lunedì 28 luglio 2014

MOSSIE, IL MOSTRO DEI CINQUE LAGHI DEL MONTE FUJI


In questo periodo mi sto documentando moltissimo sul Giappone Misterioso, per completare il mio prossimo libro, appunto sui misteri e il folklore del Sol Levante. Oltre al materiale strettamente collegato alla futura pubblicazione, sto recuperando tantissime informazioni sulla scena criptoozoologica Nipponica che è molto vivace e varia, nonostante sia poco divulgata in Occidente. Ho già scritto qualcosa in proposito, ma non sapevo che anche una delle icone nazionali Nipponiche, il Monte Fuji, celasse criptidi di tutto rispetto, in grado di sostenere il confronto con i più conosciuti "colleghi" occidentali.
Alle pendici settentrionali della montagna si trovano, disposti ad arco , i "Cinque Laghi del Fuji" (Fujigoko). Formatesi grazie alle antiche colate di lava (il Fuji è in realtà un vulcano) che sbarrarono il corso di fiumi e torrenti, i cinque laghi sono noti con i nomi di Kawaguchi, Motosu, Saiko, il piccolo Shoji e il più esteso, il lago Yamanaka. Il complesso dei Fujigoko è una rinomata meta turistica ma anche, secondo molti, la casa di una misteriosa e bizzarra creatura acquatica.
Per anni, i pittoreschi laghi sono stati lo scenario per gli avvistamenti di un essere (o più di uno) non meglio identificato, che è stato affettuosamente battezzato Mossie ( モッシー in Giapponese), nel tentativo di emulare il celeberrimo Nessie, il Mostro di Loch Ness. Mossie, in molti racconti, viene descritto come un enorme animale acquatico, lungo fino a 30 (!) metri, con un dorso gibboso e ricoperto di squame, simile a quello di un coccodrillo o di un alligatore. Alcune testimonianze parlano anche di una pinna dorsale, non dissimile da quella degli squali, ma la maggior parte dei testimoni racconta soltanto di enormi sagome nere che nuotavano sotto il pelo dell'acqua, senza particolari chiaramente visibili. Inoltre, sembra che Mossie sia molto più attivo al crepuscolo, momento in cui sono stati fatti la stragrande maggioranza degli avvistamenti.
La vicenda del presunto mostro lacustre, cominciò a uscire dai confini locali intorno agli anni '70, quando avvenne una vera e propria valanga di avvistamenti. L'idea che un mostro acquatico si aggirasse alle pendici del monte più famoso del Paese, solleticò non poco l'interesse dell'opinione pubblica e, di riflesso, dei media. La gente cominciò a riversarsi a frotte sulle sponde dei Fujigoko, in cerca non solo della bellezza che la Natura ha donato a quei luoghi, ma anche dell'opportunità di intravedere, almeno una volta, il mosto lacustre.
Al culmine di questa esaltazione, flottiglie di imbarcazioni percorrevano gli specchi d'acqua in lungo e in largo. I pescatori locali decisero di catturare la creatura, di qualunque cosa si fosse trattato. Per molti giorni consecutivi, lunghe e robuste reti furono piazzate nei passaggi chiave dei cinque laghi, nella speranza di riuscire ad intrappolare la bestia. Quando i pescatori ritirarono le reti, rimasero sbalorditi. Di Mossie non vi era traccia ma molte reti, robustissime e realizzate con materiali di ottima qualità, furono recuperate letteralmente dilaniate, come se un gigantesco animale le avesse ridotte a brandelli per liberarsi. Secondo i locali, nessun animale conosciute che abitasse i laghi era in grado di commettere materialmente quello scempio.
