lunedì 20 dicembre 2010

Natale, Yule e il Solstizio d'Inverno

Per la Chiesa Cristiana, il 25 dicembre è associato alle celebrazioni della nascita di Cristo, ma nella tradizione popolare è anche un amalgama di feste pagane e antiche tradizioni, risalenti a molto prima della nascita di Cristo.

Per i nostri antenati, il giorno più corto dell’anno (21 dicembre) ha sempre rappresentato il punto più basso dell'anno, ma anche il giorno della Rinascita del Sole ( il Latino Sol Invictus), che riprendeva via via sempre più forza fino a culminare nella sua apoteosi del Solstizio d’Estate. Molti antichi menhir, cerchi di pietre e altri monumenti megalitici sono allineati con il sorgere del Sole il 21 dicembre. L’esempio più famoso è costituito dal complesso di Newgrange, in Irlanda, dove all’alba del Solstizio, un raggio di luce solare splende, lungo tutto l'ingresso buio, filtrando da una stretta apertura sopra l'ingresso del monumento e illuminando la camera centrale. Altri siti hanno un allineamento corrispondente al sorgere del Sole al Solstizio d’Estate, il che ci fa capire l’importanza attribuita dagli antichi a queste due date.
Il ceppo di Yule
Yule è il nome tradizionale dato al periodo delle celebrazioni intorno al 25 dicembre, una festa della durata di dodici giorni, che sono ora i dodici giorni delle festività natalizie. L'origine della parola Yule sembra derivare da un termine anglosassone indicante i concetti “ Sole” e “Luce”. In molti luoghi, falò e candele erano accesi e lasciati bruciare per tutti i dodici giorni che riguardavano i festeggiamenti. Un'altra tradizione collegata al fuoco è quella del ceppo di Natale, ovviamente conosciuto anche come “ceppo di Yule”. Normalmente questo ceppo era di quercia (albero sacro per eccellenza) e le sue ceneri e resti carbonizzati, pareva avessero il potere di tenere lontani gli incendi e i fulmini, quindi divenivano degli utili talismani. Le ceneri inoltre, pareva che se sparse su un campo avrebbero assicurato un ottimo raccolto negli anni a venire. I resti del ceppo, venivano anche conservati per poter poi alimentare il fuoco che avrebbe arso il ceppo dell’anno seguente, in modo tale da “consacrare” il fuoco e trasferire i poteri benevoli al nuovo ceppo. Probabilmente tutto il folklore riguardante il ceppo di Yule/Natale deriva direttamente dagli antichi falò sacri delle celebrazioni solstiziali.
Molti dei simboli del Natale sono echi dei suoi antichi aspetti di rinascita e di speranza, di fine imminente del periodo di oscurità. L’agrifoglio è un simbolo importate in questo contesto, vista la sua proprietà di avere le foglie sempre verdi sia in estate che nel pieno dei rigori invernali, come a significare che la scintilla vitale e feconda dell’estate è presente, anche se assopita, anche nel pieno dell’inverno. L’agrifoglio è inoltre considerata un simbolo maschile, come l’edera è considerata femminile. Per questo motivo ghirlande intrecciate di queste due piante ornavano le abitazioni anche in tempi molto antichi, come simboli augurali di fertilità per la nuova stagione luminosa che stava per arrivare.
C'era anche la convinzione che le piante e gli alberi sempreverdi fossero rifugi per gli Spiriti bosco durante i rigidi mesi invernali. L'albero di Natale potrebbe essere una specie di simbolo “superstite” di queste credenze.
Il vischio è un'altra pianta associata a questo periodo dell’anno. Sacro ai druidi, si può far tranquillamente risalire il suo valore simbolico agli antichi Celti, anche se il suo significato originario appare oggi piuttosto nebuloso, anche se quasi certamente collegato anch’esso alla fertilità ( da cui la credenza che porti fortuna alle coppie baciarsi sotto a un rametto di vischio).
Il 25 dicembre era considerato dai Romani il giorno di nascita del dio Mitra (che però era originario dell’Asia Minore) divinità solare che con la propria nascita poneva fine alla parte oscura dell’anno (la già citata ricorrenza del Sol Invictus)e festeggiavano i Saturnalia in onore di Saturno e Dioniso. I primi cristiani utilizzarono la data del 25 dicembre come nascita di Cristo solo intorno al 3° o 4° secolo, quando uscirono dalla clandestinità. La decisione di utilizzare questa data deriva proprio dall’alto significato religioso che quel periodo dell’anno per molte forme di religione, e quindi facilmente assimilabile ai neo convertiti più comprensibile all’ancora nutrita comunità pagana.

A livello di considerazione personale, credo che il successo della religione cristiana sia proprio dovuto a questo suo modus operandi, ovvero fagocitare antiche ricorrenze e ritualità, inestirpabili nelle tradizioni popolari. Fortunatamente, le Antiche Credenze non sono mai morte.

martedì 23 novembre 2010

Loughcrew (Sliabh na Caillí)

Sliabh na Caillí, la Montagna della Strega. Così è anche conosciuto in Gaelico il sito di Loughcrew, a Ovest della città di Kells e Sud di Oldcastle, nella contea di Meath. Facente parte di un’ampia porzione di rilievi e colline, estesa in un’area di circa 4 km, l’area di Loughcrew è letteralmente disseminata di antichi monumenti. Sulla sommità di ogni picco è presente un gruppo di Cairns a camera chiusa e, in origine, esistevano probabilmente circa 40 monumenti in totale.

Questo sito era probabilmente dedicato alla Dea, divenuta poi, in epoca cristiana, una strega di nome Garavogue. Una leggenda narra di come i cumuli di pietre presenti sul territorio, siano caduti dal grembiule della strega quando questa saltò un bel giorno in vetta alla collina.
Le colline principali sono: Cairnbane a ovest, Sliabh na Caillì al centro e Patrickstown a Est. Esisteva anche almeno un cumulo di pietre su una quarta collina, chiamata Sliabh Rua o Carrigbrack. Tutti i siti di Loughcrew sono edificati ad una quota approssimativa di 200 m di altezza, e il punto più alto del complesso è la cima del Cairn T, a quota 276 m sul livello del mare.
Sette monumenti rimangono a Sliabh na Caillí, la vetta più alta e centrale. Il Cairn T, la struttura principale è in buone condizioni, con tetto e la camera sepolcrale intatta, mentre gli altri si trovano in vari stati di degrado, dovuti alla rimozione delle pietre in passato, utilizzate come materiale dagli abitanti del luogo.
Sulla cima di Cairbane Ovest ci sono quindici monumenti, tra cui il Cairn L in discrete condizioni, nonostante sia stato restaurato nel 1930 con un tetto in cemento, e il Cairn D, il più imponente, ma purtroppo devastato da avventate ricerche archeologiche del 19° Secolo, sigillato al giorno d’oggi.
Il sito in peggiori condizioni è Patrickstown, la collina più orientale, i cui 21 monumenti sono stati pesantemente saccheggiati nel corso dei secoli, e dei quali rimangono solo tre strutture, tra cui un meraviglioso calendario di pietra.
Passiamo ora ad analizzare le strutture più significative di Sliabh na Caillí:

Il Cairn T


Cairn T
Dal parcheggio, dopo una breve ma ripida passeggiata, si raggiunge la vetta della collina, dove immediatamente si innalza il Cairn T. Dalla cima dell’imponente tumulo, che come già accennato costituisce la vetta più elevata di Loughcrew, si gode di una magnifica vista, che in certe giornate limpinde pare spazi in ben 18 contee, decisamente una dei migliori punti panoramici di tutta l’Irlanda! Il Cairn T è in ottime condizioni ma non è completo, infatti mancano la chiave di volta della camera interna, sostituta da una griglia metallica e il rivestimento di quarzo, simile a quello di Newgrange, che è stato purtroppo rimosso nel corso dei secoli e non più ripristinato. Un cerchio di 38 kerbstones delimita il tumulo.




