martedì 7 aprile 2015

I Curiosi Ritrovamenti di Glozel

1924, Glozel, un paesino che sorge nel Dipartimento di Allier (Francia). Émile Fradin, figlio diciassettenne di un allevatore locale, inciampò (letteralmente) in una delle più controverse scoperte archeologiche dei tempi moderni. Una delle vacche a cui stava badando, ebbe la sfortuna di finire in un fosso, a poca distanza dalla fattoria di famiglia. Mentre cercava di liberare il povero animale, Fradin disseppellì una sorta di pozzo rivestito di mattoni. Sul fondo della struttura, di forma ovale, vennero rinvenuti svariati oggetti, tra cui un teschio umano e alcuni manufatti piuttosto curiosi: ossa intagliate, sassi incisi ma, soprattutto, alcune pentole e tavolette in argilla, che presentavano strani simboli incisi su di esse.
Rimasto perplesso dalla singolarità del ritrovamento Fradin si fece prestare qualche libro di archeologia dall'insegnante locale. In questi volumi il ragazzo trovò alcuni disegni, molto somiglianti agli oggetti scoperti nel campo. In seguito, la vicenda finì con l'incuriosire il dottor Antonin Morlet, un archeologo dilettante, che intraprese estesi scavi in zona, convinto del fatto che Émile avesse scoperto un sito Neolitico molto particolare, se non addirittura unico.
Morlet si affrettò a pubblicare un resoconto della scoperta, portando la vicenda all'attenzione della comunità accademica Francese, la quale rimase, nel migliore dei casi, scettica. La natura dei reperti, diversi da ogni oggetto neolitico rinvenuto in Francia (e nel resto del mondo), fece avanzare i dubbi sulla effettiva bontà della scoperta stessa. Per la maggior parte degli studiosi, quegli oggetti erano in realtà dei falsi, oltretutto realizzati da una persona con scarsa conoscenza archeologica. I sospetti caddero, ovviamente, sul giovane Fradin, che però si dichiarò sempre innocente, fino alla morte avvenuta nel 2010.
Due commissioni d'indagine furono formate per investigare sul sito, ribattezzato ormai Champ des Morts, Campo dei Morti. Per entrambe i ritrovamenti erano falsi. Nel frattempo però, la famiglia Fradin decise di guadagnare sulla vicenda, dando vita a un piccolo museo vicino alla fattoria, dove vennero esposti alcuni dei controversi reperti. Ma cosa c'era di tanto particolare in quegli oggetti?
La maggior parte dei reperti provenienti dal Champ des Morts, consisteva in oggetti recanti incisioni. Alcuni soggetti erano però quantomeno anacronistici. Ad esempio, una pietra recava l' immagine di una renna, accompagnata da una scritta in un qualche alfabeto. Il problema è però che le renne, in quella parte d'Europa, sparirono per via dei cambiamenti climatici intorno al 10.000 aC, mentre le prime forme di scrittura con alfabeto risalgono al 3300 aC, e per di più in area Medio Orientale! Gli elementi dello stesso oggetto, non coincidevano tra loro. Ma c'è dell'altro: i caratteri dell'incisione sarebbero stranamente simili a quelli dell'alfabeto Fenicio, forma di scrittura molto più recente, datata infatti attorno al 1000 aC! Ma, ovviamente, non si è mai saputo nulla di una ipotetica colonia Fenicia nella zona di Glozel, men che meno in anticipo di millenni sulla Storia ufficiale!
Comunque, nonostante il parere negativo delle due commissioni, Morlet non si perse d'animo e continuò a professare l'assoluta veridicità dei suoi ritrovamenti, invitando numerose personalità accademiche a visitare, e scavare, il sito. In sostegno della sua teoria venne, nel 1926, Salomon Reinach, curatore del Museo Nazionale di Saint-Germain-en-Laye, che partecipò agli scavi per tre giorni. Reinach confermò l'autenticità del sito.
Una svolta, non decisiva ma comunque importante, avvenne quando l'archeologo Abbé Breuil, che partecipò anch'esso alle ricerche, dichiarò che i ritrovamenti di Glozel non potevano essere datati tutti nello stesso periodo, fatta eccezione per il vasellame. Questo stava a significare che gli oggetti, per quanto autentici, potevano essere stati incisi in epoche diverse. Praticamente, la scritta sarebbe stata aggiunta in un secondo tempo. Insolito, ma plausibile.
La controversia andò avanti per anni, almeno fino alla morte di Morlet, nel 1965. Il sito intanto continuava ad essere scavato, portando alla luce un grande numero di oggetti, riconducibili anche al periodo Gallo Romano e Medioevale, dati confermati dalle tecniche di datazione al radiocarbonio. Cosa che supportava la tesi di Breuil. Quello che però non si è ancora capito è cosa fosse veramente l'alfabeto ritrovato. Come già detto, i simboli erano riconducibili al Fenicio, o a uno dei suoi derivati. Analizzandolo meglio però, si capisce che è formato da un mix di simboli, di diversa matrice. Cosa che non gioca a favore della sua autenticità, ma che fa infittire il mistero. Nel corso degli anni sono state tentate numerose interpretazioni di questo supposto linguaggio, paragonandolo di volta in volta al Basco, Caldeo, Cretese, Ebraico, Iberico, Latino, Berbero, Ligure, Turco e il già citato Fenicio.

