparti Gallesi, erano generlmente visti come una razza fiera, combattiva. Potevano venire uccisi e morire di vecchiaia come i comuni mortali, ma il loro ciclo vitale medio durava centinaia se non migliaia di anni. Il problema è che, a volte, gli autori cristiani hanno trasformato queste crature in esseri al servizio del Diavolo, considerando le Fate alla stregua di Demoni. Tuttavia questa visione fortunatamente, non è più condivisa al giorno d'oggi.
Queste Fate antiche e medioevali, non avevano molto in comune con le creature del folklore più recente. I Tuatha de Danann dovettero attendere centinaia di anni prima di "evolversi" nei Brownies, Leprechauns e Goblins che popolano il folklore e i boschi dell'Europa.

mercoledì 2 novembre 2011

Stonehenge

Stonehenge è probabilmente il cromlech più conosciuto ed enigmatico della Gran Bretagna, se non addirittura del mondo intero! La struttura ha affascinato gli uomini per secoli, ed esistono moltissime teorie sul perchè gli antichi possano aver eretto questo straordinario monumento. Nel corso degli anni, Stonehenge ha subito notevoli danni a causa di turisti incivili e cacciatori di souvenirs, ma fortunatamente ora è protetto da un recinto e non direttamente accessibile, cosa che permette di preservare la struttura.

Gli archeologi convengono che Stonehenge sia stato costruito in quattro fasi distinte: la prima fase inizia intorno 3200 AC, e consisteva nella realizzazione di un terrapieno con al centro un edificio di legno, che potrebbe essere stato utilizzato come ossario. La cosiddetta Heel Stone, un menhir secondario, è stata probabilmente eretta in questo periodo. la pietra tallone è stata messa in atto. Intorno al 2400 AC, 56 pozzi conosciuti come i fori di Aubrey, sono stati scavati all'interno del fossato. Il loro scopo non è ancora ben chiaro, ma i ritrovamenti di ossa umane e teste di mazza in pietra suggeriscono offerte rituali e probabili sacrifici.
La seconda fase iniziò intorno 2200 AC, quando blocchi di dolerite blu, estratti nelle montagne Prescilly, in Galles, vennero eretti in due cerchi concentrici e un viale in terra battuta vanne tracciato. Non è chiaro se le pietre gallesi vennero trasportate dalle cave originali o fossero già presenti sul territorio a causa dei movimenti dovuti alle glaciazioni.
La terza fase inizia intorno al 2000 AC, quando i blocchi di dolerite vennero rimossi e sostituiti con gli attuali elementi in arenaria, che andarono a formare gli anelli ancora visibili al giorno d'oggi. I blocchi di arenaria pesano in media tra le 20 e le 50 tonnellate, e furono estratte dalle cave di Marlborough Downs, a circa 29 km di distanza. I blocchi vennero levigati e rifiniti a mano, con l'aiuto di strumenti in pietra. Gli elementi superiori che vanno a formare gli architravi, sono tenuti assieme da giunti scavati di forma sferica, simili alle giunture del femore umano. Alcuni di questi giunti, ovviamente erosi dal tempo, si possono ancora notare sulla sommità degli elementi verticale a cui manca l'architrave.
La quarta fase ebbe inizio attorno al 1600 AC, quando le pietre di dolerite vennero nuovamente trasportate al sito dopo essere state conservate in un luogo ancora sconosciuto, e nuovamente erette all'interno del cerchio, formando la struttura centrale a ferro di cavallo.
Le pietre ai quattro lati vennero incise con figure a forma di testa d'ascia o di altre armi, e l'elemento noto come “Altar Stone”, la Pietra dell'Altare, venne eretto al centro del cerchio.

Folklore
Stonehenge, nel corso dei secoli, ha influenzato enormemente le leggende e il folklore locale. La maggior parte dei racconti cercano di spiegare l'origine del sito, attribuendo la sua costruzione a Giganti, Dei o maghi. Era probabilmente più semplice per il popolo, accettare spiegazioni come queste, piuttosto che rendersi conto dei livelli elevati di tecnica e logistica raggiunti da antiche e misteriose popolazioni.
Durante il Medioevo, Goffredo di Monmouth, i cui coloriti scritti hanno avuto grande influenza sulla mitologia Britannica, scrisse che le pietre vennero originariamente portate dall'Africa in Irlanda da una razza di Giganti. Successivamente attraversarono il mare grazie alla magia di Merlino, che le posizionò nella foggia attuale all'inizio del Medioevo dietro richiesta di Ambrosius Aurelianus, Re dei Britanni in quel tempo, come monumento in ricordo del tradimento di Hengist, un leader Sassone colpevole dell'assassinio del principe Vortigern.
La Heel Stone si dice sia stata lanciata dal Diavolo in persona ad un monaco curioso, che lo spiava nascosto tra le pietre. La pietra colpì lo sfortunato chierico, inchiodandolo al terreno proprio per il tallone (heel in inglese)

Antica Astronomia
Stonehenge ha stimolato un grande dibattito a riguardo della sua presunta funzione astronomica nel corso degli anni. Il primo a sostenere che le pietre possano essere allineate con le ricorrenze del calendario solare, è stato William Stukeley nei primi decenni del 18° Secolo. Egli notò che l'asse del viale in terra si allinea con il punto dove sorge il sole al Solstizio d' Estate. Nel 1960 un astrofisico chiamato Gerald Hawkins, studiò gli allineamenti di Stonehenge con l'ausilio di un computer, concludendo che i triliti si allineavano con il sorger e il calare del Sole e della Luna nelle date chiave del calendario. Anche se gli allineamenti potevano non essere perfetti, erano sicuramente utilizzabili dagli antichi costruttori per scopi cerimoniali legati a osservazioni astronomiche.

lunedì 17 ottobre 2011

Halloween - Samhain Origine e Folklore nel mondo Anglosassone

La festa di Halloween, cade la notte tra il 31 Ottobre e il 1 Novembre, segnava la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno nel calendario celtico, ed era una delle quattro feste del fuoco, ricorrenze che dividevano in quattro periodi l'anno solare. Segnava il momento in cui finiva una fase di abbondanza, e cominciava un periodo in cui bisognava fare economia e gestire parsimoniosamnete le risorse. Con ogni probabilità è dovuto proprio a questa natura "pessimista" il fatto che la festività sia stata collegata a un'iconografia inquietante e sinista. Tradizionalmente era il momento in cui i cancelli tra il nostro piano e l'Altromondo (Otherworld, poi identificato con l'Oltretomba) erano aperti, e misteriose Forze potevano passare indisturbate.

Nel vecchio calendario celtico, Halloween - o più correttamente, Samhain - era in realtà l'inizio del nuovo anno, e il momento di prepararsi ai disagi dell'inverno imminente.Tutti gli animali non destinati alla riproduzione venivano macellati, e la loro carne salata per poter essere conservata in previsione dei mesi bui. Quello che non poteva essere conservato, veniva consumato, e perciò si organizzava una grande festa e innumerevoli falò illuminavano la campagna.
Il festival era anche un momento in cui il culto della fertilità, fattore importante per il futuro benessere della comunità.  Gli animali si accoppiavano, e la selezione dei capi migliori assicurava buone possibilità di allevamento.  Questo aspetto della fertilità si riflette nelle leggende tramandate dai Celti.  Nella mitologia Irlandese, il Dio Dhaghda, si unisce carnalmente con la Morrigan alla vigilia di Samhain, in una unione simbolica del Dio della Luce con la Dea della Morte, facendo volger l'anno verso l'oscurità. Anche l'eroe mitico Cu Chulainn aveva rapporti sessuali in questo periodo, e a Samhain Aengus trovò la sua sposa fatata sotto forma di cigno.
C'era probabilmente anche un lato più sinistro della ricorrenza in epoca celtica. Giulio Cesare parla di sacrifici umani in queste occasioni ma, nonostante la propaganda romana fosse senza dubbio faziosa, qualcosa di vero potrebbe esserci stato. Il sacrificio umano era infatti praticato in passato, e la tradizione della morte rituale di un Re Sacrificale a Samhain era presente nella cultura Celtica dell'epoca. Alcune tradizioni moderne possono essere interpretate come vestigia di antiche e sinistre pratiche rituali. In alcune parti della Scozia ad esempio, In alcune parti della Scozia, pietre bianche decorate a rappresentazione dei partecipanti alla festa, vengono gettate nelle fiamme vive del falò di Halloween. Una volta spento il fuoco, le persone cercavano nella cenere la pietra-feticcio che avrebbe dovuto rappresentarli. Chi aveva la sventura di non recuperare la pietra andava incontro a un periodo di disgrazie e , in alcuni casi, anche alla morte.
 La festa era anche associata ai morti e alla commemorazione degli Antenati.  Era consuetudine, in alcune aree dell'Irlanda, lasciare una sedia vuota e un piatto di cibo per gli ospiti invisibili, in modo che nessun eventuale ospite spettrale potesse offendersi. La mezzanotte era l'ora propizia per il temporaneo ritorno dei trapassati, e quando le campani battevano i fatidici dodici rintocchi, in famiglia si osservava un silenzio assoluto, per rispetto verso i defunti.
Nel nord della Scozia, Halloween è il momento in cui la Cailleach Bheur , la strega dalla faccia blu che personifica l'inverno, rinasce con l'arrivo delle prime nevicate. La megera rimane come Guardiana dell'Inverno fino al ritorno dell'Estate a Beltane (Primo Maggio). La Cailleach Bheur esiste in molti racconti popolari e probabilmente si tratta della figura distorta di una antica Dea molto venerata, da cui anche la consuetudine di dedicarle l'ultimo covone di grano raccolto nell'anno. Il covone veniva modellato in forma femminile e chiamato Carlin o Cailleach.
Siccome in moltissime comunità rurali erano ancora radicati e praticate le antiche usanze pagane, la Chiesa nell'anno 835 dC ha decretato che il 1° Novembre dovrebbe essere conosciuto come Giorno di Ognissanti (All Saints 'Day) e la commemorazione dei defunti (All Souls' Day) venne spostata al 2 novembre.  Così il 31 Ottobre è diventato la Vigilia di Ognissanti, in Inglese All Hallow's Eve, Halloween.
La tradizione di celebrare la ricorrenza con un falò rimase per moltissino tempo nelle aree rurali. A Fortingall, nel Perthshire, un enorme falò veniva allestito su un tumulo sepolcrale dell'Età del Bronzo fino agli inizi del 20° secolo. I locali danzavano attorno al fuoco, e una volta spento tornavano a casa per i tradizionali giochi di Halloween.  Questo aveva luogo l' 11 novembre, il tempo di Halloween (Samhain) nel vecchio calendario.