Hag's Chair
Sul lato Nord del tumulo possiamo trovare una grossa kerbstone con due “corna”, dalla vaga forma di uno scranno. Infatti la pietra viene chiamata “il Sedile della Strega” (the Hag’s Chair). Secondo il folklore locale, sulla pietra si accomodava abitualmente Garavogue per osservare il cielo stellato. La pietra sembra infatti essere allineata con la Stella Polare. La tradizione popolare dice anche che un grande piatto, intagliato in un blocco di quarzo, pieno di ossa umane sia sepolto nei pressi del Sedile della Strega, ma fino ad oggi non è ancora stato rinvenuto. Sul sedile è incisa una croce, aggiunta in epoca cristiana, come era in uso fare per “consacrare” luoghi dell’Antica Religione ancora radicati nell’immaginario del popolo. I resti di sei piccoli tumuli circondano il Cairn T .


Incisioni sulla parete del passaggio
 
Il Cairn T è chiuso da un cancello, ma il suo interno può essere visitato richiedendo la chiave alla Tea House di Loughcrew Garden, sul versante Sud della collina, lasciando una piccola caparra o un documento ( la patente o il passaporto vanno benissimo) a titolo di garanzia. Appena entrato nel tumulo, il visitatore si trova immediatamente di fronte a pietre incise su entrambi i lati del passaggio. Una delle più belle caratteristiche di Loughcrew è l'abbondanza di antiche incisioni, che possono tranquillamente venire considerate tra le più antiche forme di arte visuale di tutta l’Irlanda. tra la prima scrittura in questo paese. Procedendo verso l’interno incontriamo una pietra di notevoli dimensioni eretta verticalmente a separare il passaggio dalla camera centrale. La camera si presenta con la classica forma a croce, tipica delle tombe a passaggio irlandesi.
Sliabh na Caillí Equinox Stone
Il Cairn T di Loughcrew è, probabilmente, uno degli edifici ancora in piedi più antichi del mondo, visto che che le datazioni potrebbero farlo risalire a circa 4000 anni prima di Cristo. Secondo la classima forma a croce, dall’ambiente centrale si dipanano tre ambienti più piccoli, orientati a Sud, Ovest e Nord. La parete principale dell’ambiente a Ovest è riccamente intagliata con motivi molto simili a quelli rinvenuti in altri siti della contea di Meath (Newgrange e Knowth), chiamata “Sliabh na Caillí Equinox Stone”, sulla quale sono presenti delle incisioni che pare stiano ad indicare lo spostamento progressivo del punto in cui cadeva la luce durante gli Equinozi.

Cairn U


Camera centrale CairnU

Cairn U

Il Cairn U è il primo monumento che si para davanti al visitatore appena oltrepassa il cancelletto che delimita il sito sulla cima della collina. Misura circa 13 metri di diametro, con un anello di 16 kerbstones, la maggior parte delle quali sono ancora in piedi. Le pietre del tumulo sopravvissute si trovano a livello degli ortostrati, che è di circa 1,5 metri di altezza. Il passaggio e la camera, o quel che ne rimane, misurano quasi 7 metri di lunghezza, contornate di 13 pietre incise, compresi due pannelli maggiori. La volta è purtroppo scomparsa.
La camera è come al solito cruciforme, con un recesso a destra più grande di quello sinistro. Quest’ultimo è diviso dal resto della camera da una pietra, e non è escluso che anche l’ambiente a sinistra fosse dotato di un simile “divisorio”. Per entrare in quel che resta del passaggio bisogn attraversare un alto davanzale di pietra, similarmete a quello del Cairn T. Questo tumulo pare fosse orientato in modo da ricevere luce all’alba del 1° Novembre (Samhain) e nei giorni della Candelora (primi di Febbraio)

martedì 9 novembre 2010

Sheela na Gig

Una Sheela Na Gig è oggi una particolare scultura di pietra, anche se in passato ne esistevano esemplari anche di legno, andati perduti nel corso dei secoli. Solitamente si trovano scolpite in blocchi di pietra rettangolari, alti dai quaranta ai sessanta centimetri e larghi circa la metà. Alcune Sheela sono scolpite in alto o basso rilievo, alcune come un falso rilievo e altre ancora sono semplicemente incise nella pietra. La fattura varia molto, e si va da pezzi molto ben intagliati e particolareggiati a figure appena abbozzate.

Sheela na Gig di Killinaboy
Le Sheelas, non vogliono però essere opere realistiche, ma fanno parte di una antica simbologia. Sebbene ogni scultura possieda caratteristiche proprie, la caratteristica che le accomuna tutte è il fatto che l'attenzione sia focalizzata deliberatamente sulla vulva della statua. Inoltre le Sheela na Gigs possiedono spesso una combinazione delle seguenti caratteristiche:

- Grandi Spalle
- Occhi sporgenti
- Costole in vista
- Striature sulle guance e sulle ciglia
- Testa sovradimensionata
- Calvizie
- Seni flaccidi
- Bocca spalancata
- Denti digrignanti
- Orecchie a sventola

La posa delle Sheela Na Gigs non è sempre la stessa, si trovano Sheelas accovacciate, in piedi o piegate. Il più delle volte hanno entrambe le braccia protese verso la zona vulvare. Comunque la posizione delle braccia è varia, possono passare dietro o davanti alle gambe, le mani possono toccare o meno la vulva e, nei casi in cui le braccia non siano nella stessa posizione, un arto può trovarsi ad indicare un altro elemento della scultura, solitamente un orecchio. Esistono alcuni esempi di Sheela con entrambe le braccia alzate, alle volte intente a brandire un oggetto rotondo o uno a forma di spada (un fallo?).

Sheela na Gig sul lungofiume di Fethard
In passato, ci sono stati deliberati tentativi di far sembrare la Sheela na Gig come una figura brutta, grottesca e orribile, alla luce del fatto che contravveniva ad ogni standard occidentale di bellezza, ma erano tutti errori di categorizzazione, in quanto le Sheelas non sono, come già accennato, rappresentazioni fedeli, ma simboliche, incomprensibili alle coscienze del popolino. Le Sheela na Gigs, prese come immagini simboliche, non lasciano nulla al caso, compresa la somiglianza fisica con le più comuni rappresentazioni della Morte e il riferimento volutamente esagerato al canale del parto.

La posizione odierna di una Sheela Na Gig non è una prova concreta per dimostrare una teoria sulla sua vera origine. oggi non sono prove concrete per dimostrare le teorie della sua origine. La stragrande maggioranza delle sculture non sono nella loro posizione originale, in quanto sono spesso state spostate nel corso dei secoli. Così, abbiamo due tipi distinti di Sheelas: un tipo che si trova nel suo sito primario, ben inserita all'interno di un motivo architettonico più ampio, e un altro tipo che indica il luogo come un sito secondario, come evidenziato dai differenti tipi di pietra, dal non rispecchiare i motivi architettonici principali e dalle presenza nel folklore locale di storie sulla posizione originale della scultura. Per cominciare un'analisi, il Paese in cui si trovano, spesso definisce il tipo di posizione di una Sheela:

- In Irlanda, troviamo la più ampia gamma di locazioni per questo tipo di sculture, posizionate tra le rovine di  alcune chiese, monasteri, sulle chiavi di volta di alcuni castelli, su architravi, finestre, round towers, mura porte e pilastri.
- In Inghilterra, quasi tutte le Sheelas si trovano sulle proprietà di una chiesa o di una abbazia.
- In Francia e in Spagna si trovano esclusivamente nei particolari architettonici di chiese Normanne.

In questi ultimi casi, la loro presenza nell'architettura Normanna fa subito sorgere un dubbio sull'origine: Le Sheela na Gigs sono nate sul continente e si sono successivamente diffuse nelle Isole Britanniche o vice versa?

Nel complesso, potrebbe essere facile risalire all'età di una Sheela, ricavandola dal contesto architettonico, e per alcune questo è possibile, ma in molti casi il fatto che spesso venivano spostate, rende difficile una datazione precisa.