Ancora non si è arrivati, dopo quasi un secolo di scontri accademici, a una valida teoria unitaria. Certamente, se i manufatti che presentano le maggiori "incongruenze" dovessero risultare autentici, molto andrebbe riscritto a proposito della storia della Civiltà. Alcuni (ma io non sono tra questi) sostengono che non vi sia ancora chiarezza proprio per non dover affrontare questo vero e proprio sconvolgimento accademico. Si arriverà mai a una conclusione? Alfabeti misteriosi o meno, il sito di Glozel si è comunque rivelato una vera e propria miniera di reperti storici e sepolture di moltissime epoche, dimostrandosi così un bene preziosissimo e fondamentale.  

martedì 10 febbraio 2015

Arlecchino, Harlequin, Hellekin. Il lato oscuro del Carnevale parte 1

Down, down to Hell, from whence ye rose.”
Quando il Dio Mercurio pronuncia queste parole, nella scena finale de "Harlequin Student; or the Fall of Pantomime, with the Restoration of the Drama", Egli si rivolge ad Arlecchino e ai suoi compagni, attori Inglesi di pantomima al di fuori della Commedia dell'Arte. Quello che il Dio Greco degli, tra le tante cose, insulti vuol ribadire con questa frase, è un dettaglio noto a tutti un temp ma che, ultimamente, si è in larga parte dimenticato. La figura di Arlecchino ha origini demoniache. Sissignore! Demoniache!! Lo scorrere dei secoli ha trasformato (ma solo superficialmente) una Divinità minore dei Regni Inferi in una figura teatrale, addirittura buffa e divertente. Personalmente ho sempre trovato Arlecchino piuttosto inquietante. Qualche ricerchina sulla sua figura non ha fatto altro che darmi ragione. Andiamo con ordine però...
Con il temine "Commedia dell'Arte", si intende generalmente un gruppo di compagnie teatrali Italiane in accordo tra loro che, a partire dal XVI Secolo fino al XVII, vagarono per tutto il continente Europeo inscenando spettacoli comici, spesso improvvisati, in ogni luogo disponibile ad ospitarli: piazze, slarghi e palchi di fortuna. Più tardi anche nei palazzi di nobili e alte cariche ecclesiastiche. E' proprio grazie alle compagnie della Commedia che il teatro sopravvisse Europa nei secoli del Medio Evo, mantenendo in vita una tradizione che arrivava direttamente dalla Grecia Classica e che, in quel periodo, era condannata dalla Chiesa Cristiana e ritenuta peccaminosa e diabolica.
Uno delle figure principali della Commedia dell'Arte, era un elegante figuro mascherato e vestito con abiti multicolori, conosciuto nella penisola Italiana come Arlecchino, Harlekin in Germania, Harlequin in Francia e Gran Bretagna e Arlequin in Spagna. Partita come personaggio secondario, col passare del tempo Arlecchino conquista sempre più importanza, fino a diventare un vero e proprio cardine del teatro Rinascimentale. Affascinava sia i nobili che il popolo. E parte del suo fascino lo doveva, sicuramente all'alone di malizioso mistero che lo circondava. Una figura furba, astuta, giocosa. A volte troppo. E le sue origini non fanno altro che confermare il fatto che non era, non soltanto, una figura comica. Dietro c'era in effetti molto di più.
La genealogia di Arlecchino è sia antichissima che esotica. Due principali linee sono confluite in questa figura. La prima è decisamente originata dalle culture "barbariche" del Centro/Nord Europa, mentre l'altra proviene dagli assolati scenari del Mediterraneo Classico. Entrambe queste figure sono confluite poi in un solo personaggio, decisamente interessante. In epoca Cristiana, moltissime credenze sulle Antiche Divinità vennero rimaneggiate per poter far parte del folklore collegato alla nuova fede. Stessa sorte ad alcune figure Divine, tra cui quella che diventerà Arlecchino.
