lunedì 20 ottobre 2014

Le Sirene, Divoratrici di Marinai

Cari appassionati del Mistero, buon Lunedì! Oggi, per iniziare a dovere la settimana, vi propongo un post sulle sirene, creature che hanno sempre destato un grande interesse in voi lettori. Il bello è che l'articolo non è mio, ma dobbiamo attribuirlo ad un ospite d'onore (che spero farà tappa fissa su queste pagine), Alessandro Girola, autore prolificissimo nel genere Horror e Fantastico, una vera punta di diamante per il panorama indipendente italiano. Ma ora basta sproloqui, vi lascio alle Sirene...
Nel campo della criptozoologia è senz'altro più facile trovare clamorose bufale o straordinarie leggende metropolitane che non reali casi di animali non ancora catalogati dalla scienza ufficiale. Un tempo l'interesse per lo strano, il bizzarro e il mostruoso era molto più spiccato rispetto a ora, complice l'esoticità di luoghi – di terra e di mare – che risultavano essere ancora quasi del tutto inesplorati. Uno dei casi più eclatanti di hoax criptozoologiche riguarda la Sirena delle Fiji. Nel 1842 l'espositore britannico J. Griffin arrivò a New York portando con sé una presunta meraviglia della natura: una vera sirena. Raccontava di averla acquistata in un non meglio precisato villaggio vicino alle isole Fiji (da qui il nome affibbiato alla creatura). Il dottor Griffin intendeva trasportarla in patria, per esporla al Museo di Storia Naturale di Londra. Il clamore che però suscitò con quelle dichiarazioni lo indussero a fermarsi una settimana a New York, mettendo il mostra la sirena e le altre bizzarre creature della sua collezione. Alla strana creatura si interessarono così tante persone che l'American Museum di New York decise di acquistarla con denaro sonante. Non è un dettaglio da poco ricordare che il museo era stato da poco rilevato da P.T. Barnum, celebre “ricercatore di stranezze”. La sirena venne quindi esposta per un altro mese. I cartelloni pubblicitari la rappresentavano con la classica caricatura dell'affascinante ragazza metà donna e metà pesce. In realtà la creatura era una vera e propria mostruosità, come scrissero i giornalisti dell'epoca.
Barnum organizzò anche uno spettacolo itinerante, trasportando la sirena in tutti gli Stati dell'Unione, per soddisfare la morbosa curiosità del popolino, disposto a pagare per vedere quell'anomalia della natura. Proprio durante questo tour molti studiosi di storia naturale accusarono Barnum di truffa. Per alcuni si trattava di una scultura, ricavata assemblato la carcassa mummificata di un pesce col cadavere di qualche mammifero non meglio precisato (probabilmente una scimmia). Per altri la sirena era solo un freak, non una creatura leggendaria né tanto meno magica.
L'originale Sirena delle Fiji andò persa nell'incendio del Museo di Bernum nel 1860, ma una sua copia è in possesso dell'Harvard University, ed è esposta nel Peabody Museum of Archaeology and Ethnology. Eppure la Sirena delle Fiji è solo un minuscolo tassello di una leggenda che si tramanda da secoli, spaventando anche i marinai più esperti e meno superstiziosi. Se vi capita di udire un canto in mare aperto, allontanatevi prima di essere conquistati dalla strana melodia. Questo avvertimento valeva ai tempi delle trireme greche, e forse vale ancora oggi...

Ma cosa sono le sirene?

