venerdì 12 settembre 2014

Il Mastino di Mons

Quest'anno ricorre il centenario dello scoppio della Grande Guerra, il primo conflitto mondiale. I campi di battaglia, che hanno fatto da teatro a questo atroce conflitto, erano dei veri e propri tritacarne. Ogni giorno innumerevoli vite venivano annientate in un' orgia di sangue e morte, un vero e proprio Inferno sulla Terra. Trovarcisi in mezzo doveva essere tutt'altro che piacevole! Tuttavia, il constante pensiero della minaccia nemica, non era l'unico Orrore che, a quanto pare, si annidava nelle labirintiche trincee. Dai resoconti di questa immensa carneficina salta fuori anche qualche storia davvero strana ed inquietante. Storie come quella della misteriosa, e feroce, creatura che si sarebbe aggirata nella "terra di nessuno" tra gli schieramenti contrapposti nella Battaglia di Mons. E non ci riferiamo ai cosiddetti "angeli"!
Mons è un piccolo villaggio Belga, teatro di feroci scontri tra forze Britanniche e Tedesche. Nel 1914 i Tedeschi occuparono Mons e gli Inglesi, in quella che sarà la loro prima azione del conflitto, marciarono coraggiosamente sul villaggio, nel tentativo di liberarlo. In cospicua inferiorità numerica, i Britannici patirono numerosissime perdite nell'attaccare le guarnigioni Germaniche. La battaglia campale si trasformò presto in un pernicioso stallo, con entrambe le parti arroccate in trincee e sbarramenti. L'artiglieria e il fitto tiro delle mitragliatrici devastavano sia l'una che l'altra parte, alimentando uno spaventoso massacro, reso ancora più orribile dai frequenti e violentissimi assalti all'arma bianca, che finivano a inzuppare di sangue il viscido fango delle trincee. Tra le trincee dei due schieramenti si stendeva la "terra di nessuno", una brulla e martoriata striscia di territorio, irta di filo spinato e rudimentali campi minati, esposta costantemente al fuoco di cecchini e mitragliatrici. E' proprio nella terra di nessuno che avvenivano gli scontri, il larga parte. Chi andava all'assalto tentava di conquistare metri di questa landa, esposto a tutta la violenza dei contrattacchi avversari. Nella terra di nessuno era facile trovare la morte ma, in quella di Mons, ci si poteva anche imbattere in ben altro... Una misteriosa bestia si aggirava tra il filo spinato e i crateri, assalendo i soldati, sia Inglesi che Tedeschi, senza distinzione, e facendo scempio dei loro cadaveri. Appariva come una sorta di enorme cane, il Mastino di Mons.
La vicenda del Mastino fu portata all'attenzione del grande pubblico nel 1919, da parte del veterano delle Forze Reali Canadesi F.J. Newhouse. Il racconto, pubblicato in prima istanza dal Ada Evening News, Oklaoma, fu in seguito ripreso da molte altre pubblicazioni dell'epoca. Stando alla testimonianza, i fatti presero il via quando un certo Capitano Yeskes e quattro uomini dei London Fusiliers, decisero coraggiosamente di uscire nella terra di nessuno per effettuare una missione ricognitiva. La pattuglia non rientrò alla base. Questo fatto, in se, non era affatto strano, si parla pur sempre di una zona di guerra. Le stranezze iniziarono qualche giorno dopo, quando furono rinvenuti i cadaveri. Tutti avevano ferite incompatibili con armi da fuoco, tutti avevano la gola squarciata e, tutti, presentavano misteriosi segni di denti sulle lacerazioni. Alcune notti dopo, i combattenti di ambo gli schieramenti riferirono di aver udito un penetrante e fortissimo ululato, proveniente dalle tenebre della terra di nessuno. Questo ululato doveva essere davvero qualcosa di alieno e impressionante, visto che riuscì a terrorizzare molti coraggiosi soldati, ormai avvezzi ad affrontare la morte quotidianamente. Nei