sabato 13 febbraio 2010

La Caccia Selvaggia

A volte in Inverno non si è al sicuro. Meglio stare a casa, accanto al focolare. Cercate di tenere a bada i terrori della Notte raccontando storie assieme alla vostra gente. Ricordatevi della vostra stirpe, onorate i vostri Antenati. In Inverno, i morti cominciano a muoversi, cavalcando sulle strade a loro familiari, galoppando attraverso villaggi e desolazioni, volando attraverso i boschi della mente. Tali incursioni ci ricordano che il passato non è una cosa morta, ma può tornare, come un cacciatore, ed inseguirci per un certo tempo.

Anche se possiede origini mitiche radicate in tutta l’Europa, La Caccia Selvaggia ha sempre i connotati di un fenomeno locale. Eroi locali della storia e della leggenda vengono chiamati ad ingrossare le fila di una lunga serie di strani, spettrali Capi Caccia, conservando particolari del proprio retaggio e periodo storico. Ogni variazione alla storia getta un po’ più di luce sulle sue possibili interpretazioni. Quindi, se si vuol vedere la Caccia in tutto il suo splendore spettrale, bisogna seguire un percorso lungo e pericoloso attraverso le tradizioni popolari di molti periodi e luoghi.
La Caccia Selvaggia, ha come antica origine, l'incarnazione dei ricordi di guerra, il miti agricoli, il culto degli antenati, e svaghi dei Nobili e dei Re. Le tradizioni che più complete e ben documentate appartengono ai popoli del Nord Europa, tuttavia, il tema della Caccia è presente in tutta la letteratura e tradizioni popolari in cui si parli di morti che viaggiano ancora sulla terra, di eroi che risorgono per sbaragliare un nemico straniero o in cui i rappresentanti della sovranità del paese sono perseguitati e cacciati. Si trovano alcune versioni della Caccia anche in Ovidio e nella tradizione classica. Infatti, ovunque ci siano storie di invasioni, sarà facile trovare storie o riferimenti a una caccia spettrale, inerente a secondo del periodo o del luogo a situazioni storiche o del Mito.
Uno dei primi scrittori a parlare della Caccia è Tacito, che ha scritto delle credenze delle tribù della Germania alla fine del primo secolo dopo Cristo. Scrive degli Harii, una tribù gallica che condusse spaventosi raid contro i propri nemici:

. . . [Loro] sono un popolo fiero che sanno rafforzare la loro ferocia naturale con l'arte e la scelta del tempo. Gli scudi sono neri, il corpo dipinto di nero, e scelgono notti nere per le battaglie e produrre terrore con il solo loro comparire, terrificanti e sfuggenti, come un esercito fantasma. Nessun nemico può resistere a una visione così strana e, per così dire, diabolica, perché in tutte le battaglie, l’apparire conta.

Anche se Tacito predilige in primo luogo rapporti storici ed etnografici, troviamo le origini delle tradizioni sulla Caccia, nei racconti parla spesso dei ricordi terribili delle invasioni: raid notturni contro le case, torce dietro agli alberi, incomprensibili voci di nemici sconosciuti che si spostano sotto la luna. Tali memorie culturali divennero leggenda. Anche il racconto più arcano deve pur avere le sue radici in fatti reali, momenti di esperienza così potenti da incidere profondamente sulla memoria collettiva e da essere in seguito fatti rivivere nelle storie di fantasmi delle generazioni successive.