venerdì 14 ottobre 2011

Siamo anche su Facebook!

Nonostante un'iniziale avversione, alla fine mi sono convertito anche io al fenomeno di massa Facebook, e ho messo il mio modesto blog nel mare del più grande social network del momento. Spero che la cosa possa essere utile e stimolante! se volete, potete visitare e aggiungervi alla pagina (che al momento è alquanto scarna, ma ci sto lavorando!):


Vi aspetto!

lunedì 26 settembre 2011

Red Lion Pub - Avebury

Il Red Lion sorge all'interno di uno dei grandi cerchi di pietre di Avebury, e pare sia uno dei pub più infestati di tutta l'Inghilterra. L'edificio risale agli inizi del 1600, e rimase una casa colonica fino al 1802, quando il proprietario acquisì una licenza e divenne una locanda.

Al Red Lion ci sono state segnalazioni di ben cinque diversi fantasmi, oltre che a numerosissimi episodi definiti paranormali.

Il fantasma più famoso del pub è quello di una donna conosciuta come Florrie, che si crede abbia vissuto nell'edificio nel 17 ° secolo. Il marito di Florrie pare che fosse un soldato, che partì per andare a combattere la Guerra Civile. Mentre egli era via, la donna si fece un amante, ma sfortunatamente una notte, il consorte tornò inaspettatamente a casa, scoprendo così la tresca. In un impeto di rabbia, uccise il rivale e accoltellò la moglie infedele, gettandone poi il corpo in un pozzo e sigillandolo con un macigno. Sembra che il fantasma di Florrie appaia e scompaia da questo pozzo, nella zona del bar, che attualmente serve da singolare tavolo per gli avventori. Lo spettro della donna, ama lanciare manciate di sale e pepe sul bancone, e a volte è stato avvistato nel bagno delle signore (molto civile come spirito!). Sembra inoltre che il fantasma abbia una particolare predilezione a manifestarsi agli uomini barbuti, forse perchè il marito o l'amante, o forse entrambi, avevano la barba. In un'occasione un lampadario della sala si mise a roteare vorticosamente quando gli avventori barbuti si trovavano a passarci sotto.

Un altro fantasma che infesta il locale, è quello di un precedente proprietario, ucciso anche lui nel 17 ° secolo. Sembra che lo sventurato nascose nella sua cantina due ricercati, ma che questi lo uccisero cercando di derubarlo. Il suo fantasma è apparso moltissime volte a più persone, spesso armato di coltello.

I fantasmi di due bambini, sono stati avvistati da numerosi ospiti rannicchiati in un angolo di una camera da letto su Avenue. Un membro dello staff riferisce che molti oggetti spariscono misteriosamente dal pub, per ricomparire, altrettanto misteriosamente, giorni dopo. Numerosi ospiti sostengono che le camere da letto siano estremamente gelide, anche in piena estate, e che si odano lamenti e rumori sinistri. Non è raro che qualche ospite lasci la camera nel cuore della notte e giuri di non rimetterci più assolutamente piede!

Una carrozza fantasma, completa di tiro di cavalli spettrali, è stata vista manovrare in certe notti scure nel piazzale antistante il pub, e molti membri della staff giurano di udire a volte un forte rumore di zoccoli provenire dall'esterno. Si crede che sia meglio non sapere chi è alla guida della carrozza, in quanto pare che questa tetra presenza sia foriera di sventura.

sabato 10 settembre 2011

Il Complesso Megalitico di Avebury

Il monumentale sito di Avebury, nel Wiltshire, da solo copre un'area pari a circa 30 acri, ed è ulteriormente circondato da decine di siti rituali megalitici, il più importante dei quali è Silbury Hill, la più grande collina artificiale dell'Europa occidentale. Le vestigia megalitiche di Avebury circondano il borgo medievale omonimo, e la chiesa parrocchiale della "nuova religione" si trova proprio davanti al cerchio di pietre principale.Il sito è ciò che rimane di una importante zona rituale di età Neolitica, ottimamente conservata nonostante il passare del tempo e il fervore religioso Cristiano di ottusi individui nei secoli passati. Quello che oggi possiamo ammirare è però soltanto una piccola parte di quello che doveva essere il complesso quando era in uso più di 4000 anni fa.


Il complesso viene datato all'incirca attorno al 2600 AC, anche se non tutti gli archeologi concordano su questo. Il primo focolaio di attività rituale nella zona si può individuare vicino a Windmill Hill, risalente a circa il 3700 AC, quando la costruzione del vicino West Kennet Long Barrow era appena abbozzata. Si pensa che i due cerchi interni in Avebury siamo stati completati prima, intorno 2600AC. Il cerchio esterno e il fossato sono più recenti, essendo probabilmente realizzati nel 2500AC circa. Il lavoro venne portato a termine interamente con attrezzi in corno o in pietra, materiali largamente conosciuti e utilizzati in quel periodo. Le pietre vennero estratte dalla cava di Marlborough Downs, e trasportate via terra , probabilmente su rulli di legno, un lavoro immane, visto che alcuni elementi di cerchi arrivano a pesare anche 40 tonnellate, quasi il doppio delle pietre della vicina Stonehenge, anche se non furono rifinite bene come queste ultime. Originariamente dovevano esserci circa 100 pietre erette, attualmente ne rimangono soltanto 27, mentre le altre sono state sostituite da cippi in cemento per dare un'idea di come doveva apparire anticamente il sito.

Nel 14th Secolo ci fu una fase di accanimento contro il sito di Avebury, e molte pietre vennero abbattute e sepolte, e ancora durante il 17th e il 18th Secolo, quando alcuni elementi vennero danneggiati con martelli e picconi. Queste fasi distruttive erano frutto del fervore Cristiano di epoca Puritana o delle iniziative di qualche privato, quasi certamente ispirato da qualche ignorante parroco di campagna, che vedeva chissà quale presenza demoniaca nelle antiche vestigia Pagane e nella considerazione che veniva loro data dai contadini del luogo.

Il Folklore locale è poco associato alcomplesso nell'insieme, mentre vengono tenute in grande considerazione pietre singole o elementi del paesaggio.

La Devil's Chair ( Sedia del Diavolo) è una delle pietre più imponenti all'interno della struttura. Situata dove il viale che porta a West Kennet si incontra con il cerchio, deve il suo nome a una specie di sedile naturale su una sua parete dove, Il primo giorno di Maggio (May Day Eve, l'antica festività di Beltaine), le giovani donne erano solite sedersi per esprimere un desiderio.

The Devil's Chair
Una grande pietra del cerchio situata vicino all'entrata Nord Ovest, conosciuta come Diamond Stone, si dice che allo scoccare della mezzanotte passi magicamente dall'altro lato della strada. Un evento veramente strano, visto che la pietra pesa circa 40 tonnelate!