Nel frattempo, alcune delle imbarcazioni che battevano la superficie, effettuarono strane letture sugli ecoscandagli. Il comandate di una di queste barche affermò di aver, ripetutamente, agganciato un segnale sonar dalle dimensioni inspiegabili: quasi 25 metri di lunghezza! Altri natanti riferirono di aver registrato il contatto con gruppi di oggetti di grandi dimensioni, che si spostavano assieme, in maniera incompatibile con quella dei normali banchi di pesce.
Un testimone, Ken Yanoguchi, sostenne di aver avuto un incontro estremamente ravvicinato con la creatura, proprio nel 1970. Il signor Yanoguchi era a pesca con una piccola barca, sul lago Saiko, quando la chiglia urtò qualcosa. Subito Yanoguchi pensò si trattasse di un tronco d'albero e si sporse per controllare. Si trovò però di fronte a una grande creatura a lui sconosciuta, che stazionava a pelo d'acqua, facendo emergere la schiena. La parte in superficie venne descritta come di colore nero e di aspetto gommoso. Nell'insieme l'animale sembrava simile a una sorta di gigantesco pesce o a un cetaceo. Ma, come poteva un cetaceo trovarsi nelle acque di uno dei Cinque Laghi del Fuji? Yanoguchi raccontò che, dopo poco, lo strano animale si inabissò lentamente, assolutamente non turbato dalla presenza dell'uomo, sparendo dalla vista.
Gli avvistamenti continuarono anche per tutti gli anni '80 e, nell'ottobre del 1987, venne scattata anche una fotografia. L'autore, tale signor Yoneyama, si trovava assieme ad altre tre persone a scattare foto al lago Saiko (di nuovo) e agli immediati dintorni, quando notò un insolita agitazione al centro dello specchio d'acqua. L'agitazione era dovuta a una figura scura che si stava immergendo, descritta come la parte posteriore di una creatura, dall'aspetto squamoso. La parte che fu brevemente visibile era, secondo i testimoni, lunga dai 3 ai 5 metri. Yoneyama scattò anche una foto che, purtroppo, non fu quasi di nessun aiuto, mostrando solo una grossa figura scura e indistinta. La frequenza degli avvistamenti andò diminuendo nel corso degli anni successivi ma, un gruppo con base nel villaggio di Kamikuishiki, continuò a indagare sul fenomeno Mossie fino al 2005.
Gli avvistamenti di Mossie sono stati registrai in tutti e cinque i laghi del Fuji. La cosa, è facilmente spiegabile in quanto, data la natura vulcanica dei bacini, essi risultano collegati tra loro da canali e passaggi. Quello che invece risulta più difficile spiegare, è la presenza di un animale di tali dimensioni in un complesso lacustre relativamente giovane. I Laghi del Fuji infatti hanno visto la luce soltanto durante l'attività vulcanica avvenuta tra il nono e il decimo secolo! Difficilmente in specchi d'acqua così giovani si può essere evoluta parallelamente una forma di vita di tali dimensioni. Inoltre, la mancanza di sbocchi verso il mare, smentisce l'ipotesi che "qualcosa" possa essere risalito dall'oceano fino ai laghi per poi insediarvisi. Inoltre, molte delle specie di pesci che abitano i cinque laghi sono state introdotte dall'uomo, e quindi molto ben conosciute. Difficilmente Mossie potrebbe essere uno di loro. La teoria più accreditata è che si tratti di qualche esemplare di storione o siluro (pesci che raggiungono tranquillamente dimensioni ragguardevoli) introdotto illegalmente o per errore, a cui la suggestione ha gonfiato le misure in maniera incontrollata.