giorni successivi, molte pattuglie rinvennero, nella terra di nessuno, altri corpi con le gole dilaniate e ferite compatibili a dei morsi. Le vittime erano sia Inglesi che Tedesche. Nottetempo, i misteriosi ululati crescevano di frequenza. Dalla parte Tedesca, cominciarono a girare gli inquietanti racconti di alcune sentinelle, che sostenevano di aver scorto, durante la guardia notturna, una specie di enorme levriero, di colore grigio, aggirarsi nelle tenebre della terra di nessuno. La diceria, chissà come, si sparse anche dal lato Inglese. Qualcuno arrivò al punto di dichiarare di aver visto questa gigantesca belva inseguire alcune pattuglie o dei soldati isolati. Per due lunghi anni il Mastino di Mons continuò a ululare nelle tenebre e a sbranare soldati, morti che andavano ad unirsi a quelli, tristemente frequenti, del conflitto. Assuefatti alla "normale" violenza della guerra, sia Inglesi che Tedeschi non riuscivano a spiegare il Mastino, e questo li terrorizzava oltre ogni limite. Per due anni, la Bestia infestò il fronte di Mons, collezionando moltissime vite. Pio, improvvisamente come era apparso, il Mastino sparì, e non furono più ritrovati cadaveri dilaniati "come lui sapeva fare".
Per quanto bizzarra possa già sembrare questa storia, alcuni particolari davvero incredibili vennero aggiunti dalle testimonianze. Newhouse affermava che il Mastino di Mons era il frutto di aberranti esperimenti militari Tedeschi, al fine di creare armi biologiche. Secondo lui, uno scienziato, tale Gottlieb Hochmuller, tentò di inserire la mente di uno squilibrato omicida nel corpo di un molosso o di un segugio. Newhouse riferì queste stesse parole, riportate nell'articolo del 1919:
"La morte del dott. Hochmuller, avvenuta nelle recenti sommosse a Berlino, ha portato alla luce fatti riguardanti i diabolici esperimenti da lui eseguiti. Il Mastino di Mons non fu un incidente, un'allucinazione o un fantasma, si trattava del risultato, intenzionale, dei ripugnanti esperimenti condotti da un brillante scienziato"
Newhouse sosteneva che Hochmuller avesse cercato a lungo nei manicomi un soggetto adatto, che fosse completamente pazzo e che provasse viscerale odio per l'Impero Britannico. Una volta trovato il soggetto, il suo cervello sarebbe stato asportato chirurgicamente, per poi essere impiantato nel cranio di un grande mastino siberiano. La creatura, sarebbe anche stata potenziata chimicamente, somministrando ormoni che l'avrebbero resa molto più grande e robusta della norma. Inoltre, la sua mente malata sarebbe stata incentivata all'odio verso il nemico tramite l'uso di psicotropi. Addirittura, la sua pelle sarebbe stata resa inattaccabile alle pallottole con qualche procedimento sconosciuto! Blindato o meno, il mostruoso canide doveva essere liberato nella terra di nessuno dove avrebbe fatto scempio di nemici, minando il morale. Tutto questo, Newhouse lo avrebbe appreso da appunti personali di Hochmuller, di cui è entrato, non si sa come, in possesso dopo la dipartita del "Mad Doktor". Ad ogni modo, il buon dottore doveva aver sbagliato qualche calcolo, visto che il Mastino diede la caccia sia ai Britannici che ai Tedeschi, senza distinzione di divisa. Non si spiega neppure la repentina scomparsa del mostro.
Purtroppo, tutte queste informazioni sono scarsamente verificabili. Forse, le storie di Newhouse sono solo fantasie di una mente traumatizzata dalla guerra, sparate di un mitomane o propaganda anti tedesca. Certo è che difficilmente la Germania, in quegli anni come adesso, potesse essere in grado di compiere esperimenti del genere. O meglio, poteva provarci, ma sembra impossibile che potessero anche funzionare!