Non sorprende quindi, che le storie sulla Caccia siano più diffuse tra le popolazioni di paesi che sono stati invasi di frequente, o che sono stati frequentemente invasori loro stessi. Così i popoli Norreni, Anglosassoni, Britannici e Tedeschi mantengono forti legami con il folklore della Caccia.
Nei paesi scandinavi, la Caccia era spesso identificata con il nome dal suo leader, Odino. E’ stata chiamata Odensjakt(Caccia di Odino), Oskerei (Cavalcata Tonante o Spaventosa), Gandreid (Cavalcata della Morte), e Asgardreia (Cavalcata di Asgard). Questa versione nordica della Caccia, vede spesso come preda una bella fanciulla dell’ Altromondo - forse un ricordo degli inseguimenti nelle cupe notti, condotte da eserciti invasori al fine di rubare le mogli ai loro nemici. Questo tipo di immagini sembrano anche far riferimento alle lotte per la supremazia tra le religioni Patriarcali e maschili (incarnate nella Caccia e nel guerriero cornuto suo leader) e antichi culti europei della Dea Madre.
In Francia, troviamo la Caccia con il nome di "La Famiglia di Harlequin (Arlecchino)". Esistono due teorie sull'origine di questo nome. Una afferma che, un'altra forma del nome, "Mesnee d’ Hellequin" sia derivata del nome per la Dea norrena della morte, Hel. Un'altra teoria, più plausibile, spiega che Harlequin sia l'evoluzione del nome "Herlathing". Uno scritto del XII secolo, sostiene che Herlethingus sia forse una corruzione da una parola anglosassone che significa "incontro, raduno, sentenza della Corte" identificando squadre di soldataglia che vagavano nottetempo per i boschi e i campi a far razzie.


I Capi della Caccia

In Germania, dove molti racconti sulla Caccia sono sopravvissuti e sono tornati nuovamente in scena oggi, la Caccia è comunemente associata con Odino ed è chiamata Caccia di Wotan. Altri nomi erano dell'Esercito di Wotan, la Wilde Jagd. La Caccia Selvaggia in Germania, era anche conosciuta per essere guidata da numerose divinità femminili. Perchta, Holda, e la Dama Bianca conosciuta come Frau Gauden hanno tutte guidato processioni di bambini non battezzati e streghe nel cielo notturno. I campi dove cavalcavano avrebbero prodotto il doppio del solito raccolto l'anno successivo. Divinità del genere tendevano a dominare la fertilità e la sfera domestica: semina, filatura, tessitura e le gravidanze. Queste Dee europee della Caccia (sempre più associate alla fertilità agricola e domestica nel Medioevo) sembrano condividere alcune caratteristiche di Diana / Artemide della tradizione classica, essa stessa cacciatrice, occupandosi di punire gli insulti e le violazioni dei tabù correlati alla caccia. Come Dea Cornuta della Luna, si denota anche un altro importante collegamento con altri leader della Caccia, le corna, un antico simbolo che serve a sfumare il confine tra cacciatore e preda.
Indipendentemente dai loro nomi regionali, tutte le Caccie sembrano condividere molte caratteristiche comuni ovunque si manifestino: un Leader spettrale (spesso cornuto), una masnada al seguito, annunciati da un gran abbaiare di cani, tuoni, fulmini, forti rumori di zoccoli e selvaggie grida di caccia. La morte e la guerra spesso seguono nella loro scia.
Anche se i Capi Caccia variano da località a località, l’ associazione con le immagini di morte rimane una costante. Il leader più frequente è Odino (Wotan) o uno dei suoi numerosi avatar, e senza dubbio il suo ruolo come Dio degli Eroi Morti lo rende particolarmente indicato per questo ruolo. Anche il cavallo di Odino, Sleipnir, è carico di immagini funebri: le sue otto zampe sono pensate per rappresentare quattro uomini (due gambe a testa) che trasportano un cadavere. Se sotto il nome di Grim o Wotan, se guidata dal Dio Appeso, la caccia diventa un terrificante memoriale itinerante dei morti antichi.

Le Bestie della Caccia

Cavalli e cani sono frequenti in tutte le versioni della Caccia. Gli animali sono generalmente di colore nero, bianco o grigio. I cavalli possono apparire normali o con occhi di fuoco e fiamme dalla bocca e dalle narici. Spesso appaiono arti mancanti o aggiuntivi, come per il destriero a otto zampe di Odino, Sleipnir. In Germania i cavalli, insieme con i cani e cavalieri, spesso appaiono feriti, mutilati degli arti o addirittura decapitati, una chiara indicazione della loro origine ultraterrena.

