lunedì 7 luglio 2014

L'Orrore di Enfield

Nei primi anni '70, qualcosa di orribile sembrava nascondersi nei pressi della , apparentemente, tranquilla cittadina di Enfield, Illinois. Il 25 aprile 1973, Henry McDaniel fu il primo ad incontrare questo orrore. Intorno alle 21.30 McDaniel e sua moglie erano appena rientrati a casa, dove li aspettavano i due figli, piuttosto spaventati. I bambini raccontarono che un "qualcosa" aveva cercato insistentemente di entrare in casa, graffiando la porta ripetutamente. Poco dopo, anche Henry udì chiaramente quei sinistri rumori e decise di controllare, sicuro di aver a che fare con un cane o un gatto. Quello che che incontrò, però, era di ben altra natura. Henry si trovo di fronte una creatura che descrisse così: "Aveva un corpo tozzo, tre gambe, due corte braccia e occhi rosa, grandi come torce elettriche. Sarà stato alto circa un metro e mezzo, di colore grigio. Stava cercando di entrare in casa mia!". Benché terrorizzato, l'uomo reagì prontamente: sbatté la porta in faccia alla creatura e corse a prendere la sua pistola calibro 22. Quando riaprì la porta, il mostro era ancora visibile. A quel punto Henry sparò quattro volte alla creatura, che fuggì sibilando. McDaniel era sicuro di averlo colpito almeno una volta, ma il mostro riuscì a sparire nella vegetazione, percorrendo circa 15 metri in soli tre salti.
Appena ripresosi, McDaniel chiamò la polizia locale. Gli agenti constatarono che qualcosa doveva davvero essere accaduto, in quanto erano ancora ben visibili i segni, simili a profondi graffi, lasciati sulla porta. In più, nel cortile furono scoperte una serie di impronte simili a quelle di un cane tranne che per un particolare: avevano sei dita al posto di quattro. Due zampe risultarono larghe una decina di centimetri, mentre la terza sembrava più piccola. Gli agenti erano piuttosto scettici riguardo a quanto accaduto a Henry McDaniel anche se, appena mezzora prima, era stato segnalato un altro curioso episodio nei dintorni. Un ragazzino era stato aggredito da una non meglio identificata creatura, che era riuscito a strappargli la maglia con lunghi artigli. Il ragazzino era riuscito a fuggire indenne, e della creatura non vennero trovate altre tracce. La faccenda finì presto nel dimenticatoio. Tuttavia, il 6 maggio, alle 3 del mattino, Henry McDaniel vide di nuovo la creatura. Si era affacciato alla finestra, dopo essere stato svegliato dall'abbaiare dei cani, guardando in direzione della vicina ferrovia. Tra i binari vide ancora una volta il mostro, mentre stava aggirandosi tra i binari. La "cosa" rimase alla vista per qualche minuto, sparendo poi nella notte. Dopo quell'avvistamento, cominciò a spargersi la voce di un presunto "Orrore di Enfield", richiamando nella piccola cittadina numerosi appassionati del Mistero, estremamente entusiasti della cosa, ma molto invadenti. Lo sceriffo, Roy Poshard Jr, non vedeva di buon occhio l'arrivo degli stranieri (sembra la trama di un film!) e intimò a McDaniel di tenere la bocca chiusa a riguardo, per evitare incidenti di sorta. Nei giorni successivi, l'affluenza di ricercatori aumentò. Nel mucchio, oltre a seri studiosi e appassionati, c'era anche qualche gruppo di esaltati dal grilletto facile, cosa assolutamente sgradita ai locali. Lo sceriffo fu costretto ad arrestare quattro persone che si aggiravano nei boschi armati fino ai denti. Due dei fermati, Mike Mogle e Roger Tappy, entrambi di Elwood, Indiana, giurarono di aver visto una specie di "scimmia grigia" che fuggiva nel sottobosco.
Col passare del tempo, visto che dell'Orrore di Enfield sembrava non esservi traccia, la presenza di turisti e appassionati diminuì, riportando la calma nella cittadina. Proprio allora, il mostro tornò a farsi vedere. Una domenica, l'allora direttore di una radio locale, Rick Rainbow, stava gironzolando per la zona in compagnia di tre amici, quando vide una figura anomala, di colore grigio e alta poco più di un metro e mezzo, correre fuori dal bosco nei pressi di una vecchia casa abbandonata (che, per inciso, non era neppure molto distante dalla proprietà dei McDaniel). L'essere si muoveva a velocità innaturale e sparì dalla visuale in brevissimo tempo. Mr Rainbow sostenne di essere però riuscito a registrare, su un nastro portatile, l'inquietante verso della creatura. Nonostante della vicenda si fosse occupato anche il criptozoologo di fama mondiale Loren Coleman (che sostiene di aver udito il verso della creatura), l'"Orrore di Enfield non si fece praticamente più vedere. L'attenzione sulla vicenda, inevitabilmente, scemò fino a scomparire del tutto. Coleman riferì alla stampa:"Sono stato a Enfield, ho intervistato i testimoni, visto i danni che la creatura ha lasciato sulla casa e esplorato i dintorni. Ho sentito un verso agghiacciante provenire dal bosco, simile a quello che potrebbe essere il verso della Banshee. Sono rimasto piuttosto sconcertato da quel verso..."
Tra il 1941 e il 1942, in un piccolo villaggio a meno di 40 miglia da Enfield, Mt.Vernon, ci furono una serie di avvistamenti molto simili. All'epoca si parlava di una belva misteriosa che si aggirava saltellando nella zona e che fu ritenuta responsabile di numerose uccisioni e mutilazioni di bestiame e animali selvatici. I locali descrivevano la creatura come un essere simile a un grosso babbuino grigio, capace però di spiccare balzi anche di 6-10 metri. E' possibile un collegamento con l"Orrore di Enfield"? Probabilmente si, ma di che creatura stiamo parlando esattamente?