Le fonti più antiche riguardanti la parte "nordica" del personaggio, mostrano chiaramente la sua origine demoniaca. Un manoscritto Normanno, la Historia Ecclesiasticae Libri XIII, scritto da Ordericus Vitalis (1075-1143?), è il primo riferimento scritto, accertato, su questo argomento. L'autore, un monaco Anglo-Normanno, narra una leggenda, riguardante un monaco Francese di nome Gauchelin e del suo incontro con alcune Entità soprannaturali. Il monaco, tornando nottetempo alla sua dimora di Bonneval, nei pressi di Chartres, fu avvicinato da una masnada di esseri infernali: "Haec sine dubio familia Herlichini est". Si parla della "Famiglia di Herlechin", una "spettrale schiera di implacabili Demoni, che era solita infuriare tra boschi e valli in certe notti invernali in corrispondenza coi festeggiamenti per il Carnevale, distruggendo e razziando tutto quello che trovava sul suo cammino". Gauchelin riconosce i suoi assalitori anche come facenti parte della "Wild Horde", un infame gruppo di esseri demoniaci presente nel folklore di tutta Europa, e assimilabili alla Caccia Selvaggia, di cui ho ampiamente parlato in passato. La processione di anime dannate era guidata da gigantesche figure armate di clava, conosciute come "Hellekins". Questa è, probabilmente, la versione scritta più antica del nome che diverrà poi, Arlecchino.
Che questo episodio, narrato nel XII Secolo, sia così dettagliato, indica che le tradizioni sulla Wild Horde/Caccia Selvaggia, e i suoi demoniaci conduttori, siano radicate nel folklore già da moltissimo tempo. La testimonianza di Ordericus Vitalis non è certo un episodio isolato, ma soltanto il primo riportato per iscritto e riscontrabile ancora oggi. Le credenze del genere erano molto ben radicate durante il Medioevo, soprattutto in Francia, e forniscono numerosi altri dettagli che vanno a completare questa affascinante figura. Wilhelm di Alvernia, vescovo di Parigi morto nel 1248, ha verificato quanto vasta potesse essere la gamma delle tradizioni legate a questa figura demoniaca. Nel suo Tractatus de Universo, riporto molte versioni del mito, tra cui una Spagnola. Un poeta Normanno racconta una storia piuttosto singolare. Una vecchie e lasciva strega di Rouen, in punto di morte chiede a "Hellequin" di sposarla. Il demone apparentemente acconsente, portando con se un'orda di tremila suoi infernali sottoposti al "corteo nuziale", prendendo con se l'anima della moribonda. Anche dietro le lusinghe della Morte, Harlequin è comunque un Demone dalla prorompente e lasciva sessualità, un Demone Amante, quello che, in sostanza era Ade per Persefone. Un altro riferimento ad un Arlecchino Demoniaco e seducente, ci viene dal racconto (sempre Francese) "Le jeu de la feuillée", attribuito ad Adam de la Halle. Nel racconto incontriamo un tal "Harlequin", sovrano degli Inferi, che cerca di conquistare la bella e terribile Fata Morgue (Morrigan? Poveraccio!) attraverso l'intercessione del diavolo Crokesot (in versioni più recenti Croquesot).
Questo Demone medioevale Francese si è spontaneamente evoluto da esseri del folklore Norreno e Teutonico molto temuti in Germania e nelle aree adiacenti, esseri conosciuti come "Teufel Herlekin", Hel o Hela (Nomi attribuiti anche alla Dea Norrena dell'Oltretomba. Il cerchio comincia a chiudersi...). Il consorte di Hel, Ellerkonge, era una Divinità maschile legata all'albero di Ontano e alla Terra dei Morti. Un'errata traduzione dal Norreno, diede il nome (Tedesco) a Erlkönig, il Re degli Elfi delle saghe Germaniche. La sua variante Erl King, appartenente alla tradizione Scandinava e Tedesca, era un potente spirito che guidava una masnada di anime in una caccia sfrenata, durante alcune notti... Ricorda forse qualcosa? Caccia Selvaggia? Probabile, visto che queste entità sono spesso collegate alla figura di Wotan/Odino... Nel frattempo, nell'Inghilterra danese, e in seguito in tutta l'Isola, si parlava di Herleking, o Re Herla. Ma il personaggio è lo stesso medesimo.
Secondo alcuni, Herlekin è probabilmente una delle figure che hanno dato origine a Herne il Cacciatore o agli svariati Green Man, Robin Goodfellow, Robin-in-the-Green e, crediateci o no, Robin Hood. Figure diffusissime nel folklore rurale CeltoBritannico (Per approfondire,il mio ebook Le Isole del Mistero). Tutte figure assimilabili, in un modo o nell'altro, alla fertilità e all'imminente arrivo della Primavera.