Nonostante tutto, il Mastino di Mons è stato davvero visto, di sfuggita, da molti veterani. Cosa era in realtà? Alcuni Inglesi, tirarono in ballo i Black Shunk, i Mastini Infernali del Folklore Britannico. Qualcun altro pensa subito alla Caccia Selvaggia, un mito ben presente in molte culture Europee. Forse si trattava solo di semplici cani randagi che azzannavano i corpi dei caduti, e che lo stress della trincea e il terrore della morte hanno trasformato in una bestia infernale? O forse qualcosa di davvero demoniaco si aggirava per il campo di battaglia? Certo è che, nonostante l'impegno, il Mastino di Mons non è riuscito minimamente ad eguagliare l'Orrore della stessa Grande Guerra.

mercoledì 3 settembre 2014

Somewhere in Midlands. Ludlow e i suoi fantasmi.

Ludlow, nello Shropshire, è un'antica cittadina mercantile Inglese della regione delle Midlands, un tempo crocevia di molti commerci, vista la sua favorevole posizione a ridosso del confine Gallese. Grazie al suo vivace passato, Ludlow è oggigiorno uno dei posti dove si mangia meglio nel Regno Unito... Ma è anche casa molti spiriti inquieti. Il Castello di Ludlow si dice sia infestato dal fantasma di una donna tradita dal suo
Il Castello di Ludlow
amante, e che per questo sia stata indotta al suicidio. Questi tragici avvenimenti dovrebbero essere avvenuti intorno al 1138, quando Matilda d'Inghilterra conquistò il castello e Re Stephen lo pose sotto assedio. Ludlow ha sempre avuto un ruolo chiave per il controllo dei confini Gallesi, e il suo castello quindi godeva di una certa importanza. Le attuali rovine, interamente visitabili, sorgono su di uno sperone roccioso che domina il fiume Teme, e sono formate da una corte esterna rettangolare, risalente alla seconda metà del XII Secolo, e da una corte interna di forma ovale, alla quale si accede attraverso un imponente corpo di guardia, chiamato Great Tower. All'interno si trova anche una cappella di foggia normanna, molto simile nella struttura alla Temple Church di Londra. Tutto quello che oggi resta della cappella è l'ingresso principale e una navata. La fortezza sembra sia infestata, a partire dal XII Secolo, dallo spettro di Marion de la Bruere. La leggenda racconta che Marion avesse un amante segreto di nome Arnold de Lys, che faceva introdurre furtivamente nel castello tramite una corda calata dalla merlatura. Una notte, quando il legittimo signore del castello, Joc de Dinan, era assente, Arnold entrò furtivamente come al solito, ma lasciando la corda a disposizione di un centinaio di soldati a lui fedeli, che penetrarono nella fortezza e la conquistarono. Marion, rendendosi conto di essere stata usata, afferrò la spada di Arnold e si tagliò la gola, prima di gettarsi dalla cima di una delle torri. Il suo spirito infesta ancora oggi la torre, alle volte facendosi vedere mentre precipita nel fiume sottostante, in una rappresentazione della sua morte, altre volte facendo udire il suo grido disperato o aggirandosi in lacrime alla base della torre. Quello di Marion non sembra essere l'unico fantasma del castello. Si dice infatti che nella medesima torre, chiamata Hanging Tower, si oda ale volte, pur essendo completamente soli, un pesante respiro, come una specie di rantolo. Sarebbe la manifestazione dello spirito di uno dei soldati della guarnigione, morto nella torre per motivi ancora da chiarire. Posso testimoniare personalmente a favore di questo fenomeno, avendolo udito personalmente durante una mia visita al castello. Non so se ci fosse in ballo la suggestione, ma devo confessare che è stata un'esperienza davvero inquietante, visto che avevo anche la costante sensazione di essere seguito. Inutile dire che gli unici presenti nella torre eravamo io e un altro attonito visitatore, assieme nella stessa stanza. Sono quindi certo che il rumore non provenisse dal mio improvvisato compagno! Ma i fantasmi di Ludlow non si limitano al solo castello. Poco distante sorge la chiesa normanna di St. Lawrence, costruita in prima istanza attorno all'anno 1100. sembra che questa magnifica chiesa sia frequentata di sovente dallo spettro di un'anziana signora, con capelli grigi ed una lunga veste di foggia antiquata. Il fantasma si vede spesso anche nel cimitero contiguo e nella canonica. Molti dicono che sia più attivo durante le calde serate estive. Nessuno sa chi sia in realtà e perchè non abbia ancora trovato la pace eterna. Basta poi attraversare la strada per ritrovarsi di fronte al Feathers Hotel, anche questo popolato di spettri e fantasmi. L'albergo è un bellissimo edificio del XVII Secolo, con la facciata in legno intagliato, costruito per un avvocato di nome Rees Jones nel 1619 che lo usò come abitazione. Il nome Feathers (piume) deriva dallo stemma sulla facciata, recante appunto delle piume di struzzo. Durante la Guerra Civile fu la base dei Realisti della zona. Quando, nel 1646, Ludlow venne attaccata dalle forze del Parlamento, il castello si arrese dopo una breve trattativa e la città passò di mano. L'allora proprietario, Thomas Jones, figlio di Rees e capitano delle milizie realiste, ormai disoccupato, trasformò i Feathers da residenza in locanda. Nel corso degli anni l'edificio venne ampliato e, nel 1863, divenne un rinomato hotel. Infestato da strane presenze. Nella camera 211, una donna raccontò di essere stata buttata giù dal letto da uno spirito che la tirava per i capelli. Credendo di aver sognato, si rimise a dormire, solo per svegliarsi poco più tardi completamente zuppa d'acqua, come se qualcuno le avesse versato addosso il contenuto di un secchio. Di certo non stava sognando, ma la cosa curiosa era che soltanto lei era bagnata. il letto e il suo compagno, che non aveva accennato a svegliarsi nonostante il trambusto, erano perfettamente asciutti! Nella camera 232, sia ospiti che membri dello staff, giurano di aver visto apparire un uomo in abiti Vittoriani, che camminava per la stanza portando a spasso un cane. Le figure attraversavano l'ambiente per intero, attraversando poi la parete e sparendo nella vicina camera 233! Lasciando il Feathers Hotel e proseguendo per pochi metri verso Nord, arriviamo a Corve Street. Lungo questa strada, nel 1971, un'infermiera di nome Evelyn Sheppard ebbe una curiosa esperienza. Mentre passeggiava una sera, notò un uomo vestito all'antica che si affrettava su per la via. Una volta arrivato all'altezza della St. Leonard's Chapel, l'uomo si fermò e si guardò attorno circospetto. Non ci sarebbe stato nulla di strano in questo, ma la misteriosa figura, come d'incanto, svanì letteralmente nel nulla, dissolvendosi davanti agli occhi dell'incredula Evelyn! 
Questo, e molto altro a proposito, lo potete trovare nel mio ebook LE ISOLE DEL MISTERO, disponibile su Amazon per poco più di un euro. 