Nate secondo i miti ellenistici dal sangue di Acheloo, dio dei fiumi, esse erano molto diverse da come oggi le immaginiamo. Il loro corpo era infatti costituito per metà dal corpo di una donna e per l’altra metà da quello di un uccello. A dimostrazione di ciò l’Odissea narra che in seguito all’inganno subito da Ulisse (il quale si fece legare all’albero della sua nave per poter ascoltare il loro canto senza poterle seguire) , esse decisero di togliersi la vita gettandosi in acqua, cosa decisamente impossibile per un essere per metà pesce. La mutazione che diede alle sirene il loro aspetto odierno avvenne nel II secolo d.C. Essa è probabilmente da attribuirsi alla diffusione del Cristianesimo che associò alla figura di questi esseri il male, l’incarnazione diabolica, da cui la perdita delle ali che solo gli angeli erano degni di avere. Un’altra teoria ipotizza invece che più banalmente questo passaggio sia frutto di un errore di trascrizione. In latino, infatti, la differenza tra pinnis (pinne) e pennis (penne) è di una sola vocale. L’errata trascrizione di un amanuense avrebbe perciò potuto indurre un disegnatore di un bestiario medioevale a dare alle sirene l’aspetto di donne-pesce che ancora oggi immaginiamo. Volatili o acquatiche che siano, le sirene avevano come uno scopo nella vita quello di attirare i marinai col loro canto, inducendoli a schiantarsi contro gli scogli su cui esse vivono. Presumibilmente lo facevano per nutrirsi delle carni dei navigatori tanto sventurati da capitare nel loro territorio.
L'Odissea di Omero riporta un antichissimo avvertimento riguardo a questi bizzarri mostri.
Alle Sirene prima verrai, che gli uomini
stregano tutti, chi le avvicina.
Chi ignaro approda e ascolta la voce
delle Sirene, mai più la sposa e i piccoli figli,
tornato a casa, festosi l'attorniano,
ma le Sirene col canto armonioso lo stregano,
sedute sul prato: pullula in giro la riva di scheletri
umani marcenti; sull'ossa le carni si disfano.
(Odissea, Libro XII, traduzione di Rosa Calzecchi Onesti)
Se siete interessati all'argomento, vi consiglio di recuperare un dittico di docufiction estremamente ben realizzate (tanto che per settimane sono state scambiate, almeno da alcuni complottisti, per dei veri documentari scientifici). Si tratta di Mermaids: The Body Found (2011) e Mermaids: The New Evidence (2013). Ancora oggi ci sono dei creduloni che ne pubblicano alcuni stralci su YouTube, spacciandoli per verità nascoste da chissà quali gruppi di potere oscurantisti.

Resta il fatto che il fascino della leggenda delle sirene dura ancora oggi, immortale.
Alessandro Girola
Seguilo su Twitter: @AlexGirola

sabato 18 ottobre 2014

CREATURE DEL MISTERO

Creature del Mistero
di Marco Valle
Disponibile su Kindle Store
57 pagine, prezzo 1,29 Euro
Sinossi:
Creature del Mistero è, idealmente, il seguito di un altro mio ebook, A Caccia di Mostri. In quel volume trattavo di alcuni mostri intesi come "animali ancora sconosciuti" o simili. Comunque verosimili. Era, infatti un piccolo trattato di criptozoologia, branca della scienza che studia, per l'appunto, gli animali "nascosti". In Creature del Mistero, invece, andremo ad incontrare creature appartenenti al mito, alle leggende e al folklore. Quindi avremo a che fare con antiche Divinità, figure mitologiche, entità misteriose e , forse, alieni. Ma anche con animali comuni, conosciuti da tutti, ma visti sotto una luce completamente diversa. 14 articoli, più uno bonus sulla Caccia Selvaggia, un mito a me carissimo che è, letteralmente, un'orda di mostri. Benvenuti! E chissà che non riconosciate qualcosa vicino a voi...  

mercoledì 8 ottobre 2014

LUOGHI DEL MISTERO di Alessandro Girola (Recensione)

Oggi non voglio proporvi un articolo di approfondimento. Oggi voglio recensire un saggio. Il volume in questione si intitola "LUOGHI DEL MISTERO", ed è stato scritto da Alessandro Girola, uno dei più prolifici (e diciamolo senza remore, migliori) autori indipendenti Italiani, per quanto riguarda il genere weird e fantastico. Il buon Alessandro questa volta si è cimentato in un saggio di argomentazione "misteriosa". Roba adatta quindi ai lettori di McGlen's Mysteries! A dire il vero, questo non è il suo primo ebook del genere, ne abbiamo già parlato qui, con la recensione di NAVI FANTASMA.
Torniamo però a LUOGHI DEL MISTERO. L'ebook si presenta come un agile trattato che parla di dieci locations ( più una bonus) che, per un motivo o per l'altro, sono ammantate da un alone misterioso di dicerie e leggende. Badate bene però, non si parla di luoghi suggestivi famosi, come Stonehenge o il Triangolo delle Bermuda, ma di locations sconosciute alla massa. Più che veri e propri studi su questi luoghi, Girola propone delle ricerche online, essendo i vari capitoli delle versioni rivedute e corrette di articoli apparsi sul suo blog, Plutonia Experiment. Tutto ciò conferisce all'opera una piacevole attitude da "Creepypasta", le moderne "leggende metropolitane" che corrono in rete. E la cosa si rivela, decisamente, piacevole!
In sostanza, un ottima opera di divulgazione per principianti del "Mystero" e, inutile negarlo, una buona fonte anche per i vari addetti ai lavori. Agile e coinciso, ma assolutamente non lacunoso, LUOGHI DEL MISTERO è un ebook che non potrà mancare nella libreria di ogni appassionato del genere, ma fruibilissimo anche da chi vuole solo soddisfare qualche curiosità su dicerie sentite in giro. Quindi, consigliato al 100%.

giovedì 2 ottobre 2014

#31giornidiHalloween - Dolcetto o Scherzetto?