Nella zona ci sono stati anche alcuni strani avvistamenti. Piccole e veloci figure si possono alle volte vedere aggirarsi tra le pietre al chiaro di Luna, e più di una persona giura di aver scorto all'interno del cerchio o nelle vicinanze strane luci accompagnate da musica, quasi come si trattasse di una fiera o un convegno notturno. Che si tratti di assemblee fatate del Piccolo Popolo? Spesso infatti le Fate e gli antichi cerchi di pietra sono strettamente collegati.

martedì 30 agosto 2011

Il Castello di Glamis

Situato nella caratteristica contea scozzese di Angus, a poche miglia da Forfar, il Castello di Glamis è la magione avita della famiglia Lyon (ora Bowes-Lyon) Conti di Strathmore.Gli Strathmore furono investiti del titolo di Conti Scozzesi fin dal 1677 e divennero Conti del Regno Unito nel 1937, quando Lady Elizabeth Bowes Lyon, Duchessa di York, salì al trono d'Inghilterra, divenendo in seguito la Queen Mother. La Sovrana crebbe quindi a Glamis Castle, una delle sue figlie, la Principessa Margareth, nacque proprio in una stanza del castello. Ma attorno a questo meraviglioso maniero avvennero anche fatti ben più truculenti. Secondo una leggenda, quando ancora il castello non era stato costruito, nel X secolo, esattamente sul luogo in cui sorgerà più tardi, Macbeth uccise suo cugino il re di Scozia, Duncan I. A dire il vero però gli storici ritengono che l'omicidio, raccontato peraltro anche da Shakespeare, fosse avvenuto un pò più a nord, presso Elgin. Dopo poco, nel 1034, un altro re di Scozia, Malcom II, fu tagliato a pezzi da un gruppo di ribelli all'interno del castello. Il suo sangue formò sul pavimento una enorme macchia che non si riuscì mai a cancellare e che ancora oggi è perfettamente visibile (la vicenda della macchia di sangue ispirò probabilmente Oscar Wilde per il suo spassoso Fantasma di Canterville, in cui egli narra un episodio simile).


Per tutta la sua esistenza, il castello venne abitato e frequentato da personaggi inquetanti, che con le loro azioni, e le loro dipartite, hanno contribuito a fare di Glamis il castello ritenuto più infestato di Scozia. Molti ritengono che l'origine delle numerose morti legate al castello sia da far risalire a Sir John Lyon che, nel 1372, acquistò il castello di Glamis. Nella sua dimora precedente, il palazzo Forteviot, vi era un calice che, secondo la leggenda, non doveva assolutamente essere spostato dal luogo in cui era conservato, pena terribili disgrazie che si sarebbero abbattute senza pietà sulla stirpe di colui che avrebbe osato fare una cosa simile. Sir John, incurante di questa stupida diceria, portò il calice nella sua nuova residenza. Da allora, per generazioni e generazioni, tra gli abitanti di Glamis si verificarono misteriose ed orribili morti. Ad iniziare proprio da sir John, che, undici anni dopo essersi trasferito a Glamis, morì in un duello.

Nel XVI secolo fu la volta di Lady Campbell, la moglie del sesto conte di Glamis. Sospettata d'aver tentato di avvelenare re Giacomo V, marchiata dell'accusa di stregoneria, trascorse gli ultimi anni della sua vita nelle segrete di una prigione sotterranea, prima di morire sul rogo, davanti al castello di Edimburgo. Si dice che dopo il supplizio abbia fatto ritorno a Glamis, in veste di spettro, e che disturbi la calma del maniero dondolandosi in una vampa di fuoco, proprio sopra l'orologio della torre. Nel XVII secolo il castello di Glamis fu ereditato dal Conte Patrick, che la Storia e il folklore vogliono essere un individuo violento e di costumi dissoluti, divorato dal gioco ed eternamente ubriaco. Su di lui circolavano due sinistre leggende. Si diceva infatti che avesse rinchiuso in una stanza segreta un suo figlio nato deforme, verso il 1800. Egli era una creatura disgraziata, senza collo e con braccia e gambe rattrappite, dotata però di una forza straordinaria. Per tenerlo lontano dagli sguardi dei curiosi, venne rinchiuso in una camera speciale, con una serratura massiccia. Fino ad oggi la camera segreta non è stata ancora ritrovata. La stanza segreta e Lord Patrick, però, come già detto, sono legati ad un'altra orribile leggenda. Si racconta che Patrick, accanito giocatore, abbia perso la sua anima giocando a carte con il Diavolo. Tale partita sarebbe avvenuta per l'appunto nella stanza segreta. Ancora si dice che il conte rinchiudesse i suoi nemici nella stanza segreta, lasciandoli morire di fame. I disgraziati, spinti dalla disperazione non solo iniziarono a mangiarsi l'uno con l'altro, ma arrivarono al punto di strapparsi a morsi dei pezzi di carne dalle proprie braccia. A conferma di questa tradizione due fantasmi, un negro ed un bianco, che subirono appunto questa atroce sorte, si aggirerebbero ogni tanto nei pressi del castello. Agli inizi del Novecento il XIV conte Strathmore organizzò nel castello una festa, durante la quale egli pensò di organizzare una ricerca della stanza segreta. Allora gli ospiti girarono per tutte le stanze, appendendo a ciascuna finestra un lenzuolo bianco. Dopo che ebbero finito, si ritrovarono tutti nel giardino e, con loro grande stupore, si accorsero che ben sette finestre erano senza lenzuolo. Si cercò a quel punto di individuare le stanze corrispondenti, ma ogni ricerca fu totalmente vana. A prendere sul serio questo racconto, sembrerebbe dunque, non solo che la stanza segreta esista, ma anche che ce ne sia più di una. La stanza segreta interessò anche Walter Scott. Lo scrittore scozzese nottetempo si recò, allo scopo di trovare la stanza in cui lord Strathmore e il Diavolo avevano giocato a carte, nella cripta della torre. Accompagnato da un valletto che faceva luce con la torcia attraversò un corridoio, le cui pareti erano piene di muffa e trasudavano umidità, in mezzo allo squittire costante dei topi. All'improvviso vide una luce brillare e di fronte a lui comparvero due nobili, uno dei quali doveva essere proprio Patrick, che seduti attorno ad un tavolo giocavano accanitamente a dadi, imprecavano, bevevano e maledicevano Dio. Ad un tratto il Demonio, attirato dalle bestemmie, apparve nella stanza. Il Diavolo costrinse i due nobili a giocare per tutta l'eternità. Ancora oggi qualcuno dice di aver sentito provenire da qualche parte del castello un chiaro rumore di dadi che scivolano sul tavolo.

Questi erano soltato i fantasmi più famosi di Glamis Castle ma molte altre sono le entità soprannaturali che di notte popolano il castello. C'è la donna senza lingua che va girando per il parco indicando a chiunque incontri la sua menomazione, c'è The Mad Earl's Walk, un folle che, nelle notti di tempesta, si aggira per il castello percorrendo sempre lo stesso tragitto. C'è un bambino che siede davanti alla camera della Regina Madre e che si suppone fosse un servo morto di polmonite. Si dice infine che ci sia una porta che si apre ogni notte, anche quando la si blocchi con dei fermi.

In aggiunta a tutto questo convegno di spiriti e anime inquiete, pare che la famiglia degli Strathmore nasconda un terribile segreto che ogni discendente maschile deve rivelare al figlio nel giorno del ventunesimo compleanno. Nessuno sa logicamente di quale segreto si tratti nè quanto antico sia, per la prima volta questa storia si conobbe nel 1904, quando il XIII conte, Claude Bowes-Lyon, a ventun anni, ammise pubblicamente l'esistenza di un segreto e ad un suo amico disse queste testuali parole: "Se solo sapessi la natura del nostro segreto ti getteresti in ginocchio e ringrazieresti Dio per esserne immune". Il figlio di Claude, ovvero il XIV conte, fu informato, come avveniva da secoli ormai, del segreto di famiglia quando compì 21 anni, non resistendo a tale fardello, confidò il segreto al giardiniere, il quale senza pensarci due volte fece i bagagli e si allontanò per sempre dal castello. Oggi la discendenza maschile degli Strathmore si è estinta, il castello è di proprietà della nipote del XIV conte, la quale, quando interrogò l'ex giardiniere, cercando di farsi dire quale fosse il segreto, per tutta risposta egli le disse: "Siete fortunata a non conoscerlo, e non lo saprete mai, perché sareste altrimenti la più infelice delle donne".

giovedì 18 agosto 2011

Avvistamento al Loch Ness

Durante il mio ultimo viaggio in Scozia, ho avuto modo di osservare "qualcosa" nelle acque del famoso Loch Ness! Voglio subito chiarire che non sto dicendo di aver sicuramente fotografato il famososo Mostro di Loch Ness, ma di essere stato testimone di un quantomeno singolare evento.





Ho scattato queste foto (in totale cinque, ma le due che pubblico sono forse le più rappresentative) qualche kilometro più a Sud del Castello di Urquarth, più o meno a metà del lago. La figura scura che si vede è comparsa improvvisamente dal fondo e è rimasta visibile per circa un minuto, muovendosi piuttosto lentamente verso Nord, per poi scomparire verso il fondo. Il movimento era deciso e lineare, senza interruzioni.

Ho stimato la lunghezza della figura intorno ai 5-7 metri, ma la mancanza di punti di riferimento chiari potrebbero falsare il mio giudizio, in più potremmo anche aggiungerci una certa dose di suggestione..

