lunedì 20 dicembre 2010

Natale, Yule e il Solstizio d'Inverno

Per la Chiesa Cristiana, il 25 dicembre è associato alle celebrazioni della nascita di Cristo, ma nella tradizione popolare è anche un amalgama di feste pagane e antiche tradizioni, risalenti a molto prima della nascita di Cristo.

Per i nostri antenati, il giorno più corto dell’anno (21 dicembre) ha sempre rappresentato il punto più basso dell'anno, ma anche il giorno della Rinascita del Sole ( il Latino Sol Invictus), che riprendeva via via sempre più forza fino a culminare nella sua apoteosi del Solstizio d’Estate. Molti antichi menhir, cerchi di pietre e altri monumenti megalitici sono allineati con il sorgere del Sole il 21 dicembre. L’esempio più famoso è costituito dal complesso di Newgrange, in Irlanda, dove all’alba del Solstizio, un raggio di luce solare splende, lungo tutto l'ingresso buio, filtrando da una stretta apertura sopra l'ingresso del monumento e illuminando la camera centrale. Altri siti hanno un allineamento corrispondente al sorgere del Sole al Solstizio d’Estate, il che ci fa capire l’importanza attribuita dagli antichi a queste due date.
Il ceppo di Yule
Yule è il nome tradizionale dato al periodo delle celebrazioni intorno al 25 dicembre, una festa della durata di dodici giorni, che sono ora i dodici giorni delle festività natalizie. L'origine della parola Yule sembra derivare da un termine anglosassone indicante i concetti “ Sole” e “Luce”. In molti luoghi, falò e candele erano accesi e lasciati bruciare per tutti i dodici giorni che riguardavano i festeggiamenti. Un'altra tradizione collegata al fuoco è quella del ceppo di Natale, ovviamente conosciuto anche come “ceppo di Yule”. Normalmente questo ceppo era di quercia (albero sacro per eccellenza) e le sue ceneri e resti carbonizzati, pareva avessero il potere di tenere lontani gli incendi e i fulmini, quindi divenivano degli utili talismani. Le ceneri inoltre, pareva che se sparse su un campo avrebbero assicurato un ottimo raccolto negli anni a venire. I resti del ceppo, venivano anche conservati per poter poi alimentare il fuoco che avrebbe arso il ceppo dell’anno seguente, in modo tale da “consacrare” il fuoco e trasferire i poteri benevoli al nuovo ceppo. Probabilmente tutto il folklore riguardante il ceppo di Yule/Natale deriva direttamente dagli antichi falò sacri delle celebrazioni solstiziali.
Molti dei simboli del Natale sono echi dei suoi antichi aspetti di rinascita e di speranza, di fine imminente del periodo di oscurità. L’agrifoglio è un simbolo importate in questo contesto, vista la sua proprietà di avere le foglie sempre verdi sia in estate che nel pieno dei rigori invernali, come a significare che la scintilla vitale e feconda dell’estate è presente, anche se assopita, anche nel pieno dell’inverno. L’agrifoglio è inoltre considerata un simbolo maschile, come l’edera è considerata femminile. Per questo motivo ghirlande intrecciate di queste due piante ornavano le abitazioni anche in tempi molto antichi, come simboli augurali di fertilità per la nuova stagione luminosa che stava per arrivare.
C'era anche la convinzione che le piante e gli alberi sempreverdi fossero rifugi per gli Spiriti bosco durante i rigidi mesi invernali. L'albero di Natale potrebbe essere una specie di simbolo “superstite” di queste credenze.
Il vischio è un'altra pianta associata a questo periodo dell’anno. Sacro ai druidi, si può far tranquillamente risalire il suo valore simbolico agli antichi Celti, anche se il suo significato originario appare oggi piuttosto nebuloso, anche se quasi certamente collegato anch’esso alla fertilità ( da cui la credenza che porti fortuna alle coppie baciarsi sotto a un rametto di vischio).
Il 25 dicembre era considerato dai Romani il giorno di nascita del dio Mitra (che però era originario dell’Asia Minore) divinità solare che con la propria nascita poneva fine alla parte oscura dell’anno (la già citata ricorrenza del Sol Invictus)e festeggiavano i Saturnalia in onore di Saturno e Dioniso. I primi cristiani utilizzarono la data del 25 dicembre come nascita di Cristo solo intorno al 3° o 4° secolo, quando uscirono dalla clandestinità. La decisione di utilizzare questa data deriva proprio dall’alto significato religioso che quel periodo dell’anno per molte forme di religione, e quindi facilmente assimilabile ai neo convertiti più comprensibile all’ancora nutrita comunità pagana.

A livello di considerazione personale, credo che il successo della religione cristiana sia proprio dovuto a questo suo modus operandi, ovvero fagocitare antiche ricorrenze e ritualità, inestirpabili nelle tradizioni popolari. Fortunatamente, le Antiche Credenze non sono mai morte.