La famosa (e innocua?) usanza del "Dolcetto o Scherzetto", deriva direttamente dalla Cennad y Meirw della Tradizione Celtica Gallese.
Cennad y Meirw significa "L'Ambasciata dei Morti". I membri più abbienti della comunità organizzavano grandi banchetti per le loro famiglie. I poveri del villaggio assumevano, invece, l'identità degli antenati defunti, andando di casa in casa a chiedere offerte per i Morti. Spesso era usanza che chi andava a chiedere cibo, fosse mascherato, per non essere riconosciuto e per incutere timore. Guai a non offrire nulla! Chi si fosse rifiutato di condividere parte del cibo, sarebbe stato vittima di ritorsioni, quali danneggiamento di proprietà. Le rappresaglie non sarebbero state perseguibili, e tanto meno punibili, proprio perché commesse in nome dei Morti durante un periodo sacro. Tratto da LA LEGGENDA DI HALLOWEEN
E c'è ancora molto altro da scoprire!

mercoledì 1 ottobre 2014

#31giornidiHalloween - Le Origini

Frammento del Calendario di Coligny
La ricorrenza che noi conosciamo con il nome di Halloween, ha le sue origini nelle antiche credenze delle popolazione Celtiche, che abitavano secoli fa l'Europa. Un tempo, il periodo che comprendeva la notte tra il 31 ottobre e il primo di novembre era conosciuta come Samhain (pronuncia Sah-ween) o, nella Gallia romanizzata, Samonios.
Le prime informazioni, quasi certe, che possiamo reperire a riguardo della festa di Samhain provengono dal Calendario di Coligny, un antico calendario lunare Celtico,inciso su delle tavole di bronzo, rinvenuto nel 19° Secolo in un paese delle Francia orientale. Il calendario, che viene datato intorno al 1° Secolo dC, è scritto con l'alfabeto latino ed è stato rinvenuto assieme ad una statua in stile Romano, probabilmente raffigurante Apollo o Marte. La lingua in cui è scritto è però Gallica, ed anche il sistema di datazione ha in se molto poco di Romano, il che implica una sopravvivenza marcata della cultura indigena alla colonizzazione e un perdurare delle tradizioni religiose locali, rispetto ai nuovi culti importati dagli invasori. Non andremo ora ad analizzare nel dettaglio il Calendario di Coligny, ma ci limiteremo a tenere in considerazione la sua composizione. L'anno qui rappresentato, è composto da 12 mesi, regolarmente ricorrenti, raggruppati in due gruppi principali: uno a cui fa capo il mese indicato come SAMON (per Samonios) e un altro con in testa GIAMON (per Giamonios). I nomi di questi due mesi sono collegati ai termini Gaelici indicanti Estate e Inverno: Samon - Samh (Radh), cioè Estate e Giamon – Geamh (Radh) ovvero Inverno. La data del giorno SAMON-XVII (il 17° giorno del mese di Samon) è anche identificata come TRINVX SAMO SINDIV, che potrebbe essere l'abbreviazione di Trinouxtion Samonii Sindiu ( La Notte dei tre Giorni di Samonios [è] Oggi). Questa è una delle pochissime date, in questo calendario, a cui viene dato un nome specifico, confermando così la sua importanza. Visto che "Samonii" è, ragionevolmente, all'origine o collegato con il nome Samhain, possiamo considerare la " Trinouxtion Samonii" come una ricorrenza fondamentale nell'anno rituale Celtico. Il Calendario di Coligny non ha però nessun termine di corrispondenza con i mesi del calendario Romano, quindi non possiamo fissare, con certezza assoluta, le sue date con quelle del nostro anno, derivante da quello Romano. L'elemento che genera più confusione, per il nostro discorso, è che Samon si riferisce all'estate, portandoci a pensare che il mese in questione sia all'inizio, o forse a metà, di questa stagione. Le tradizioni Celtiche arrivate fino a noi, mettono invece Samhain in relazione con la fine dell'estate e l'inizio dell'inverno. Anche se non si può escludere a priori, che i Druidi della Gallia usassero una terminologia diversa dai loro colleghi delle Isole, per la maggior parte degli studiosi e di chi segue la Tradizione, il mese di Samonios corrisponde ormai con il periodo a cavallo tra ottobre e novembre. Ma cosa rappresenta, alla fine, la festa di Samhain? Anche qui, non mancano le controversie.
L'interpretazione tradizionale, ripresa dai glossari Medioevali e, ancora prima, dalla tradizione orale, vuole che "Samhain" stia a significare letteralmente "Fine dell'estate", essendo una combinazione dei termini SAMH (estate) e FUIN (Fine, scomparsa). Si tratta ovviamente di etimologia folklorica, visto che il termine originario stava ad indicare un concetto diametralmente opposto. Il fatto che questo significato sia però così radicato, nelle tradizioni e nelle consuetudini arrivate fino a noi lo rende forse il più attendibile. Ma il punto che più ci interessa è che, nel contesto dell'antico anno rituale Celtico, Samhain rappresenta la fine del periodo "luminoso" dell'anno, e quindi l'avvento della parte "oscura", molto probabilmente l'inverno. Nelle moderne lingue Gaeliche, la ricorrenza è chiamata Samhain in Irlandese, Samhuinn in Scozzese e Sauin nella lingua Manx. La notte che da il via a questo periodo (conosciuta come Oíche Shamhna in Irlandese, Oidhche Shamhna in gaelico scozzese e Oie Houney in Manx) è il momento più importante per il compimento di riti e celebrazioni.