Quale che sia la vera natura del "Mostro dei Fujigoko", gli avvistamenti continuano sporadicamente. Ci troviamo veramente di fronte a una creatura ancora sconosciuta? I testimoni giurano che è così, che non si tratta di pesci conosciuti, magari di dimensioni abnormi. Pesce gigante o mostro sconosciuto che sia forse, in questo momento, Mossie sta placidamente nuotando in uno dei Cinque Laghi, tagliando con la sua scia l'immagine del Monte Fuji riflessa nell'acqua.  

venerdì 25 luglio 2014

ALIENI "GRIGI" NEGLI STEMMI MEDIOEVALI?

Oggi, cari appassionati del Mistero, voglio proporvi un interessantissimo articolo, scritto da Renato Riberti per la sua pagina Facebook "Le Cronache dell'Inspiegabile" (che vi invito caldamente a seguire, perché tratta argomenti interessanti con una competenza molto rara, ahimè, al giorno d'oggi).
Come dal titolo, cosa sono in realtà le misteriose figure ch compaiono su alcune araldiche medioevali? A voi l'articolo:

"Il libro della conoscenza" o meglio "del conoscimiento" é una fonte risalente al XIV secolo. Esso si presenta sotto forma di un viaggio compiuto da un monaco spagnolo "attraverso tutti i paesi del mondo, anche quelli più lontani e meno accessibili". Si tratta in realtà con ogni probabilità di un viaggio immaginario, ovvero di un'opera redatta a tavolino raccogliendo da fonti cartografiche ed araldiche ormai in gran parte irrintracciabili. Il libro risulta così una raccolta assai nutrita di "stemmi e bandiere" di incerta localizzazione, su cui la ricerca storico-geografica si é interrogata.
Ristampato, tradotto e corredato di commenti, il libro faceva parte alcuni anni fa del programma del corso di Storia della geografia presso la Facoltà di Lettere dell'Università degli studi di Genova.
Vedremo a breve la sorpresa che ci riservano due dei misteriosi stemmi che compongono la raccolta.