Continua...

martedì 20 gennaio 2015

Cani Fantasma e Mastini Fatati

Chi segue il mio blog e le mie pubblicazioni, certamente non è nuovo a sentir parlare del Piccolo Popolo e di tutto quello che gli gravita attorno. Ai miei assidui lettori, non risulterà nuova la figura del cosiddetto Black Shuck, i neri molossi spettrali di cui è ricco il folklore celto-anglosassone.
Bene, i Black Shucks hanno un loro omologo più pallido e meno famoso. Ma sicuramente non meno pericoloso. Gli White Dogs, cani fatati bianchi come la neve.
Uno degli White Dogs più famosi della tradizione Inglese, è il cosiddetto Gally-Trot, presente nel folklore delle contee a Nord e nel Suffolk. Questa creatura si presenta come un grosso mastino bianco, delle dimensioni di una giovenca, con la tendenza di inseguire, abbaiando, chiunque capitatogli davanti, abbia la (ragionevole) reazione di fuggire a gambe levate. Il suo stesso nome, conferma la sua abitudine (Gally, infatti può essere tradotto con "Spaventare"). Questa creatura è particolarmente presente nei racconti popolari dell'area vicina agli acquitrini di Bath Slough, nei pressi della cittadina di Burgh, nel Suffolk.
Fino agli ultimi anni della Seconda Guerra Mondiale, un White Dog era solito apparire sulla strada che collegava la cittadina di Norfolk e i villaggi di Great e Little Snoring. Il molosso era di intangibile consistenza, tanto è vero che, in una sola occasione, un testimone riportò di averlo, letteralmente, attraversato con la macchina. Altrettanto intangibile era il mastino di Cator Common, nel Dartmoor. Apparso davanti a molti testimoni (in pieno giorno!) questo gigantesco, ma mansueto, White Dog scomparve letteralmente quando una signora allungò la mano per accarezzarlo. Un altro straordinario caso è quello del White Dog di Leek Brook, nello Staffordshire. Similarmente al suo omologo di colore nero dell'East Anglia, anche questo Molosso Fatato è... Senza testa! Un'altra caratteristica tipica dei White Dogs è la presenza di catene come, per esempio, quelle del Mastino Bianco di Bunbury, nel Cheshire, che appariva solitamente trascinando pesanti catene.
Come molti Balck Shucks, anche alcuni White Dogs si manifestano, solitamente, all'interno di chiese. Una di queste bestie soprannaturali era solita apparire nella chiesa di Pluckley, nel Kent. Il villaggio è, anche se con qualche obiezione, considerato come l'abitato più infestato di Inghilterra (e meta di un mio prossimo viaggio, garantito!)
Queste creature sono apparse anche in tempi, relativamente, recenti. Ad esempio, negli anni '50 dello scorso secolo, un soldato di stanza in un campo militare all'interno di Richmond Park, stava rientrando in base dopo una licenza a Londra. Sulla strada, si accorse che molti dei cervi, che solitamente frequentano il parco indisturbati, correvano da una parte all'altra, come spaventati da qualcosa. Alcuni di loro, presero a scappare nella direzione del soldato, in preda a un vero e proprio attacco di panico. Il militare, a quel punto, riuscì a scorgere dietro di loro qualcosa che, normalmente, non si sarebbe mai aspettato in un luogo del genere. Alle spalle dei cervi impauriti, si stagliava un enorme cane, simile ad un segugio, col pelo bianco e delle mostruose zanne snudate. Di per se, la cosa non era così particolare, ma il cane in questione era enorme, grande quanto un pony, e non correva normalmente. Correva a circa mezzo metro da terra!
Le storie sui Cani Bianchi provengono, nella stragrande maggioranza dei casi, dall'Inghilterra. Ma non sono presenti solo nel folklore Inglese. Rimanendo nelle Isole Britanniche, possiamo citare il Lamper, un cane fantasma, bianco ovviamente, delle Isole Ebridi. Il Lamper si metterebbe a correre in cerchio, ossessivamente, attorno a chi è destinato a morire entro breve tempo. Il Loup-Garou Francese (licantropo), prende spesso le sembianze di un grosso canide bianco. In Romania invece, gli zingari credono che alcuni cimiteri, siano sorvegliati da spiriti in forma di grossi mastini bianchi, che impedirebbero alle anime dannate di resuscitare i corpi come vampiri. Una curiosa testimonianza ci viene dall'investigatore del paranormale Elliot O'Donnel, che ne parla nel suo "Animal Ghosts" (1913). O'Donnel si trovava in viaggio in una remota zona degli Urali quando la sua carrozza fu assalita da un branco di lupi, resi famelici dal rigido inverno. Quando oramai sembrava che lo scontro fosse inevitabile, dal bosco comparì una seconda muta, questa volta formata da grossi cani di color bianco latte. I molossi si avventarono sui lupi, che batterono immediatamente in ritirata. Dopodiché, i misteriosi cani svanirono come erano apparsi.