Sheela na Gig - Museo della Rocca di Cashel
 Per quanto riguarda le raffigurazioni databili, gli edifici originali in cui sono inserite vennero costruiti tra il XIII e il XVII secolo. I più antichi tra questi edifici in Irlanda, sono le rovine del convento di Athlone e del monastero di Killinaboy, entrambi risalenti al 1200 circa. La presenza di questo tipo di sculture nei castelli irlandesi segna un periodo di "revival" dello stile tradizionale, cominciato a metà del '500 (Ballynderry Castle), e durato per più di un secolo, fino all'edificazione del Moate Castle, 1649.
Tuttavia, queste Sheelas erano spesso riposizionate nei castelli, essendo originarie di altri luoghi più antichi (come probabilmente testimonia la Sheela na Gig esposta nella Rocca di Cashel).

Lo stato di conservazione di queste sculture è ovviamente correlato con la sua posizione. Quelle meglio preservate dagli elementi, posizionate su elementi interni, non necessariamente si sono salvate dall'essere vandalizzate durante le campagne religioso - misogine che la Chiesa ha perpetrato nei secoli.
La distruzione sistematica delle Sheelas, almeno in Irlanda, è iniziato nel 1600, con uno statuto provvisorio che ordinava ai parroci di nascondere ogni traccia di questo tipo di sculture. Alcuni esemplari, impossibili da rimuovere, sono stati per questo sfigurati o distrutti. Purtroppo quindi, vuoi per via degli elementi, vuoi per il fervore religioso, lo stato di conservazione di queste raffigurazioni non è quasi mai ottimale.

Il fascino di una Sheela na Gig, sta proprio nel mistero che avvolge le sue origini, nella sua funzione simbolica.
Dopo un'attenta analisi delle attuali teorie sul perché il fenomeno delle Sheela possa essersi sviluppato, alcune idee possono essere immediatamente accantonate. sono immediatamente eliminabili. La prima di queste, è la teoria che le Sheela sono "raffigurazioni della fertilità". Il tentativo di inquadrare la Sheela all'interno della categoria delle raffigurazioni della Dea della Fertilità tradizionale, con il ventre prominente e il grosso seno, non riesce semplicemente a causa delle caratteristiche fisiche proprie della Sheela na Gig (Vedi sopra). Nel folklore che circonda le Sheela, il tema della fertilità sembra essere una recente aggiunta.
Infatti, nonostante il contesto più ovvio per cercare informazioni sulla funzionalità della Sheela potrebbe essere proprio il folklore, non ci sono fonti significative dell'antichità sufficiente a fornire elementi credibili.

giovedì 21 ottobre 2010

Changelings

Sembra che il parto sia una difficile e traumatica esperienza per le femmine del Piccolo Popolo. Molte piccole Fate muoiono prima di poter venire al mondo, e quelle che riescono a sopravvivere sono spesso creature deformi e rachitiche.

Le Fate adulte, il larga parte edoniste ed estremamente critiche sui (loro) canoni estetici, spesso trovano ripugnanti questi piccoli, e non hanno nessun desiderio di allevarli, quindi tenteranno di scambiarli con bimbi sani, rapiti dal Mondo dei Mortali. La sinistra creaturina lasciata in culla al posto del neonato, è generalmente conosciuta con il nome di Changeling, e ha la capacità di portare il male nella famiglia che ha avuto la sventura di ospitarlo loro malgrado. Ogni bambino sano non battezzato o troppo coccolato, è particolarmente a rischio di essere rapito e scambiato dal Piccolo Popolo.
Comunque, il carattere e il temperamento, sono il segno distintivo di un Changeling. I bambini sono generalmente allegri e gioiosi, mentre un bimbo delle Fate non sembra quasi mai felice, tranne quando un qualche genere di calamità o sventura si abbatte sul nucleo familiare. Il Changeling urla e stride senza sosta ad ogni ora del giorno e della notte, con un ritmo sempre più logorante, che trascende dall’umana sopportazione.
I Changelings possono essere di tre tipi: i bambini fatati, Fate anziane e decrepite che vogliono farsi passare per neonati e oggetti inanimati, come un pezzo di legno, che prendono le sembianze di bambino grazie alla magia di un essere Fatato.
Una caratteristica molto comune nei Changelings, è la pelle increspata e raggrinzita, di un colorito malsano tendente al giallo. La Fata avrà, quasi certamente, anche grandi occhi scuri, nei quali brilla una luce sinistra, che dimostra una saggezza maliziosa che un normale bambino non dovrebbe possedere. Altri attributi comuni sono varie deformità fisiche, come una schiena storta o una gamba zoppa.
Dopo sole due settimane dal suo arrivo in una casa, il Changeling presenterà già una completa e robusta dentatura, gambe sottili come ossa di pollo e mani curve e storte come artigli di uccello, coperte da una leggera peluria.
Nessuna fortuna verrà a una famiglia in cui vi è un Changeling, perché la creatura risucchia tutta la buona sorte che, normalmente, spetterebbe a un nucleo familiare. Pertanto, questi sventurati, tendono ad essere molto poveri e lottano disperatamente per mantenere il mostro famelico che si annida in mezzo a loro.
Una caratteristica positiva che questa Fata può dimostrare, è una spiccata attitudine per la musica. Come inizia a crescere, il Changeling richiede ai genitori “adottivi” uno strumento, spesso un violino o un flauto, che inizia a suonare con tale abilità, che chiunque si fermi ad ascoltarlo, non può non rimanere affascinato.

Questo racconto viene da un villaggio vicino a Boho, nella contea di Fermanagh.

"Ho visto un Changeling una volta. Viveva con due vecchi fratelli, poco distante da Dog's Well, e aveva l’aspetto di una scimmia avvizzita. Aveva circa dieci o undici anni, ma non riusciva a camminare davvero, solo ciondolare. Sapeva però suonare il flauto talmente bene che nessuno era capace di uguagliarlo. Conosceva antiche melodie, talmente vecchie che il popolo le aveva dimenticate da tanto tempo. Un giorno poi, se ne è andato, non so nulla di quello che gli è capitato…”

Prevenire è molto meglio che curare, infatti la tradizione popolare ci lascia molti modi per proteggere la prole dalle mire del Piccolo Popolo. Posizionare un crocifisso o una pinza di ferro al di sopra della culla scongiura il pericolo di ritrovarsi ad allevare un Changeling, in quanto le Fate sembrano essere molto spaventate da questi oggetti. Allo stesso modo possono essere utilizzati alcuni capi d’abbigliamento del padre naturale del bambino, che pare sortiscano lo stesso effetto.
I Changelings hanno un prodigioso appetito, e mangiano avidamente tutto quello che gli si pone davanti. Il mostriciattolo, come detto in precedenza, possiede artigli e una buona dentatura, e quindi preferisce nutrirsi saccheggiando la dispensa piuttosto che prendendo il latte dal seno della madre adottiva come un neonato umano(per sua fortuna!). Quando la creatura finisce un pasto, domanda con insistenza dell’altro cibo, portando l’economia familiare al collasso. Nonostante l’enorme quantità di cibo ingerita, il Changeling non rimarrà mai soddisfatto e manterrà un aspetto magro e emaciato.
Ad ogni modo queste Fate non sopravvivono a lungo nel Mondo dei Mortali, solitamente muoiono dopo un tempo di circa due o tre anni umani. Alcuni riescono a sopravvivere più a lungo, ma pochissimi raggiungono l’adolescenza (vedi esempio raccontato poco sopra). Nel folklore, la morte della creatura è solitamente pianta come quella di un figlio vero, e in genere sepolto come ogni altro essere umano. Se la tomba viene scoperchiata, al posto del cadavere del piccolo si trovano solitamente un ramoscello annerito o un pezzo di legno di quercia.
Esistono casi in cui chi viene scambiato non è un bambino ma un adulto. Queste fate prendono quasi esattamente le sembianze della persona rapita, nonostante dimostrino spesso un carattere molto più acido e scostante dell’originale. Il Changeling, in questo caso, terrà un comportamento gelido e distaccato nei confronti di familiari e amici. Come per i bambini, anche per gli adulti un drastico cambiamento di umore e personalità può far intuire uno scambio.
Un Changeling può comunque essere scacciato da una casa. Quando questo avviene, il bambino o adulto umano sarà invariabilmente restituito sano e salvo. Il metodo meno drastico per respingere una di queste creature è trarla in inganno e farle rivelare la sua vera età.
Un altro modo, molto più cruento, è quello di costringerlo a ingollare del the fatto con aggiunta di Digitale Purpurea. Le sue viscere bruceranno e sarà costretto a scappare nell’Altromondo.

martedì 5 ottobre 2010

Il Pooka

Non esiste Fata in Irlanda temuta quanto il Pooka.