La divisione dell'anno in due metà, una luminosa e l'altra oscura, è molto presente nelle tradizioni Celtiche. La parte luminosa dell'anno, calda , rigogliosa e produttiva, aveva inizio a Beltane, a cavallo tra il 30 aprile e il Primo maggio, esattamente sei mesi prima di Samhain, quando il nostro mondo entrava in una fase di buio e freddo, l'Inverno. I rituali di Beltane e Samhain erano strettamente correlati ma opposti, proprio a voler rimarcare la specularità di questi due periodi. Quello che a Beltane era esplicito e celebrato, a Samhain diveniva implicito e celato. Iniziava allora, o meglio re iniziava il ciclo dell'anno. Samhain era quindi il primo giorno d'Inverno e del Nuovo Anno. Infatti, nella concezione Celtica dell'Universo, il Buio precede sempre la luce. La vita, attende nel buio il momento di poter fiorire, si sviluppa e cresce nel buio, per poter scatenare tutta la sua energia durante il periodo di Luce. Per questo il Buio (e quindi l'Inverno) deve precedere la Luce e l'Estate, per poter far crescere la Vita. Samhain era dunque un momento in cui celebrare il culto della Fertilità, fattore importante per il futuro benessere delle comunità. In quel periodo dell'anno gli animali si accoppiavano, e la selezione dei capi migliori assicurava buone possibilità di allevamento. Questo aspetto della fertilità si riflette nelle leggende che ci sono state tramandate dai Celti. Nella mitologia Irlandese, il Dio Daghda, si unisce carnalmente con la Dea Morrigan alla vigilia di Samhain, in una unione simbolica del Dio della Luce con la Dea della Morte, facendo volger l'anno verso l'oscurità. Anche l'eroe mitico Cu Chulainn aveva rapporti sessuali in questo periodo e, a Samhain Aengus trovò la sua sposa fatata sotto forma di cigno. Insieme alla fertilità però, a Samhain si celebravano anche gli Antenati, e quindi i morti. Come vedremo poi in più avanti, si pensava che in quel dato periodo il nostro Mondo venisse in contatto con altri Piani di Esistenza, compreso l'Aldilà. Questa associazione con i culti agricoli della Fertilità e dei Morti non erano una prerogativa esclusivamente Celtica. Simile feste di fine raccolto venivano infatti celebrate da molte altre Culture sparse per tutto il continente Euroasiatico, per celebrare una sorte di "morte" della Natura stessa durante il periodo Invernale. Riti del genere, ad esempio, venivano praticati nei Paesi Slavi e dedicati ai Dyedy, ovvero gli Antenati. Tutto questo riconduceva alla credenza che i nostri predecessori defunti potessero, dalle loro dimore ultraterrene, vegliare in qualche modo sui campi e sulle bestie durante i periodi di gelo. Tributare loro onori e sacrifici in un momento in cui il nostro ed il loro Mondo erano in contatto, poteva di aiutare ad ottenere il loro appoggio. Vita e Morte si intrecciavano dunque in questi strani giorni.