Coleman, nel suo libro "Mysterious America", ipotizza che si possa trattare di un canguro, magari fuggito da qualche zoo o circo, o comunque un qualche animale inusuale per il luogo, che suggestione e dicerie popolari hanno trasformato in un mostro. E non sarebbe neppure la prima volta. Alcuni tirano in ballo gli UFO, ma in questo caso specifico non erano presenti luci nel cielo o altre fenomenologie correlate, anche se nella zona ci sono stati anche avvistamenti UFO nel corso degli anni. Altri, preferiscono una spiegazione paranormale, tirando in ballo demoni, spiriti vendicativi o Esseri Fatati (d'altra parte, lo stesso Coleman ha paragonato il verso udito con quello della Banshee). Sicuramente si trattava di un qualcosa di ostile nei nostri confronti, vista l'aggressività dimostrata in più di un'occasione. Il mistero purtroppo rimane, anche perché, come già detto, il mostro ha deciso di non farsi più vedere. Per ora.

lunedì 23 giugno 2014

Sui misteriosi esseri dell'Hokkaido, Parte 2: I Koropokkuru

 L'Hokkaido, la più settentrionale delle grandi isole Giapponesi, possiede un folklore molto vario. Come abbiamo già visto nell'articolo precedente, in quelle zone sarebbero presenti moltissime strane creature. Comprese alcune che hanno molto in comune con il Piccolo Popolo delle tradizioni occidentali.
Secondo gli indigeni Ainu, un'antichissima razza di esseri umanoidi dalle dimensioni ridotte, avrebbero abitato quelle terre molto tempo prima dell'arrivo dei primi esseri umani. Gli Ainu chiamavano queste creature Koropokkuru, scritto anche in altri modi, come Kor-pok-un-kur, Koro-pok-guru e Koro Pokunguru. A volte, si riferivano a questi esseri chiamandoli anche Tsuchigumo. Koropokkuru, tradotto letteralmente, significa “Coloro che vivono sotto le foglie di bardana”, chiaro riferimento alla loro piccola statura. In alcuni racconti un'intera famiglia di Koropokkuru trova rifugio sotto una foglia di bardana, mediamente del diametro di circa 1 metro, anche se le dimensioni di queste creature variano da storia a storia: possono essere alti 60-90 cm o anche soltanto 5 o 6. Oltre alle piccole dimensioni, i Koropokkuru hanno anche un aspetto piuttosto primitivo, con teste grandi, arcate sopracciliari prominenti e corti nasi schiacciati. Molto spesso, i Koropokkuru sono descritti come piccoli umanoidi tarchiati, pelosi e dall'aria animalesca. Nonostante il loro aspetto ferino, queste creature mostrano un discreto livello di civilizzazione, sapendo usare semplici attrezzi di selce, quali coltelli e raschietti. Inoltre sanno lavorare molto bene l'argilla, creando vasellame molto evoluto. Gli Ainu raccontano che queste creature, molto spesso abitavano in capanne costruite in buchi circolari nel terreno, cosa che ha portato a identificarli anche con il nome di “Abitanti delle fosse”. I Koropokkuru sono anche in grado di parlare in maniera molto semplice. Così facendo, in molte storie, questi piccoli esseri hanno comunicato con i nativi. Secondo la tradizione, i Koropokkuru sono creature estremante timide e riservate. Anche se a volte, e sempre con il favore delle tenebre, hanno effettuato commerci di vario tipo con gli Ainu, si tengono sempre a debita distanza dalle faccende umane, venendo così osservati solo di sfuggita.