Eccolo, lo vedete qui sotto. Arrivati all'ottantesimo paese descritto (pagina 72 del libro), incontriamo questa figura. La ristampa per ragioni tipografiche ne riporta gli elementi essenziali, la sagoma, come del resto per gli altri stemmi. Sarebbe interessante visionare il codice originario conservato presso la Biblioteca Nacional di Madrid, per vedere se si possono ricavare dettagli in più dalla figura.
L'immagine, "l'idolo", ricorre molto simile anche in un secondo stemma successivo (che posteremo a seguire).
Trascriviamo qui di seguito anche il brano dell'anonimo spagnolo, che introduce lo stemma. La terra in questione, raggiunta dopo un lungo itinere, è chiamata Isola Gropis.
"In questo Regno di Dongola incontrai mercanti cristiani genovesi e mi unii a loro. Seguimmo il cammino per il fiume Nilo Ayusso e viaggiammo per sessanta giorni attraverso il deserto di Egipto finché arrivammo alla città di Alcaara che è la capitale del Regno di Egipto, dove vengono incoronati i Re, come vi ho già detto. Partito da Alcaara mi recai a Damiata dove trovai una nave di cristiani e mi imbarcai. Navigai a lungo in questa nave finché sbarcai nella città di Cepta della quale vi ho già parlato. Partii da Cepta e via terra raggiunsi di nuovo Marruecos, attraversai i Montes Claros e arrivai a Gazula dove mi fermai qualche tempo perché era un luogo piacevole. Alcuni Mori armarono una galeota per andare al Rio del Oro, del quale vi ho già parlato, perché ne traggono grandi guadagni; io mi unii a loro per qualcosa che mi diedero e partii da Gazula su detta galea. Seguimmo sempre la costa del mare di ponente fino a che raggiungemmo il capo No, poi il capo Sant Bin e il capo Buyader, dei quali vi ho già parlato, che è tutta costa disabitata, e arrivammo al Rio del Oro, del quale ho già parlato, che è un ramo del Nillo, il quale nasce dalle alte montagne del Polo Antartico, dove dicono si trovi il Paradiso Terrestre, e attraverso tutta la Nubia e tutta l'Etiopia e quando esce dall'Etiopia si divide in due rami; uno scorre verso l'Egipto fino a Damiata, l'altro braccio maggiore volge verso ponente e si getta nel mare occidentale ed è chiamato Rio del Oro. Partiti dal Rio del Oro, percorremmo una grande distanza sempre lungo la costa, lasciandoci dietro le isole Perdidas e trovammo un'isola molto grande abitata da molta gente, chiamata isola Gropis. E' una terra ricca di ogni bene, ma gli abitadi sono idolatri. Ci portarono davanti al loro Re che si meravigliò molto di noi, della nostra lingua e dei nostri costumi. I mercanti che avevano armato la galea ottennero buoni profitti. Il loro Re aveva come emblema una bandiera bianca con la figura del loro idolo, così."


Ecco l'immagine così come ricorre per la seconda volta nel "Libro del Conoscimiento", fonte del XIV secolo, paragrafo e stemma 82.
Non era forse necessario, ma la raffrontiamo con la tipologia di alieno che abbiamo trovato più simile, dopo una breve ricerca sul web.
La forma può essere quella del "gray" umanoide di tipologia media, con macrocefalia evidente ma non eccessiva, di cui risaltano le analoghe proporzioni testa-busto-arti.
Osservazioni, dubbi? Noi consideriamo la vicinanza di forme molto più evidente di tante interpretazioni che si riversano ad esempio su certe steli egizie. Cosa ne pensate?
Peraltro, un appunto merita il testo dell'anonimo spagnolo che introduce lo stemma. A parte il "Nillo", la decriptazione dei toponimi elencati è un mistero a sua volta: il ricercatore curatore del libro (prof. Corradino Astengo) trova sparute affinità con l'Atlante Catalano (1375) ed identifica a grandi linee la zona descritta come il Golfo di Guinea. Sarebbe uno dei casi (ve ne sono altri?) in cui una figura a carattere alieno viene riferita ad un'area dell'Africa sub-sahariana.

