lunedì 29 aprile 2013

La Notte di Valpurga


Ogni anno questa data veniva, e viene tuttora, celebrata dalle religioni Pagane di tutta Europa. Il velo tra il nostro Mondo e l' Otherworld sono sottili e fragili in questa notte. Questa è una notte propizia per la magia e le attività occulte! Parliamo di Halloween? No, mi sto riferendo alla notte tra il 30 Aprile e il Primo Maggio, la Notte di Valpurga (Walpurgis Night).
Artist not known, Walpurgis Night. Verso: Study of a Man 1900
Come Halloween e altre particolari ricorrenze, Valpurga affonda le sue radici nelle antiche credenze dell'Europa precristana. Molte celebrazioni in questo periodo riguardano il fuoco e la venuta della Primavera, i Vikinghi ad esempio, erano usi accendere grandi falò per invocare la fertilità e scacciare gli spiriti maligni. Nell' Europa Celtica e nelle Isole Britanniche in questa data veniva celebrato Beltaine e grandi falò erano allestiti nelle campagne e presso i siti preistorici per salutare il ritorno della Primavera. Beltane/Valpurga cade esattamente a 6 mesi da Samhain/Halloween, dividendo in due l'anno. I Fuochi di Beltane erano sempre accesi a coppie, volendo simboleggiare la congiunzione tra l'elemento maschile e quello femminile, e venivano preparati con nove tipi diversi di legna, di essenze ritenute sacre per dai Celti, raccolti nei boschi da uomini che si erano completamnte spogliati di ogni metallo. Gli armenti erano poi fatti passare attraverso i falò prima di essere ricondotti al pascolo, e i giovani saltavano le ceneri dei Fuochi prima che si estinguessero difinitivamente. Questi gesti avrebbero assicurato abbondanza e fertilità a persone e animali.
Ancora oggi molte usanze folkloriche, soprattutto dei paesi del Nord Europa, come il May Pole o l'incoronazione della Regina di Maggio, derivano direttamente da queste antiche celebrazioni. Il May Pole (Trad. Palo di Maggio) è un'usanza rituale, propiziatrice di fertilità, con un chiaro simbolismo fallico. Si portava nelle piazze dei villaggi un grande albero e si adornava con i frutti della terra, sia come omaggio, offerta, ringraziamento alle Divinità, sia per il concetto della magia simpatica per cui il simile chiama il simile, quindi l'abbondanza chiamava l'abbondanza. L'albero dell'anno precedente veniva bruciato danzando e "girando tre volte verso Sud", le ceneri venivano sparse sui campi. Nell'Irlanda pagana nessuno poteva accendere un Fuoco di Beltane finchè l'Ard Ri (il Grande Re) non avesse acceso il Primo Fuoco rituale sulla collina di Tara, il centro mistico e politico dell'Antica Irlanda. San Patrizio sfidò questa tradizione per distruggere le usanze pagane in Irlanda e San David fece qualcosa di simile nel Galles. La festa Celtica di Beltane divenne la festa medievale di Calendimaggio. Pianta sacra di questa festa è il Biancospino, pianta tradizionalmente sacra alla Fate, che si dice abitino proprio in essa.
Ovviamente il cristianesimo demonizzava queste pratiche e tentò, ancora una volta senza successo, di sradicarle. Non potendo eliminarle del tutto le inglobò nella propria tradizione, intitolando la riccorrenza a santa Valpurga, una monaca inglese, nata nel 710 dC nel Devon e inviata a convertire le popolazioni pagane in Germania. La chiesa Cattolica ha dovuto inoltre mantenere un legame con le antiche celebrazioni della fertilità dedicando l'intero mese di maggio alla Madonna, Madre del Cristo e figura molto spesso usata per rimpiazzare divinità femminili anche nelle tradizioni dell'area Mediterranea (un esempio su tutti, Iside).