Gli Ainu e i Koropokkuru hanno convissuto per secoli in pace ma, ad un certo punto vi fu una grande guerra tra le due razze. I piccoli esseri pelosi ebbero la peggio. Il numero di vittime tra i Koropokkuru fu altissimo. Questo, unito al moltiplicarsi delle attività umane sull'isola, portò la loro specie sull'orlo dell'estinzione e, se davvero ancora qualche loro piccola comunità sopravvive, di sicuro lo fa ben nascosta dalla nostra razza.
Esistono prove sulla loro reale esistenza? Molte tracce riconducibili a una razza indigena sicuramente non-Ainu sono state rinvenute in molti punti dell'Hokkaido. Gli archeologi hanno rinvenuto resti di capanne in strutture interrate (i fossi di cui si parla nel folklore?) non riconducibili agli Ainu che, notoriamente, vivevano in capanne di paglia. In questi pozzi sono stati anche rinvenuti utensili di pietra di fattura sconosciuta, sicuramente troppo piccoli per essere usati con successo dalle mani di un uomo di dimensioni normali. Un altro ritrovamento archeologico a sostegno dell'esistenza dei Koropokkuru, fu fatto nel 1877 da Edward S. Morse, uno dei primi a svolgere accurati scavi in territorio Giapponese. In un sito noto come “Tumulo delle Conchiglie di Ōmori”, Morse rinvenne una significativa quantità di vasellame, interessantissima dal punto di vista antropologico perché non in sintonia con quanto conosciuto a proposito della cultura Ainu. Quella del vasaio era una professione sconosciuta agli Ainu, che negavano anche il fatto di averne avuto conoscenze passate. Morse ritenne tutto questo molto strano, arrivando poi a convincersi che il tumulo di Ōmori non fosse un sito Ainu, ma appartenesse a una qualche razza Neolitica a loro precedente. Gli scritti di Morse sul ritrovamento, furono presi molto in considerazione all'epoca. La loro pubblicazione segnò, di fatto, la nascita dell'archeologia e dall'antropologia Giapponese. Tsuboi Shōgorō, uno studente di Morse, membro della Società Antropologica e, più tardi, professore di antropologia presso l'Università Imperiale di Tokyo, esaminò a fondo il vasellame ritrovato e formulò di conseguenza un'ipotesi di collegamento tra quei reperti e il favoleggiato, antico e misterioso popolo dei Koropokkuru. Tsuboi tentò di rimettere insieme i pezzi del puzzle. Oltre al misterioso vasellame, la cui arte era sconosciuta agli indigeni Ainu ma presente nelle storie sui piccoli umanoidi pelosi, i ritrovamenti di abitazioni in fosse e di piccoli attrezzi in pietra lavorata, convinsero lo studioso che era di fronte alle tracce dell'antica e, probabilmente, non umana civiltà dei Koropokkuru. Altri antropologi e studiosi sono arrivati a simili conclusioni, ma tanti erano anche i detrattori di tali teorie. Si è quindi scatenato, a livello accademico, un feroce dibattito sulla reale esistenza di questi esseri. A cosa si è giunti? Purtroppo, come in molti casi del genere, a un vero e proprio nulla di fatto. Ad oggi, l'esistenza dei piccoli e pelosi Koropokkuru non è ancora stata verificata con certezza, e quindi confermata.