Questo è dovuto alla sua abitudine di scorrazzare di notte dopo il tramonto, facendo danni e malefici scherzi e assumendo sembianze terrificanti.
La forma con cui preferisce mostrarsi, è quella di elegante cavallo scuro, con occhi gialli zolfo e una lunga criniera selvaggia.
In questa forma, il Pooka ama galoppare nottetempo per la campagna, abbattendo recinzioni, calpestando campi coltivati, spaventando il bestiame fino a disperderlo e terrorizzando gli abitanti delle fattorie isolate.

In aree remote della Contea di Down, il Pooka assume la forma di un piccolo folletto deforme, che pretende dai contadini una parte del raccolto alla fine della mietitura. Per questo i braccianti spesso lasciano sul campo una piccola quantità di raccolto, chiamata appunto "Parte del Pooka". In alcune parti della Contea di Laois, il Pooka diventa un enorme e peloso spauracchio che spaventa chi viene sorpreso all'esterno di notte, a Waterford e Wexford, appare come un'aquila con un'immensa apertura alare, e in Roscommon, come una capra nera con corna ricurve.

Questa creatura è l'incubo dei viaggiatori notturni, a cui saltano sulla schiena per poi gettarli in fossi fangosi o farli smarrire nelle torbiere. Un solo suo sguardo pernicioso, può far smettere le galline di deporre uova e le mucche di produrre latte.
Il Pooka è in grado di parlare la lingua degli uomini, e pare che a volte si fermi davanti all'uscio di una casa e cominci a gridare il nome di un abitante che vuole trascinare nelle sue scorribande notturne. Se questo sventurato si rifiuta di seguirlo, questa Fata vendicativa comincia a vandalizzare la proprietà del malcapitato.

Molte ipotesi sono state formulate sull'origine della figura del Pooka.
Il nome potrebbe derivare dallo Scandinavo "pook" o "puke", che significa 'Spirito della Natura'.
Tali esseri erano molto capricciosi, e doveva essere continuamente placati, o avrebbero creato il caos nelle campagne, distruggendo i raccolti e spargendo malattie negli allevamenti. In alternativa, i culti religiosi del Mondo Celtico arcaico, che spesso adoravano divinità in forma di cavallo, potrebbero aver fornito un certo tipo di figura mitica sulla quale il folklore rurale ha poi modellato il Pooka.
Altre fonti suggeriscono che il nome derivi dall'Irlandese antico "poc", che significa sia "caprone" che "colpo di mazza".
L'ipotesi più plausibile è però quella che fa risalire le origine del Pooka ai culti dei cavalli, visto che spesso venivano celebrati nelle terre alte, e proprio monti e altipiani sono considerati le dimore preferite da questa terribile Fata.

C'è una cascata, formata dal fiume Liffey tra le montagne di Wicklow, conosciuta come Poula Phouk (Pozzo del Pooka), e il Monte Binlaughlin, nella contea di Fermanagh, è anche conosciuto come "Picco del Cavallo Parlante". In alcune zone del paese, il Pooka è molto più misterioso che pericoloso, a condizione che venga trattato con rispetto. A volte potrebbe addirittura mostrarsi amichevole, dispensando profezie e avvertimenti. Ad esempio, il folklorista Douglas Hyde, parla di un " terribile destriero, elegante e grassoccio" che emerge da una collina del Leinster ogni primo di Novembre, rivolgendosi con voce umana alle persone, dando risposte intelligenti a chi gli avesse posto un quesito su quello che sarebbe accaduto da li al primo novembre successivo. E per questo la gente era solita lasciare regali e piccoli presenti su quella collina.
Qualcosa di simile accadeva fino a poco tempo fa nel sud della Contea di Fermanagh, dove la gente era solita interrogare uno strano cavallo parlante sulla cima di una collina.

Soltanto un uomo è riuscito a cavalcare un Pooka in forma equina, e quest'uomo era nientemeno che Brian Boru, Re Supremo d'Irlanda. La leggenda narra che Brian utilizzò una speciale briglia, contenente tre peli della coda del Pooka, fino a quando la creatura, esausta, si piegò alla sua volontà. Il Re fece promettere solennemente alla Fata che non avrebbe mai più tormentato i cristiani e rovinare i raccolti, e che mai e poi mai avrebbe cercato di attaccare un Irlandese, a meno che non fosse stato ubriaco,fuori dai confini dell'Irlanda o intento a azioni malvagie. In questi casi, avrebbe potuto attaccare con tutta la ferocia e la malvagità di cui era capace.

Il Pooka accettò a malincuore queste condizioni. Tuttavia, negli anni successivi, sembra che abbia dimenticato le sue promesse ( in fondo stiamo parlando di uno dei più capricciosi rappresentanti del Piccolo Popolo) e gli attacchi contro le proprietà dei cristiani e i viaggiatori sobri sulla via di casa, pare continuino anche ai nostri giorni...

venerdì 1 ottobre 2010

Il Dolmen di Poulnabrone

Il Dolmen di Poulnabrone è una bellissima tomba a portale situata nel Burren, il selvaggio territorio carsico della contea di Clare, nell'Ovest della Repubblica d'Irlanda. Probabilmente è il dolmen più conosciuto e fotografato di tutta l'isola. La grande pietra di copertura si erge a circa 1,8 metri di altezza sulla pavimentazione calcarea del Burren, sostenuta da imponenti pietre laterali.


Chi è sepolto sotto al dolmen? Molto probabilmente si tratta di una persona di spicco tra le tribù neolitiche di agricoltori che abitavano la zona e del suo clan familiare.

La datazione al radiocarbonio delle ossa rinvenute a Poulnabroune, le colloca come risalenti a un periodo compreso tra il 3800 AC e il 3200 AC. Il nome Poulnabroune significa letteralmente " Pozzo del Dolore" in Gaelico Irlandese.

Gli scavi effettuati nel 1986 e nel 1988 hanno portato alla luce molti interessanti reperti, oltre ad aver permesso una ristrutturazione del dolmen, oggi protetto da una piccola recinzione.

La camera sepolcrale è profonda circa 25 cm. Il dolmen, è costituito da una unica grande lastra di pietra, appoggiata a due grandi monoliti portanti che fungono da colonne, completati da altre due grandi ortostati di rinforzo. Il monumento è alto circa 1.80 m, con l'ingresso rivolto verso Nord. Una pietra trasversale forma un ampio davanzale di fronte all’ingresso, e potrebbe essere solo parte di una lastra più grande che forse un tempo sigillava la tomba.
Il dolmen spicca da sempre con il suo singolare profilo sulla pianura carsica del Burren.

A Poulnabroune sono stati rinvenuti i resti di 22 persone: Sedici adulti, sei bambini e un neonato. I corpi non erano stati cremati, e soltato uno degli adulti aveva passato i 40 anni di età. La maggior parte dei bambini era compresa tra i cinque e i quindici anni. Molti scheletri presentavano tracce di artrite, fratture guarite più o meno bene e livelli di consunzione dentale tali da far pensare ad un possibile utilizzo di macine in pietra per i cereali. Uno degli scheletri aveva, incastonata in un fianco, una punta di selce scheggiata,il che fa pensare ad una morte violenta.
Prima di essere deposti, gli scheletri vennero scarnificati, probabilmente tramite bollitura.

giovedì 30 settembre 2010

Il Lupo e l'Uomo, un legame indissolubile

Pochi animali sulla faccia della terra sono capaci di evocare emozioni forti come il lupo. E pochi altri sono stati soggetti a discriminazioni e persecuzioni tali da provocarne l’estinzione dalla maggior parte delle proprie lande ancestrali.