Tornando in Inghilterra, nel Lancashire, una muta di cani bianchi è solita apparire mentre corre a mezz'aria, come il cane di Richmond Park. Questi però, al contrario degli altri "normali" cani fantasma, sembrano anche emettere una sinistra luminescenza. Inoltre, avrebbero anche, secondo alcuni, teste simili a quelle umane. Piuttosto inquietanti direi. Nel Somerset, vicino a Wellington, un'altra muta di cani bianchi impazza nelle campagne. Questi esemplari sarebbero anche in grado di emettere fiamme dalle fauci spalancate. Non male. La Muta fantasma di Wellington fu studiata a lungo dalla folkorista Ruth L. Tongue, che li associò con estrema certezza al Piccolo Popolo e ai Cani Fatati, presenti da sempre nella tradizione folklorica Britannica.
Conosciuti anche come "Segugi delle Colline", i Cani Fatati erano usati per la caccia dal Piccolo Popolo. Nella mitologia Gallese, una muta di queste creature soprannaturali, conosciuta come Cwn Annwn, era di proprietà nientemeno che di Arawn, re dell'Annwn (l'Otherworld, Altromondo, della tradizione Celtica Gallese). Di aspetto simile a grossi cani, erano completamente bianchi, fatto salvo per gli occhi e la punta delle orecchie, di un colore rosso rubino. Studiando i Segugi Fatati del Somerset, Ruth Tongue venne a conoscenza di un avvistamento avvenuto in epoca moderna, nei dintorni di Priddy. Il testimone oculare, sosteneva di aver visto due enormi cani bianchi, più grandi di un wolfhound Irlandese, con la punta delle orecchie e gli occhi rossi, che camminavano nella sua direzione senza far alcun rumore, lungo una stradina isolata sul lato opposto rispetto al suo. Secondo la tradizione locale, questo avvenimento è considerato di buon auspicio. Se i Cani avessero camminato sul suo lato della strada, o avessero emesso un qualsiasi suono, l'uomo era destinato a una morte imminente.
Nel suo libro "Forgotten Folk Tales of the English Counties" (1970), la Tongue riportava una storia, datata 1917, raccontata da una certa Mrs Foden, di Long Mynd, nota anche in tutto lo Cheshire e, con una variante molto simile, anche nel folklore Irlandese. La storia racconta di un giovane manovale, che rientrando a casa a tarda notte si imbatte in un cane enorme, grande quanto un vitello, dal pelo bianco sporco e con la punta delle orecchie rosse, che stava zoppicando. Pensando fosse un cane da caccia ferito e disperso, il giovane si mise a chiamarlo, pensando di bendargli la zampa con uno straccio che aveva con se. Quando la bestia si avvicinò però, il giovane rimase atterrito. Era uno dei Segugi Fatati che abitano le colline. La sua apparizione poteva essere presagio di sventura o morte! Coraggiosamente, il giovane bendò ugualmente la zampa ferita dell'enorme cane, augurandogli anche di passare una buona nottata. Nulla di male gli accadde nella via verso casa. In seguito, durante una buia notte di Novembre, il giovane manovale si ritrovò a percorrere quella stessa strada. Improvvisamente, una Bestia Fatata, simile ad un mostruoso caprone (forse un Pooka?), sbucò dall'oscurità, e assalì il ragazzo. Il poverino era paralizzato dal terrore e convinto di non avere più scampo quando, dal nulla, apparve un gigantesco cane bianco con le orecchie rosse, che azzannò ferocemente il capro mostruoso, permettendo al ragazzo di fuggire.
Storie come questa fanno parte del folklore, siamo d'accordo, se non fosse che anche oggi si registra, di tanto in tanto, un avvistamento di White Dogs. Nel Wiltshire, al West Kennet Long Barrow, un cane spettrale bianco con occhi e orecchi rosse, appare con frequenza annuale, nel giorno di Mezza Estate, mentre alla sepoltura chiamata Devil's Den, nei pressi di Fyfield, sempre nel Wiltshire, addirittura tutte le notti, a mezzanotte in punto!