Ma chissà, forse, nel profondo delle foreste di Hokkaido...

mercoledì 18 giugno 2014

Sui misteriosi animali dell'Hokkaido, parte 1: Lupi, polpi mostruosi, gamberi giganti e pesci colossali

Nell'estremo e freddo nord del Giappone si trova l'Hokkaido, la seconda isola dell'arcipelago, per estensione, dopo quella principale, l'Honshu. Grazie alle sue foreste primordiali, le maestose montagne e gli altipiani vulcanici, l'Hokkaido è famoso per le sue bellezze naturali ma, anche perché è una terra ricca di misteri. Nell'entroterra, infatti, si nasconderebbero alcune strane creature, la cui esistenza si perde nelle gelide nebbie della storia e del folklore locale.
L'isola, un tempo, era il regno di una varietà di lupo conosciuta come lupo di Ezo (Canis Lupus Hattai). Assieme a quello dell'Honshu, era una delle due sottospecie di lupo presenti in Giappone. Il lupo di Ezo aveva un aspetto molto più simile a quello dei lupi europei, al contrario del suo cugino meridionale, che assomigliava molto di più ad un cane. Il cranio del lupo di Ezo era grande, con lunghi canini ricurvi. Le dimensioni dell'animale erano pressapoco le stesse di quelle di un lupo grigio, con un pelo molto chiaro e, sensibilmente, più grande e feroce del suo parente dell'Honshu. Un tempo, questi animali erano molto comuni, tanto che venivano venerati dagli Ainu, la popolazione indigena locale, assieme agli orsi e ai gufi. Nei miti e nel folklore Ainu, il lupo Ezo era conosciuto con molti nomi: Horkew Kamuy (Dio Ululante), Yukkoiki Kamuy (Il Dio che Caccia il Cervo), Horkew Retara Kamuy (Lupo Bianco Divino) e Horkew Kamuy-dono (Signore degli Dei Lupo). Ancora oggi, molte località hanno nomi Ainu che ricordano queste divinità lupo. I lupi Ezo erano molto apprezzati per le loro straordinarie doti di caccia. Gli Ainu, per secoli, hanno tentato di addomesticarli, riuscendoci in parte. In molti villaggi venivano allevati dei cuccioli di lupo. Raggiunti i due anni, si pensava che fossero sufficientemente abituati alla presenza umana per usarli nelle battute di caccia. Inevitabilmente molti, una volta liberati, sparivano nella foresta e non si facevano più vedere, ma alcuni rimanevano fedeli al padrone. Chi era tanto fortunato da avere un lupo al suo fianco, sfruttava le sue doti innate per catturare i cervi e altre grosse prede. Dopo il crollo del governo feudale, nel 1868, il Giappone guardò ad Occidente per tentare di modernizzarsi più in fretta possibile. Il governo si convinse che lo sfruttamento agricolo e il bestiame erano il modo migliore di impiegare le terre dell'Hokkaido. Inevitabilmente, il sorgere di ranch e coltivazioni, ridusse drasticamente il territorio a disposizione dei lupi, che cominciarono a essere visti come una seria minaccia per gli allevamenti. Sorsero così moltissime mobilitazioni contro questo animale, sia tramite un sistematico uso di bocconi avvelenati, sia tramite un sistema di ricompense a chi portava alle autorità una carcassa di lupo. Attaccata così duramente, la popolazione dei lupi di Ezo subì un vero e proprio tracollo. Nel 1889, a soli 20 anni dall'inizio della riconversione dell'Hokkaido, il lupo di Ezo era già considerato estinto. Il Popolo Ainu, però, sostiene che il lupo dell'Hokkaido sia sopravvissuto ben oltre quella data. Ancora oggi, sembra che questo animale sia stato avvistato, da escursionisti e cacciatori, nelle fitte foreste dell'interno. Alcuni allevatori hanno trovato capi di bestiame uccisi da un qualche animale selvatico. Sembra inoltre che, nelle zone meno frequentate, si possano scorgere anche strane impronte e traccie di escrementi di lupo. Forse, qualche esemplare ancora si nasconde nel profondo dei boschi inviolati?