Nonostante la reputazione che molte culture gli attribuiscono, il lupo è in realtà una creatura timida, elusiva ed estremamente intelligente.
I racconti folkloristici e le leggende sui lupi abbondano, avvolti da una nebbia di paura, ammirazione (invidia) e disgusto ipocrita. Ho messo la parola invidia tra parentesi e aggiunto “ipocrita” al termine disgusto, perché in fondo in fondo l’uomo, scritto minuscolo, inteso come l’animale uomo, ha da sempre desiderato possedere le caratteristiche della sua peggiore nemesi. Il Lupo.

Nelle antiche società di cacciatori- raccoglitori, il Lupo era l’esempio da seguire, il potente Totem a cui rivolgersi… E l’implacabile concorrente con cui misurarsi nella continua lotta per la sopravvivenza. Era giocoforza che la sua figura fosse più che mitizzata. Con l’avvento di un’economia di agricoltura e pastorizia, la figura del Lupo ha assunto connotati più negativi, visto che rappresentava la continua minaccia agli armenti. Ma qualcosa dell’antica ammirazione rimaneva. Con l’articolarsi della società umana, della cosiddetta cività, molti clan guerrieri presero a considerare come loro antico capostipite proprio il Lupo.
Persino all’antica Roma, che ha decisamente portato una svolta epocale nella storia e nella cultura europea (e mondiale), veniva attribuito un originario legame con con la Lupa, nutrice dei mitici fondatori Romolo e Remo.
Come già scritto in precedenza, i Norreni veneravano il lupo nelle vesti di portatore del Caos, Fenrir, figlio di Loki, il mostruoso Lupo del Ragnarok, ma lupi erano anche i due fedeli compagni di Odino, Geri e Freki, che il Padre degli Dei nutre amorevolmente con il cibo che fa cadere dalla sua tavola nel Valhalla.

E’ con l’avvento del Cristianesimo che il Lupo diventa simbolo esclusivamente malefico. Veniva infatti associato al Diavolo, l’Avversario (forse anche come distorsione delle credenze dei tempi antichi quando uomo e lupo concorrevano nella caccia), in contrapposizione a Cristo, “l’Agnello di Dio”, formando una metafora forse scontata, ma sicuramente molto evocativa.

mercoledì 29 settembre 2010

La figura del Licantropo nel Folklore Irlandese

Al giorno d'oggi non vi è traccia di lupi in Irlanda, ma le cose non sono sempre state così. Un tempo branchi di lupi scorrazzavano liberi per tutta l'isola, creando non pochi problemi alle popolazioni, in una società che si basava molto sulla pastorizia. Gli Irlandesi si riferiscono ai licantropi come Faoladh o Conriocht, esseri protagonisti di leggende non basate sui miti Germanici.


Queste creature non erano viste come mostri mangia-uomini, al contrario erano considerati una sorta di protettori, che difendevano i bambini e le persone ferite nel bosco, e scortavano in luoghi sicuri i viaggiatori smarriti.
Ancora oggi un talismano a forma di lupo si crede che possa scongiurare gli influssi maligni.

Nel 1185, Giraldus Cambrensis scrisse la prima storia sui lupi mannari Irlandesi, prendendo per vera una storia raccontata dal vescovo di Ossory. Giraldus raccontò di una strana avventura capitata a un prete:

Un sacerdote stava viaggiando assieme al suo assistente per un'importante missione dall'Ulster al Meath. I due, fermandosi in un bosco per passare la notte, si imbatterono in un lupo gigantesco. Erano terrorizzati, e sarebbero fuggiti a gambe levate, se l'animale non si fosse rivolto loro con voce umana. Il lupo raccontò loro di come san Natalia, famoso per il suo scostante carattere, maledì il popolo degli Ossoriani per il loro stile di vita peccaminoso. Da quel momento due persone, un uomo e una donna, erano costrette a vivere in forma di lupo per sette anni, trascorsi i quali sarebbero tornati al loro aspetto originale per essere sostituiti da altri due malcapitati. Il lupo disse al prete che sua moglie era in fin di vita, e lui era in cerca proprio di un sacerdote per potergli impartire l'Estrema Unzione. Il prete allora segue il lupo e amministra il sacramento alla moribonda, che muore in pace. In segno di gratitudine, il lupo rivela al sacerdote alcune profezie a riguardo della presenza Inglese in Irlanda. Il prete si offrì di incontrare di nuovo il lupo, una volta che avesse ritrovato la forma umana, ma questi non si fece vedere mai più.

Un'altra leggenda racconta di come la gente di Ossory può tramutarsi in lupi a proprio piacimento.
Quando un Ossoriano si trasforma in lupo, abbandona il suo corpo umano a casa, in una trance simile alla morte, sorvegliato da un amico fidato con disposizione di non spostarlo assolutamente. Infatti se al suo ritorno non fosse riuscito a ritrovare le sue spoglie mortali, sarebbe stato costretto a rimanere in forma di lupo per il resto dei suoi giorni!
In forma di lupo un uomo perdeva completamente la sua umanità, e si dedicava alle normali attività dell'animale, cacciando nei boschi e insidiando i greggi di ovini e bovini nei pressi dei villaggi. Se sorpreso o attaccato mentre mangiava, il "lupo" istintintivamente fuggiva verso casa, cercare di recuperare la sua forma umana.

Nel folklore Irlandese ci sono riferimenti al tema del licantropo in tutto il corso della storia. Ad esempio ci sono racconti a proposito di tribù di Uomini-Lupo stanziate nella contea di Tipperary. Gli antichi Re d'Irlanda avrebbero richiesto più volte il loro aiuto in battaglia quando si sentivano minacciati da nemici troppo potenti. Questo potrebbe far pensare a un collegamento con i guerrieri-lupo Norreni, gli Ulfhednar. Questa correlazione potrebbe trovare ampio riscontro con gli insediamenti Vichinghi in Irlanda, anche se, come già detto, la figura del Licantropo Irlandese si è sviluppata autonomamente.

martedì 28 settembre 2010

La figura del Lupo nel Folklore Globale

In molti antichi miti, il lupo è stato raffigurato come coraggioso, onorevole, e intelligente. alcuni dei migliori esempi di questa alta considerazione ci viene dal folklore dei Nativi Americani e dalla tradizione dell’Antica Roma (vedi la leggenda di Romolo e Remo e i Lupercalia).



Foto scattata ad AlphaLoups, Le Boreon, Parco Nazionale del Mercantour
 Nelle società proto-Indoeuropee, il lupo era probabilmente associato alla classe dei guerrieri, e il termine stesso latino (lupus) derivava probabilmente da una forma distorta della dizione indoeuropea, wlkwos.

Molti nomi propri di origine Germanica, contengono l’elemento “Wulf” o “Wolf”, ad esempio: Wulfstan, Wolfgang, Wolfthard.

Nel moderno folklore occidentale, il lupo è una figura da temere, come il Lupo Cattivo o i Licantropi, umani che, per effetto di una magia diabolica o una maledizione, prendono la forma ed il comportamento dei lupi, e vengono quindi emrginati e discriminati dai propri (ex) simili.


Fenrir
 Nella mitologia Norrena compaiono tre malefici lupi: il gigantesco Fenrir (odiato e temuto dagli Æsir), figlio primogenito del dio Loki e della gigantessa Angrboda, e i due suoi figli, i lupi Skoll e Hati, che divoreranno il Sole e la Luna durante il Ragnarok.

La paura degli uomini nei confronti dei lupi è la responsabile di tutte le persecuzioni che la nostra razza ha riservato a questi superbi animali, oltre alla giustificazione per averli portati sull’orlo dell’estinzione in molte parti del pianeta. Fortunatamente, durante il XX° secolo, una maggiore conoscenza delle abitudini di questo animale, e un crescente interesse per le tradizioni e il folklore dei Nativi Americani, hanno portato a raffigurare in maniera molto più positiva il lupo.