Le Antiche Tradizioni sono dure a morire, e quelle sui White Dogs, o Cani Fatati, non sono da meno.

mercoledì 17 dicembre 2014

Creature che renderanno più inquietante, e meno gioioso, il vostro Natale

Siamo ormai entrati, anche quest'anno, nel pieno del cosiddetto periodo Natalizio, durante il quale si festeggia anche San Nicola, il Capodanno, l'Epifania, il Solstizio d'Inverno e, ovviamente, il Natale.
Anche se molte di queste ricorrenze figurano come "cristiane", la realtà è che si tratta di antiche tradizioni Pagane, mutate (e mutuate) da antichissime consuetudini. Alcune di queste tradizioni servirebbero a far comportare in maniera degna i bambini. Chi è stato buono avrà dei regali, vedi Babbo Natale o San Nicola. Ma chi invece è stato un pessimo soggetto? Le tradizioni natalizie hanno anche un loro lato oscuro, spesso davvero inquietante. In molte culture, non necessariamente antiche, per chi non si fosse comportato bene, erano in agguato alcune creature decisamente interessanti...
IL KRAMPUS
Della figura del Krampus abbiamo già parlato tempo addietro in un vecchio articolo e anche nel mio ebook "CREATURE DEL MISTERO", comunque almeno un accenno è d'obbligo:
"Il Krampus, viene solitamente rappresentato come una creatura di aspetto demoniaco, bestiale, pelosa e cornuta. Le sue origini derivano dall'antico folklore Germanico, ma la sua influenza è diffusa ben oltre i confini Tedeschi. Tradizionalmente, in Austria, Baviera Meridionale, Alto Adige, Nord Friuli, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca e Croazia, la notte del 5 dicembre (vigilia del giorno di San Nicola, secondo molti calendari ecclesiastici) i giovanotti si travestono da Krampus e vagano per le strade, dei propri villaggi, spaventando i bambini con campanacci e catene arrugginite. Sono moltissime le varianti locali del Krampus ma, in linea di massima, il suo aspetto ha dei tratti molto ben definiti. E' una creatura pelosa, solitamente di colore marrone o nero, dotata di zoccoli e corna caprine. La lingua, lunga e appuntita, di solito ciondola fuori dalla bocca. Spesso trasporta catene e campanacci, tratto che ha in comune con il Diavolo della tradizione Cristiana. Una caratteristica di origine pagana è invece il "ruten", un fascio di rami di betulla che il Krampus usa per spaventare i bambini. Questi fasci di betulla hanno origine in alcuni riti di iniziazione per cristiani e, in alcune raffigurazioni, sono stati sostituiti da una frusta. A volte, il Krampus porta sulla schiena un sacco o una sorta di tinozza. E' con quello che trasporta i bambini cattivi che cattura."
JÓLAKÖTTURINN
Lo Jólakötturinn, dall'Islanda, è il Gatto di Yule, o di Natale. E non è un gatto molto socievole, visto che potrebbe tranquillamente divorarvi! Nella tradizione Islandese a Natale, chi avesse svolto un buon lavoro durante l'anno, riceveva in dono degli abiti nuovi, al contrario di chi era stato pigro. Per incoraggiare i bambini a lavorare sodo, i genitori erano soliti raccontare la storia dello Jólakötturinn, il gatto demoniaco che sacrificava chi non possedeva abiti nuovi a Yule (Natale). Il gatto, nottetempo, si sarebbe introdotto nella camera da letto... E a quel punto, per il pigro malcapitato, non ci sarebbe stato più nulla da fare, sarebbe stato trascinato nel mondo degli Inferi! Un buon incentivo a comportarsi bene e a essere laboriosi!
FRAU PERCHTA
Alcune tradizioni Tedesche e Austriache, raccontano di una sorta d strega, Frau Perchta, che distribuisce doni e punizioni durante i dodici giorni che vanno da Natale (258 dicembre) all'Epifania (6 gennaio). Più che per i doni, la vecchiaccia è ricordata per i castighi. A chi non si è comportato bene, Frau Perchta strapperebbe gli organi interni dal corpo, per sostituirli con della nauseabonda spazzatura! Questa figura folklorica (che compare anche in alcune manifestazioni folkloriche, spesso assieme al Krampus) probabilmente deriva da qualche antica Divinità femminile alpina della foresta. La Dea non si sarebbe interessata minimamente al genere umano, salvo in alcuni periodi rituali, collegati al Solstizio d'Inverno e alla Primavera. Frau Perchta infatti, potrebbe essere anche essere presente alle processioni durante la Fastnacth, ricorrenza alpina che cade poco prima della Quaresima. La figura della Befana potrebbe essere una sorta di "addolcimento" di questa oscura e violenta entità.
BELSNICKEL
Noto nel folklore germanico, il Belsnickel potrebbe essere considerato una sorta di inquietante anti- Babbo Natale. Il suo aspetto non ha niente a che vedere con qualche mostro soprannaturale, ma si presenta invece nei sudici, e comuni, panni di una sorta di senzatetto. Abiti laceri e lunga barba sporca, il Belsnickel farebbe visita ai bambini qualche giorno prima di Natale, controllando, non si sa bene come, se questi hanno fatto i bravi durante l'anno o se, e gli Dei li proteggano, si fossero invece comportati male. A chi è stato buono, il Belsnickel porta in dono dolciumi e caramelle, mentre i piccoli teppisti vengono picchiati senza pietà, con l'ausilio di un bastone, direttamente nei loro letti! Va detto che questa creatura non ucciderà mai, intenzionalmente, un bambino. Però, se non si è comportato bene, gli procurerà sicuramente un buon numero di fratture. C'è poco da stare sereni, quindi...
E comunque... Buon Natale, un felice Solstizio, felice Yule o un glorioso Sol Invictus a tutti voi.
Qualunque cosa voi siate!!