Per chiarimenti, domande o interpretazioni lasciate un commento o contattatemi via email, sarò lieto di ascoltare le vostre opinioni!

giovedì 21 luglio 2011

Puck, o Robin Goodfellow

Uno dei personaggi più popolari del folklore inglese degli ultimi millenni è stato il folletto, goblin, diavolo o imp conosciuto con il nome di Puck o Robin Goodfellow.

I Gallesi lo chiamano Pwca, che si pronuncia nella stessa maniera della sua controparte Irlandese: Phouka, Pooka o Puca. Ma questi sono soltanto alcuni degli innumerevoli nomi con cui è conosciuto.
Parole simili esistono in molte lingue antiche: Puca in Old English, Puki in Norreno, Puke in Svedese, Puge in Danese, Puks in basso Tedesco e Pukis in Lettone e Lituano, per lo più aventi come significato originario un demone, il Diavolo, il Male o uno spirito maligno. Vista questa somiglianza, non è certo se il Puca originale nacque dalle menti fantasiose degli Scandinavi, dei Tedeschi o degli Irlandesi. Infatti, Pouk era un termine tipicamente medievale per indicare il Diavolo, e il Phouka era a volte raffigurato come una creatura spaventosa con la testa di un asino. Veramente un diavolo a vedersi!
Nel corso dei secoli si registrano moltissime apparizioni di questa figura fatata, ma quasi tutte le versioni gli attribuiscono la capicità di cambiare forma (abilità comune a molti esponenti del Piccolo Popolo). Come il Pooka Irlandese, può assumere la forma di un'aquila, di un cavallo e anche di un asino. In molte versioni viene descritto come una creatura pelosa e grezza nella sua forma originaria. In una storia Irlandese compare addirittura sotto forma di vecchio rugoso. In un dipinto di William Blake del 1785, viene raffigurato con l'aspetto del Pan della mitologia Greca, mentre in un quadro del 1841 realizzato da Richard Dadd, Puck ha le fattezze di un bambino innocente.
Questa creatura ha da sempre utilizzato la sua abilità di cambiare forma per fare brutti scherzi e vere e proprie azioni malvagie. Ad esempio, il Phouka prenderebbe le sembianze di un cavallo per costringere i malcapitati a selvaggie cavalcate notturne, che spesso finivano in acqua, facendo annegare la vittima. Il Pwca gallese, è solito aggirarsi di notte con una lampada, al fine di attirare gli incauti viandanti su sentieri pericolosi e , molto spesso, conducenti a burroni o crepacci! Chi si perde o ha qualche incidente durante il cammino, viene ancora oggi chiamato nella zona della Midlands, "pouk-ledden", ovvero " guidato da Puck". Similarmente, quando in una casa avvenivano fatti strani e inspiegabili, nelle campagne del Somerset si imputava la colpa a Robin Goodfellow, altro personaggio fatato collegato alla figura di Puck, usando spesso, per indicare questi fenomeni, la formula "Robin Goodfellow has been with you tonight." ovvero:"Robin Goodfellow è stato con voi stasera". Robin Goodfellow è un folletto chiamato spesso anche Hobgoblin o sempicemente Hob.
Hob è anche un diminutivo dal nome Robin, ma anche un soprannome medioevale del Diavolo in persona, e con il quale sono stati spesso raffigurati in maniera molto simile. Da notare anche che questa forma veniva anche attribuita al Dio greco Pan, mezzo uomo e mezzo caprone. E' inoltre interessante notare come il nome "Puck", stia a indicare in Irlanda, proprio il caprone.

mercoledì 29 giugno 2011

I Kappa

Il cosiddetto Kappa, è un folletto acquatico del folklore giapponese, il nome "kappa" starebbe infatti proprio a significare "figlio del Fiume". Originario della religione Shintoista, era spesso raffigurato come una strana creatura, simile ad un'incrocio tra una scimmia e una tartaruga, con un grosso becco, un guscio sulla schiena, artigli palmati e una curiosa pettinatura "alla chierica".
La loro peculiare, e alquanto sinistra, alimentazione a base di sangue, carne di vittime annegate (sia umani che animali) e cetrioli. Solitamente avevano l'abitudine di trascinare i bambini nell’acqua per farli poi morire annegati anche se non disdegnavano attaccare individui adulti colti di sorpresa nei pressi del lago, fiumi o stagni che abitavano. Pare inoltre che non disdegnassero di sodomizzare le lore vittime, e vengono riportati più di un caso di donne violentate da un Kappa. Queste unioni forzate, non sempre erano sterili, dando a volte vita a piccoli mostriciattoli deformi, che venivano solitamente soppressi non appena dati alla luce. Sembra inoltre che i Kappa, si appostassero nelle latrine per assalire chiunque ne facesse uso!
La loro pericolosità era data dalla loro incredibile forza fisica, infatti riuscivano ad avere la meglio pure con animali di grossa taglia. Il loro punto di forza (ma anche punto debole) era nella testa. Quest’ultima non poteva stare a lungo senza essere bagnata, quindi il tempo in cui un kappa veniva sulla terra ferma era comunque limitato anche se non breve. Inoltre con la testa bagnata si dice che avessero la forza di 100 uomini ! Ma oltre a questo sono anche abili lottatori di Sumo.
Di Kappa ne esistono diversi tipi di razze formate ognuna con un vero e proprio rango sociale come i kahaku, gli hyotoku, i fuchizaku , i suiko, i kimujin, gli shibaten, i mintsuchikamui, gli hyoosuki, i garappa, gli shibatengu, gli hyoosue e i kenmon.Il loro fisico è ben adattato alla vita acquatica, e sono in grado di mimetizzarsi benissimo con l’ambiente che li circonda, come i camaleonti. Il loro aspetto, la loro triste fama e i loro bizzari e pericolosi comportamenti, non deve comunque trarci in inganno.
I Kappa sono esseri molto intelligenti e padroni assoluti dell’arte ortopedica, che a volte insegnano a uomini ritenuti degni. Infatti ci sono stati casi in cui dei Kappa hanno pure aiutato delle persone che hanno conquistato la loro stima e amicizia. Comunque, era buona norma non fidarsi troppo di queste volubili e strampalate creature, visto che, al pari del Piccolo Popolo europeo, era molto facile offenderle e quindi attirarsi la loro collera vendicativa.

mercoledì 25 maggio 2011

Triora, il paese delle Streghe

Scorcio di Triora
Triora è collocata,quale vigilante sentinella,in ottima posizione,non su aspri colli o sopra rocce,né marcisce tra mefitiche acque e stagni;anzi come piuma riposa su un assai elevato monte,sul declivio della collina,fondata a comodità della gente dove risplende la serenità dell’aria salubre;il soffio di un’aria assai pura tiene lontano le nubi.Vi spira inoltre tutto intorno la fragranza degli orticelli e delle fruttifere selve.Ovunque ti volgi,l’aspetto degli abitanti ti rallegra il cuore.La vista è soddisfatta dalla visione dei campi e delle vigne profumate e dalla decente costruzione delle abitazioni campestri,ove prende dimora la gente lavoratrice all’epoca della raccolta dei frutti.Il borgo non è completamente cinto da mura,ma è ben protetto da passaggio segreto,da ben costruiti ponti e da muraglie di difesa.vi è pure,sulla sommità del luogo,un castello semidistrutto dominato da un’alta torre.