sabato 6 aprile 2013

American Goatmen, la leggenda degli Uomini Capra



L'Uomo Capra è un'abominevole creatura, un orribile mix di caratteristiche umane e caprine, con corna ritorte e zoccoli, quasi una simile ai Satiri della mitologia classica e ad alcuni esponenti del Piccolo Popolo, i Phookas. Una di questi orrori terrorizzò la cittadina rurale di Waterford, in Pennsylvania, nei primi anni '70. Si nascondeva nei campi, tendendo agguati agli animali di passaggio, dilaniandoli e nutrendosi della loro carne e del loro sangue. In quel periodo, centinaia di persone giurarono di aver avvistato questo mostro, noto anche come Uomo Pecora.
Una teenager di nome Marylin conosceva molto bene la leggenda dell'Uomo Capra, come tutti in quegli anni, ma vide la creatura con i suoi stessi occhi più di una volta: "A quel tempo vivevo a Baghdad Street, e ho visto molto chiaramente quella creatura attraversare la strada sterrata, in un punto vicino alla vecchia segheria." era solita affermare. Marylin ricorda che in quel periodo molte persone dicevano di averlo visto, chi lungo la strada e chi nascosto nei cespugli sul margine dei campi coltivati. Ebbe un secondo incontro con il mostro, quando aveva appena 17 anni. Una sera, tornando a casa, vide l'Uomo Capra aggirarsi per la stradina nel bosco, proprio poco prima di imboccare la via dove viveva.
Richard Galbraith, un altro abitante di Waterford, ricorda che da bambino gli veniva sempre detto di evitare la zona della Pennsylvania Route 19, ai confini della cittadina, soprattutto al tramonto e di notte, altrimenti avrebbe fatto la fine dei poveri animali smembrati e divorati dall'Uomo Capra. Sembra infatti che la creatura non si accontentasse solo di animali selvatici, ma che avesse attaccato violentemente anche delle persone e del bestiame.
Herb Kinney, uomo d'affari locale, racconta con terrore uno di questi attacchi. Un suo amico infatti, rimase vittima dell'orrenda creatura, che era in agguato sulla cima del ponte coperto di Niemeyer Road, che attraversa il LeBoeuf Creek.
Herb racconta che l'Uomo Capra vivesse in una qualche caverna al limitare della Baghdad Road, e che fosse solito gironzolare nei pressi del vecchio ponte a sud est della città. Si nascondeva tra le travi del ponte per poter sorprendere i malcapitati che si attardavano in zona.
Due giovani coppie, provenienti da Erie, stavano viaggiando in una notte estiva a bordo di una cabriolet con la capote abbassata. Giunti nei pressi del ponte incominciò a piovvigginare, quindi decisero di riapararsi sotto la copertura e alzare il tettuccio. Appena fermarono l'auto, furono attaccati dal mostro, che si era lanciato dalle travi. La creatura dilaniò la capote, stappandola letteralmente via, ma i due ragazzi, tra cui il conoscente di Herb, reagirono, picchiando il mostro con degli attrezzi che avevano sulla vettura e costringendolo alla fuga. I giovani raccontarono tutti ai genitori e la macchina fu portata a riparare, ma non venne sporta nessuna denuncia ufficiale, forse per timore di non essere creduti.
Avvistamenti simili si susseguirono per tutto il decennio 1970-1980, per poi cessare misteriosamente.