lunedì 28 luglio 2014

MOSSIE, IL MOSTRO DEI CINQUE LAGHI DEL MONTE FUJI


In questo periodo mi sto documentando moltissimo sul Giappone Misterioso, per completare il mio prossimo libro, appunto sui misteri e il folklore del Sol Levante. Oltre al materiale strettamente collegato alla futura pubblicazione, sto recuperando tantissime informazioni sulla scena criptoozoologica Nipponica che è molto vivace e varia, nonostante sia poco divulgata in Occidente. Ho già scritto qualcosa in proposito, ma non sapevo che anche una delle icone nazionali Nipponiche, il Monte Fuji, celasse criptidi di tutto rispetto, in grado di sostenere il confronto con i più conosciuti "colleghi" occidentali.
Alle pendici settentrionali della montagna si trovano, disposti ad arco , i "Cinque Laghi del Fuji" (Fujigoko). Formatesi grazie alle antiche colate di lava (il Fuji è in realtà un vulcano) che sbarrarono il corso di fiumi e torrenti, i cinque laghi sono noti con i nomi di Kawaguchi, Motosu, Saiko, il piccolo Shoji e il più esteso, il lago Yamanaka. Il complesso dei Fujigoko è una rinomata meta turistica ma anche, secondo molti, la casa di una misteriosa e bizzarra creatura acquatica.
Per anni, i pittoreschi laghi sono stati lo scenario per gli avvistamenti di un essere (o più di uno) non meglio identificato, che è stato affettuosamente battezzato Mossie ( モッシー in Giapponese), nel tentativo di emulare il celeberrimo Nessie, il Mostro di Loch Ness. Mossie, in molti racconti, viene descritto come un enorme animale acquatico, lungo fino a 30 (!) metri, con un dorso gibboso e ricoperto di squame, simile a quello di un coccodrillo o di un alligatore. Alcune testimonianze parlano anche di una pinna dorsale, non dissimile da quella degli squali, ma la maggior parte dei testimoni racconta soltanto di enormi sagome nere che nuotavano sotto il pelo dell'acqua, senza particolari chiaramente visibili. Inoltre, sembra che Mossie sia molto più attivo al crepuscolo, momento in cui sono stati fatti la stragrande maggioranza degli avvistamenti.
La vicenda del presunto mostro lacustre, cominciò a uscire dai confini locali intorno agli anni '70, quando avvenne una vera e propria valanga di avvistamenti. L'idea che un mostro acquatico si aggirasse alle pendici del monte più famoso del Paese, solleticò non poco l'interesse dell'opinione pubblica e, di riflesso, dei media. La gente cominciò a riversarsi a frotte sulle sponde dei Fujigoko, in cerca non solo della bellezza che la Natura ha donato a quei luoghi, ma anche dell'opportunità di intravedere, almeno una volta, il mosto lacustre.
Al culmine di questa esaltazione, flottiglie di imbarcazioni percorrevano gli specchi d'acqua in lungo e in largo. I pescatori locali decisero di catturare la creatura, di qualunque cosa si fosse trattato. Per molti giorni consecutivi, lunghe e robuste reti furono piazzate nei passaggi chiave dei cinque laghi, nella speranza di riuscire ad intrappolare la bestia. Quando i pescatori ritirarono le reti, rimasero sbalorditi. Di Mossie non vi era traccia ma molte reti, robustissime e realizzate con materiali di ottima qualità, furono recuperate letteralmente dilaniate, come se un gigantesco animale le avesse ridotte a brandelli per liberarsi. Secondo i locali, nessun animale conosciute che abitasse i laghi era in grado di commettere materialmente quello scempio.