Breve accenno alla sua storia: Numerosi processi alle streghe ebbero luogo nella Liguria Occidentale e il più celebre di tutti rimane ancora oggi Triora.Secoli sono passati da allora,ma il ricordo del borgo dell’alta valle Argentina quale luogo stregonesco rimane sempre vivo;le pubblicazioni in merito sono state numerose: nel 1898 rinveniamo un primo libro che cerca di far luce sul processo e si tratta di un opuscolo intitolato “Le streghe di Triora in Liguria” del Prof. Michele Rosi; un altro scrittore che affronta l’argomento nel 1939 è Siro Attilio Nulli con un capitolo dedicato a Triora nel suo “I processi alle streghe”. A questi due si aggiunge Padre Francesco Ferraironi che in un epoca di poco successiva torna ad indagare la questione.
La Ca Botina
Cominciamo a parlare dei luoghi trioresi frequentati dalle “bagiue” ;vi era per prima la Ca Botina,fuori dalle mura dell’abitato e definita dallo stesso Ferraironi “orrida e deserta”;è qui che si sarebbero svolti i rituali che vedevano le streghe palleggiarsi allegramente i bambini in fasce tra gli abitati di Triora e quelli di Molini di Triora e di Andagna. Bisogna comunque sottolineare che la Ca Botina era la zona più povera del paese ,quella al di fuori della cinta muraria e dunque maggiormente esposta ai pericoli;coloro che vi abitavano,donne comprese, si erano dovute abituare a condizioni di vita certamente precarie e difficili.(Già quì si intravede una spaccatura sociale presente nel borgo,tra gli strati più umili e le famiglie nobili).Altre località frequentate dalle bagiue erano la fontana di Campomavùe (ancora oggi rimasta fuori dall’abitato,in una zona tranquilla e silenziosa) e la fontana detta della Noce,all’ombra appunto di un grande albero di noci. Si crede però che le streghe circolassero indisturbate anche all’interno del borgo e nella tradizione si asseriva che abitualmente si ritrovassero addirittura in quella via chiamata Dietro la Chiesa,a pochi passi dalla parrocchia.Numerosi sono poi i luoghi di convegno nelle vicinanze di Triora:uno per tutti è il bellissimo LaguDegnu,remota località in fondo al Cian di Vunda,dove si trova uno smeraldino lago artificiale formato dal rio Grugnardo che s’immette nel torrente Argentina.
Ma torniamo con il pensiero proprio all’anno del processo,il 1587.Una grave carestia imperversava già da due anni e le condizioni del popolo non erano certo delle migliori. L’acuto Ferraironi riferisce che nello stesso anno anche Roma fu afflitta dalla stessa piaga che produsse migliaia di vittime;i più poveri abbandonavano la città per raggiungere le campagne dove morivano di stenti.Lo storiografo triorese pone l’accento sul fatto che all’epoca Triora,per la sua posizione remota tra i monti di Liguria,vivesse ancora in una dimensione dominata dalla superstizione e da arcaiche credenze,tagliata fuori dal fervore illuminista. Non occorse molto perché le voci si trasformassero in accuse e le donne che abitavano alla Ca Botina venissero additate come streghe e dunque responsabili della carestia (le accusate non erano solo le più umili,ma anche quelle che vivevano in condizioni degradate,sfuggendo alle regole della comunità).
Il podestà, in carica al tempo, era tale Stefano Carrega,forestiero come ogni podestà;fu il Parlamento locale a chiedere a quest’ultimo di procedere contro le stesse.Nell’ottobre del 1587 giunsero così a Triora il sacerdote Girolamo Del Pozzo,in veste di Vicario del Vescovo di Alberga (Il borgo ne dipendeva come curia) e un vicario dell’Inquisitore di Genova.I due celebrarono una messa nella chiesa della Collegiata e durante la predica,secondo le prescrizioni,invitarono chi sapeva a denunciare i fatti.La predica ebbe i suoi tragici effetti e le accuse furono molteplici e dettagliate.
Il processo dunque,così voluto a pieni voti dal Parlamento locale (“La volontà di questo populo è sempre stata et è che cotali malefiche totalmente si estirpino et su sradichino da questi paesi,e tutti in alta voce in parlamento congregati hanno con acceso animo gridato et di continuo gridano che si estirpino,et non solo hanno voluto che si spendi scudi 500 per questo fatto,ma ancora vogliono che spendisi le facoltà loro et le campagne,prima che si manchi di questa impresa” da una lettera degli Anziani del luogo al Doge di Genova),ebbe inizio.I due vicari fecero preparare della case private da adibire a carcere e si procedette all’arresto di venti donne.Il Ferraironi identifica alcune delle case utilizzate e che ancora sono visibili:la casa detta del Meggia,situata in piazza San Dalmazio,ma che poggia le fondamenta nel vicolo detto Rizzetto;da questo si scorgono infatti delle finestre munite di pesanti inferiate.La stessa casa è anche chiamata Ca’ de baggiure (casa delle streghe) e Ca’ di spiriti.Sarebbero proprio le inferiate a confermare la tradizione in quanto assenti in tutte le altre abitazioni.Dal processo scaturirono le prime accuse contro ben tredici donne e un fanciullo.Si procedette alla tortura e le accuse estorte durante gli interrogatori portarono in carcere altre donne.Nel popolo cominciò a serpeggiare un certo malumore,come se il tanto invocato intervento delle autorità cominciasse a spaventare per la ferocia.Infatti nel 1588,e precisamente a gennaio, altre trenta donne furono incarcerate e questa volta non c’era solo il coinvolgimento dei ceti più umili.I tormenti non risparmiarono nessuna,come riferiscono sempre gli Anziani che parlano appunto di “matrone”.
E a questo punto intervenne proprio il Consiglio degli Anziani(di cui facevano parte elementi delle famiglie più importanti e ricche del borgo,aristocratiche e non) per porre rimedio alla tragedia,visto che i primi morti gettavano ombre sul processo:la sessantenne Isotta Stella,morta agonizzante dopo le torture,e un’altra donna,caduta da una finestra in seguito ad un tentativo di fuga.Alcuni uomini del consiglio si rivolsero al Parlamento locale chiedendo che il governo di Genova venisse avvertito dei fatti.La richiesta fu purtroppo respinta.Lo stesso Podestà rifiutò di scrivere al Doge e fu così che gli Anziani lo fecero in prima persona,chiedendo che il processo venisse sospeso perché non garantiva più alcun tipo di giustizia.Gli Anziani nella loro lettera sottolinearono come le accuse nascevano dall’uso indiscriminato dei tormenti e così riferirono sul caso di Isotta Stella :”…dopo essere stata tormentata più volte alla corda,nonostante che fusse vecchia più di anni sessanta,un giorno fra li altri quasi disperata,chiamato a sé il vicario di mons. vescovo confessò aver complici di quanto era sospetta,perché indi a presso nodrita di pane e acqua,straciata di tormenti, se ne è morta in confessa et senza ordini di chiesa”.
C'è pure il Il Museo Etnografico e della Stregoneria. L’occasione giusta per immergersi nel fascino e nel mistero del borgo è rappresentata dalla visita al Museo Etnografico e della Stregoneria che raccoglie preziose testimonianze di storia locale.Al primo piano avrete modo di ammirare diversi esemplari faunistici (gheppio,gufo reale) della Valle Argentina,reperti archeologici ritrovati nei numerosi siti della zona (l’Arma del Gran Marmo di Realdo,il buco del Diavolo a Borniga,la tana della Volpe a Loreto),oggetti di uso quotidiano,documenti,statue ligne della scuola del maragliano.Un’intera sezione è dedicata alla figura della benefattrice cagliaritana Luigia Margherita Brassetti che si trasferì a Triora nel 1900 e vi rimase fino alla sua morte sopraggiunta nel 1926;vi sono esposti diari,fotografie,immagini sacre e altre testimonianze delle sue attività benefiche.La visita al Museo prosegue al secondo piano,dove ci addentriamo nel mondo stregonesco,ma non solo.Vi sono raccontati i mestieri e la vita di una volta. C’è la Cucina con una bella madia,gli strumenti per cucinare,paioli,treppiedi,lampade ad olio e tutto l’occorrente delle massaie del tempo;l’angolo dei Vignaioli invece mette in mostra botti,tini,macchine,traccia di un’attività un tempo importante e diffusa nel borgo.
L’economia legata alla castagna era uno dei fondamenti per la sopravvivenza delle genti di montagna ed è qui testimoniata da padelle,setacci e tutto ciò che era legato alla lavorazione del frutto.Anche la produzione del pane è vecchia di secoli a Triora e non poteva mancare una sezione dedicata ad essa ,già severamente regolata negli antichi Statuti Comunali.Ci sono poi altri oggetti tutti meritevoli di attenzione:una slitta da trasporto,una culla per portare i bambini (di quelle che si tenevano appoggiate sulla testa),due macchine per macinare il grano,un tempo primaria risorsa del luogo.L’argomento streghe è introdotto con una raccolta consistente di libri sull’argomento stregoneria e demonologia,ma il nucleo centrale lo troviamo all’ultimo piano,in quelle stanze che nella realtà furono utilizzate per incarcerare le povere accusate.Ci sono esposti i documenti originari dell’epoca,libri manoscritti e tutte le testimonianze del Processo del 1587;grazie ad un’ambientazione certamente tetra e inquietante,”prendono vita” piccole scene di streghe intente a preparare pozioni e incantesimi,ma ciò che più colpisce sarà la rappresentazione di una strega torturata al cavalletto,mentre sullo sfondo si intravedono altri supplizi.Adiacente alle prigioni c’è un grazioso giardino nel quale è possibile ristorarsi dopo questa suggestiva visita.

mercoledì 18 maggio 2011

Prigionieri nel Paese delle Fate

Sin dai tempi antichi esistono racconti di persone rapite dal Piccolo Popolo e portate nell'Altromondo contro la loro volontà, oppure di temerari rimasti imprigionati in una Collina (Sidhe) per essere stati tanto avventati da mangiare o bere qualche delizia appartenuta al Piccolo Popolo, acquistando così parte della loro natura fatata. Uno dei primi esempi di cui siamo a conoscenza è la storia di Malekin, riportata nella Cronaca medievale di Ralph di Coggeshall. Questa storia è uno degli esempi più comuni di rapimento, un Changeling, un bambino mortale portato via alla propria madre mentre ella era al lavoro nei campi. Questi piccoli, venivano spesso trattati con ogni riguardo, e finivano per essere accettati come Esseri Fatati essi stessi. Altre versioni più sinistre però, soprattutto di origine Irlandese e Scozzese, sostengono che i piccoli fossero rapiti per essere sacrificati al Diavolo al posto di bimbi del Piccolo Popolo. Abbiamo comunque già trattato più dettagliatamente l'argomento Changelings.