Nonostante la loro reputazione spesso negativa, ai lupi viene alle volte attribuita, nella Mitologia o nei racconti (oltre che il riscontro della reltà)l’abitudine di salvare proteggere e crescere bambini sperduti, fra tutti due esempi famosi, i già citati Romolo e Remo e Mowgli, protagonista del “Libro della Jungla” di Kipling.

Nella loro mitologia, i Mongoli credevano di discendere da un lupo grigio e da una cerva bianca. Il loro più grande condottiero, Genghis Khan, amava definire il suo popolo “ Il Clan del Lupo Grigio”.

Negli ultimi 150 anni, non c’è stata nessuna prova documentata di un essere umano ucciso da un lupo sano, infatti i lupi preferiscono fuggire piuttosto che attaccare un uomo. Tuttavia si parla lo stesso di attacchi da parte di lupi, cosa probabilmente attribuibile però a animali colpiti da rabbia o addirittura a grossi cani rinselvatichiti. E’ comunque sempre bene pensarci due volte prima di provocare uno o più lupi, in caso di fortuiti incontri, visto che questi meravigliosi animali sono selvatici, e se percepiscono pericolo per loro o peggio per la loro prole, attaccheranno per difesa.

lunedì 27 settembre 2010

Leprechauns e Clurichauns

Leprechauns


Il leprechaun è una creatura solitaria, che evita al massimo il contatto con i Mortali e con altri esponenti del Piccolo Popolo. Egli dedica tutta la sua concentrazione e dedizione nello svolgere il lavoro di calzolaio, infatti un Leprechaun viene sempre raffigurato con una scarpa e un martello in mano.

Un Leprechaun secondo una stampa popolare
 La maggior parte di loro sono brutti, sdentati e alti non più di un ragazzino di 10 o 11 anni, decisamente non molto attraenti! Sono inoltre spesso grassocci e con guance rubiconde, con penetranti occhi che risplendono di una luce maliziosa ed una certa grazia nel muoversi, nonostante il fisico non proprio asciutto.
Nonostante possiedano molte ricchezze (soprattutto sotto forma di monete d'oro), i Leprechauns preferiscono vestire in modo semplice, spesso addirittura squallido! Spesso indossano cappotti di colore grigio o verde, con grandi tasche, portano anche sudici grembiuli da ciabattino e, molto spesso, polverisi cappelli verdi o al limite rossi ruggine.
Questi folletti si distinguono per il loro modo di parlare sboccato, l'abitudine di fumare pipe puzzolenti ma soprattutto per la loro passione innata per le bevande alcoliche, soprattutto birra e whisky.
Nonostante queste caratteristiche, non propriamente "da gentiluomini", i Leprechauns vengono tollerati dalle altre Fate perché svolgono il compito di custodi ai loro tesori.
Devono fare molta attenzione a tutti quelli della Gente Alta che vogliono impadronirsi del loro oro. Narra una leggenda che soltanto i Leprechauns, piuttosto avidi, conoscevano in anticipo i luoghi dove sarebbero sbarcati in Irlanda i saccheggiatori Vichinghi, per poter essere sempre pronti a nascondere i loro patrimoni.
Nonostante tutte le precauzioni, la presenza dei loro tesori è rivelata dagli arcobaleni, e spesso nei racconti, i Mortali ne approfittano.
Questo fa si che un Leprechaun sia spesso inquieto, perché non riesce a sottrarre la sua pentola d'oro agli arcobaleni nonostante la sposti incessantemente da un posto ad un'altro.
Se un Leprechaun viene catturato e interrogato duramente, potrebbe anche rivelare il nascondiglio del suo oro, ma raramente accade, e spesso il folletto cercherà di vendicarsi, anche molto violentemente. Nonostante questo i Leprechauns sono in genere molto amichevoli se si offre loro da bere, e potrebbe capitare che, dopo svariati giri, sia lui stesso ad regalare parte del suo tesoro.
Il Folklore irlandese non parla mai di femmine di Leprechaun, e questo spiega perché alle volte, questo tipo di fata sia più "ben disposto" nei confronti di una bella ragazza mortale, piuttosto che di un corpulento contadino!

Clurichauns

Si è molto discusso sulla vera natura dei Clurichauns, sul fatto se essi siano solo dei Leprechauns un po' sopra le righe o se siano una specie di Fate a se, anche se strettamente imparentate con i Leprechauns.
Di fatti, ad eccezione di una perenne sfumatura rossa sulla punta del naso, i due tipi di Fate si assomigliano fisicamente alla perfezione. Di contro però, non si vedrà mai un Clurichaun indossare il grembiule, impugnare un martello o una scarpa, infatti essi non hanno la minima intenzione di lavorare!
Indossano fibbie d'argento alle scarpe, lacci dorati ai loro berretti e calze blu tirate fino al polpaccio.
Una delle loro attività preferite è quella di entrare nelle cantine dei ricchi, e prosciugarne completamente le botti, facendo una terrificante baldoria.
Per divertirsi amano mascherarsi da capre o pecore, e così travestiti farsi inseguire per campi e torbiere dagli sfortunati pastori che li scambiano per un capo smarrito del proprio gregge.
I Leprechauns non ammetteranno mai una relazione tra loro e questi cugini dispettosi, ma alcuni credono che i Clurichans altri non siano che Leprechauns troppo ubriachi per rendersi conto di quello che fanno!

lunedì 20 settembre 2010

Animali Fatati

Molti animali vagano per le terre Fatate dell'Altromondo e per i suoi corsi d'acqua, e spesso si allontanano per recarsi nei Regni della Gente Alta, ovvero il Mondo come noi lo conosciamo.


Grandi cavalli fatati escono imponenti e maestosi dalle onde del mare, solo per finire poi miseramente intrappolati, ansimanti e impotenti, nella rete di qualche pescatore. Alle volte, delle strane mucche emergono dalle onde in cerca di erba verde e grassa per nutrire i propri vitelli. In particolare nel periodo del Primo di Maggio (l'antica ricorrenza di Beltane), pare che le Vacche Fatate tendano a mostrarsi, portando fortuna agli agricoltori proprietari dei campi in cui pascolano. Alle volte, qualche fortunato mortale, ha l'onore di ospitare nel suo campo Glas Gaivlen, la sacra mucca bianca con macchie verde brillante. Ovunque essa pascoli, l'erba diventa più verde e nutriente, le patate più grosse e il fieno più abbondante. Una vera benedizione per i poveri agricoltori irlandesi!

Grandi gatti neri e mostruosi serpenti lacustri vigilano attenti sui tesori del Piccolo Popolo e sugli ingressi dell'Altromondo. Alcune leggende raccontano che i gatti siano in realtà serpenti reincarnati, e proprio per questo motivo sono così sfuggenti e difficili da catturare.

La caratteristica predominante degli Animali Fatati è la loro capacità di sfidare le leggi naturali. Mucche che respirano tranquillamente sott'acqua e maiali capaci di apparire e scomparire a proprio piacimento, trote e salmoni in grado di conversare in Irlandese fluente con la Gente Alta sono ottimi esempi delle straordinarie capacità di queste creature. Una lepre fatata può essere catturata, scuoiata e cucinata, ma non darà un buon sapore allo stufato e nessun dente mortale è in grado di masticare la sua carne! Si racconta inoltre che una trota fatata, gettata a cuocere in padella, sia saltata via del fuoco e sia fuggita velocissima dalla cucina dopo aver preso le sembianze di una giovane luminosa!

Selkie
Alcuni sono sospettati di essere in realtà Fate che assumono forme sfuggenti per stuzzicare o tormentare la Gente Alta, ad esempio di guizzanti lepri che appaiono e scompaiono, facendosi inseguire, ma mai prendere, da qualche malcapitato fino allo sfinimento. Alcuni animali, come le foche, si crede abbiano una natura ambigua, in parte animale e in parte Essere Fatato, maschio o femmina che sia. di essere parte animale e l'uomo parte fata o donna. Tutte le foche sono legatissime con il Piccolo Popolo, e in un branco che prende il sole sugli scogli, non si può mai essere sicuri se siano tutte normali foche o se tra di loro non ci sia qualche Selkie, una specie di Fata capace di prendere forma sia di foca che di bellissima donna, presente nella tradizione Celtica.