Nel frattempo, alcune delle imbarcazioni che battevano la superficie, effettuarono strane letture sugli ecoscandagli. Il comandate di una di queste barche affermò di aver, ripetutamente, agganciato un segnale sonar dalle dimensioni inspiegabili: quasi 25 metri di lunghezza! Altri natanti riferirono di aver registrato il contatto con gruppi di oggetti di grandi dimensioni, che si spostavano assieme, in maniera incompatibile con quella dei normali banchi di pesce.
Un testimone, Ken Yanoguchi, sostenne di aver avuto un incontro estremamente ravvicinato con la creatura, proprio nel 1970. Il signor Yanoguchi era a pesca con una piccola barca, sul lago Saiko, quando la chiglia urtò qualcosa. Subito Yanoguchi pensò si trattasse di un tronco d'albero e si sporse per controllare. Si trovò però di fronte a una grande creatura a lui sconosciuta, che stazionava a pelo d'acqua, facendo emergere la schiena. La parte in superficie venne descritta come di colore nero e di aspetto gommoso. Nell'insieme l'animale sembrava simile a una sorta di gigantesco pesce o a un cetaceo. Ma, come poteva un cetaceo trovarsi nelle acque di uno dei Cinque Laghi del Fuji? Yanoguchi raccontò che, dopo poco, lo strano animale si inabissò lentamente, assolutamente non turbato dalla presenza dell'uomo, sparendo dalla vista.
Gli avvistamenti continuarono anche per tutti gli anni '80 e, nell'ottobre del 1987, venne scattata anche una fotografia. L'autore, tale signor Yoneyama, si trovava assieme ad altre tre persone a scattare foto al lago Saiko (di nuovo) e agli immediati dintorni, quando notò un insolita agitazione al centro dello specchio d'acqua. L'agitazione era dovuta a una figura scura che si stava immergendo, descritta come la parte posteriore di una creatura, dall'aspetto squamoso. La parte che fu brevemente visibile era, secondo i testimoni, lunga dai 3 ai 5 metri. Yoneyama scattò anche una foto che, purtroppo, non fu quasi di nessun aiuto, mostrando solo una grossa figura scura e indistinta. La frequenza degli avvistamenti andò diminuendo nel corso degli anni successivi ma, un gruppo con base nel villaggio di Kamikuishiki, continuò a indagare sul fenomeno Mossie fino al 2005.
Gli avvistamenti di Mossie sono stati registrai in tutti e cinque i laghi del Fuji. La cosa, è facilmente spiegabile in quanto, data la natura vulcanica dei bacini, essi risultano collegati tra loro da canali e passaggi. Quello che invece risulta più difficile spiegare, è la presenza di un animale di tali dimensioni in un complesso lacustre relativamente giovane. I Laghi del Fuji infatti hanno visto la luce soltanto durante l'attività vulcanica avvenuta tra il nono e il decimo secolo! Difficilmente in specchi d'acqua così giovani si può essere evoluta parallelamente una forma di vita di tali dimensioni. Inoltre, la mancanza di sbocchi verso il mare, smentisce l'ipotesi che "qualcosa" possa essere risalito dall'oceano fino ai laghi per poi insediarvisi. Inoltre, molte delle specie di pesci che abitano i cinque laghi sono state introdotte dall'uomo, e quindi molto ben conosciute. Difficilmente Mossie potrebbe essere uno di loro. La teoria più accreditata è che si tratti di qualche esemplare di storione o siluro (pesci che raggiungono tranquillamente dimensioni ragguardevoli) introdotto illegalmente o per errore, a cui la suggestione ha gonfiato le misure in maniera incontrollata.