Non soltanto i bambini erano in pericolo però. Le Fate spesso rapivano anche giovani prestanti, sia per la loro bellezza, finendo per divenire gli amanti umani di qualche principessa, che per la loro prestanza fisica. Venivano infatti utilizzati anche come schiavi nelle miniere, in genere di ferro, metallo odiatissimo dai Fatati che non potevano venirne a contatto o per le violentissime partite di Hurling, sport di origine mitica che si pratica ancora oggi in Irlanda.

Tuttavia le ragazze rimangono la preda preferita del Piccolo Popolo. Le giovani partorienti venivano spesso rapite per fare da balie alle fate neonate, in quanto pare che le loro madri naturali producano un latte di scarsa qualità., e il momento in cui esse erano più esposte al pericolo era il lasso di tempo che intercorreva tra la nascita e il battesimo del bimbo. Molte storie raccontano di rapimenti di giovani madri falliti grazie ai saggi accorgimenti adottati dai mariti o dalle madri stesse, e a volte i rapitori fatati venivano intercettati proprio nel momento in cui commettevano il fatto, venendo poi ovviamente scacciati, solitamente con l'uso del ferro tanto odiato o con l'oinvocazione di qualche santo cristiano, oppure la vittima veniva salvata dall'Altromondo con qualche stratagemma, spesso indicato dalla stesse prigioniera. Ma non sempre queste storie avevano un lieto fine. In alcuni casi il salvataggio falliva, spesso per colpa della codardia del marito, più che per la malignità delle fate. Ad esempio, nel racconto " THE LOTHIAN FARMER'S WIFE", riportato da Douglas in "Scottish Fairy and Folk Tales", il destino della moglie viene compromesso proprio dal marito vigliacco che rimase nascosto e non la portò via da una processione di fate durante la notte di Halloween. La cattura di belle e giovani donne, per divenire le spose di re o Principi delle Fate, era quasi comune come quella della madri che allattano. In questi casi, non sempre la vittima è contraria, anzi. Ci sono esempi di fanciulle che provano vero amore nei confronti dei loro mariti fatati, e che non ne vogliono sapere di tornare indietro, in quanto la vita che conducono nell'Altromondo è agiate e serena.

martedì 19 aprile 2011

Il Drago nel Folklore Irlandese

Il Piast (Trad. "la Bestia"), conosciuto anche come Biast o Péiste, è un gigantesco mostro acquatico del folklore Irlandese dall'aspetto serpentino, ma che possiede caratteristche sia di un drago tradizionale che di un pesce mostruoso. Viene spesso descritto nei racconti come un essere con un corpo lungo e sinuoso, ricoperto di scaglie muccillagginose simili a quelle dei pesci di fiume, quattro zampe semipalmate dotate di artigli acuminati e una coda da pesce corredata da spine velenose. La testa di questo mostruoso animale poi, risulta particolarmente inquietante: posta alla fine di un lungo collo, dotata di corna, lucenti occhi rossi e possenti zanne, ma soprattuto con un muso dall'espressione vagamente umana. Secondo alcune leggende, il Piast era anche in grado di sputare fuoco, tratto che lo accomuna ancora di più al drago classico. In ogni racconto però, si fa sempre riferimento alla sua predilizione per la carne umana.


In epoca Cristiana presero a circolare svariate dissertazioni sul Piast, facendo nascere ulteriori leggende. Una racconta che una di queste bestie mostruose, abbia assalito e tormentato per un certo periodo i monaci del monastero di Glendalough, nella contea di Wicklow. Un'altra leggenda paragona questi mostri a tutti gli altri serpenti, che vennero quindi scacciati dall'isola da San Patrizio. A differenza dei serpenti comuni però, il Piast avrebbe la possibilitàdi tornare ancora una volta in Irlanda per devastarla e vendicarsi così del suo santo patrono.

Altra creatura del folklore cristiano, con caratteristiche molto simili al Piast, è la versione Irlandese del "Drago dell'Apocalisse". Questo antico e feroce animale, un abominevole incrocio tra un drago e un salmone, pare abitasse nelle melmose profondità del Loch-Bél-Dracon, il "lago della Bocca di Drago", nelle vicinanze di Sìdhe Uamain, nella provincia del Connaught. Secondo la leggenda, il mostro era destinato a dar via all'Apocalisse, emergendo dalle acque del lago nel giorno di San Giovanni Battista (il 24 giugno, festività cristiana, ma basata sulle antiche celebrazioni del Solstizio d'Estate) e devastando l'intera Isola.

Forse la leggenda Irlandese più famosa a proposito di draghi o loro simili, è quella del cosiddetto "St. Attracta's Monster", conosciuto anche in Gaelico come "An Cathach", un drago dotato di un immenso corpo tondeggiante,una coda simile a quella delle balene, artigli di ferro e una testa equina mostruosa con un solo grande occhio al centro. Questa creatura spaventosa infestava le acque intorno all'isola di Scattery e, secondo la tradizione, fu scacciata nel VI secolo dal vescovo San Senan. Prende il nome da Santa Attracta, una coraggiosa suora che costruì sull'isola un rifugio al sicuro dalla bestia, prima che questa venisse sconfitta.

mercoledì 6 aprile 2011

Ca' de Anime - Voltri -

La Ca’ de Anime (Casa delle Anime in dialetto Ligure), che si trova a pochi chilometri da Voltri (GE), sull'antica Via dei Giovi, è probabilmente una delle dimore infestate più famose della Liguria.
 La leggenda narra che questa casa, una palazzina di due piani, anticamente fosse una locanda, dove i viandanti che percorrevano quella che una volta era la Via del Sale potevano riposare e rifocillarsi. Quando qualcuno giungeva in questo albergo, gentilmente veniva fatto accomodare e, a seconda della sua disponibilità finanziaria, gli veniva assegnata un stanza. I ricchi solitamente finivano nella stanza più appartata e durante la notte venivano assassinati e derubati. Si dice che i malvagi proprietari avessero addirittura predisposto in questa stanza, un meccanismo in grado di far cadere sui malcapitati ospiti, parte del soffitto, schiacciandoli così a morte. I cadaveri venivano poi gettati in una fossa.
Un bel giorno i gestori briganti vennero scoperti e giustiziati e da allora nessuno, se non costretto da cause di forza maggiore, volle abitare o soggiornare in detta dimora. Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, una famiglia spinta dalla necessità per la forte miseria si sistemò proprio lì, a dispetto delle voci che la indicavano come casa abitata dalle anime dell'Oltretomba. La povera famigliola fu testimone di alcuni fatti che misero a dura prova la sua sanità mentale, pentole che cadevano dalla credenza, bicchieri spostati dall'acquaio nei posti più impensati e cose simili.
Il fatto più straordinario però,  rimane l'apparizione di una fanciulla vestita di bianco che errava nei dintorni chiedendo del suo fidanzato. Questa poverina era stata la promessa sposa di una delle vittime degli assassini di Ca’ delle Anime e, non vedendolo tornare a casa dopo giorni e giorni, era venuta a piedi dal paese, probabilmente Masone o Urbe, per cercarlo. Ancora oggi, non avendolo trovato, la sua anima vaga senza potersi staccare da lì e a chiunque la incontri domanda notizie del suo perduto amore, per poi scomparire nel nulla, lasciando nell’aria un vellutato profumo di rose.

venerdì 18 marzo 2011

I Fantasmi di Malahide Castle

Malahide castle. Co. Dublin Eire
Le parti più antiche del castello di Malahide, risalgono al XII secolo ed è uno dei più antichi castelli in Irlanda. Durante l'invasione Anglo- Normanna nel 1169, la struttura era nelle mani di Hammund Mac Turkill, ultimo Re di stirpe Vichinga di Dublino.