martedì 18 novembre 2014

Giovanna d'Arco e i suoi legami con il Piccolo Popolo

Giovanna d'Arco, la Pulzella di Orléans. Sicuramente uno dei simboli della Francia, acerrima nemica dell'invasore Inglese durante la Guerra dei Cent'anni. Una fanciulla con una spiccata misticità, secondo i cattolici in contatto diretto con Dio. Per altri, invece, il misticismo di Giovanna era dovuto a frequenti rapporti con il Piccolo Popolo. Ipotesi davvero suggestiva e, analizzando le fonti storico-folkloriche, neppure tanto campato in aria. Certamente, in questa analisi, dobbiamo continuamente tenere conto del contesto storico e culturale. Alcune "bizzarrie" della nostra Jeanne (il suo nome in lingua Francese, con cui mi riferirò a lei da ora in poi) possono sembrare normali per noi, ma ai suoi tempi costituivano dei vere proprie blasfemie. Ma che rapporti avrebbe avuto Jeanne, dunque, con il Piccolo Popolo? Il processo a cui è stata sottoposta dopo la cattura, nel 1431, riportava una lunga serie di accuse su suoi atteggiamenti scandalosi. Ad esempio, Jeanne era accusata di vestire come un uomo, cosa inconcepibile in quel tempo. Ma le accuse più gravi e i comportamenti più correlabili con le Fate sono attribuite alla Pulzella durante la sua adolescenza. Pur non essendo state usate direttamente dall'accusa, queste voci erano di dominio pubblico e hanno certamente influito sul verdetto finale, comunque abbastanza scontato per motivi politici. Secondo queste voci, Jeanne avrebbe affermato che le Fate non erano esseri malvagi (assimilate all'epoca al Diavolo, secondo il pensiero cattolico). Inoltre, la ragazza sosteneva di aver avuto visioni riguardanti santa Margherita e santa Caterina, nei pressi di un "albero fatato" o di una "fontana sacra". Attorno a quell'albero, Jeanne avrebbe danzato in certe notti, lasciando anche alcune ghirlande di biancospino come offerta per le Fate. Inoltre, sempre secondo la sua stessa testimonianza, la madrina di Jeanne sarebbe stata una donna a conoscenza delle Antiche Pratiche che, non di rado, intratteneva rapporti con il Piccolo Popolo e che avrebbe trasmesso alla giovane alcune delle sue conoscenze. Alcune testimonianze dell'epoca, alcune riportate anche nel processo, delineano una situazione interessante, sebbene alquanto strana e, in un certo modo, anche abbastanza inquietante. Secondo queste fonti Jeanne, in gioventù, non era molto instradata alle vie della fede cristiana e dei suoi principi. Sembra, invece, che la giovane fosse stata istruita da alcune vecchie donne all'uso di certi incantesimi, alla divinazione ed a altre arti magiche, o comunque facenti parte della superstizione popolare. Sembra inoltre che la nostra Jeanne, frequentasse alcuni villaggi, noti da tempo immemore per essere legati in maniera