Quale che sia la vera natura del "Mostro dei Fujigoko", gli avvistamenti continuano sporadicamente. Ci troviamo veramente di fronte a una creatura ancora sconosciuta? I testimoni giurano che è così, che non si tratta di pesci conosciuti, magari di dimensioni abnormi. Pesce gigante o mostro sconosciuto che sia forse, in questo momento, Mossie sta placidamente nuotando in uno dei Cinque Laghi, tagliando con la sua scia l'immagine del Monte Fuji riflessa nell'acqua.  

venerdì 25 luglio 2014

ALIENI "GRIGI" NEGLI STEMMI MEDIOEVALI?

Oggi, cari appassionati del Mistero, voglio proporvi un interessantissimo articolo, scritto da Renato Riberti per la sua pagina Facebook "Le Cronache dell'Inspiegabile" (che vi invito caldamente a seguire, perché tratta argomenti interessanti con una competenza molto rara, ahimè, al giorno d'oggi).
Come dal titolo, cosa sono in realtà le misteriose figure ch compaiono su alcune araldiche medioevali? A voi l'articolo:

"Il libro della conoscenza" o meglio "del conoscimiento" é una fonte risalente al XIV secolo. Esso si presenta sotto forma di un viaggio compiuto da un monaco spagnolo "attraverso tutti i paesi del mondo, anche quelli più lontani e meno accessibili". Si tratta in realtà con ogni probabilità di un viaggio immaginario, ovvero di un'opera redatta a tavolino raccogliendo da fonti cartografiche ed araldiche ormai in gran parte irrintracciabili. Il libro risulta così una raccolta assai nutrita di "stemmi e bandiere" di incerta localizzazione, su cui la ricerca storico-geografica si é interrogata.
Ristampato, tradotto e corredato di commenti, il libro faceva parte alcuni anni fa del programma del corso di Storia della geografia presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli studi di Genova.
Vedremo a breve la sorpresa che ci riservano due dei misteriosi stemmi che compongono la raccolta.