Naturalmente, anche pecore e mucche mortali possono trovarsi a pascolare nei campi dell'Altromondo, visto che alcune storie parlano di armenti rubati ai greggi e alle mandrie degli umani per soddisfare i bisogni del Piccolo Popolo.

Infine una domanda: Gli Animali Fatati, sono Fate vere e proprie? O sono semplicemente animali?
Il Folklore e le vecchie storie non danno una risposta definitiva.
Pensateci, la prossima volta che incontrate un animale nel bosco...

mercoledì 15 settembre 2010

La Collina di Tara (Temair)

La collina di Tara nella splendida Contea di Meath, anche conosciuta con il nome gaelico di Temair, era un tempo l'antica sede del potere in Irlanda. 142 pare che siano stati Re che da qui governarono l'isola in tempi sia storici che preistorici. i re si dice che vi regnava e storico in tempi preistorici. Nell'antica mitologia e Religione Irlandese, Temair era la sacra dimora degli Dei e un importante ingresso per l'Altromondo, il che rende la zona frequentatissima dal Piccolo Popolo. Infatti gli alberi che si trovano in zona si dice che siano regolarmente visitati dalle Fate, prendendo appunto il nome di Fairies Trees.

Faeries Tree - Hill of Tara
Si dice che San Patrizio si sia recato a Tara per affrontare l'Antica Religione proprio in uno dei suoi luoghi più sacri.
All'inizio del XX secolo, un gruppo di Israeliti si recò a Tara con la convinzione che la mitica Arca dell'Alleanza fosse sepolta sotto la collina. Essi eseguirono alcuni scavi nel "Tumulo del Sinodo" alla ricerca dell'Arca, ma rinvennero soltanto qualche moneta di epoca Romana.
Nel 1950, scavi ufficiali hanno portato alla luce svariati fori che, presumibilmente, potevano fungere da base per dei pali e sostanzialmente, a delle costruzioni.
Una nuova teoria suggerisce che Tara sia nientemeno che l'antica capitale del regno perduto di Atlantide. La mitica terra di Atlantide era quindi l'Irlanda, secondo questa fantasiosa tesi.
Ci sono un gran numero di monumenti e strutture di terra sulla collina di Tara, il primo insediamento nel sito risale al neolitico, e il "Tumulo degli ostaggi" è stato costruito intorno al 2500 AC circa.
Sono oltre 30 i monumenti visibili sul sito, e ne esistono probabilmente altrettanti che non hanno resti visibili in superficie, e potrebbero essere studiati con tecniche non invasive e rilevati da fotografie aeree. Solo due monumenti a Tara sono state scavati: Il Tumulo degli ostaggi nel 1950, e il Rath (Forte) del Sinodo, a cavallo tra il XIX e il XX secolo.

La Pietra del Destino

Lia Fail - Hill of Tara
Sulla sommità del “King Seat” (Forradh) di Temair troviamo il più famoso dei monumenti di Tara, il più famoso dei monumenti di Tara, la Lia Fail, o “Pietra del Destino”, l’antica pietra usata per incoronare i Re d’Irlanda, portata secondo la mitologia dai divini Tuatha De Danann, insieme ad altri 3 oggetti magici: La Lancia di Lugh, la Spada di Nuada e il Calderone di Dagda.
Si narra che la Pietra ruggisse quando veniva toccata dal legittimo Re d’Irlanda.
Precedentemente situata appena a nord del “Tumulo degli Ostaggi”, la Lia Fail è stata spostata nella sua sede dopo la battaglia di Tara durante la Rivoluzione Irlandese del 1798 a segnare le tombe di 400 ribelli che vennero massacrati in quel punto della collina. Alcuni dicono che la Pietra del Destino fosse, in passato, il cuscino di Giacobbe del Vecchio Testamento (Splendido esempio del sincretismo religioso Irlandese tra Cristianesimo e Vecchia Religione).
Una leggenda afferma che è solo una di quattro pietre posizionate in origine in direzione dei punti cardinali di Tara, ed è interessante notare che la “Hall of Tara”, l'antico centro politico d'Irlanda, è in linea Nord-Sud con il monolite.

Il Tumulo degli Ostaggi

Il "Tumulo degli ostaggi" è una tomba a passaggio, ed è il più antico monumento sulla collina di Tara, che risale al 2500 AC circa. Il nome deriva dall'usanza degli Alti Re di Tara di trattenere presso la propria corte personaggi importanti dei Regni assoggettati, ostaggi a garanzia della loro fedeltà.
Mound of Hostages - Hill of Tara
Uno dei leggendari Re di Tara è stato soprannominato “Niall dei Nove Ostaggi” in riconoscimento del fatto che ha tenuto in ostaggio una notabile da tutte le province d'Irlanda e dalla Gran Bretagna.
Il passaggio nel Tumulo è breve, ed è allineato sul Sole nei primi giorni di Febbraio e di Novembre, durante le ricorrenze Celtiche di Imbolc e Samhain. quarto giorno cross di novembre 8 e 4 febbraio, l'antico festival celtico di Samhain e di Imbolc.Appena dopo l'ingresso, sulla sinistra si trova un ortostrato decorato di notevoli dimensioni.

I Menhirs del cimitero

Nel cimitero della chiesa sconsacrata che sorge a Tara, ci sono due menhir che si ritiene essere piuttosto antichi, ultime vestigia di un più grande cromlech.
Antichi documenti riportano infatti che in quella porzione di collina sorgevano molte pietre, chiamate Dall, Dorcha, Maol, Bloc e Bluicna.
Il più alto dei due possiede alla base un'ncisione molto rovinata, che si crede che possa essere una rappresentazione della Fertilità, il Dio celtico Cernunnos, simile nella funzione alle tante Sheela-na-gig presenti in tutta l’Irlanda.
Menhirs del cimitero - Hill of Tara
Le pietre possono essere datate al Neolitico, ma è più probabile che risalgano all’Età del Bronzo.
I Menhirs di Tara ricordano anche un’altra antica leggenda, che raccontava dell’usanza secondo la quale i candidati al Trono dovevano guidare a gran velocità il proprio carro verso le pietre. Se questi era davvero predestinato a regnare avrebbe condotto il carro sicuro in mezzo ai due monoliti, altrimenti i due menhirs si sarebbero avvicinati facendo sfracellare l’aspirante usurpatore.

giovedì 2 settembre 2010

La Banshee

La Banshee è un potente Essere Fatato, comunemente rappresentato come uno spirito femminile che piange e si lamenta nella notte, predicendo lutti e catastrofi sia per singole famiglie o clan, sia ad una intera comunità.

Le tradizioni che la riguardano sono più forti in Irlanda, ma molti posti con sopravvivenze celtiche possiedono una variante della Banshee.

Nella maggior parte delle descrizioni, le Banshees appaiono vestite di verde, magari indossando un mantello grigio, con lunghi capelli scarmigliati e gli occhi arrossati dal pianto. Fisicamente appaiono sia in forma di giovani donne sia come vecchie megere. Ma la caratteristica che accomuna tutte le testimonianze e descrizioni, è il lugubre e straziante lamento, foriero di disgrazie, come accennato più sopra

Si narra che le famiglie più antiche (non necessariamente nobili) abbiano quasi tutte una Banshee “personale”, incaricata di annunciare i una imminente morte o disgrazia, ma non solo. Pare che, a volte, la Banshee di famiglia, apparisse anche in situazioni meno drammatiche, come in occasione di alcune nascite.

La Banshee sarebbe solita apparire nei dintorni della casa ancestrale della famiglia, non sempre mostrandosi agli occhi, ma sempre manifestandosi con il suo caratteristico lamento.

Indubbiamente il legame con la famiglia è molto forte, cosa che ha fatto nascere in Irlanda la credenza che la Banshee altri non sia che lo spirito di una donna appartenente alle prime generazioni della famiglia, una sorta di matriarca passata alle schiere dell’ Altro Mondo con il compito di annunciare alle future generazioni del proprio nucleo familiare alcuni dei momenti cruciali dell’esistenza.