Quello di Waterford però, non è l'unico Uomo Capra del Nord America. Creature simili sono state avvistate in Alabama, Arkansas, California, Indiana, Kentucky, Michigan, Washington e anche in Canada, nella regione dell'Ontario. Sembra quindi che ne esista una popolazione numerosa e ben distribuita, ma forse il più famoso di questi esemplari è quello che abiterebbe in una caverna, vicino ad un vecchio ponte coperto ( che coincidenza!), in una zona rurale del Maryland, non distante dalla cittadina di Bowie. Il primo rapporto ufficiale a riguardo, risale al 1957, quando diversi testimoni affermarono di aver osservato un mostro peloso e cornuto nei pressi di Forestville e Upper Marlboro, nella Contea di Prince George. In seguito a questa ondata di avvistamenti, la creatura scomparve dalle scene fino all'estate del 1962, quando l'Uomo Capra venne ritenuto responsabile dell'uccisione di ben quattordici persone, dodici bambini e due accompagnatori, che stavano facendo trekking in quella zona. I sopravvissuti, che come spesso accade in queste situazioni rimangono ancora da identificare chiaramente, avrebbero raccontato che l'Uomo Capra avesse fatto a pezzi le sue vittime servendosi di un'ascia, emettendo nel frattempo suoni talmente orribili che "solo il diavolo poteva emettere". Secondo questo resoconto, quando le autorità locali raggiunsero il luogo del delitto, trovarono semi divorato ciò che restava delle vittime e una scia di sangue sul terreno, che conduceva a una sinistra caverna. Va notato che nessun rapporto scritto della polizia fa menzione a questo delitto, che assume quindi l'aspetto di una vera e propria leggenda urbana. L'allusione dei presunti testimoni a suoni "demoniaci" emessi dalla creatura, e i suo stesso aspetto simile al dio Pan o al Diavolo stesso ci potrebbe far pensare a una qualche paranoia religiosa locale, visto che ci troviamo nella cosiddetta Bible Belt. Indipendentemente da questo dubbio episodio, molte sono state le teorie sull'origine presunta dell'Uomo Capra del Maryland. Alcuni sostengono che si tratti di malati mentali fuggiti da qualche istituto e altri parlano di sette sataniche, ma l'ipotesi più famosa e radicata è quella che collega il mostro ad un esperimento, tragicamente fallito, compiuto da tal dottor Stephen Fletcher, che lavorava per il Dipartimento di Agricoltura degli Stati Uniti, e il cui laboratorio sarebbe stato a Beltsville. A quanto pare, i dottor Fletcher avrebbe incrociato, per motivi non ben specificati, il dna di una capra con quello del suo assistente, William Lottsford. L'esperimento sarebbe però rapidamente degenerato, dando vita all'atrocità genetica nota poi come Uomo Capra. Per quanto ridicola e assolutamente non attendibile, questa storia dell'esperimento genetico fallito è usata anche per cercare di dare un'origine ad un altra creatura misteriosa, il ben più noto Chupacabra, "presumibilmente" creato da un laboratorio segreto a Puerto Rico.
Cosa possiamo infine dire di questi Uomini Capra? Sono davvero creature sconosciute? O forse sono solo leggende e folklore? Non dimentichiamo che i coloni portarono in America molte tradizioni e superstizioni dal Vecchio Mondo e, successivamente, le rielaborarono e adattarono alla loro realtà locale. Ma ogni leggenda, si sa, possiede un fondo di verità.

domenica 24 marzo 2013

I Celti, Cacciatori di Teste


La nostra conoscenza del mondo Celtico in epoca pre cristiana si basa quasi esclusivamente su due fonti: i resti archeologici della loro civiltà, e gli scritti dei loro contemporanei Greci e Romani.
La prima fonte purtroppo è incompleta in modo frustrante, mentre la seconda è decisamente troppo condizionata da stereotipi, pregiudizi e romanticismi che ricordano molto il mito più recente del "Buon Selvaggio". Gli storici del tempo, in particolare quelli Romani, amavano raffigurare le popolazioni Celtiche della Gallia, della gran Bretagna, della Spagna e del Nord Italia come barbari, guerrieri cacciatori di teste che si lanciavano in battaglia ubriachi e nudi, desiderosi di fare molti prigionieri da sacrificare ai loro brutali Dei della Foresta.
L'archeologia e quello che a noi è arrivato attraverso i miti e le leggende, fa capire che il modello Celtico uguale Barbaro sanguinario, è uno degli stereotipi più razzisti della Storia, nato da una estrema esagerazione delle reali caratteristiche della cultura Celtica, o da un'errata interpretazione dei suoi usi e costumi. Le tribù a cui in genere si trovarono di fronte i Romani tra il 4° secolo aC e il primo secolo dC erano effettivamente grandi guerrieri e forti bevitori. Possedevano però anche le tecniche di lavorazione del metallo più raffinate d'Europa e una società complessa e organizzata, particolari che vennero "trascurati" da Giulio Cesare nel suo De Bello Gallico. La loro spiritualità era una sorta di misticismo naturale, mentre la segretezza delle tradizioni orali della loro casta sarcerdotale, i druidi, ha limitato fortemente la comprensione popoli contemporanei sulla loro conoscenza del mondo.