Successivamente, nel 1174, sia il castello che il territorio di Malahide, vennero concessi a Richard Talbot, un cavaliere che accompagnò Re Enrico II nella sua spedizione in Irlanda. Tra il 1185 e il 1975 il castello rimase di proprietà della famiglia Talbot, tranne che nel periodo tra il 1649 e il 1660, quando venne occupato da Miles Corbett, come ringraziamento di Cromwell per l'aiuto prestato nell'invasione dell'Irlanda. Corbett, non era per nulla amato e nel 1660 fu giustiziato e la proprietà tornò ai Talbot.
Come molti castelli in Irlanda e nelle Isole Britanniche, anche quello di Malahide pare essere infestato dai fantasmi.
Il primo è quello del figlio del Barone di Galtrim, il giovane Sir Walter Hussey. Durante un suo soggiorno a Malahide, il giovane si innamorò perdutamente di una fanciulla del posto, tanto che decise di prenderla in moglie. Sfortunatamente venne ucciso in combattimento proprio il giorno fissato per le nozze. Si dice che il suo spettro si sia recato al castello quella notte stessa, puntando la lancia e emettendo urla disumane, e che continui a farlo tuttore durante certe notti. Alcuni sostengono che il fantasma venga per mostrare la sua rabbia e la sua indignazione nei confronti dell'ex amata, che tanto fedele evidentemente non gli era, visto che poco dopo la sua dipartita convolò a nozze con il Signore rivale che lo uccise in battaglia!
Altri due fantasmi sono quello di Lady Maud Plunkett e di suo marito, che vissero per qualche tempo con la famiglia Talbot. Lady Maud era stata sposata per ben tre volte, e si dice che la fine dei primi due matrimoni fossero dovuta a streghe e malefici. Si racconta che la nobildonna, fosse molto violenta nei confronti del terzo marito, Lord Chief Justice, e che passassero il tempo a litigare e picchiarsi, al punto che i Talbolt, eseasperati da questi comportamenti, li cacciarono dal castello. Pare che i loro spiriti vengano visti ancora oggi per i corridoi del castello, impegnati ancora oggi in un eterno litigio!
Il quarto spettro di Malahide Castle è forse il più interessante dal punto di vista storico. Si tratta dello spirito di Miles Corbett, il cavaliere a cui Cromwell donò il castello durante il suo protettorato.
Dopo la Restaurazione, Miles venne privato della proprietà, che tornò alla famiglia Talbot, e dovette pagare un indennizzo per tutti i crimini compiuti durante l'occupazione, compresa la profanazione della vecchia abbazia che si trova nei pressi del castello. Dopo aver pagato per le sue malefatte. Fu condannato a morte per alto tradimento e, visto che era Inglese, l'esecuzione avvenne secondo l'usanza medioevale Inglese: morte per impiccagione e squartamento.
La pratica era divisa in tre parti: si cominciava impiccando il malcapitato in maniera sommaria, quando questi era quasi morto per strangolamento lo si tirava giù dalla forca e si provvedeva a sventrarlo e, se maschio, castrarlo quando era ancora agonizzante. Infine si decapitava lo sventurato e si bruciava il corpo.
Nonostante questo trattamento non proprio amichevole, pare che il suo fantasma appaia al castello in arme e tutto di un pezzo, nella notte dell'anniversario della sua morte, il 19 di aprile.
Il quinto e forse piu famoso fantasma di Maklahide Castle, risale al XVI secolo. Stiamo parlando dello spettro di uno dei buffoni presenti alla corte della famiglia Talbot, un nano chiamato Puck.
Puck risiedeva in una delle torri del castello, e pare che si fosse perdutamente innamorato di una parente di Lady Elenora Fitzgerald. Il buffone aveva un comportamento ritenuto troppo ribelle per i suoi padroni, e quindi venne imprigionato, e successivamente fatto fuori con una pugnalata e gettato dalle mura del castello. In punto di morte, il povero nano giurò solennemente di tornare dall'aldilà per infestare il castello di Malahide. Da allora sembra che il suo spettro si aggiri lamentoso per l'edificio. In uno dei saloni principali esiste un angolo stretto e libero da mobilia e decorazioni, questo angolo viene famigliarmente chiamato "l'angolo di Puck".
Anche fuori dal castello possiamo incontrare spiriti e fantasmi. Nel parco c'è un posto chiamato "Our Lady's acre". In questo posto sono state viste vagare due signore dai capelli grigi, che svaniscono dopo un po'. Nessuno sa chi siano questi due spettri, ma alcuni sostengono che siano due dame uccise al tempo in cui i Vichinghi dominavano Malahide, che per qualche motivo non hanno ancora trovato la pace.

martedì 22 febbraio 2011

L'Altromondo Celtico e il Piccolo Popolo

Pochi aspetti della Tradizione Celtica sono oggi più confusi dal passare del tempo e dell'intrusione culturale cristiana, rispetto a quelli riguardanti la Morte e l'Aldilà. L'avvento della fede Cristiana nel Nord Europa ha segnato un radicale cambio di interpretazione dei concetti di Morte e Rinascita, cercando di sostituire la teologia biblica alla mitologia nativa, non riuscendovi completamente tuttavia e dando vita quindi a un pesante sovrapponimento culturale. Questa ibridazione di credenze diede luogo alla venuta del Cristianesimo Celtico, che aveva una differente considerazione del mondo pagano rispetto alla Chiesa di Roma.

Gran parte di questo particolare tipo di pensiero sincretico ha attraversato i secoli grazie alle tradizione e i racconti popolari, permettendo di conoscere, seppur in maniera non "pura" le Antiche Credenze.
Per ottenere una comprensione più chiara del questo patrimonio cosmologico tradizionale, dobbiamo tentare di individuare e rimuovere le influenze esterne apportate dai trascorsi storici più recenti.
Gli Dei e Dee ancestrali erano considerati estremamente potenti. Essi esistevano fisicamente in questo Mondo ma possedevano la capacità di muoversi liberamente tra i Regni. Erano inoltre molto legati alle attività quotidiane che si svolgevano nel mondo, venendo spessi coinvolti , essendone in alcuni casi parte integrante, nel Ciclo della Natura, che scandiva la vita di allora. Quando il Cristianesimo salì alla ribalta, il popolo cominciò gradatamente ad adattare alla nuova fede la propria devozione verso le Antiche Divinità. Come era già accaduto alle antichissime Divinità pre-Celtiche che vennero relegate, ma non dimenticate, negli abissi marini, gli Dei della tradizione Celtica Arcaica vennero "esiliati" ai margini del Mondo. O meglio, nell'Altromondo.
Le storie che sono arrivate fino a noi, narrano di come questi Dei presero dimora sottoterra o all'interno dei tumuli, venendo quindi chiamati Sidhe, dal termine gaelico per "sotto la collina". I racconti sui Sidhe parlano di fantastici palazzi sotterranei, dove gli Dei decaduti tengono pantagruelici banchetti in compagnia degli antichi Eroi di un tempo. Questo folklore è molto variegato, e confonde notevolmente le acque se si vuole cercare di definire una figura dominante, in quanto molte delle maggiori Divinità Irlandesi antiche sono "migrate" nell'Altromondo Celtico.
Come prese piede la visione cristiana sinistra della Morte e dell'Altromondo, l'atteggiamento verso gli Antichi Dei si venò, almeno nelle convinzioni del clero, di un'aura di sospetto e paura, mentre la cosa fu più contenuta nel popolo, che comunque continuò a vedere queste entità con timore riverenziale. Successivamente la percezione popolare di queste Divinità si trasformò nel folklore legato al Piccolo Popolo.
Fate, Folletti, Elfi, Banshees, Red Caps, Pookas e tutti gli altri esponenti del Popolo Fatato mantenevano la loro essenza di entità antichissime legate alla Natura, ma erano anche considerate, perlomeno alcune, sinistre, selvagge ed estremamente pericolose. Tutto diverso dalle figure giocose e fiabesche stile "Disney" con cui vengono in larga parte identificate oggigiorno. Molto carine, commerciali, innocue, snaturate completamente dalla loro vera essenza. In pratica, finte. Non dobbiamo dimenticare però che queste entità sono nientemeno che della Divinità decadute, e che l’influsso della Chiesa ha tentato in ogni maniera di metterli in cattiva luce. Un caso emblematico è il Diavolo della tradizione Cristiana. Come viene solitamente raffigurato il Diavolo? L’iconografia più comune lo rappresenta come un essere ibrido, dotato di corna e zoccoli. Immagine che non può non venire collegata a Cernunnos e Pan, Divinità di culture differenti nel tempo e nello spazio ma simili per raffigurazione iconografica e comportamentale. Il fatto che fossero Divinità selvagge, sfrenate ed estremamente popolari, una vera spina nel fianco per i vari evangelizzatori, fece in modo che questi ultimi si prodigarono per farli diventare la personificazione del Male, facendo leva sulle loro stesse peculiarità. Un esempio è rappresentato da una delle incarnazioni di Cernunnos, Gwyn ap Nudd il Dio Gallese della caccia, che sotto l’influenza Cristiana è diventato il capo della Caccia Selvaggia, dove le forze del Caos e del Male si aggiravano per le campagne in cerca di viaggiatori solitari a cui strappare l’anima.
Nonostante queste campagne denigratorie cristiane, L’Altromondo, il Piccolo Popolo e gli Antichi Dei, sono rimasti parte importantissimo del folklore. Queste figure fanno ancora oggi, per chi ha la voglia e le capacità di vedere oltre, da tramite tra la nostra realtà quotidiana e una realtà nascosta, più pura e naturale. E chi sa vedere oltre, si rende conto che potrebbero esistere altre entità nella Natura. Che magari ci scrutano con occhietti non sempre benevoli dal folto dei boschi.

lunedì 21 febbraio 2011

Carrowmore (An Cheathrú Mhor)