sospetta con le Antiche Credenze, ed per essere frequentati da individui dalle attività poco chiare, sospettati di praticare quella che la Chiesa riteneva stregoneria. Jeanne pare non rinnegare queste frequentazioni, di cui faceva parte anche la sua stessa madrina. Da queste persone la Pulzella avrebbe appreso di visioni o apparizioni, modi per entrare in contatto col mondo degli Spiriti e con le Fate, alcuni dei quali anche per scopi dichiaratamente perniciosi e malvagi. Jeanne fu anche informata del fatto che queste entità, soprattutto quelle indicate come "Fate", erano esseri fuori dalla grazia di Dio e, come tali, estremamente pericolosi. Secondo Jeanne, l'usanza per la quale le giovani ragazze portassero ghirlande di biancospino ad un certo albero (chiamato Albero delle Signore) era piuttosto comune dalle sue parti. Questo albero si trovava nei pressi di una fonte, le cui acque sembrava avessero poteri di guarigione. Come già detto, neppure lei era esente da questo tipo di pratiche, decisamente di matrice non cristiana, anche se lei stessa, in un secondo tempo avrebbe cercato di associarle alle Sante delle sue "visioni". Ottimo esempio di reinterpretazione sincretica, se mi è permesso...
Ad ogni modo, quando incominciò le sue battaglie al servizio della Francia, Jeanne tentò, seppur in maniera molto poco energica, di discostarsi da questo suo retroterra. Sembra però, che la nostra Pulzella sia lasciata andare ad atteggiamenti quantomeno "pagani" anche durante la sua campagna militare. Un episodio su tutti: sembra che la cattolicissima Jeanne, fu sorpresa a danzare una notte in un bosco, le Bois Chesnu, luogo frequentato, secondo le antiche tradizioni, dalle Fate e, guarda caso, distante non più di mezza lega dal luogo natale di Jeanne. Ovviamente lei negò sempre tutto, ma tant'è che le voci si sparsero veloci nelle campagne, sia tra i Francesi che tra gli Inglesi. E' ovvio che queste dicerie abbiano giocato un ruolo fondamentale nel verdetto del suo processo.

Jeanne era dunque una persona a conoscenza di antichi riti e consuetudini, forse addirittura una praticante dell'Antica Fede, quella che i buoni cristiani relegarono a Stregoneria. Come potrebbe, dunque, essere diventata un'eroina cristiana? Per convenienza, of course. Sebbene l'Antica Fede fosse molto ben radicata nel tessuto sociale dell'epoca (con buona pace dei dottori della Chiesa), non si poteva avere un'eroina "strega". A quello ci pensarono già i suoi nemici. No, credo che Jeanne abbia abbracciato le "virtù"cristiane solo per convenienza o, perché no, ignoranza. Forse, e la cosa mi farebbe ridere alquanto, le voci che guidavano Vergine di Orleans, non erano quelle di Dio, ma magari quelle della Morrigan. Che come consulente in battaglia, io la preferirei di gran lunga!