lunedì 7 luglio 2014

L'Orrore di Enfield

Nei primi anni '70, qualcosa di orribile sembrava nascondersi nei pressi della , apparentemente, tranquilla cittadina di Enfield, Illinois. Il 25 aprile 1973, Henry McDaniel fu il primo ad incontrare questo orrore. Intorno alle 21.30 McDaniel e sua moglie erano appena rientrati a casa, dove li aspettavano i due figli, piuttosto spaventati. I bambini raccontarono che un "qualcosa" aveva cercato insistentemente di entrare in casa, graffiando la porta ripetutamente. Poco dopo, anche Henry udì chiaramente quei sinistri rumori e decise di controllare, sicuro di aver a che fare con un cane o un gatto. Quello che che incontrò, però, era di ben altra natura. Henry si trovo di fronte una creatura che descrisse così: "Aveva un corpo tozzo, tre gambe, due corte braccia e occhi rosa, grandi come torce elettriche. Sarà stato alto circa un metro e mezzo, di colore grigio. Stava cercando di entrare in casa mia!". Benché terrorizzato, l'uomo reagì prontamente: sbatté la porta in faccia alla creatura e corse a prendere la sua pistola calibro 22. Quando riaprì la porta, il mostro era ancora visibile. A quel punto Henry sparò quattro volte alla creatura, che fuggì sibilando. McDaniel era sicuro di averlo colpito almeno una volta, ma il mostro riuscì a sparire nella vegetazione, percorrendo circa 15 metri in soli tre salti.
Appena ripresosi, McDaniel chiamò la polizia locale. Gli agenti constatarono che qualcosa doveva davvero essere accaduto, in quanto erano ancora ben visibili i segni, simili a profondi graffi, lasciati sulla porta. In più, nel cortile furono scoperte una serie di impronte simili a quelle di un cane tranne che per un particolare: avevano sei dita al posto di quattro. Due zampe risultarono larghe una decina di centimetri, mentre la terza sembrava più piccola. Gli agenti erano piuttosto scettici riguardo a quanto accaduto a Henry McDaniel anche se, appena mezzora prima, era stato segnalato un altro curioso episodio nei dintorni. Un ragazzino era stato aggredito da una non meglio identificata creatura, che era riuscito a strappargli la maglia con lunghi artigli. Il ragazzino era riuscito a fuggire indenne, e della creatura non vennero trovate altre tracce. La faccenda finì presto nel dimenticatoio. Tuttavia, il 6 maggio, alle 3 del mattino, Henry McDaniel vide di nuovo la creatura. Si era affacciato alla finestra, dopo essere stato svegliato dall'abbaiare dei cani, guardando in direzione della vicina ferrovia. Tra i binari vide ancora una volta il mostro, mentre stava aggirandosi tra i binari. La "cosa" rimase alla vista per qualche minuto, sparendo poi nella notte. Dopo quell'avvistamento, cominciò a spargersi la voce di un presunto "Orrore di Enfield", richiamando nella piccola cittadina numerosi appassionati del Mistero, estremamente entusiasti della cosa, ma molto invadenti. Lo sceriffo, Roy Poshard Jr, non vedeva di buon occhio l'arrivo degli stranieri (sembra la trama di un film!) e intimò a McDaniel di tenere la bocca chiusa a riguardo, per evitare incidenti di sorta. Nei giorni successivi, l'affluenza di ricercatori aumentò. Nel mucchio, oltre a seri studiosi e appassionati, c'era anche qualche gruppo di esaltati dal grilletto facile, cosa assolutamente sgradita ai locali. Lo sceriffo fu costretto ad arrestare quattro persone che si aggiravano nei boschi armati fino ai denti. Due dei fermati, Mike Mogle e Roger Tappy, entrambi di Elwood, Indiana, giurarono di aver visto una specie di "scimmia grigia" che fuggiva nel sottobosco.
Col passare del tempo, visto che dell'Orrore di Enfield sembrava non esservi traccia, la presenza di turisti e appassionati diminuì, riportando la calma nella cittadina. Proprio allora, il mostro tornò a farsi vedere. Una domenica, l'allora direttore di una radio locale, Rick Rainbow, stava gironzolando per la zona in compagnia di tre amici, quando vide una figura anomala, di colore grigio e alta poco più di un metro e mezzo, correre fuori dal bosco nei pressi di una vecchia casa abbandonata (che, per inciso, non era neppure molto distante dalla proprietà dei McDaniel). L'essere si muoveva a velocità innaturale e sparì dalla visuale in brevissimo tempo. Mr Rainbow sostenne di essere però riuscito a registrare, su un nastro portatile, l'inquietante verso della creatura. Nonostante della vicenda si fosse occupato anche il criptozoologo di fama mondiale Loren Coleman (che sostiene di aver udito il verso della creatura), l'"Orrore di Enfield non si fece praticamente più vedere. L'attenzione sulla vicenda, inevitabilmente, scemò fino a scomparire del tutto. Coleman riferì alla stampa:"Sono stato a Enfield, ho intervistato i testimoni, visto i danni che la creatura ha lasciato sulla casa e esplorato i dintorni. Ho sentito un verso agghiacciante provenire dal bosco, simile a quello che potrebbe essere il verso della Banshee. Sono rimasto piuttosto sconcertato da quel verso..."
Tra il 1941 e il 1942, in un piccolo villaggio a meno di 40 miglia da Enfield, Mt.Vernon, ci furono una serie di avvistamenti molto simili. All'epoca si parlava di una belva misteriosa che si aggirava saltellando nella zona e che fu ritenuta responsabile di numerose uccisioni e mutilazioni di bestiame e animali selvatici. I locali descrivevano la creatura come un essere simile a un grosso babbuino grigio, capace però di spiccare balzi anche di 6-10 metri. E' possibile un collegamento con l"Orrore di Enfield"? Probabilmente si, ma di che creatura stiamo parlando esattamente?