Carrowmore, An Cheathrú Mhor in Gaelico Irlandese, è uno dei quattro principali cimiteri megalitici d'Irlanda. Si trova al centro di un ampio comprensorio rituale preistorico, sulla penisola di Cuil Irra, nella contea di Sligo.
A Carrowmore oggi possono essere visitate circa trenta tombe megalitiche. Nel loro stato originale, queste tombe erano quasi tutte composte da un dolmen, più o meno grande, racchiuso da un cerchio di pietre con diametri compresi tra i 12 e i 15 metri, inoltre ogni monumento si trova su una piccola piattaforma livellata di terra e pietra. Uno dei motivi dello straordinario grado di conservazione di questi monumenti è la presenza di un solido e ben assemblato rinforzo alla base delle pietre erette in verticale. La combinazione di 5 di questo ortostati, sormontati da una chiave di volta, formano una camera sepolcrale pentagonale. Il cerchio di pietre esterno è formato da 30-40 massi, solitamente di gneiss. A volte è anche presente un circolo di pietre più interno. Dei "corridoi", formati da una doppia fila di pietre grezze, sottolineano l'orientamento delle tombe satellite, quasi tutte direzionate verso il monumento centrale. Il complesso si sviluppa su un'area di circa 1 x 0,6 km, di forma quasi ovale con al centro, in posizione rialzata, il monumento centrale, un tumulo chiamato Listoghil (catalogato come Tomba 51), oggi completamente restaurato.
Listoghil o Tomba 51


Le datazioni al radiocarbonio eseguite negli anni '70, '80 e '90 del secolo scorso hanno indicato i monumenti di Carrowmore come risalenti circa al 5400 AC, cosa che ha suscitato notevoli controversie nella comunità scientifica in quanto contrasta con l'idea comune e più accreditata, che questi monumenti risalgano al periodo Neolitico, e non Mesolitico come indicato dal Carbonio 14, che però non può ritenersi preciso al 100%. La possibile antichità di questo sito è però supportata da simili datazioni effettuate su tombe a camera bretoni e alcuni microliti mesolitici ritrovati nella zona della Contea di Sligo. Se queste teorie venissero confermate collocherebbero la costruzione del complesso prima dell'avvento della stessa agricoltura in Irlanda, prima della costruzione di Newgrange e Knowth e farebbero di Carrowmore il complesso megalitico più antico d'Europa.



Tomba 51 Dolmen centrale

Carrowmore tuttavia mantiene la classica struttura dei siti di sepoltura megalitici irlandesi, come Newgrange e Loughcrew, con cui condivide lo schema strutturale e i materiali di costruzione.
Quasi tutte le sepolture di Carrowmore erano cremazioni, l’unica inumazione presente nel sito è quella di Listoghil, il tumulo centrale, conosciuto anche come Tomba 51. Probabilmente si trattava di una qualche personalità più che di spicco, vista l’imponenza del monumento e la particolarità della sepoltura. Il corpo infatti è stato scarnificato prima di venire sepolto (similarmente a quanto è stato rinvenuto a Poulnabroune, nel Clare)ed era corredato da una serie di oggetti rituali, come spille con teste a forma di fungo e palle di pietra o argilla (oggetti comuni a più di un corredo funebre irlandese di età Neolitica).  

Alcune delle tombe e dei pozzi circostanti contenevano conchiglie e gusci di crostacei, che si ricollegano alla pratica di raccogliere frutti di mare sulle pescose coste della penisola di Cuil Irra (per inciso il nome del maggior centro urbano della zona, Sligo, deriva dal Gaelico Irlandese Sligeach, che significa "Fiume ricco di conchiglie”).
I megaliti di Carrowmore vennero riutilizzati dalle popolazioni dell’Età del Bronzo e dell’Età del Ferro, rimanendo uno dei punti focali per le credenze religiose e folkloristiche locali per molti secoli dopo la loro costruzione, venendo di volta in volta utilizzati come luoghi di aggregazione per feste pagane pure o “cristianizzate”, oppure identificate come sepolture o monumenti alla memoria di antichi Eroi caduti in battaglia.
Il Knocknarea visto dalla tomba 7



mercoledì 9 febbraio 2011

Cernunnos

Cernunnos è una figura divina ampiamente riconosciuta nell'ambito del Pensiero Pagano, il Dio della caccia, delle foreste e della fertilità. La figura di un Dio cornuto è onnipresente nelle culture antiche e non limitata al culto dei Celti. Il Dio greco Pan, il Minotauro minoico e il Signore indù Pashupati, sono tutte figure divine o semi divine cornuti con l'accento posto sulla loro mascolinità, sulla loro natura indomabile e selvaggia, portatrice di fertilità.

Eppure il Cernunnos celtico è una figura molto più articolata e complessa, capace di collegare sia storicamente che spiritualmente (e quindi culturalmente), i Popoli Celtici d'Europa.
"lo Stregone" Grotta di Lascaux Francia
Le più antiche fonti archeologiche, che identificano Cernunnos, provengono da raffigurazioni iconiche e incisioni rupestri presenti nelle aree celtiche della Gallia Transalpina, dell'Italia Settentrionale (Gallia Cisalpina) e dalla costa meridionale della Gran Bretagna. Queste testimonianze indicano chiaramente che Cernunnos era adorato dalle tribù europee di ceppo celtico e germanico per tutto un periodo compreso da prima del 400 aC fino ad almeno il 100 dC. Come accadde a molte altre Divinità, le culture più tarde assimilarono la figura di Cernunnos al proprio pantheon, il che prova la "multiculturalità" del Dio, non legato esclusivamente all'area celtica. La così vasta diffusione del concetto di "Dio Cornuto" fa pensare ad una origine comune a tutta Europa. Questa figura potrebbe essere identificata in alcune pitture rupestri rinvenute in Francia.
 Una in particolare, chiamata "Lo Stregone", ritrae un essere mitologico molto simile a Cernunnos, un uomo con alte corna di cervo e ben marcati attributi sessuali maschili, oltre che caratteristiche di altri animali quali gli arti anteriori simili a quelli di un orso.
Questa pittura precede le prime raffigurazioni accertate di Cernunnos di alcune migliaia di anni, ma fissa bene il concetto di Dio Cornuto, in questo caso forse interpretato da uno sciamano con paramenti rituali impegnato in un rito per placare lo spirito del cervo e propiziarsi la caccia. Un concetto ampiamente applicabile sia alla spiritualità dei primitivi Indoeuropei sia, più recentemente, al tempo dei Celti.

Cernunnos - Pittura Rupestre in Valcamonica

L'etimologia del nome Cernunnos deriva da un'iscrizione presente su una statua del Dio rinvenuta durante alcuni lavori alle fondamenta della cattedrale di Notre-Dame a Parigi, nel XIV° Secolo. La statua, attribuita alla tribù celtica dei Parisii, riportava alla base una parola con la prima lettera cancellata: "ernunnos". La lettera mancante è desunta dall'antico Gaelico Irlandese, dando un senso al nome del Dio. Infatti nell'antica lingua Gallica le parole "cernon" o "carnon" possono essere tradotte con corno e la traduzione in Gaelico Irlandese è "cern", come anche in Bretone e in Gallese. L'iscrizione è quindi facilmente completata.
Tutte queste parole derivano dall'Indoeuropeo "Krno". Traducendo letteralmente, il nome Cernunnos diventa "Il Grande (Dio) Cornuto", un appellativo perfetto per la sua immagine.
La più notevole ed evidente delle caratteristiche di Cernunnos sono le grandi corna di cervo, cosa che suggerisce una stretta connessione con il concetto di Natura, sia una sua raffigurazione quale Dio della caccia(il cervo era un animale molto cacciato e, la sua carne, probabilmente una componente importante nella dieta dei Celti). Questa idea di Dio Cacciatore è supportata da alcune sue raffigurazione quale uomo maturo, con barba e capelli lunghi. Mentre nella società Celtica sia gli uomini che le donne potevano essere guerrieri e cacciatori, nell'iconografia le cose stavano diversamente. Una donna significava fecondità e abbondanza, rappresentava il concetto di "madre".

Mentre un uomo era il guerriero o il cacciatore, la forza che proteggeva il clan e procurava il cibo. Il fatto di essere sempre rappresentato circondato di animali, sostiene senza dubbio questa idea, ma anche che Cernunnos era si il Dio della Caccia, ma anche il Dio della Foresta Selvaggia, quindi figura non solo come predatore, ma anche come custode protettore di quegli animali, a cui è strettamente legato. Cernunnos viene quasi sempre raffigurato con un torc al collo, ai polsi e alle corna. Considerato il fatto che, nella cultura Celtica, il torc simboleggiava ricchezza e nobiltà, Cernunnos poteva venire considerato come un grande Re, che provvedeva a cacciare e quindi a sostenere non una sola famiglia, ma tutta la comunità. L’idea celtica della ricchezza infatti è connessa all’abbondanza dei doni della Natura Selvaggia, sulla quale il Dio Cacciatore aveva il controllo, ma anche al possesso di monete d’oro, una ricchezza materiale rappresentata dalla borsa portamonete con la quale Cernunnos veniva spesso raffigurato.


Cernunnos sul Calderone di Gudenstrupp - Danimarca