Ben più strano del lupo di Ezo, è un grande mostro marino che gli Ainu chiamano Akkorokamui e che, sempre secondo i loro racconti, si nasconderebbe nella baia di Uchiura (conosciuta anche con il nome di Volcano Bay), nel sud ovest dell'isola di Hokkaido. L'Akkorokamui avrebbe l'aspetto simile a quello di un polpo o di un calamaro, ma di proporzioni colossali. Pare infatti che possa raggiungere la straordinaria lunghezza di 110 metri! La creatura sarebbe di un accesso colore rosso, spesso paragonato ai carboni ardenti o al riflesso del sole sull'acqua. Per via delle sue immense dimensioni e del colore acceso, l'Akkorokamui è visibile da grandi distanze. Gli Ainu hanno sempre temuto questo gigantesco mostro, molto aggressivo nei confronti delle imbarcazioni tanto che, i pescatori della zona, erano soliti uscire in mare muniti di grosse falci, al fine di proteggersi in caso di attacco da parte del Akkorokamui. In aggiunta ai racconti degli indigeni, anche un europeo sostenne di aver assistito ad una apparizione del Akkorokamui. Si tratta dell'Inglese John Batchelor, missionario del 19° secolo che trascorse molti anni tra gli Ainu.
"Al mattino, tutto il villaggio si ritrovò immerso nella foschia. Tre uomini erano usciti in mare per catturare un pesce spada quando, all'improvviso, un enorme mostro emerse di fronte alla loro barca e li aggredì. Ne seguì una lotta disperata. Il mostro era di forma rotonda, e secerneva un liquido scuro dall'odore terribile. I tre uomini fuggirono, non tanto per paura ma per l'odore nauseabondo. Di qualunque cosa si fosse trattato, i tre raggiunsero la riva sconvolti. Il mattino seguente si rifiutarono di alzarsi da letto, dove giacevano pallidi e tremanti..."
Un altro racconto diretto ci arriva dal 19° secolo, questa volta ad opera di un pescatore Giapponese:
"... E ho visto, davanti a me, appena sotto le onde, un'enorme massa rossa e ondulata. Pensai subito che i miei occhi mi stessero ingannando, che fosse soltanto il riflesso del sole sull'acqua ma, quando mi avvicinai, mi trovai di fronte a un'enorme creatura, lunga almeno 80 metri e con tentacoli spessi come il petto di un uomo! La bestia mi fissò con un occhio enorme, prima di inabissarsi e sparire..."
Molti testimoni affermano di aver visto creature del genere. Gli avvistamenti sono sporadicamente continuati fino ai nostri giorni. Alcune ipotesi parlano di una specie di polpi giganti abitanti la baia. Certo, forse non delle dimensioni descritte, ricordiamo sempre che la suggestione (e il passaparola) amplifica le misure, ma comunque di grandezza ragguardevole. Queste teorie sono piuttosto plausibili, alla luce del fatto che la più grande specie di polpo conosciuta, il polpo gigante del Pacifico (Enteroctopus Dofleini), vive in tutta la fascia costiera settentrionale del Pacifico (appunto), Giappone compreso. Questo molluschi hanno un'apertura dei tentacoli dai 3 ai 5 metri, e possono arrivare a pesare anche 50kg. Alcune notizie, non confermate, parlano di esemplari anche ragguardevolmente più grossi. Quindi, forse, l'Akkokamui potrebbe essere uno di questi polpi, magari qualche esemplare super sized?