Coleman, nel suo libro "Mysterious America", ipotizza che si possa trattare di un canguro, magari fuggito da qualche zoo o circo, o comunque un qualche animale inusuale per il luogo, che suggestione e dicerie popolari hanno trasformato in un mostro. E non sarebbe neppure la prima volta. Alcuni tirano in ballo gli UFO, ma in questo caso specifico non erano presenti luci nel cielo o altre fenomenologie correlate, anche se nella zona ci sono stati anche avvistamenti UFO nel corso degli anni. Altri, preferiscono una spiegazione paranormale, tirando in ballo demoni, spiriti vendicativi o Esseri Fatati (d'altra parte, lo stesso Coleman ha paragonato il verso udito con quello della Banshee). Sicuramente si trattava di un qualcosa di ostile nei nostri confronti, vista l'aggressività dimostrata in più di un'occasione. Il mistero purtroppo rimane, anche perché, come già detto, il mostro ha deciso di non farsi più vedere. Per ora.

lunedì 23 giugno 2014

Sui misteriosi esseri dell'Hokkaido, Parte 2: I Koropokkuru

 L'Hokkaido, la più settentrionale delle grandi isole Giapponesi, possiede un folklore molto vario. Come abbiamo già visto nell'articolo precedente, in quelle zone sarebbero presenti moltissime strane creature. Comprese alcune che hanno molto in comune con il Piccolo Popolo delle tradizioni occidentali.
Secondo gli indigeni Ainu, un'antichissima razza di esseri umanoidi dalle dimensioni ridotte, avrebbero abitato quelle terre molto tempo prima dell'arrivo dei primi esseri umani. Gli Ainu chiamavano queste creature Koropokkuru, scritto anche in altri modi, come Kor-pok-un-kur, Koro-pok-guru e Koro Pokunguru. A volte, si riferivano a questi esseri chiamandoli anche Tsuchigumo. Koropokkuru, tradotto letteralmente, significa “Coloro che vivono sotto le foglie di bardana”, chiaro riferimento alla loro piccola statura. In alcuni racconti un'intera famiglia di Koropokkuru trova rifugio sotto una foglia di bardana, mediamente del diametro di circa 1 metro, anche se le dimensioni di queste creature variano da storia a storia: possono essere alti 60-90 cm o anche soltanto 5 o 6. Oltre alle piccole dimensioni, i Koropokkuru hanno anche un aspetto piuttosto primitivo, con teste grandi, arcate sopracciliari prominenti e corti nasi schiacciati. Molto spesso, i Koropokkuru sono descritti come piccoli umanoidi tarchiati, pelosi e dall'aria animalesca. Nonostante il loro aspetto ferino, queste creature mostrano un discreto livello di civilizzazione, sapendo usare semplici attrezzi di selce, quali coltelli e raschietti. Inoltre sanno lavorare molto bene l'argilla, creando vasellame molto evoluto. Gli Ainu raccontano che queste creature, molto spesso abitavano in capanne costruite in buchi circolari nel terreno, cosa che ha portato a identificarli anche con il nome di “Abitanti delle fosse”. I Koropokkuru sono anche in grado di parlare in maniera molto semplice. Così facendo, in molte storie, questi piccoli esseri hanno comunicato con i nativi. Secondo la tradizione, i Koropokkuru sono creature estremante timide e riservate. Anche se a volte, e sempre con il favore delle tenebre, hanno effettuato commerci di vario tipo con gli Ainu, si tengono sempre a debita distanza dalle faccende umane, venendo così osservati solo di sfuggita.
Gli Ainu e i Koropokkuru hanno convissuto per secoli in pace ma, ad un certo punto vi fu una grande guerra tra le due razze. I piccoli esseri pelosi ebbero la peggio. Il numero di vittime tra i Koropokkuru fu altissimo. Questo, unito al moltiplicarsi delle attività umane sull'isola, portò la loro specie sull'orlo dell'estinzione e, se davvero ancora qualche loro piccola comunità sopravvive, di sicuro lo fa ben nascosta dalla nostra razza.
Esistono prove sulla loro reale esistenza? Molte tracce riconducibili a una razza indigena sicuramente non-Ainu sono state rinvenute in molti punti dell'Hokkaido. Gli archeologi hanno rinvenuto resti di capanne in strutture interrate (i fossi di cui si parla nel folklore?) non riconducibili agli Ainu che, notoriamente, vivevano in capanne di paglia. In questi pozzi sono stati anche rinvenuti utensili di pietra di fattura sconosciuta, sicuramente troppo piccoli per essere usati con successo dalle mani di un uomo di dimensioni normali. Un altro ritrovamento archeologico a sostegno dell'esistenza dei Koropokkuru, fu fatto nel 1877 da Edward S. Morse, uno dei primi a svolgere accurati scavi in territorio Giapponese. In un sito noto come “Tumulo delle Conchiglie di Ōmori”, Morse rinvenne una significativa quantità di vasellame, interessantissima dal punto di vista antropologico perché non in sintonia con quanto conosciuto a proposito della cultura Ainu. Quella del vasaio era una professione sconosciuta agli Ainu, che negavano anche il fatto di averne avuto conoscenze passate. Morse ritenne tutto questo molto strano, arrivando poi a convincersi che il tumulo di Ōmori non fosse un sito Ainu, ma appartenesse a una qualche razza Neolitica a loro precedente. Gli scritti di Morse sul ritrovamento, furono presi molto in considerazione all'epoca. La loro pubblicazione segnò, di fatto, la nascita dell'archeologia e dall'antropologia Giapponese. Tsuboi Shōgorō, uno studente di Morse, membro della Società Antropologica e, più tardi, professore di antropologia presso l'Università Imperiale di Tokyo, esaminò a fondo il vasellame ritrovato e formulò di conseguenza un'ipotesi di collegamento tra quei reperti e il favoleggiato, antico e misterioso popolo dei Koropokkuru. Tsuboi tentò di rimettere insieme i pezzi del puzzle. Oltre al misterioso vasellame, la cui arte era sconosciuta agli indigeni Ainu ma presente nelle storie sui piccoli umanoidi pelosi, i ritrovamenti di abitazioni in fosse e di piccoli attrezzi in pietra lavorata, convinsero lo studioso che era di fronte alle tracce dell'antica e, probabilmente, non umana civiltà dei Koropokkuru. Altri antropologi e studiosi sono arrivati a simili conclusioni, ma tanti erano anche i detrattori di tali teorie. Si è quindi scatenato, a livello accademico, un feroce dibattito sulla reale esistenza di questi esseri. A cosa si è giunti? Purtroppo, come in molti casi del genere, a un vero e proprio nulla di fatto. Ad oggi, l'esistenza dei piccoli e pelosi Koropokkuru non è ancora stata verificata con certezza, e quindi confermata.

Ma chissà, forse, nel profondo delle foreste di Hokkaido...