Comunque i Celti rimanevano, in principal modo, un popolo guerriero. Nonostante l'occasionale comparsa di donne leader, la loro società era fondamentalmente patriarcale e maschilista, le posizioni influenti e di potere erano occupate da chi aveva successo nei combattimenti, sia che abbia difeso il proprio villaggio, sia che abbia guidato una razzia di bestiame a danno di una comunità vicina. Anche se i sacrifici umani non erano così frequenti come descriveva la propaganda Romana, i Celti avevano comunque alcune usanze oscure, che oggi definiremmo crudeli. Una di queste è sicuramente quella che oggi conosciamo come "Il Culto della Testa".
Diversi scrittori classici avevano accennato all'usanza Celtica della caccia alle teste, e tra loro troviamo anche Diodoro Siculo, che ne parla verso la fine del primo secolo aC, quando ormai Roma aveva conquistato tutti i territori Celtici al di fuori delle Isole Britanniche. L'usanza di recidere la testa a un nemico per poi sfoggiarla come trofeo era probabilmente praticata anche dagli antichi popoli Italici, ma non con la stessa assiduità e morbosa ritualità dei Celti. Dal Nord Italia i Celti calarono lungo la penisola Italiana a partire dal tardo 5° secolo aC, saccheggiando Roma nel 390 aC. Questo brutale primo incontro, durante il quale venne sicuramente praticata la caccia alle teste, rimase molto ben impresso nella memoria collettiva romana.
I Romani erano molto disturbati, e forse anche intimoriti, dalla apparente indisciplina dei Celti, che in battaglia ridevano come pazzi, ululavano come lupi o spavaldamente ingurgitavano liquori mentre combattevano a cavallo. Alcuni prendevano parte ai combattimenti a torso nudo, altri indossavano una cotta di maglia o qualche armatura romana predata a un caduto, che avevano efficacemente adattato con le loro abili mani. I Romani vennero però impressionati anche dalle loro spade lunghe e dritte, dai grandi scudi piatti, dagli elmetti piumati e dalle loro selle, le migliori dell'epoca, tanto da integrare queste particolari fatture nel loro equipaggiamento d'ordinanza. Ma per i latini, la cosa più inquetante erano le caratteristiche fisiche dei Celti. I Galli, come venivano chiamati, erano infatti più alti di svariati centimetri e con la pelle più chiara dei loro vicini peninsulari. Molti di loro portavano i capelli lunghi simili a dreadlock, mentre i leader tribali si rasavano ogni centimetro del corpo ad eccezione del labbro superiore, sfoggiando così folti baffi, che non venivano mai tagliati, arrivando a raggiungere lunghezze ridicole. Ma più inquetanti ancora apparivano i loro riti post battaglia. Le teste mozzate ai nemici venivano agganciate, per chi lo possedeva, alla sella del cavallo, in modo che potessero essere ben viste durante il ritorno verso casa. Chi non aveva una cavalcatura si accontentava di infilzare le teste catturate su una o più lance, formando così una sorta di macabro spiedino. Queste pratiche erano sempre accompagnati da canti spensierati e licenziosi.
Usare parti del corpo dei nemici uccisi come trofei è un costume diffuso tra i combattenti, dai soldati Egizi che collezionavano i peni degli avversari ai moderni soldati americani, che raccoglievano orecchie e nasi giapponesi nella Seconda Guerra Mondiale o durante la guerra del Vietnam. Ma, nel corso della Storia, solo poche culture guerriere hanno attribuito tanto onore e riverenza mistica a questi trofei, come i cacciatori di teste Galli. Diodore afferma che le teste venivano conservate per lungo tempo dopo la battaglia. Venivano lavati via sangue e sporcizia e successivamente imbalsamate con strane sostanze, tra cui l'olio di cedro. Diodoro sottolinea inoltre il valore che viene attribuito a queste teste mozzate. Un Gallo non venderà mai la testa imbalsamata di un suo nemico, a nessun prezzo, affermando di non aver certo bisogno d'oro disponendo di una tale prova di coraggio e abilità guerriera.