Cani Spettrali sono descritti in dettaglio nella tradizione britannica e sono conosciuti con molti nomi. Nel Nord sono chiamati Segugi di Gabriel (Gabriel’s Hounds), nel Lancashire vengono descritti come i cani mostruosi con teste umane, forieri di sventura e morte, nel Devon sono noti come Yeth, Heath, o cani Segugi di Wisht. I Segugi di Wisht, secondo la leggenda, uscirebbero dalla Foresta di Wistman, alla vigilia di San Giovanni (mezza estate), una notte in cui per tradizione l'occhio attento potrà vedere gli spiriti dei morti volare fuori dalle loro tombe. In questa foresta, tra le querce nane e pietre verdi, Dewer (il Diavolo), ha il ricovero per i suoi cani, si dice che nessun cane normale possa entrare in questi boschi. I cani Yeth sono anche associati con le anime dei bambini non battezzati, a cui danno la caccia in tutta la brughiera come loro prede. Alcune tradizioni a loro legate ritengono invece che i cani siano le anime delle ragazze non battezzate, e che diano la caccia al Diavolo in tutta la brughiera a titolo di rimborso per il loro triste destino. In Galles i cani sono gli Annwn Cwn (Segugi dell’ Altromondo), spesso in bianco con le orecchie e la pancia rossi. Il prete depravato Dando, aveva le sue proprie bestie, chiamati Devil's Dandy Dogs. Grandi mastini neri invece conosciuti come gli Shuck Norfolk o Suffolk Shuck. Tutti hanno una notevole somiglianza al "Black Shuck," solitarie creature che si aggiravano in East Anglia per secoli con gli occhi di fuoco grandi come piatti. In Inghilterra questi cani solitari sono spesso i fantasmi delle persone decedute, trasformati per punizione, ma capaci di aiutare le persone a volte, se trattati bene.

In diverse versioni norrene della Caccia, il Capo Caccia avrebbe a volte lasciato un piccolo cane nero indietro, abbandonandolo. Il cane doveva essere accudito per un anno, e non ci sarebbe stato alcun modo di sbarazzarsene prima, tranne quello di far bollire nella birra dei gusci d’uovo, che avrebbero spaventato il cucciolo infernale fino a farlo fuggire. Curiosamente questo sistema era utilizzato anche contro i Changeling del Piccolo Popolo, cosa che sottolinea la natura fatata del cucciolo.

giovedì 4 febbraio 2010

Il Dio Penn - Il Menhir di Verzi

A Verzi, località nell'immediato entroterra di Finale Ligure, all'inzio della Val Ponci, sorge un menhir alto circa due metri, dalla forma singolare, conosciuto anche come Dio Penn.


Il Dio Penn era una dività Celtica, adorata soprattutto nell'Italia del Nord che veniva probabilmente invocata per proteggere i viaggi attraverso le montagne e i valichi. Il Nome del Dio, il vocabolo Penn significa letteralmente cima, sommità, vertice (così come alp vuoi dire alto, spiccato); i romani ne latinizzarono il nome in Penninus e Servio e Catone ne parlano addirittura come di una divinità femminile: Pennina Dea.

Ancora oggi i nomi di molte montagne contengono la radice celtica da cui derivarono, basti pensare alle Alpi Pennine, agli Appennini stessi, ai monti Pennino, Penna, Penice, Pentema, e girovagando per i nostri monti è persino ancora possibile rinvenire alcune originarie raffigurazioni dell’antico Dio, proprio come questa di Verzi.

Il menhir appare rossamente intagliato su un lato, andando a ricordare appunto un volto (Il Dio Penn) rivolto verso Nord.
Alla base del monolite si trova traccia anche di piccole incisioni regolari,
di funzione probabilmente rituale. E' curioso il fatto che alla base del menhir, vengano alle volte ritrovati resti di piccole offerte, segno che la pietra è tenuta in considerazione per riti neopagani di matrice celtica.