Dopo i polpi, passiamo ai gamberi. Da anni, in Hokkaido, arrivano racconti incredibili, che parlano di giganteschi gamberi d'acqua dolce, localizzati soprattutto nel lago Mashu. Il Mashu, conosciuto dal popolo Ainu come "Kamuy-Tou", ovvero "lago degli Dei", è uno specchio d'acqua nel nord est Hokkaido. Il lago è di origine vulcanica, essendosi formato col riempimento di una caldera, circa 11000 anni fa. Circondato da alte e ripide scogliere, il Mashu si trova a 315 metri sul livello del mare, è profondo 212 metri al massimo e ha una circonferenza di circa 20km. Una delle sue particolarità è quella di possedere le acque più limpide del mondo. Inoltre, per quasi tutti i mesi estivi, la superficie del lago Mashu è avvolta in una sinistra nebbiolina. Il lago non è molto frequentato, per via delle difficoltà ad accedere alle sue rive, protette dalle alte scogliere. A partire dal 1970, nelle sue acque sono state avvistati esseri piuttosto strani. In molti parlano di gamberi di spropositate dimensioni, di gran lunga più grandi di ogni altro gambero conosciuto in Giappone. Nel 1978 e nel 1985, dei pescatori di frodo, sostennero di aver catturato gamberi enormi, uno dei quali lungo 60cm! In totale, sarebbero stati 3 gli esemplari giganteschi pescati, ma la notizia non può essere confermata, data la natura illegale delle catture. Un altro resoconto ci arriva dall'autore di uno studio sui gamberi lacustri del Mashu, che sostiene di averne catturato un esemplare maschio, con il carapace lungo ben 47 cm. Ricordiamo che si tratta solo della lunghezza del carapace, quella totale dell'esemplare doveva essere per forza maggiore. Ci sono state poi altre segnalazioni sparse, localizzate in più punti del lago. Una di queste, è stata riportata da un pescatore, che sosteneva di aver osservato, attraverso le acque limpidissime, strisciare sul fondo sabbioso un esemplare lungo circa 90 cm. Un altro pescatore, alla fine del 1990, raccontò di aver pescato un gambero delle dimensioni di un astice. L'unica specie di gambero, almeno ufficialmente, presente nel lago è il Pacifastacus leniusculus, originario del Nord America, che fu introdotto negli anni '30 come potenziale fonte di cibo. Originario dell'Oregon e del bacino del fiume Columbia, questo gambero raggiunge normalmente la lunghezza di 15 cm, con un carapace lungo in media dai 3 ai 6 cm, misure molto distanti, quindi, da quelle dei misteriosi esemplari pescati nel lago Mashu. Dato che si tratta di uno specchio d'acqua nato dal riempimento di una caldera vulcanica, il Mashu non aveva in origine, forme di vita indigene. Nessun fiume, o corso d'acqua significativo, è collegato ad esso. In pratica è un habitat quasi completamente isolato. Sia pesci che crostacei sono stati introdotti dall'uomo, il che rende ancora più inspiegabile la presenza di una, ipotetica, specie di gamberi giganti.
Il lago Mashu, nonostante il suo isolamento, sarebbe però la casa di un'altra strana creatura, conosciuta dagli Ainu da tempo immemore. Un misterioso animale, simile ad un gigantesco pesce o a un cetaceo, chiamato Amemasu sembra si nasconda nelle gelide acque, in attesa di balzare fuori per catturare i cervi che si stanno abbeverando, ma anche qualche incauto umano. Stando a quanto racconta il folklore, Amemasu è anche solito attaccare e rovesciare le barche, causare piccoli terremoti e altri disastri. Un tempo, le madri Ainu usavano questo mostro come spauracchio per i figli, ammonendoli dal giocare da soli sulle rive del lago.