Le teste venivano ordinatamente conservate all'interno di casse, da dove venivano tolte solo per essere esposte, in bella vista, nella casa del guerriero quando questi stava per ricevere degli ospiti. Tutta questa importanza tributata ad un trofeo è molto diversa dall'usanza barbara che i Romani pensavano che fosse. Si trattava di un'usanza che riguardava sia il culto che il prestigio sociale. L'abitudine celtica della caccia alle teste potrebbe essere accomunata alle pratiche di una cultura molto distante da loro sia nel tempo che nello spazio, quella dei Samurai del Giappone medievale, che erano usi raccogliere le teste dei nemici uccisi, trattandole con il massimo rispetto (arrivavano a lavare loro i denti!) prima di esporle.
Il Gallo che staccava la testa al suo ultimo nemico ucciso, non lo faceva in preda a una rabbia selvaggia. In realtà lo faceva per dimostrare alla sua comunità quanto valeva e quanto doveva essere tenuto in considerazione. Questo gesto era spinto dal desiderio di vantarsi, non dalla cieca sete di sangue. Ovviamente questa pratica serviva anche da deterrente psicologico. Un legionario romano che si vedeva venire contro un ossesso che brandiva la testa mozzata di fresco di un suo commilitone, doveva essere quantomeno intimorito, se non proprio terrorizzato!
Molti riferimenti a questa pratica appaiono, ovviamente, nella mitologia Irlandese. Cuchulainn, il mitico protettore dell'Ulster, viene descritto molto spesso mentre rientare dalla battaglia con grappoli di teste mozzate appese al carro e alla cintura. I celti d'Irlanda (e non solo) credevano, anche in epoca cristiana, che la sede dell'anima fosse nella testa e non nel cuore. Questo aumentava la potenza del trofeo, in quanto si entrava in possesso dello spirito stesso del nemico abbattuto. Questa credenza la possiamo trovare nella macabra vicenda della "Destruction of Da Derga's Hostel" ( gael. Togail Bruidne Dá Derga ) dove Conaire Mor viene decapitato da un nemico, ma la sua testa mantiene la capacità di parlare anche dopo la battaglia. Un'altra testa parlante è quella di Bran the Blessed (Bran il Benedetto) eroe della mitologia Gallese. Bran viene ferito a morte in battaglia e chiede ai suoi seguaci di decapitarlo e portare la sua testa a Londra, da dove potrà vegliare per sempre sulla Gran Bretagna. Durante tutta la durata del viaggio la testa di Bran continuerà a mangiare e fare conversazione come se nulla fosse accaduto! L'ultima richiesta di Bran ai suoi compagni è in correlazione con un'aspetto storico del culto Celtico delle teste. Le teste mozzate avevano anche una funzione di talismano protettivo e Bran, facendo seppellire la sua testa a Londra, voleva così proteggere la cittè e l'intera Nazione. Diodoro parla infatte di teste appese sugli stipiti delle case galliche e alcuni templi Gallo Romani avrebbero avuto dei teschi scolpiti sugli ingressi, come a perpetrare l'antica tradizione. Sembra che in fondo allora, i romani non abbiano appreso dei Celti solamente nozioni militari. Indubbiamente queste tradizioni sono sopravvissute anche nelle Gallie e nella Britannia Romana, mescolate alle nuove credenze portate dal Sud. Certamente hanno continuato a prosperare intatte nell'Irlanda Celtica mai romanizzata. Con l'avvento del Cristianesimo il culto delle teste si è, secondo me, fuso con quello delle reliquie, attraversando in questo modo i secoli, fino ai nostri giorni.