Eccolo, lo vedete qui sotto. Arrivati all'ottantesimo paese descritto (pagina 72 del libro), incontriamo questa figura. La ristampa per ragioni tipografiche ne riporta gli elementi essenziali, la sagoma, come del resto per gli altri stemmi. Sarebbe interessante visionare il codice originario conservato presso la Biblioteca Nacional di Madrid, per vedere se si possono ricavare dettagli in più dalla figura.
L'immagine, "l'idolo", ricorre molto simile anche in un secondo stemma successivo (che posteremo a seguire).
Trascriviamo qui di seguito anche il brano dell'anonimo spagnolo, che introduce lo stemma. La terra in questione, raggiunta dopo un lungo itinere, è chiamata Isola Gropis.
"In questo Regno di Dongola incontrai mercanti cristiani genovesi e mi unii a loro. Seguimmo il cammino per il fiume Nilo Ayusso e viaggiammo per sessanta giorni attraverso il deserto di Egipto finché arrivammo alla città di Alcaara che è la capitale del Regno di Egipto, dove vengono incoronati i Re, come vi ho già detto. Partito da Alcaara mi recai a Damiata dove trovai una nave di cristiani e mi imbarcai. Navigai a lungo in questa nave finché sbarcai nella città di Cepta della quale vi ho già parlato. Partii da Cepta e via terra raggiunsi di nuovo Marruecos, attraversai i Montes Claros e arrivai a Gazula dove mi fermai qualche tempo perché era un luogo piacevole. Alcuni Mori armarono una galeota per andare al Rio del Oro, del quale vi ho già parlato, perché ne traggono grandi guadagni; io mi unii a loro per qualcosa che mi diedero e partii da Gazula su detta galea. Seguimmo sempre la costa del mare di ponente fino a che raggiungemmo il capo No, poi il capo Sant Bin e il capo Buyader, dei quali vi ho già parlato, che è tutta costa disabitata, e arrivammo al Rio del Oro, del quale ho già parlato, che è un ramo del Nillo, il quale nasce dalle alte montagne del Polo Antartico, dove dicono si trovi il Paradiso Terrestre, e attraverso tutta la Nubia e tutta l'Etiopia e quando esce dall'Etiopia si divide in due rami; uno scorre verso l'Egipto fino a Damiata, l'altro braccio maggiore volge verso ponente e si getta nel mare occidentale ed è chiamato Rio del Oro. Partiti dal Rio del Oro, percorremmo una grande distanza sempre lungo la costa, lasciandoci dietro le isole Perdidas e trovammo un'isola molto grande abitata da molta gente, chiamata isola Gropis. E' una terra ricca di ogni bene, ma gli abitadi sono idolatri. Ci portarono davanti al loro Re che si meravigliò molto di noi, della nostra lingua e dei nostri costumi. I mercanti che avevano armato la galea ottennero buoni profitti. Il loro Re aveva come emblema una bandiera bianca con la figura del loro idolo, così."


Ecco l'immagine così come ricorre per la seconda volta nel "Libro del Conoscimiento", fonte del XIV secolo, paragrafo e stemma 82.
Non era forse necessario, ma la raffrontiamo con la tipologia di alieno che abbiamo trovato più simile, dopo una breve ricerca sul web.
La forma può essere quella del "gray" umanoide di tipologia media, con macrocefalia evidente ma non eccessiva, di cui risaltano le analoghe proporzioni testa-busto-arti.
Osservazioni, dubbi? Noi consideriamo la vicinanza di forme molto più evidente di tante interpretazioni che si riversano ad esempio su certe steli egizie. Cosa ne pensate?
Peraltro, un appunto merita il testo dell'anonimo spagnolo che introduce lo stemma. A parte il "Nillo", la decriptazione dei toponimi elencati è un mistero a sua volta: il ricercatore curatore del libro (prof. Corradino Astengo) trova sparute affinità con l'Atlante Catalano (1375) ed identifica a grandi linee la zona descritta come il Golfo di Guinea. Sarebbe uno dei casi (ve ne sono altri?) in cui una figura a carattere alieno viene riferita ad un'area dell'Africa sub-sahariana.