Il legame tra una Banshee e i suoi “protetti” è talmente stretto che neppure la migrazione di quel nucleo familiare in un altro continente può reciderlo. Pare infatti che alcune famigle di puro sangue Irlandese trasferitesi negli Stati Uniti abbiano ricevuto le visite delle proprie Banshees ancestrali.

L’attuale appelativo di “Banshee” deriva dall’antico Gaelico Bean Sidhe (Bean Si), che significa “Donna delle Fate”.

In Scozia la Nighe Bean, o “Lavandaia al Guado”, ha più o meno le stesse caratteristiche, lavando nel fiume i panni di coloro che stanno per morire. In Galles il ruolo è svolto dalla Gwarach-y-rhybyn, una megera alata orribile, conosciuta anche come “ Strega dalla goccia al naso” che perseguita le antiche famiglie Gallesi.

Si narra che sul finire del XIX secolo, una Strega dalla goccia al naso veniva spesso vista vicino alle rovine del castello di Pennard, nel Galles. Si diceva che cercasse la famiglia della quale, in un certo senso, faceva parte, ignorando che la famiglia stessa era ormai estinta.

venerdì 20 agosto 2010

Fotografare il Folklore

Ho creato su Flickr un set di foto dedicato al Folklore. Se volete dargli un'occhiata questo è il link.

La fotografia è molto importante per il genere di argomenti che tratto, in quanto spesso aiuta a rappresentare certe atmosfere senza giri di parole che potrebbero venir male interpretati. Posto qualche esempio, tanto per rendere bene l'idea di cosa intendo per "fotografare il Folklore".
Voglio aprire una nuova sezione proprio per postare immagini del genere, forse dibenterà un appuntamento fisso!

Spirit of Halloween
Triora - Il Capro del Sabba

Se volete contribuire siete i benventi! Spedite le vostre foto a QUESTA EMAIL se li volete vedere pubblicati.

giovedì 29 luglio 2010

Il Corvo nel Folklore del Nord Europa e nell'area Celtica e Anglosassone

Europa del Nord


I Vichinghi pagani danesi e ha utilizzavano stendardi raffiguranti il Corvo per le loro navi, in onore di Odino.
Queste bandiere, solitamente cucite dalle figlie dei grandi guerrieri e dei Re, erano considerate potenti porta fortuna per i viaggiatori.
Il Corvo per i Norreni era associato alla buona sorte, infatti venivano considerate prospere e fortunate le case in cui nidificavano questi uccelli. Odino aveva due corvi - Huginn (Pensiero) e Muninn (Memoria) che, volando intorno al Mondo, gli riportavano notizie fresche e nuove conoscenze, oltre a recapitare messaggi per conto del Padre degli Dei.
Uno dei tanti titoli di Odino è Hrafna-Gud, il Dio dei Corvi e le Valkyrie, bellicose ancelle del Dio, erano solite prendere forma di corvo.
In un’antica Edda, il Grímnismál, un verso si riferisce ai Corvi di Odino:


Ogni giorno Huginn e Muninn sorvolano la Terra,.
Ho paura per Huginn,
che egli possa non può tornare.
Ma ancor più, temo
per la perdita di Muninn.

Nella tradizione sciamanica Norrena, i Corvi di Odino rappresentano i poteri della negromanzia, della chiaroveggenza e della telepatia, oltre ad essere le guide per i morti. Questa poesia esprime la paura di uno sciamano per la perdita dei suoi poteri magici.

Europa centrale

Durante la Walpurgisnacht (Notte di Valpurga),il 30 aprile, le streghe tedesche volano sul monte Brocken, sulle montagne di Harz per il grande “Sabbath delle Streghe” in forma di corvi e cornacchie.

Area Celtica e Anglosassone

Nel “Beowulf”, un poema anglosassone, è scritto:

"... Desiderosi di carogne, gli scuri Corvi devono avere voce in capitolo, e raccontare all'aquila come è andata al banchetto, quando, in competizione con il Lupo, vengono messe a nudo le ossa dei cadaveri".

Nel Macbeth di Shakespeare, Lady Macbeth vede un corvo come un messaggero di sventura in quanto "gracchia il fatale ingresso di Duncan."
In Inghilterra, lapidi sono a volte chiamati "ravenstones" (pietre del Corvo).
Tra i Celti d'Irlanda, il Corvo è associato alla Triplice Dea, la Morrigan, che prende forma di corvo nella sua veste di “Colei che sceglie i Caduti” sui campi di battaglia.
Il Corvo era il protettore dei guerrieri, come Cu Chulainn e Fionn MacCual, e anche il totem della Dea/Strega pan-celtica Morgana le Fay (altro aspetto della Morrigan) nota anche come Regina del Popolo Fatato.
In alcuni racconti, Lei è la Regina dei Sidhe Dubh, o Dark Faeries (Fate dell’Oscurità), una pericolosa stirpe del Piccolo Popolo, che spesso prendevano forma di corvi.
Le Bean Sidhes (Banshees) Irlandesi e Scozzesi, assumerebbero talvolta la forma di corvo quando, da sopra un tetto, gridano il loro presagio di morte agli abitanti della casa.
“Tha gliocas an ceann an fhitich” e “Fice ceann na fhitich” sono antichi proverbi in Gaelico Scozzese che tradotti significano “Non c’è saggezza in una testa di Corvo”
"Avere la conoscenza di un Corvo" è un proverbio irlandese che significa disporre di poteri soprannaturali o capacità di chiaroveggenza. Infatti per gli Irlandesi il Corvo è considerato uno dei più antichi e il più saggio degli animali.
Come simbolo di saggezza e profezia, il Corvo è stato il totem del dio gallese Bran il Beato, Gigante protettore della Gran Bretagna, l'Isola dei potenti.
Dopo una guerra con l'Irlanda, Bran fu decapitato, e la sua testa divenne un oracolo. La testa di Bran chese di venir sepolta dove ora sorge la Torre di Londra, per continuare a proteggere la Gran Bretagna dalle invasioni.Con la testa, presero dimora in quel luogo anche i suoi corvi.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la Torre venne bombardata, e i corvi fuggirono. Winston Churchill, che ben conosceva le antiche leggende, ha disposto la sostituzione immediata dei corvi, portandone dei nuovi alla Torre dalle Terre Celtice, le colline gallesi e le Highlands scozzesi.
Il Corvo era l'uccello preferito della divinità solare Lugh (Irlanda / Scozia), o Lludd (Galles), il Dio Celtico delle Arti e dei Mestieri.
Di Lugh si diceva che avesse due corvi che provvedevano ad ogni suo bisogno, similarmente ad Odino.
Molte tribù celtiche e clan discendono da animali. Un antico clan chiamato Brannovices, la Gente Corvo, wsisteva un tempo in Gran Bretagna. Ad oggi, i MacDonald Glengarry di Scozia hanno un corvo sui loro stemmi araldici, e il loro grido di guerra è “Creagan-un Fhithich” – Rocca del Corvo, un punto di riferimento nelle loro terre ancestrali.
La Dea Scozzese dell’inverno, la Cailleach, appare talvolta come corvo. Un solo suo tocco porta la morte.
Dare ad un bambino come primo bicchiere un cranio di un corvo, lo renderà saggio e capace di leggere il futuro, secondo una vecchia tradizione delle Ebridi.
Gli Highlanders Scozzesi associano il Corvo ad una sorta di “seconda vista”.
Sia in Cornovaglia che in Inghilterra, si dice che Re Artù viva ancora sotto forma di corvo, e per questo porta decisamente sfortuna abbatterne uno.
Owein il Gallese aveva un magico esercito di corvi.
Nel folklore gallese, il corvo è anche un presagio di morte:
Se un corvo emette un suono come di soffocamento, viene interpretato come un presagio del rantolo di moribondo. Un corvo che gracchia sulla cima di un campanile, si pensa che osservi dall’alto la prossima casa che ospiterà un lutto. Si dice che i corvi riescano a riconoscere l’odore della Morte e si appollaino intorno al luogo dove a breve avverrà un decesso, anche se si tratta di animali.