giovedì 5 giugno 2014

Bakekujira, la Balena Fantasma

L'articolo che vi sto per proporre, è un breve estratto del mio prossimo saggio (attualmente in lavorazione), questa volta riguardante i miti ed il folklore Giapponese, con un occhio particolare, ca va sans dire, ai vari mostri che lo popolano, gli Yokai. Così, tanto per prendere un po' di confidenza!
Se parliamo della "Grande Balena Bianca", la maggior parte di noi pensa immediatamente a Moby Dick. Questa volta però, la nostra Balena Bianca non è chiamata così per il colore della sua pelle, ma per quello delle sue ossa!! Le ossa sono quelle della Bakekujira, una strana entità, che si presenta come qualcosa di simile ad un gigantesco scheletro di balena, che appare e scompare, in circostanze misteriose, lungo le coste del Giappone. Se si tratti di un mostro, di un fantasma o di una Divinità, è difficile a dirsi.
Il nome Bakekujira (化 鯨 ), ha la stessa struttura di molti altri, usati per gli animali magici del folklore giapponese. Per la maggior parte delle creature "bake" (Bakeneko, Bakenezumi, etc), proprio questo termine, bake (, letteralmente "cambiamento") sta a significare una capacità di trasformazione, il dono di poter cambiare forma. In Bakekujira, bake, unito a kujira ( balena), non si riferisce al potere della trasformazione. In questo caso, la traduzione più appropriata è "Balena Fantasma", decisamente più calzante alla figura di questo misterioso essere. Molte sono le storie che riguardano la Bakekujira, andiamo a scoprirne qualcuna, nel tentativo di delinearne, al meglio la figura.

In una notte di pioggia, una gigantesca figura bianca apparve al largo dell'isola di Okino, nella prefettura di Shimane. I pescatori del villaggio, rimasero a guardarla avvicinarsi sempre di più, fino a quando, qualcuno, decise di mettere in mare una barca, per vedere meglio di cosa si trattasse. Dalla dimensione, i locali sospettavano potesse trattarsi di un qualche tipo di balena, ma nessuno ne aveva mai visto uno simile prima di allora. Mentre remavano verso la misteriosa figura, i pescatori videro le acque ribollire di una spropositata quantità di pesci, alcuni dei quali erano per loro, nonostante l'esperienza, completamente sconosciute. Uno dei pescatori, lanciò in suo affilato arpione verso l'immensa figura bianca che, nonostante fosse molto vicina, risultava ancora indistinta per via della pioggia battente. L'arpione oltrepassò la figura, come se non avesse colpito nulla, anche se il ramponiere era abilissimo e sicuro di non aver sbagliato il colpo. Avvicinandosi ancora, l'equipaggio della barca si rese conto di cosa aveva davanti. Il mostro, era lo scheletro di una gigantesca balena dotata di fanoni, senza un grammo di carne o un centimetro di pelle addosso ma, in tutta apparenza, vivo e vegeto! I pescatori erano, a dir poco, terrorizzati. Si resero conto che, sopra allo spaventoso scheletro, si libravano anche uccelli mai visti prima. In lontananza, inoltre, scorsero anche la sagoma di un'isola, in un punto dove sarebbe dovuto esserci soltanto mare aperto! I poveretti erano convinti di essere preda di qualche demone, che li avesse trascinati in una dimensione infernale. Improvvisamente, l'enorme Bakekujira si inabissò, scomparendo assieme alle altre strane visioni. Al villaggio, i locali formularono alcune ipotesi a riguardo di quanto avevano visto. Qualcuno pensò di aver affrontato lo spirito di una balena da loro uccisa qualche tempo prima, mentre altri credevano di aver avuto a che fare con qualche Divinità marina. Certo è, però che la Bakekujira non si fece mai più rivedere su quelle coste.
Spero che questo estratto sia stato di vostro interesse. L'Ebook, salvo malefiche intrusioni, dovrebbe essere pronto questa estate. A presto dunque!!!